Il ministro Schillaci: “Abbatteremo le liste d’attesa con il contributo del privato accreditato”

Il titolare della Salute: «ll Pnrr ha finanziato solo l’edilizia delle Case di Comunità che dovrebbero garantire assistenza continuativa sul territorio. Ora serve trovare le risorse per reclutare il personale»

(PAOLO RUSSO – lastampa.it) – ROMA. All’accusa di aver lascito la sanità a corto di risorse con la manovra il ministro della Salute, Orazio Schillaci, replica ricordando che 4,4 miliardi in più rispetto all’anno precedente non si erano mai visti. Anche se lascia intendere che qualcosa in più dal cilindro potrebbe ancora spuntare. Ma intanto punta l’indice contro gli sprechi, come quello di un ricovero su tre “inappropriato”. Roba che vale miliardi. Poi la promessa di gratificare meglio i medici. Mentre sulle liste d’attesa “cercheremo di investire le risorse in iniziative che ci consentano di recuperare le prestazioni inevase, anche con il contributo del privato accreditato. Ma con rigidi controlli sulla qualità e l’appropriatezza delle cure”.

Il 15 i medici scenderanno in piazza perché per la sanità, dicono, il piatto piange, visto che il grosso delle risorse aggiuntive andrà per il caro energia. Come replica?
«Rispondo che la sanità è stata definanziata dal 2013 al 2019, beneficiando poi di maggiori risorse per l’emergenza Covid. Qui invece parliamo del maggior finanziamento di sempre: 4,2 miliardi in più se si considerano i due già programmati. Poi è vero che 1,2 miliardi vanno a fronteggiare il caro energia, ma non è che potevamo spegnere gli ospedali. Con la necessità di aiutare famiglie e imprese stritolate da inflazione e caro bollette onestamente non si poteva fare di più anche se è aperta una interlocuzione con le regioni. Ma non possiamo immaginare di aumentare a dismisura la spesa. Dobbiamo anche ridurre le prestazioni diagnostiche inappropriate e anche negli ospedali c’è ancora molto da razionalizzare».
A cosa si riferisce?
«Ai ricoveri inappropriati ad esempio. I dati in nostro possesso delle cartelle di dimissioni ospedaliere dicono che sono quasi uno su tre, il 27% dei 4,9 milioni di ricoveri l’anno. Parliamo di risorse che potrebbero essere destinate meglio, specie per decongestionare gli ospedali, che spesso si fanno carico di problematiche che potrebbero essere risolte sui territori con una migliore integrazione socio/sanitaria».
Ossia?
«Mi riferisco a quel 5%, pari ad altri 250mila ricoveri l’anno, di anziani che purtroppo vedono ricoveri prolungarsi semplicemente perché l, non avendo nessuno in grado di assisterli a casa, on riusciamo ad attivare l’assistenza sociosanitaria sul territorio. Tra problemi sociali che risolviamo a livello sanitario, organizzazione da rivedere e inappropriatezza prescrittiva ci sono molte risorse che potrebbero essere recuperate, per investirle, ad esempio, sia nella prevenzione secondaria di malattie oncologiche e cardiovascolari, sia su quella primaria, promuovendo stili di vita e alimentari corretti.
In Italia, voglio ricordare, abbiamo un problema di obesità tra i bambini che preoccupa molto perché c’è il rischio che poi sviluppino diabete e altre malattie croniche».
Al congestionamento degli ospedali contribuisce però anche la carenza di personale. Come risolviamo il problema?
«Il vero problema è che i giovani da avviare alle scuole di specializzazione non sono più attratti da quelle come medicina di emergenza e urgenza e anestesiologia. Per cui dobbiamo cercare di rendere queste specialità più attrattive».
Come?
«Sicuramente con maggiori gratificazioni economiche e miglioramento delle condizioni di lavoro. Nella manovra abbiamo stanziato 200 milioni per il personale dei pronto soccorso, che spero di riuscire ad anticipare al prossimo anno anziché al 2024. Così cercheremo di fare anche con le altre specialità che accusano una crisi di vocazioni. Poi, come detto, servirebbe anche migliorare le condizioni di lavoro a partire dalla sicurezza, e da un maggior filtro del territorio per impedire l’intasamento dei pronto soccorso. Il Pnrr ha finanziato solo l’edilizia delle Case di Comunità che dovrebbero garantire assistenza continuativa sul territorio. Ora serve trovare le risorse per reclutare il personale, coinvolgendo anche i medici di famiglia che svolgono un ruolo fondamentale nell’assistenza primaria».
