Nella prima manovra del governo Meloni c’è un po’ di tutto. E niente

(Marco Mobili e Gianni Trovati – il Sole 24 Ore) – Tra i nuovi aiuti contro il caro energia e l’allargamento del taglio al cuneo fiscale l’85% della manovra da 30-31 miliardi esaminata ieri sera dal consiglio dei ministri era fissato da giorni.

Ma per la legge di bilancio del debutto del primo governo politico prodotto dalle urne negli ultimi 14 anni l’esigenza di caratterizzare il budget è forte: e si è scatenata sulle misure di contorno, e sulla ricerca delle coperture per gli interventi extra rispetto all’energia che si è rivelata più complicata del previsto e finisce per rivolgersi anche a un grande classico come il rincaro delle accise sulle sigarette e il tabacco tradizionale.

Il consiglio dei ministri ipotizzato per le 18 è slittato così alla sera, preceduto da una serie di vertici politici a ripetizione: e i conti per far quadrare numeri, norme e tabelle proseguiranno nei prossimi giorni, in vista di un testo destinato ad arrivare alla Camera non prima di venerdì.

La fittissima rete di confronti dentro al governo e alla maggioranza conferma la stretta sul reddito di cittadinanza (per i 660mila «occupabili» lo stop arriverà dopo agosto, scartando l’ipotesi più dura di giugno) e un intervento più deciso dal 1° gennaio con l’addio al sussidio e l’arrivo di un nuovo strumento.

La decisione apre gli spazi per una decontribuzione, con tetto a 6mila euro, per le assunzioni stabili di donne e giovani under 36, degli over 50 e dei percettori di reddito di cittadinanza. La misura va incontro alle richieste di Forza Italia, che esulta anche per l’aumento delle pensioni minime ma vede tramontare definitivamente l’idea dell’Iva zero su pane e latte sostituita con il taglio dal 10 al 5% dell’imposta su prodotti per l’infanzia e igiene femminile; la Flat Tax incrementale, che applicherà il 15% agli aumenti di reddito registrati dagli autonomi con imponibili fino a 40mila euro all’anno (con franchigia per gli incrementi fino al 5%), è targata Fratelli d’Italia, e si affianca all’aumento da 65mila a 85mila euro della tassa piatta per gli autonomi cara alla Lega. Per i dipendenti arriva anche un’aliquota agevolata per i premi di produttività, che per il 2023 affiancheranno al 10% applicato alle somme fino a 3mila euro il 20% per la fascia 3-5mila.

Tutto questo lavorio avviene però lontano dal cuore economico della manovra, che dedica oltre 21 miliardi al rinnovo delle misure contro il caro energia di famiglie e imprese per i primi tre mesi del 2023. Gli aiuti si allungano e in parte cambiano peso.

La prima mossa è fatta con il decreto legge sulle accise approvato sempre dal Cdm di ieri sera. Gli sconti su benzina e gasolio si ridurranno dal 1° dicembre del 40% passando da 25 a 15 centesimi al litro, e quindi da 30,5 a 18,33 centesimi considerando l’Iva.

Il ritorno parziale delle accise fermate nel 2022 serve a finanziare aiuti per 200 milioni ai territori alluvionati delle Marche e nuovi sostegni di fine anno per enti locali e aziende del trasporto pubblico locale.

Ma lo sconto in versione alleggerita si ripeterà per i primi tre mesi del 2023, il che contribuisce a trovare nel bilancio gli spazi per un altro giro di aiuti per le bollette di ospedali e amministrazioni locali e per i costi extra del trasporto pubblico: a queste voci la manovra destinerà oltre 3 miliardi di euro: 1,9 miliardi alla sanità, 760 milioni agli enti locali (150 a dicembre) e 350 al trasporto.

Ai sindaci dovrebbero poi arrivare nuovi fondi per 500 milioni da destinare al sostegno delle famiglie più in difficoltà. A loro si rivolge anche l’estensione della social card riconosciuta agli over 65 e ai bambini sotto i 3 anni (la soglia potrebbe salire a 20mila euro). In lavorazione, poi, la norma che congela l’aumento delle multe agganciato all’inflazione.

Ma per uno sconto che si riduce un altro cresce. Le imprese vedono crescere entrambi i crediti d’imposta già allargati nella versione del decreto Aiuti-ter poi confermata dal quater.

L’incremento dal 30 al 35% del credito d’imposta per bar, ristoranti e piccole attività economiche era già stato deciso nei giorni scorsi, ma cresceranno del 5%, arrivando quindi al 45%, i bonus fiscali destinati alle imprese «a forte consumo» di energia elettrica e gas (contatori da 16.5 kW).

