Una legge per sempre

(Giuseppe Di Maio) – Ricordo una delle numerose invettive del piddino Rosato contro il M5S, quando, mistificando la realtà degli accordi sulla legge elettorale, gridò: “La parola del Movimento vale nulla, nulla, nulla!” I banchi del suo partito immeritatamente gremiti dal precedente Porcellum facevano festa. Poco dopo il PD poté procedere in solitaria al varo del Rosatellum, dimostrando in diretta quanto invece valesse la sua. Gli esiti di quella legge sciagurata non furono del tutto chiari alla sua prima applicazione, poiché il Movimento riportando un risultato favoloso mitigò il premio d’ammucchiata offerto alle destre. Durante la passata legislatura ogni partito è stato impegnato a fare sgambetti al M5S, ma nessuno si è fatto avanti a cambiare la legge elettorale. Ora il disastro è palese.

L’insipienza del PD e di tutto ciò che vi orbita intorno è proverbiale. Non cambiano la legge, ma tuttavia rifiutano l’unica possibilità di vittoria pur di emarginare il Movimento e assorbire il suo elettorato. Ora, l’accusano di voler fregare i loro voti. Purtroppo il M5S ha di nuovo raccolto un certo consenso proprio mostrando le idee che loro hanno perduto. Allo stato attuale, pure se la nostra dittatura mediatica si spertica in difesa di largo del Nazareno, si può dire che la classe dirigente piddina è “un nulla mischiato con niente”, come direbbero i siciliani. La loro abitudine al governo o al sottogoverno di qualcosa, è incallita.

Ma stavolta il guaio che hanno combinato col Rosatellum non sarà facilmente emendabile. L’accozzaglia che ne beneficia è composta da tre partiti che sebbene in perenne litigio per l’egemonia dell’area, non hanno per il futuro nessuna intenzione di correre da soli. Se insieme non scendono sotto un certo livello di consenso, cioè sotto il 40%, saranno destinati a vincere in eterno. Una legge così, nemmeno loro la potevano pensare. Difatti, ciò che passa sotto il nome di seconda repubblica, è sostanzialmente la storia di nuove leggi elettorali, cioè il tentativo di assicurarsi il posto in Parlamento con un trucco, non con le idee e i fatti. La prima di esse fu il Mattarellum (legge elettorale confezionata dall’attuale PdR), che alla sua prima uscita portò alla vittoria Berlusconi e la destra alleata, cioè la parte avversa.

Quando verrà il tempo che questi figuri smetteranno i loro trucchi e lasceranno decidere al popolo il suo governo? Conte ha già annunciato una dura opposizione contro i tentativi di distruggere le conquiste del M5S. Ma l’ammonizione più dura dovrà venire dalla gente. Ai minacciati referendum contro i vitalizi, la giustizia e la tutela del welfare, si dovrà aggiungere quello sulla legge elettorale.

7 replies

    • E tanta gente vota con il raziocinio del tifo calcistico: non importa quanto gioca male la tua squadra, tiferai sempre per lei… Nel caso PD tanti votano per convenienza, per lavorare in tanti settori, in certe regioni, devi avere la tessera… Pensiamo che un partito che non vince mai le elezioni riesce a essere quasi sempre al governo e si capisce quanto seria è la nostra politica. Poi si stupiscono se l’astensionismo è arrivato a livelli record.

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  1. Standing ovation a G. Di Maio, per ogni singolo gustoso termine con cui ha descritto, in modo esemplare, la grottesca, sconfortante situazione politica, individuandone, senza sconti, i veri responsabili.
    A una decina d’anni dall’ingresso del M5S in Parlamento, questi del Pd stanno ancora col sopracciglio sollevato e il sensibbbile naso arricciato dal disgusto e dal senso di superiorità, al cospetto degli “scappati di casa”, che, intanto, gli fanno barba e capelli.
    La nostra becera destra è quello che è, ma un cosiddetto partito di (+centro che) sinistra non ha scuse.
    Se mai nel PD ci fosse stata, in origine, una briciola di vera sinistra, tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia…
    È tempo di morire.
    (cit)

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  2. Si forse l’unica strada percorribile è un Referendum per una legge proporzionale pura perchè se aspettiamo che questa destra la cambi
    sarà dura visto che ha vinto grazie al Rosatellum!

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  3. Un giorno tutti quanti l’animali sottomessi ar lavoro (mentre svolgevano il loro lavoro), decisero d’elegge (di eleggere) un Presidente che je guardasse l’interessi loro (che si occupasse dei loro interessi).

    C’era la Società de li Majali, la Società der Toro, er Circolo der Basto[1] e de la Soma[2], la Lega indipennente (indipendente) fra li Somari residenti a Roma; eppoi la Fratellanza de li Gatti soriani[3], de li Cani, de li Cavalli senza vetturini[4], la Lega fra le Vacche, Bovi e affini…

    Tutti pijorno (presero) parte a l’adunanza.

    Un Somarello, che pe’ l’ambizzione de fasse elegge (per l’ambizione di farsi eleggere) s’era messo addosso la pelle d’un leone, disse:

    “Bestie elettore, io so’ commosso: la civirtà (la civiltà), la libbertà, er progresso…
    ecco er (il) vero programma che ciò io, ch’è l’istesso (che è lo stesso) der (del) popolo! Per cui voterete compatti er nome mio.”

    Defatti (difatti) venne eletto propio lui.