Pensate di eliminare anche il numero chiuso nelle facoltà di medicina?
«Potrebbe non essere sufficiente perché l’emergenza è ora non tra 6 anni quando avremo i neo laureati o tra 10/11 anni quando avremo i futuri specialisti. È ovvio che risulta indispensabile in ogni caso pianificare i fabbisogni e le risorse con il ministero dell’Università e della Ricerca e agire velocemente per colmare il gap. Dovremo vedere inoltre, sempre con il ministero dell’Università, per quali specialità mediche si può far maggior ricorso ai giovani specializzandi».
Intanto le liste di attesa continuano ad allungarsi e discriminano l’accesso alle cure di chi non può permettersi di rivolgersi al privato…
«Stiamo valutando i risultati delle misure messe in campo fino ad oggi. In base a tali risultati cercheremo di investire le risorse in iniziative che ci consentano di recuperare le prestazioni inevase, anche con il contributo del privato accreditato. Ma con rigidi controlli sulla qualità e l’appropriatezza delle cure. Dobbiamo però garantire anche una remunerazione più adeguata ai medici che svolgono l’attività aggiuntiva dentro gli ospedali. E’ assurdo pagare quattro volte tanto professionisti esterni presi in affitto, quando ci sono quelli interni che già lavorano in team e garantiscono un alto livello di specializzazione».
E’ sempre convinto di liberare i positivi dall’isolamento domiciliare dopo 5 giorni senza il tampone in uscita?
«Una decisione di questo tipo è già stata adottata da Gran Bretagna e Spagna, due paesi con governi di segno politico opposto. Ma non sarà un liberi tutti perché per riguarderà in particolare i pazienti asintomatici. Non c’è alcuna fuga in avanti, così come non ho mai pensato di togliere le mascherine da ospedali e Rsa».
State avviando una campagna di comunicazione per convincere soprattutto fragili e anziani a vaccinarsi sia contro Covid che contro l’influenza. Mentre la Lega presenta un emendamento per congelare le multe ai no vax. Non le sembra che sui vaccini la maggioranza sia un po’ distonica?
«Stiamo spingendo per una ripresa della campagna vaccinale. Ma serve anche un atto di pacificazione. Le multe le hanno introdotte solo Austria e Grecia che non le hanno poi mai applicate. E poi il sistema di riscossione è così complesso che rischia di costare più di quanto può essere incassato».
A destare allarme sono anche i super batteri resistenti agli antibiotici. Come pensate di agire?
«Intanto abbiamo stanziato 40 milioni in manovra per migliorare l’informazione ai medici ma anche ai pazienti. Credo infatti ci sia anche molta autoprescrizione nell’uso improprio degli antibiotici, i quali provocano forme di resistenza, che si stima siano la causa di oltre 10mila decessi l’anno in Italia».
Primo mese da Ministro anziché da Rettore. Gli chiedessero oggi di accettare l’incarico direbbe ancora di si?
«Senz’altro perché credo di essere un civil servant. Del resto se avessi voluto una vita comoda non avrei fatto nemmeno il Rettore, mi creda».

2 replies

  1. e certamenteeeee ….accreditatooooo….del denaro pubblico.
    Ma se accrediti deve la struttura avere tutte le garanzie del Pubblico!
    Ce le avrà? Sarà controllata la struttura o come al solito….paga pantalone?
    Che vergogna! Pensare che in Lombardia pezzi di m….. ce ne sono 770 e la regione è il “fiore all’occhiello” della sanità!
    Poi dicono che la gente non va a votare …ma porca zozza….!

    "Mi piace"

  2. “Abbatteremo le liste d’attesa con il contributo del privato accreditato”
    Eeehhhh???!!!! Ma se è proprio per favorire il privato che le regioni hanno VOLUTAMENTE creato tempi di attesa infiniti. Guarda caso se prenoti dal privato, lo stesso esame fatto dalla stessa macchina nello stesso ospedale, magicamente può essere fatto immediatamente o al massimo entro una settimana, contro i mesi di attesa nel caso contrario.
    La sanità deve tornare ad essere gestita dallo Stato, non dalle regioni che invece vanno eliminate!

    "Mi piace"