Dopo aver tentato senza successo di salire negli ultimi decreti Aiuti, poi, arriva con la legge di bilancio anche l’allargamento della platea per il bonus sociale che ferma gli aumenti delle bollette, e che vedrà salire la soglia Isee da 12mila a 15mila euro.

Sembra invece accantonato per ora il tentativo di sganciare l’aiuto dall’Isee, e quindi dalla presentazione della dichiarazione sostitutiva che fin qui ha limitato l’accesso al bonus per le famiglie che ne hanno diritto.

L’ipotesi di assumere a riferimento il reddito, però, si scontra con l’ostacolo legato al fatto che il reddito è individuale e la bolletta famigliare.

Il capitolo dedicato all’energia si completa poi con la replica, sempre per i primi tre mesi del 2023, dell’azzeramento degli oneri di sistema e dell’Iva ridotta al 5% sul gas.

Le battaglie su numeri e priorità hanno poi riconfigurato il taglio al cuneo. Che sarà tutto destinato ai lavoratori, e varrà 3 punti per i redditi fino a 20mila euro mentre nella fascia 20-35mila ci sarà la conferma dello sconto di due punti già operato quest’ anno dal governo Draghi.

LE MISURE

1 RETRIBUZIONI

Taglio del cuneo contributivo da 4 miliardi a vantaggio dei lavoratori

Un intervento complessivo da 4-5 miliardi di importo per confermare anzitutto il taglio del cuneo contributivo di due punti, approvato dal governo Draghi e in scadenza a fine anno, a vantaggio dei lavoratori con redditi entro i 35mila euro, misura che da sola vale circa 3,5miliardi.

Per i lavoratori con redditi entro i 20mila euro si aggiungerebbe un altro punto di taglio del cuneo contributivo. L’obiettivo del governo è quello di ridurre la differenza tra retribuzione lorda e netta in busta paga ai lavoratori. Si tratterebbe di un primo passaggio, in vista di un intervento più radicale che, nei piani illustrati dal premier Giorgia Meloni nel discorso programmatico in Parlamento, consisterà in un taglio di 5 punti per due terzi ai lavoratori e un terzo alle imprese.

2 REDDITO DI CITTADINANZA

Per i percettori occupabili sostegno per 8 mesi nel 2023

I percettori del reddito di cittadinanza considerati “occupabili” avranno il sussidio per 8 mesi nel 2023, fino ad agosto del prossimo anno. È questa la soluzione “ponte” emersa al consiglio dei ministri ieri notte, dove si è discusso anche di un’opzione di durata più lunga, per confermare il sostegno altri 12 mesi.

Con questo intervento si stimano circa 1,5 miliardi di risparmi; nulla cambia, invece, per i percettori non occupabili che l’Inps a ottobre ha calcolato essere 2,32 milioni di persone che continueranno ad avere il sostegno anti povertà. A giugno erano 660mila i percettori del Rdc “occupabili” Nel 2023 avranno 8 mesi per formarsi, poi perderanno il sussidio. Sussidio a rischio anche per i 173mila occupati, che avendo redditi bassi percepivano il Rdc.

3 PENSIONI

Quota 103, «minime» a 570 euro e stretta sulle rivalutazioni

La manovra contiene un pacchetto di misure previdenziali che è diventato più robusto con il trascorrere delle ore. Il pilastro è rappresentato dalla possibilità dal 2023 di uscite anticipate con un mix formato da Quota 41 (41 anni di versamenti) e 62 anni d’età.

Si tratta di una Quota 103 di fatto ma con una configurazione diversa da Quota 102. Tra le misure valutate anche una correzione del meccanismo di indicizzazione dei trattamenti più elevati al caro vita. A gennaio la rivalutazione piena del 7,3% sarà in ogni caso garantita per gli assegni fino a quattro volte il minimo (circa 2.100 euro).

La maggioranza ha poi trovato l’intesa per far salire fino a circa 570 euro(compresa l’indicizzazione già prevista) l’importo delle pensioni minime. Cambia Opzione donna: i requisiti per l’uscita legati al numero dei figli

4 FLAT TAX

Tassa piatta a 85mila euro con tagliola sopra i 100mila

Nel testo della legge di bilancio esaminata ieri sera dal consiglio dei ministri entra l’aumento da 65mila a 85mila euro del limite annuo di ricavi e compensi che permette alle partite Iva di accedere alla tassa piatta del 15%. Il costo stimato è intorno ai 600 milioni, cioè poco più della metà degli 1,1 miliardi annui ipotizzati nel 2019 per alzare la soglia fino a 100mila euro (ma con aliquota al 20%).

