Non c’è libertà se i cittadini non capiscono le leggi

In Occidente la fiducia verso la democrazia vacilla perché vengono emanati ordini sempre meno chiari

(MASSIMO CACCIARI – lastampa.it) – Ancora una volta, in questi anni di disordine globale, riemerge nei discorsi di chi dovrebbe guidarci, élites politiche, economiche, intellettuali, quella parola-chiave in forza della quale vorremmo distinguerci da altre culture e civiltà, l’idea che vantiamo come nostra proprietà, se non nostro esclusivo possesso: libertà. Non è certo vanagloria: quest’idea ha retto il tragico cammino dell’Occidente e senza di essa neppure sarebbe concepibile quella Tecnica, quell’immenso sistema di saperi scientifici e di apparati produttivi che ha finito di fatto per conquistare il globo. La straordinaria novità di quest’epoca sta però nel fatto, di cui tutti ormai dovremmo essere coscienti, che lo sviluppo di quella Tecnica e la mobilitazione universale di risorse umane ed economiche che essa esige possono aver luogo anche in quei Paesi in cui l’idea di libertà che solo in Occidente si è formata non riesce ad affermarsi o viene apertamente contrastata dai loro regimi – regimi che dominano su metà almeno del pianeta. L’idea di libertà ha condotto sì la nostra storia, dovendo però ogni volta essere riconquistata. In diversi momenti è sembrata a molti una zavorra che frena i meccanismi dello sviluppo e le procedure della decisione. Nelle epoche di svolta tende sempre a essere così. Allora anche l’Occidente ha invocato i Grandi Re all’orientale detestati da Atene. Capi o duci che, si osservi bene, non sono affatto i dictatores romani: non soltanto perché questi erano chiamati secondo atti legali ad affrontare situazioni di evidente emergenza e temporalmente ben circoscritte, e come la missione finiva tornavano al loro mestiere, ma soprattutto perché non potevano in alcun modo agire arbitrariamente. Dittatura viene da dictare, che significa dire bene, dire con precisione, sapersi spiegare. Allora e soltanto allora al “dittatore” si deve obbedire. La libertà non contraddice la virtù dell’obbedienza, la libertà sa anche obbedire, ma soltanto quando comprende ciò che ascolta. E per comprendere è necessario che ciò che ci vien detto sia detto con chiarezza e coerenza, e che le leggi dettate siano bene leggibili. Quando l’emergenza sembra diventare infinita e gli ordini si susseguono piovendoci addosso da Autorità misteriose, autoproclamandosi inesorabili come leggi di natura, allora la libertà vacilla.

Non basta la Costituzione formale ad affermarla e custodirla. Tantomeno in crisi globali come quella che attraversiamo. Libertà significa un difficile, fragile quanto prezioso tessuto di concreti rapporti sociali: chi detiene il potere, in ogni campo, è tenuto a rendere trasparenti i propri atti, a esprimerli in modo che essi siano comprensibili e cioè criticabili. Egli può esigere obbedienza soltanto a questo patto. Libertà non ammette semplici esecutori. Chi esegue deve aver partecipato al processo che ha condotto alla decisione. Deve sentirsene causa. Dove finisce la libertà? Là dove esistano semplici “manovali” del tutto separati dai mezzi di cui dispongono e del tutto ignari dei fini che con essi si perseguono. Libertà non esiste se qualsiasi lavoro non viene considerato anche lavoro dello spirito. Qualsiasi lavoro – e quanto più questo deve valere quando si tratti di un lavoro destinato non solo a informare, ma a formare una mente critica, quella disponibilità al confronto e alla discussione razionale senza di cui è inconcepibile l’idea stessa di democrazia. Il lavoro che si svolge nella scuola, nell’università e che devono o dovrebbero svolgere tutti i media.

In Occidente la proprietà obbliga. Che si tratti di élites politiche o di élites economiche, esse devono dare ragione di ciò che fanno prima di farlo. Soltanto agendo così appariranno legittime secondo la misura di quella libertà di cui troppo facilmente ci vantiamo. Dove da un lato il rapporto di produzione è rapporto di sfruttamento e, dall’altro, la critica viene imbavagliata, è l’Occidente a tramontare. Dove è possibile separazione assoluta tra proprietà e lavoro dipendente, quando l’esercizio del dubbio e della critica sono considerati ostacoli e impedimenti, e ci si augura un popolo-massa che semplicemente ha fede in ciò che affermano tecnici, specialisti e politici, la libertà, almeno nel senso che lo spirito europeo ha dato al termine, si riduce a esercizio retorico. La legge, ogni ordine debbono sapersi giustificare per poter valere. «Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole» dice il Poeta, ma si riferiva al suo Dio. La libertà europea muore quando soggiace a dèi in terra, poiché sa che essi sono soltanto odiosi idoli. Essa è sottoposta in questa età a una prova decisiva. Immensa responsabilità da parte di chi deve rendercene consapevoli, di quei mezzi di comunicazione, anzitutto, che di quell’idea vogliono ancora, nonostante tutto, farsi bandiera.

7 replies

  1. Top infosannio…Bello pregno questo articolo…
    Infilarsi nel vicolo stretto del rapporto tra libertà-obbedienza e tecnica si
    rischia di rimanere incastrati nelle parole di Cacciari…tremendamente bravo a creare questi cul de sac.
    Ma se la libertà (politica filosofica)europea è sempre stata una lotta,come dice Cacciari…
    Si deduce che per l’uomo occidentale ,non è la libertà in se’ il nocciolo della questione,
    Ma il “tendere a” ,”il protendersi verso” un sempre più alto grado di libertà o
    un reagire a quando si percepisce mancanza di libertà.
    È quindi un concetto di libertà che fluttua come una onda(panta rei),che sale e scende.
    Perciò non può che essere insoddisfacente per l’ IO umano,in quanto privo di “sostanzialità” ,di “essenza ultima” e quindi impermanente.Non la si può raggiungere,perché appena ci si “aggrappa” prima o poi la si perde.
    Questa continua sofferenza umana “ha retto il tragico cammino occidentale”[cit.Cacciari].

