Chi ha distrutto il lavoro

(Ivano Tolettini – lidentita.it) – Il lavoro manca al Sud e tiene al Nord, dove i contratti a tempo determinato, quelli però precari, sono in netta risalita rispetto all’anno scorso. Il mercato del resto cambia pelle costantemente, mantenendo però alcune peculiarità soprattutto al Settentrione dove le locomotive Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna distillano risultati importanti grazie al loro tessuto di medie e piccole imprese. Al contrario in Meridione, come rivelano le statistiche, il lavoro viene tendenzialmente distrutto perché il tessuto imprenditoriale rimane fragile. La presenza della criminalità organizzata in alcune regioni, poi, costituisce a volte un disincentivo. In particolare per gli investimenti stranieri che già stentano a trovare manodopera qualificata, e in più devono confrontarsi con difficoltà esogene.

Scarsità di tecnici

Tuttavia la domanda di tecnici (ingegneri e diplomati degli istituti tecnici superiori) è sempre sostenuta in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, regioni locomotiva del Paese. Ma non viene soddisfatta perché in Italia, ad esempio rispetto alla Germania dove ci sono un milioni di studenti degli Its, sono attorno ai 20 mila. Una lacuna segnalata dalle associazioni di categoria da anni, ma che non viene colmata. Le iscrizioni ai licei si confermano attorno al 56%. Le ricerche degli specialisti del settore Information Technology (IT) restano sostenute. È in genere un po’ in difficoltà la somministrazione di manodopera, anche perché non si trova anche a causa del calo demografico che comincia a fars sentire, mentre la selezione dei profili medio alti da parte delle Agenzie per il Lavoro rimane importante. A dimostrazione Ben diverse sono le considerazione per l’assorbimento degli occupabili, fenomeno che si registra soprattutto al Sud, dove la metà dei percettori di reddito di cittadinanza con la possibilità di essere avviata a un’occupazione – in tutto 600 mila persone – non ha mai lavorato e dunque non ha alcuna professionalità. Il lavoratore prima di essere inserito ha bisogno di un corso quanto meno basico di qualificazione.

Battaglia sui Voucher

C’è poi la battaglia sulla reintroduzione dei voucher, soprattutto per favorire l’impiego stagionale in agricoltura, prevista dalla legge di bilancio che sta facendo discutere il mondo sindacale pronto a scendere in piazza. Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ieri parlava dei voucher come il simbolo «dell’idea dello sfruttamento del lavoro». Sul punto il segretario della Cgil Puglia, Pino Gesmundo approfondisce che «la proposta del Governo Meloni di reintrodurre i cosiddetti voucher per il lavoro occasionale e stagionale è l’ennesima beffa ai danni di lavoratori e lavoratrici già duramente colpiti da precariato a bassi salari e un regalo a chi sfrutta e ricorre al lavoro nero”. Secondo la Uil l’aumento dei voucher a 10.000 euro e l’allargamento della platea dei prestatori «sono un fatto gravissimo che precarizza i rapporti di lavoro, riduce tutele e diritti e indebolisce la contrattazione in settori strategici per l’economia dell’Italia». Il comitato esecutivo della Cisl pur criticando molti aspetti della manovra come l’eventuale estensione dell’applicabilità dei voucher, ritiene che bisogna dialogare con l’esecutivo prima di arrivare allo sciopero generale.

Su i contratti a tempo determinato

Se le ultime rilevazioni dell’Istat ribadiscono che attualmente in Italia ci sono 3,1 milioni di persone assunte con contratto a tempo determinato, di queste 654 mila hanno trovato lavoro nell’ultimo mese rilevato. Nei primi cinque mesi del 2022 si è assistito a un incremento di 1,3 milioni delle posizioni di lavoro precario (3.381.163 posizioni conto le 2.020.214 dello stesso periodo 2021) con un aumento del 62% delle cosiddette “assunzioni intermittenti” o a chiamata. Anche questo dato fa capire perché il Pil italiano è cresciuto in maniera sostenuta nel 2022, trainato da turismo e servizi, ma anche il settore secondario sta marciando bene.

Il settore dei servizi va forte

“Nel mercato del lavoro con la progressiva risalita dell’attività economica nel 2021 – spiega di recente Carlo Bonomi, presidente degli industriali – si era totalmente riassorbito il vuoto occupazionale apertosi con l’emergenza sanitaria. Nella prima metà del 2022 l’occupazione è addirittura cresciuta a un ritmo superiore al Pil, spinta da una risalita sia sul “margine intensivo” (ore per occupato) sia su quello “estensivo” (numero di occupati)”. La previsione di Confindustria per l’autunno e l’inverno era negativa, anche se meno intensamente e con un po’ di ritardo rispetto al Pil. Per l’anno prossimo è attesa una ripresa, sempre sulla scia della risalita dell’attività soprattutto nella seconda parte del 2023. La riprova è che la crescita della domanda di lavoro a ottobre si è registrata nell’ambito dei servizi

Politiche attive e lavoro

La premier Giorgia Meloni a proposito del Reddito di cittadinanza (RdC) ha confermato che vuole realizzare il programma elettorale che comprende la sostituzione della misura voluta dal M5S nel 2018 con due provvedimenti distinti. Da una parte è per poveri che non sono in grado di lavorare e dall’altra si rivolge ai cosiddetti “occupabili”. In questo senso il RdC è stato un Giano bifronte perché vuole contrastare la povertà e nello stesso tempo rappresentare uno strumento di politica attiva del lavoro.

Sicurezza nei posti di lavoro

Per contro rimane un’emergenza il sempre alto numero di infortuni mortali sul lavoro. Ieri a Palermo è deceduto un uomo dopo una caduta da un ponteggio abbastanza basso e che non risultava censito e inquadrato come operaio edile. In base ai dati dell’Inail da gennaio a ottobre 2022 sono stati 909 gli infortuni con esito mortale sul lavoro, il 10,6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2021. Mentre le denunce di infortunio sul lavoro sono state oltre 595 mila, con un aumento del 32,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. “Per contrastare questo tragico fenomeno – osserva Paolo Capone, segretario generale dell’UGL – bisogna insistere su maggiori controlli sui luoghi di lavoro da parte dell’Ispettorato, oltre a incentivare programmi di formazione sulla sicurezza nelle aziende per fermare la strage”. Lavoro e sicurezza devono andare di pari passo soprattutto nei luoghi in cui le mansioni sono più a rischio. Con un’alleanza strategica tra tutte le parti sociali.