Tutto quel che non torna nella versione di Soumahoro

(Giacomo Amadori e Paolo Gianlorenzo – La Verità) – L’inchiesta della Procura di Latina sulla cooperativa Karibu e sul consorzio Aid (Agenzia per l’inclusione e i diritti) prosegue e si sta concentrando sul consiglio di amministrazione della coop in gravi difficoltà economiche, nonostante solo nel 2021 abbia incassato 2,5 milioni di euro di commesse dalle pubbliche amministrazioni.

Domenica il parlamentare dell’Alleanza verdi e sinistra Aboubakar Soumahoro ha dichiarato sui social: «Mia moglie attualmente è disoccupata, è iscritta all’Inps, non possiede allo stato attuale nessuna cooperativa». E ha aggiunto: «Parlate con mia suocera chiedete a lei che è proprietaria della sua coop».

E quando David Parenzo gli ha fatto notare che la compagna risulterebbe ancora dentro al Cda di Karibu, il parlamentare ha svicolato. In effetti alla Camera di commercio Liliane Murekatete è indicata come consigliere di amministrazione in carica, al pari del trentasettenne ruandese Michel Rukundo, consigliere in entrambe le società sotto inchiesta.

Anche quest’ ultimo farebbe parte della famiglia: «Sin dal primo giorno Rukundo si è presentato a noi dichiarandosi rappresentante dell’azienda e figlio della presidente Marie Therese. Un’altra sorella, Aline Mutesi, è, invece, presidente del consorzio Aid» ci ha spiegato Gianfranco Cartisano, il sindacalista della Uil Tucs che ha fatto esplodere il caso della Karibu portando avanti le vertenze di 26 lavoratori che reclamavano retribuzioni non corrisposte da mesi per 400.000 euro.

In realtà già dal 2019 la Procura di Latina, guidata da Giuseppe de Falco, aveva avviato un’inchiesta sulle attività della coop e del consorzio. Inizialmente il fascicolo era in mano alla polizia di Stato che era stata coinvolta per un’ipotesi di sfruttamento dopo un accesso degli ispettori del Lavoro di Latina, ufficio oggi guidato da Anna Maria Miraglia.

Dopo alcuni mesi l’indagine è stata trasferita alla Guardia di finanza che ha iniziato ad approfondire la pista dell’utilizzo dei fondi pubblici che la cooperativa incassa per la gestione dei migranti.

E così agli indagati (sono più di uno) è stata contestata la malversazione di pubbliche erogazioni. Gli accertamenti si sono concentrati sugli amministratori di fatto e di diritto della Karibu e quindi sull’intero Cda che comprende la presidente Mukamitsindo e, come detto, i suoi due figli.

Alla Verità risulta che inizialmente al centro delle indagini ci fossero solo la madre e il figlio, particolarmente coinvolto nella gestione delle attività (per esempio guida un pullmino per il trasporto dei minori). Ma più recentemente l’attenzione è stata spostata anche su Liliane.

E la decisione non deve sorprendere. Infatti nell’ultima assemblea della Karibu, indetta lo scorso 30 agosto per l’approvazione del bilancio, c’erano solo due nomi scritti nero su bianco: quella della Mukamitsindo e della figlia, «chiamata a fungere da segretario».

Di quella serata è dato sapere che erano «presenti tanti soci in rappresentanza della maggioranza del capitale sociale» e che dopo «una breve, ma approfondita discussione» l’assemblea dei soci ha deliberato «all’unanimità di approvare il bilancio».

In quell’incontro, in cui erano presenti «il consiglio di amministrazione al completo» e un numero indefinito di soci non identificati, è stato stabilito di «coprire la perdita mediante l’utilizzo della riserva legale e per la restante parte mediante la rinuncia dei soci ai versamenti infruttiferi». Nel verbale si legge anche che «l’esercizio evidenzia un utile di 175.631 euro al netto di imposte di competenza per euro 26.325 euro». Ma nonostante questo la situazione è tutt’ altro che rosea.

«La cooperativa Karibu negli ultimi anni ha contratto di molto il proprio fatturato predisponendo un corrispondente piano programmatico che prevedesse contestualmente la riduzione dei costi fissi, riduzione dell’organico; progressiva riduzione dei debiti prevalentemente erariali e nei confronti dei collaboratori» hanno messo per iscritto Marie Therese e Liliane.

Nella nota integrativa del bilancio è puntualizzato: «L’anno 2021 ha visto un cambiamento nell’ambito lavorativo specifico della cooperativa. I progetti in essere per l’assistenza agli immigrati sono stati quasi tutti messi da parte all’infuori della categoria minori e si è cercato di avviare nuovi progetti sia con la Regione Lazio che con l’ente LazioCrea».

E anche se nel 2021 si parla di 2,5 milioni di euro di incassi da clienti e di 227.000 euro ricevuti a fondo perduto per l’emergenza Covid, nei conti della Karibu non mancano le note dolenti. Per capirlo basta scorrere il bilancio.