    Sofferenza che il Cacciari,da buon sofista,tende a far proseguire in un percorso “secula seculorum”,nascondendo una contraddizione in termini semiologici-semantici:

    “Immensa responsabilità da parte di chi deve rendercene consapevoli, di quei mezzi di comunicazione”(cit. Cacciari)

    La Mancanza consapevolezza odierna non può e non deve essere demandata a colpe esterne,in questo caso i mass media.
    La consapevolezza è pura libertà e non può dipendere da qualsiasi cosa “l’oltre noi”…
    Perché questa dipendenza la farebbe “schiava” all’istante rimettendo in moto il circolo vizioso.

    Ma d’altronde i filosofi di professione sono farisei di professione…da sempre🤣

    Vangelo apocrifo di Tommaso

    “I farisei e gli scribi hanno ricevuto le chiavi della conoscenza, ma essi le hanno nascoste: non hanno saputo entrare essi stessi, né hanno lasciato quelli che lo desideravano. Ma voi siate astuti come i serpenti e puri come le colombe.”

    Al diavolo i mass media (pro o contro) vi è solo pura consapevolezza non dipendente da nulla…o spirito critico per sminuirla all’occidentale…Caro Cacciari

    Ps: credo che Tommaso non si riferisse a te…cara Serpe😀🤣😂

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    • Quando è tempo di spartire il raccolto si vede la libertà messa in pratica.
      Piacevole da leggere l’articolo di Cacciari e le considerazioni di C.G.
      Però solamente con quello che resta sulla propria tavola è misura di libertà.
      Se un poveraccio fa un giro x i negozi in zona ZTL e poi confronta con il suo discount,se non è più che MONA, capisce perfettamente che molto anzi troppo non va.!

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  2. Top infosannio…Bello pregno questo articolo…
    Infilarsi nel vicolo stretto del rapporto tra libertà-obbedienza e tecnica si
    rischia di rimanere incastrati nelle parole di Cacciari…tremendamente bravo a creare questi cul de sac.
    Ma se la libertà (politica filosofica)europea è sempre stata una lotta,come dice Cacciari…
    Si deduce che per l’uomo occidentale ,non è la libertà in se’ il nocciolo della questione,
    Ma il “tendere a” ,”il protendersi verso” un sempre più alto grado di libertà o
    un reagire a quando si percepisce mancanza di libertà.
    È quindi un concetto di libertà che fluttua come una onda(panta rei),che sale e scende.
    Perciò non può che essere insoddisfacente per l’ IO umano,in quanto privo di “sostanzialità” ,di “essenza ultima” e quindi impermanente.Non la si può raggiungere,perché appena ci si “aggrappa” prima o poi la si perde.
    Questa continua sofferenza umana “ha retto il tragico cammino occidentale”[cit.Cacciari].

    Sofferenza che il Cacciari,da buon sofista,tende a far proseguire in un percorso “secula seculorum”,nascondendo una contraddizione in termini semiologici-semantici:

    “Immensa responsabilità da parte di chi deve rendercene consapevoli, di quei mezzi di comunicazione”(cit. Cacciari)

    La Mancanza consapevolezza odierna non può e non deve essere demandata a colpe esterne,in questo caso i mass media.
    La consapevolezza è pura libertà e non può dipendere da qualsiasi cosa “esterna”…
    Perché questa dipendenza la farebbe “schiava” all’istante rimettendo in moto il circolo vizioso.

    Ma d’altronde i filosofi di professione sono farisei di professione…da sempre🤣

    Vangelo apocrifo di Tommaso

    “I farisei e gli scribi hanno ricevuto le chiavi della conoscenza, ma essi le hanno nascoste: non hanno saputo entrare essi stessi, né hanno lasciato quelli che lo desideravano. Ma voi siate astuti come i serpenti e puri come le colombe.”

    Al diavolo i mass media (pro o contro) vi è solo pura consapevolezza non dipendente da nulla…o spirito critico per sminuirla all’occidentale…Caro Cacciari

    Ps: credo che Tommaso non si riferisse a te…cara Serpe😀🤣😂

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  3. molti cittadini le capiscono eccome, tipo il PNRR che è fregatura un prestito da restituire, un debito senza poter stampare moneta.
    Votai 5stelle dal 2009 al 2018 per uscire dall’euro ma dopo il governo conte bis con pd per basta così!
    I politici, conduttori e giornalisti sono tutti collusi, mangiano loro e non invitano gli altri al tavolo, questo dovrebbe capire il popolo, spero si svegli e chieda a gran voce di uscire da questa europa.

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  4. Ahhh..cacia … ma come sono le leggi che non vengono capite?
    Ma noooo… sono i soldi che rubano …che non riusciamo a capire.
    Sono i furti alla povera gente che non riusciamo a capire.
    Sono le opere inutili che non riusciamo a capire!
    E’ la cattiva informazione che non riusciamo a capire.
    E’ la Costituzione che non capiamo eppure è chiara e semplice.
    Ma non sarà che lo fanno a posta a confondere le idee agli itaghiani?
    Infatti si è vero si vede alle VOTAZIONI

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  5. Tutti bei discorsi, ottimamente confezionati, ma…
    Molti cittadini ( e quelli che stanno “lassù” in primis) delle leggi se ne strafregano, comunque siano “confezionate”.
    Basta avere amici nei posti giusti o fare poco…rumore…

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