L’anno che verrà tra guerra, crisi economica, e il governo del “fare”…

(Dott. Paolo Caruso) – A poche ore dalla fine dell’anno 2022 è quasi d’obbligo fare un resoconto degli avvenimenti più importanti che hanno caratterizzato questo 2022. Un anno che ha visto succedersi due premier al governo del Paese e ci ha visto protagonisti con il voto per il referendum e per le elezioni politiche. Un 2022 in cui abbiamo avuto dalla Ue i miliardi del Recoveri Plan e abbiamo assistito allo scoppio della guerra in Ucraina e accodandoci al resto dei Paesi europei  con l’invio di armi ci siamo impelagati anche in azioni sanzionatorie nei confronti della Russia con pesanti ricadute economiche, un vero boomerang per l’Italia post pandemica. Il nuovo governo di destra uscito fuori dal voto di settembre ha iniziato a falsare lo stato reale del Paese, negando l’evidenza di una Nazione in ginocchio e accelerando con leggi scellerate la crescente povertà tra la popolazione, limitando gli investimenti al  servizio sanitario pubblico già in grave sofferenza. Questo governo insediatosi da appena tre mesi mostra già il volto della conservazione e favorisce il potenziamento dei privilegi per le classi abbienti del Paese. Una sanità pubblica depotenziata e sempre più povera  non in grado di garantire la salute dei comuni cittadini sposta ingenti risorse verso il privato. Del resto i tagli nel corso degli anni hanno portato ad uno smantellamento progressivo di reparti e di interi ospedali con riduzione del personale sanitario e prestazioni sanitarie sempre più di basso livello e in tempi oltremodo lunghi. Da un mondo lavorativo stabile oggi si incentiva la sanità cooperativista con contratti di medici a gettone. Una pura follia! Una politica di una destra restauratrice che strizza l’occhio al privato e che volutamente risulta incapace a tenere in piedi un bene pubblico di assoluto valore come la salute dei cittadini. Infatti oggi la manovra finanziaria del governo alloca somme irrisorie per la valorizzazione della Sanità pubblica così che risulta più difficile a questo SSN potere garantire a tutti il diritto alla salute e una sufficiente assistenza. Anche la medicina territoriale e la medicina generale appaiono in crescente sofferenza e con le poche risorse stanziate dal governo Meloni crescono l’incertezza e le preoccupazioni. Le tanto reclamizzate Case di comunità a tutt’oggi rimangono solo propaganda politica  e rimangono scatole vuote, strutture sanitarie territoriali sotto dimensionate a volte prive di medici per la nota carenza. La Sanità pubblica senza un investimento congruo da parte del governo non sarà più sostenibile e resterà solo una delle tante scommesse perse nel  prosieguo della legislatura.. Anche in campo della Giustizia la riforma Nordio con le limitazioni delle intercettazioni e l’eliminazione dell’uso del Trojan, la depenalizzazione dei reati fiscali, e lo smantellamento della legge spazzacorrotti favorisce quel mondo nebuloso che avvolge la gestione della sanità pubblica.  Infatti il legame incestuoso tra politici e direttori generali delle aziende sanitarie, espressione di interessi locali che sfociano sempre più in casi di corruzione e di mal governo della cosa pubblica, viene ridotto a espressione privatistica da gruppi anche criminali. Non credo che il 2023 possa caratterizzarsi per una una inversione di tendenza con un governo che già dai primi segnali sposta l’ago della bilancia verso i gruppi affaristici imprenditoriali privati con stanziamenti per il SSN del tutto insufficienti.