La misura è soggetta all’autorizzazione comunitaria su cui il governo nelle settimane scorse ha avviato la pratica.

Viene introdotta una misura aggiuntiva per chi supera nel corso dell’anno i 100mila euro: in questo caso sarà previsto il ritorno immediato alla tassazione ordinaria e al regime completo di obblighi fiscali. Sul tavolo anche la Flat Tax incrementale riservata agli aumenti di reddito per chi dichiara al massimo 40mila euro l’anno.

5 TREGUA FISCALE

Saldo e stralcio per i debiti nati dal 2000 al 30 giugno 2022

Un po’ aiuto per i contribuenti in difficoltà, un po’ opera di pulizia del magazzino della riscossione, la tregua fiscale è a due vie. Per i debiti fino a mille euro affidati all’agente della riscossione entro il 2015 viene previsto lo stralcio, come già accaduto nel decreto fiscale 2018 per le stesse cartelle fino al 2010. Quando l’importo è superiore, invece, si potrà chiudere la pratica versando l’intera imposta dovuta e una maggiorazione del 5% che sostituisce gli interessi e le sanzioni ordinarie.

La misura, secondo le bozze, dovrebbe riguardare i carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2022. Sul versante della pulizia del magazzino della riscossione, e quindi di alleggerimento dei costi, si prevede l’accorciamento del calendario delle comunicazioni di inesigibilità

6 TASSAZIONI RIDOTTE

Criptovalute, plusvalenze al 14%e rientro dei dividendi al 6%

Una disciplina della tassazione delle criptovalute. In manovra le plusvalenze da monete virtuali vengono qualificati come redditi diversi di natura finanziaria. Si apre poi la possibilità di rivalutazione con un’imposta sostitutiva del 14 per cento.

Ci sarà poi anche la possibilità di far emergere gli utili prodotti da partecipazioni all’estero e attualmente immobilizzati in riserve. La strada è quella della tassazione agevolata che prevede un’aliquota del 9% per chi affranca gli utili lasciandoli accantonati oltre confine, mentre per chi punta a farli rientrare in Italia l’aliquota dell’imposta sostitutiva si ferma al 6 per cento. Scatterà, inoltre, anche un premio ulteriore per chi riporta in Italia gli utili maturati all’estero con l’applicazione dell’Aiuto alla crescita economica (Ace).

7 CARBURANTI

Da dicembre taglio accise ridotto per finanziare gli aiuti ai Comuni

Cambiano gli sconti fiscali sui carburanti. Il decreto legge approvato ieri dal consiglio dei ministri riduce da 25 a 15 centesimi al litro le riduzioni delle accise su gasolio e benzina e riduce di 3,4 centesimi il taglio sul Gpl. Iva compresa, la riduzione scende da 30,5 a 18,3 centesimi al litro, con una variazione quindi di 12,2 centesimi.

Le novità, che entreranno in vigore dal 1° dicembre, servono a finanziare un nuovo intervento in aiuto di enti locali e aziende del trasporto pubblico e a finanziare sostegni per i territori alluvionati delle Marche. La novità segue le dinamiche dei prezzi di queste ultime settimane che hanno visto scendere le quotazioni soprattutto della benzina, ma anche del gasolio. Secondo i dati pubblicati ieri da Quotidiano Energia, il prezzo medio nazionale praticato per la benzina in modalità self è ora 1,705 euro al litro, mentre per il gasolio ci si attesta a 1,813.

8 PRELIEVO STRAORDINARIO

Tassa bis sugli extraprofitti al 33% e correttivi sul primo contributo

Arriva la tassa-bis sugli extraprofitti delle imprese della filiera dell’energia. La nuova versione del contributo straordinario sarà collegata agli utili, come previsto dal regolamento europeo approvato il 6 ottobre scorso che fissa anche un livello minimo di aliquota al 33%. La tassa sarà versata in due rate, in scadenza al 30 giugno 2023 e al 30 giugno 2024. Il nuovo intervento è però l’occasione anche per introdurre le correzioni ai problemi più evidenti della base imponibile della prima tassa straordinaria. In particolare, si prevede l’esclusione alle voci rilevanti per il saldo Iva su cui si calcola l’aliquota del 25% delle operazioni straordinarie e infragruppo. Non cambia la scadenza del secondo versamento al 30 novembre, ma il conguaglio per tenere conto dei correttivi è fissato al 31 marzo 2023.