Le voci passive più significative sono sostanzialmente quattro: debiti verso le banche (437.000 euro), verso i fornitori (207.000), debiti tributari (1.050.000 euro) e previdenziali (107.000).

I «buffi» ammontano in tutto a 2.060.000 euro e lo stato patrimoniale è pressoché azzerato. Un quadro che gli organi di vigilanza del ministero delle Imprese e del made in Italy considerano molto preoccupante.

Ma nonostante questo sono stati segnati a bilancio 865.930 euro come spesa per il personale e 392.801 come costo delle prestazioni lavorative dei soci. Oltre 100.000 sono toccati alla presidente, mentre il figlio Rukundo nel 2021 ha incassato circa 50.000 euro dalla coop e 15.000 dal consorzio; nel 2020 80.000 in tutto e circa 100.000 l’anno prima.

Emolumenti fuori target per una cooperativa sociale in difficoltà, ma che, secondo un ex consulente della coop, venivano decisi dal cda e non dall’assemblea dei soci.

In conclusione per Soumahoro la compagna «attualmente è una disoccupata», ma, almeno sino a pochi giorni fa, faceva parte di un consiglio di amministrazione che, ancora nel 2021, distribuiva emolumenti che oscillavano tra i 50.000 e i 100.000 euro l’anno. Ieri abbiamo provato a chiedere a Liliane a quanto ammontasse il suo gettone, ma non siamo riusciti a metterci in contatto con la donna.

Adesso la Procura dovrà verificare se fosse tutto in regola. Anche il ministero delle Imprese e del made in Italy sta facendo i suoi controlli. Oggi gli ispettori inviati da Adolfo Urso dovrebbero entrare ufficialmente nella sede delle ditte sotto i riflettori, al centro commerciale Latinafiori. Uffici condivisi con la Lega braccianti di Soumahoro, che, però, sostiene di non sapere nulla delle attività delle sue affini.

5 replies

  1. Fratoianni che l’ha individuato come la sua star elettorale non gliel’ ha mica spiegato a cosa andava incontro, ben pagato sicuramente ma dritto al massacro, non gli ha consigliato preventivamente una radiografia di ogni particolare della sua vita, dei suoi documenti, del suo curriculum, dei suoi esami universitari, dei suoi redditi, A me questo ragazzo è sembrato sempre un po’ naif e pieno di retorica, pensava davvero che se la cavava con qualche discorso alla Di Vittorio, forse persino la suocera gliela facevano sotto il naso o nessuno ci aveva capito, Qualcuno lo dovrebbe aiutare, armeggia con pezze peggiori del buco, ma che non sia Fratoianni che ci capisce anche meno

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  2. Purtroppo, per come ci hanno “abituato” in questi anni “a sinistra” il “nero è sempre buono, fanciullino, innocente. Quindi hanno approfittato della immogine e dell’ arrivismo ( non è che in Parlamento ce lo hanno portato a forza…) del Nostro, esattamente uguale a quello dei suoi colleghi “bianchi”, per esibirlo come bandierina di “accoglienza”: “Vedete? anche ‘loro’ ce la possono fare!” ( massimo del razzismo: chi ne ha mai dubitato?)

    Il tentativo era già stato fatto con Kyenge, addirittura Ministro, ma anche lì la scelta non era stata fatta con oculatezza, dato il carattere… “autoreferenziale” della Nostra, più propensa ad occupare la scena mediatica piuttosto che i Centri di accoglienza (il recente episodio riguardo le deiezioni canine è stato paradigmatico…).

    Anche Renzi ci aveva provato con “la bracciante bianca”, altro tentativo fallito : la Signora si è mostrata tutto meno che una “bracciante”.

    Un insegnamento da tutto ciò? Non candidare le persone solo come bandierine idiologiche.
    Ma il Parlamento ormai non conta più alcunchè, ed accanto agli amici degli amici, che faranno il “gioco duro”, durante le elezioni si offrono al “pubblico” ( questo sono ora gli elettori) “casi umani” che sanno ben recitare la parte che compete loro, hanno la parola facile come la lacrima, o sono sorelle, fratelli, mogli, compagni … di personaggi pubblici purtroppo scomparsi che hanno tenuto la scena mediatica per qualche tempo.
    Dopo il disastroso incendio alla TyssenKrupp, un paio di operai colleghi degli scomparsi. furono candidati da Weltroni ( specialista in materia di lacrime!) nel PD e nella Sinistra Arcobaleno, approfittando del clamore e dell’ indignazione suscitati dalla vicenda. Non se ne hanno più notizie..

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  3. Tutti in galera ! E l immunità parlamentare rimossa ! Sempre che siano colpevoli , ma 2 milioni e mezzo di euro non possono sparire nel nulla ! Abbiamo già i nostri ladri nostrani perche importarli ?

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