Per un’età della ragione

(Giuseppe Di Maio) – Io non so chi crea i regolamenti del M5S: se sia solo opera del know how giuridico di Conte, o di uno stuolo di legulei a cui sono ignote le forme della democrazia e della rappresentanza. La lotta politica che si aprì nel Movimento appena fece i primi passi nel consenso degli italiani non accenna ancora a placarsi. Ancor oggi il nuovo corso imposto da Conte si deve scontrare con una struttura di referenti nata durante gli anni della repentina ascesa grillina, una nervatura di delatori che in mancanza dell’organizzazione partito tasta il polso dei territori e le ambizioni degli “attivisti”. L’unico modo per combattere padrini, padroni, e garanti, è stato costruire una struttura verticistica, designata dall’alto, e che solo all’alto risponde. Ma stavolta esplicita, alla luce del sole. Peccato che in questo modo l’assemblea si trasforma in mero pretesto della democrazia, escussa la sola volta in cui deve convalidare l’elezione del capo, ratificando con ciò anche la sua esclusione dalle decisioni politiche del Movimento.

Il preambolo che schiude la regola dei nuovi gruppi territoriali, assicura centralità alle assemblee e garantisce loro: “un effettivo ruolo di indirizzo e determinazione delle scelte fondamentali per l’attività politica dell’Associazione”. Cose che si dicono nei preamboli. Invece negli articoli che seguono pende sulla vita del gruppo una frotta di figure designate e non elette (Coordinatori territoriali, Comitato nazionale, Comitato per i rapporti territoriali), che non sono espressamente incaricate di raccogliere gli indirizzi politici dai territori e tantomeno i loro suggerimenti strategici. Come se non bastasse, lo stesso Rappresentante del gruppo segue lo schema di vertice impresso dal nuovo statuto. Difatti una volta eletto designa i vice, i referenti, e persino i componenti dei gruppi di lavoro, cioè tutto il suo piccolo governo. S’incarica addirittura di eseguire le funzioni democratiche dell’assemblea: è lui il presidente, il moderatore, e il segretario.

Mi pare che non abbiamo fatto molti passi avanti dai click a tavolino. Le mie speranze sulla creazione dei laboratori politici, sulla creazione di un popolo nuovo, informato e cosciente della struttura e dei rapporti sociali, pare debba cedere il passo alla lotta politica. Il mio non è un rigurgito di assemblearismo: sono ancora per una democrazia rappresentativa, ma con un popolo (assemblea) che si esprime sulle scelte supreme, e che produce indirizzi politici capaci finanche di cambiare gli assetti di vertice. Altrimenti la nostra non è democrazia, ma religione, con cittadini (attivisti) regrediti alla stregua di fedeli.

Il grillismo non è ancora finito. La sua enfatizzazione del popolo procede parallela al suo disprezzo e alla paura della volontà generale. Nella rigida struttura di regole nata apposta per escludere, già si aprono crepe e insopportabili fregature. A voler rispettare i regolamenti alla lettera le ambizioni di tanti saranno frustrate. Ed ecco, allora, inopinato, che si affaccia il fantasma della deroga, cioè la scorrettezza palese che tenta di sanare l’errore. E le norme si accrescono, le regole si moltiplicano, fino a che, come dicevano i latini, “lo Stato (la ragione) diventa natura”.

9 replies

    • Premesso che il 25 settembre, scottato da quanto successe dopo il 4 marzo 2018, non ho votato per il partito dei peggiori politicanti di sempre, sapresti smontare le considerazioni di Giuseppe Di Maio, invece di scrivere una la qualunque?
      Se tu non lo sapessi, ti informo che Giuseppe Di Maio non ha nulla a che vedere con il peggiore dei peggiori politicanti di sempre.

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  1. I problemi posti da Giuseppe Di Maio si affrontano con snelle assise congressuali in cui si discutano e votino le eventuali due-tre tesi anche contrapposte, e risoluzioni su temi specifici. Assemblee aperte anche ai non iscritti con diritto di parola ma con voto limitato solo agli iscritti. Mi riferisco a consessi congressuali provinciali, regionali e infine nazionale comprendente i delegati di periferia. Naturalmente in certe occasioni di questioni importanti da risolvere con una certa celerità si dovrà ricorrere alla consultazione nazionale con voto elettronico. Insomma un sistema misto di partecipazione popolare alle decisioni nazionali (vedi tra l’altro l’invio di armi all’Ucraina, la partecipazione a una alleanza elettorale, la decisione di formare liste civiche di appoggio al partito/movimento in elezioni locali, regionali e nazionali. Etc.).
    Un partito che non pensi alla formazione di gruppi dirigenti periferici è destinato ad avere poca presa sui territori.
    Ed infine una permanente discussione tipo blog su specifiche tematiche. Chiunque potrà inviare un breve testo in forma saggistica da sottoporre all’analisi di tutti gli iscritti della penisola.

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  2. Il M5Stelle non è più da qualche anno quello di Casaleggio ,ma ci vuole così tanto a capirlo ? Un esempio i deputati sono diminuiti ma i palazzi spenderanno gli stessi soldi con il parere favorevole di TUTTI i PARTITI .

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  3. Di Maio, non dire stupidaggini. Senza le scelte di Conte, saremmo scomparsi. Il massimalismo e’ rovina. Vedi sinistra radicale

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