9 ENERGIA

Rinnovabili, nuovo tetto sui ricavi. Aiuti rinnovati per famiglie e aziende

Sul tavolo del Consiglio dei ministri arriva anche la previsione di un tetto obbligatorio sui ricavi di mercato dei produttori di energie rinnovabili sulla scia di quanto deciso dall’Europa lo scorso ottobre. La norma, firmata dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, ricalca quella europea con la fissazione di un’asticella a 180 euro per megawattora dell’elettricità prodotta.

Il nuovo tetto andrà ora armonizzato con il meccanismo di compensazione già previsto in origine dall’articolo 15 bis del decreto 4 del gennaio 2022. Con la manovra sono poi rinnovati gli aiuti per le imprese (con il potenziamento dei crediti d’imposta per energivori, gasivori e piccole attività) e quelli assegnati alle famiglie. Per le quali arriva poi l’estensione al 1° trimestre del 2022 dell’azzeramento degli oneri e della conferma del taglio dell’Iva sul gas al 5 per cento. Oltre alla proroga del bonus sociale rafforzato (Isee che passa da 12mila a 15mila euro).

10 IMPRESE

Dote a Nuova Sabatini, tutela del made in Italy e formazione 4.0

Il pacchetto per le imprese e le politiche industriali, almeno secondo le indicazioni dello schema di ingresso al consiglio dei ministri di ieri sera, è abbastanza magro.

Perché non vedrebbe interventi per ripotenziare il piano Transizione 4.0, che dal 2023 andrà avanti con crediti di imposta ridotti per l’acquisto di beni digitali (l’ex iperammortamento). Allo stato dell’arte di ieri sera, invece, ci sarebbe il rinnovo di un anno del credito d’imposta per attività di formazione 4.0.

Il pacchetto proposto dal ministero delle Imprese e del made in Italy consiste anche in un Fondo per la tutela del made in Italy – 100 milioni nelle prime bozze – e in un rifinanziamento delle agevolazioni della Nuova Sabatini – per le Pmi che investono in beni strumentali – nell’ordine di 500 milioni per un biennio.

11 INFRASTRUTTURE

Grandi opere: prime risposte per Ponte, Jonica e Adriatica Av

La legge di bilancio è il primo banco di prova per il progetto del Ponte sullo Stretto. Prova complessa sul piano finanziario (servono 10 miliardi) ma anche sul piano giuridico perché l’intenzione del centrodestra, governo e regioni Calabria e Sicilia, è di far rivivere il progetto a una sola campata e il contratto di appalto con il general contractor Eurolink. Non è ancora chiaro se questa norma, insieme all’aggiornamento del progetto, entri nella legge di bilancio.

Ma la manovra è il banco di prova per altre due grandi opere considerate strategiche e avviate dal precedente governo: la strada statale Jonica 106 e la linea ferroviaria veloce Adriatica.

Entrambe devono completare il quadro finanziario (mancando rispettivamente di 3 e 5,6 miliardi) e accelerare la progettazione. Le norme Pnrr per obiettivi 2022 e riprogrammazione complessiva andranno in decreti legge ad hoc.

12 ASSEGNO UNICO E TAMPON TAX

Più aiuti alle famiglie numerose, il forfait raddoppia a 200 euro

La proposta consiste in un aumento del 100% della maggiorazione forfettaria riconosciuta, dal primo gennaio 2023, alle famiglie dai 3 o 4 figli che dunque “incasseranno” 200 euro a fronte dei 100 spettanti nel 2022.

Tutto invariato per il resto della platea dei nuclei familiari, comprese le maggiorazioni per figli disabili che sono confermate, mentre per i gemelli il governo ha studiato un bonus speciale di 100 euro fino ai 3 anni di vita.

Tra le altre misure che impatteranno sulle famiglie dovrebbe essere in manovra anche la riduzione dell’Iva dal 10 al 5% per i pannolini e per gli assorbenti (cosiddetta Tampon Tax).

Un primo abbassamento dell’imposta sui prodotti per l’igiene femminile era stato deciso dal governo Draghi che aveva portato l’Iva dal 22% all’attuale 10 per cento. Ora dovrebbe arrivare l’ennesima sforbiciata.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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3 replies

  1. Però rilanciano il contrabbando di sigarette.
    E aumenteranno la benzina.
    E andranno incontro agli evasori che li votano con i condoni.
    E premieranno i ricchi sforbiciandogli le tasse.
    Ed elimineranno gli aiuti ai più poveri abolendo il RDC buttandoli in mezzo alla strada.
    L’importante è che loro continuino a guadagnare 5/600 € al giorno.
    Interventi sull’innalzamento della paga minima oraria? ZERO! Altrimenti il mercato delle auto di lusso tedesche crollerebbe.

    "Mi piace"

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