Stesserati

(Edoardo Sirignano – lidentita.it) – Letta perde tutto. Dopo venuti meno gli elettori, calano anche i tesserati. Il soggetto, guidato dal politico pisano, nell’ultimo anno si ferma a 50mila adesioni. Lo scorso anno erano 320mila. Ciò vuol dire 270mila simpatizzanti in meno. Un dato sulla crisi dem che vale più di mille parole. Stiamo parlando di una forza, che nel 2009, contava circa 800mila iscritti. La giustifica del Nazareno è il nuovo regolamento. Il 70% delle iscrizioni dovrebbe essere online. A deciderlo gli stessi vertici della casa rosa, secondo cui tale metodologia favorirebbe la trasparenza e quindi fermerebbe la cosiddetta “compravendita delle iscrizioni”. Una regola, d’altronde, giusta quando andavano di moda i pacchetti. Nessuno dimentica i cinesi in fila ai gazebo di Napoli. Il problema, però, è che da quando si è deciso di difendere la natura, eliminando plastica difficile da riciclare, è venuta fuori la verità, ovvero che rarità sono coloro che sono disposti a pagare 15 euro per contribuire a una creatura che oggi, come dicono le recenti statistiche e inchieste, tutto è, tranne che democratica. A versare la cifra, al contrario, sono sempre gli stessi.

Il congresso dei soliti

Se entro la fine delle operazioni congressuali, non si andrà oltre gli 80mila tesserati, risultato al limite dell’impossibilità, considerando le difficoltà emerse dopo il 25 settembre, saremo di fronte al congresso dei “soliti”. Considerando che in Italia ci sono oltre 5mila circoli possiamo tranquillamente affermare che alle prossime primarie voteranno i segretari, qualche dirigente o al massimo familiare. A levare il velo è proprio il vademecum, voluto dal docente parigino, oggi a capo di quella che viene chiamata la “setta progressista”. Secondo il nuovo regolamento, con un Pos si possono prendere al massimo due tessere. Si vincerà, pertanto, con “poco” o meglio ancora con “pochi”. Ecco perché le truppe cammellate saranno più che decisive per vincere. Nessuno potrà farne a meno, se non vorrà fare giusto quella che qualcuno chiama la comparsata. L’unico vantaggio è che, sulla carta, si dovrebbero demotivare i furbetti. Non ci dovrebbero essere più false tabelle. Niente di più sbagliato. Le scorciatoie esistono sin dai tempi della preistoria e certamente non basta qualche ammodernamento per farle scomparire. La differenza rispetto al passato è che stavolta non ci saranno più asiatici in fila, ma solo qualche scatoletta piena di bancomat e carte di credito. Gli unici ad essere penalizzati saranno solo i vecchi compagni, gli anziani delle regioni rosse, quelli che davvero condividevano dei valori, che non avendo lo strumento richiesto per partecipare, dovranno accontentarsi di manifestare le proprie simpatie davanti al tavolino del bar del paesello di appartenenza. Per essere parte integrante della comunità della Ztl voluta da Letta, non basta più l’ormai vecchia banconota da 5 euro. Bisogna strisciare, fare il bonifico al capobastone di turno, che così potrà inserire un semplice +1 sul proprio desktop. In un mondo che cambia, come insegna la stessa Greta Thunberg, i dromedari e probabilmente le pecore, prima o poi, non ci saranno più. Ecco perché il Pd, se non cambierà modus operandi, rischia di scomparire, a maggior ragione se il Conte di turno al posto di chiedere i soldi, li promette. Vedi reddito di cittadinanza.

Don Camillo e Peppone

Quel milione e mezzo di persone, che nel 2019, si recò ai seggi per votare il proprio beniamino democratico, stavolta, potrebbe restare a casa. A parte la burocrazia, a queste latitudini, non c’è nulla di nuovo. Per tale ragione, meglio fare un passo indietro: far ritrovare l’entusiasmo recuperando i rossi di Peppone e i bianchi di Don Camillo. Il problema, però, è che soprattutto i primi sono più divisi che mai. L’ultima candidatura di Gianni Cuperlo, nei fatti, serve a togliere solo voti a Schlein. I bianchi, almeno per il momento, sembrano essere più compatti. Non potrebbero bastare neanche gli appelli di Rosy Bindi, che ha chiamato a raccolta i cattocomunisti o Area Dem di Dario Franceschini, ormai uscita allo scoperto, per ribaltare gli equilibri e rendere più accesa la competizione. I democristiani attuali, gli ex renziani, tramite il governatore dell’Emilia Stefano Bonaccini sembrano aver completato da tempo il sorpasso. Bisogna, quindi, trovare ogni escamotage per evitare una rimonta, che però è ancora possibile. A guidare l’ex sardina ci sono vecchie volpi come Francesco Boccia e Michele Emiliano. Conviene, pertanto, far riemergere, sin da subito, le storiche divergenze all’interno della cosa rossa. Chi se la ride è il solo Matteo da Firenze. Quest’ultimo, dopo essersene fuggito nella sicura dimora di Italia Viva, sembra essere pronto per tornare nei preziosi salotti del Nazareno. Il primo amore, d’altronde, non si scorda mai. Solo Calenda non lo ha capito.

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4 replies

  1. Letta chi ? Ma si può vedere ancora sta faccia da c.. parlare ancora ?rimandatelo in Francia nella legione .. e lasciamo che muora assetato di poltrone nel deserto!

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  2. Se Conte e Grillo non gli avessero fatto una fortissima trasfusione di sangue, formando il governo Conte 2, il pd sarebbe già scomparso perché quelli che campano grazie al sottopotere in mano a quei sinistri avrebbero già cercato altri protettori (forse fra i 5S dove i sinistri più furbi si erano già trasferiti tra il 2013 e il 2018 e preso completamente le redini sotto la guida di Conte.

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