    Er Somaro, contento, fece un rajo (raglio), e allora solo er popolo bestione (ignorante) s’accorse de lo sbajo (errore) d’avé pijato (di aver preso/scambiato) un ciuccio (un asino) p’un (per un) leone!

    “Miffarolo! (bugiardo), Imbrojone! (imbroglione) Buvattaro!” (chi inventa o spaccia fandonie)

    “Ho pijato (preso) possesso” disse allora er Somaro “e nu’ (e non) la pianto nemmanco (nemmeno) se morite d’accidente (malanno, malattia). Peggio pe’ (per) voi che me ciavete (mi avete) messo!
    Silenzio! e rispettate er Presidente!”. (Trilussa) https://negoziazione.blog/wp-content/uploads/2020/09/2IskWw4f.jpg

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  4. Sistema elettorale truffaldino e democrazia sostanziale
    by M&M

    La messa a fuoco di una democrazia elettorale pesantemente bloccata (anche) da una legge-truffa dovrebbe essere da tempo la prima emergenza da porre all’ordine del giorno in parlamento e nelle piazze!
    Però – va subito aggiunto – la democrazia elettorale è l’aspetto fondativo più caratteristico di una democrazia formale, ma non certo la garanzia di una democrazia sostanziale.

    La democrazia sostanziale è perseguita dall’attuazione graduale, però reale e incontestabile, del contratto fondativo di una società: la sua Costituzione come Legge Suprema e Fondamentale dei rapporti regolativi dell’intera cittadinanza.
    Al contrario la nostra Costituzione Repubblicana è costantemente controbattuta da un attivismo partitocratico fondamentalmente proteso a delegittimarla. Dunque a delegittimare le basi fondative del contratto sociale fondativo della nostra stessa convivenza civile, e proprio grazie all’esautoramento progressivo dei suoi valori fondamentali.

    La vigente legge elettorale truffa, il Rosatellum, risulta così perfettamente consona al modello di società politica trasformistica cui si è ridotta l’Italia a tutti i livelli; dai singoli individui alle loro minime aggregazioni collettive fino, via via, ai partiti stessi, oramai per lo più ridotti a centrali lobbistiche regolative dei veri poteri.
    I poteri fin troppo autoreferenziali ed esterni al sistema ufficiale della stessa democrazia come sistema giuridico regolativo e quindi tutt’altro che controllabili proprio dalla democrazia politica. Anzi, che semmai essi stessi arrivano a determinare in prima istanza!

    L’organizzazione lobbistica sempre più vincente e sempre più opprimente del potere partitocratico, potere di superficie rispetto le più dominanti strutture profonde del potere oligarchico economico nazionale e sovranazionale, arriva a giustificare qualunque adattamento e riadattamento di valori etici dei nostri fondamenti costituzionali e quindi il loro sostanziale annullamento.
    Essa, seppure in un residuale e talvolta efficiente bilanciamento di poteri, determina la reale strutturazione formale della società politica italiana.

    Mentre la strutturazione sostanziale del loro potere anti-istituzionale che si sovrappone sulla Costituzione – oppure perfino rifondativo ma in maniere surrettizie delle istituzioni repubblicane – annullandone progressivamente il portato valoriale, è supportata e abbastanza stabilmente determinata dal ‘Grande Fratello’ mediatico. Ossia dal condizionamento più o meno occulto dell’elettorato attraverso un sistema sofisticatissimo di ‘panem et circenses’; variamente determinato direttamente dai ‘padroni del vapore’ – l’oligarchia economico-finanziaria proprietaria sia dei mezzi di produzione economica sia dei mezzi sub-liminali di produzione del consenso, che dunque muove invasivamente dall’esterno i fili di quel potere politico.

    Così generando la crescente piena sfiducia nell’effettiva legalità – costituzionale e appresso istituzionale – del sistema da parte della cittadinanza: espressa attraverso la rinunzia partecipativa attiva e l’astensionismo; oppure privilegiando, ove fruttuoso, l’opportunistico e necessitato suo adattamento alle storture dello stesso.

    Un sistema probabilmente incapace, e oramai almeno da un trentennio, di auto-riformarsi: dove il conflitto di interessi – volutamente irrisolto corrisponde proprio al lobbysmo parlamentare d’oltreoceano; ossia ad una istituzionalizzata corruzione politica, posta in strettissima dipendenza a poteri estranei alla dialettica democratica.
    Il sistema elettorale truffaldino costituisce pertanto il sanzionamento anche formale dell’annientamento del principio democratico, svuotando di valore ideale e reale lo stesso concetto di democrazia rappresentativa.

    Volendo costruttivamente partire dalla riforma del famigerato Rosatellum gli si dovrebbero ‘semplicemente’ attribuire almeno i correttivi del ballottaggio e di un premio di maggioranza ad esso equilibrato.
    Ma già questa sembra profilarsi allo stato dei fatti come un’utopia, mentre appresso restano crescenti le metastasi avanzate del conflitto d’interesse e del connesso lobbysmo economico-finanziario. Metastasi culminanti nelle nomine ai vertici di personaggi direttamente connessi proprio a quel lobbysmo economico-finanziario – come Mario Draghi, uomo (guarda caso) del tutto intercambiabile, proprio come lo stesso Stoltenberg (attualmente segretario generale della NATO), nei ruoli meramente rappresentativi ma più elevati ora del potere politico (PdC), ora del potere economico (BCE e massimi istituti finanziari USA), ora del potere militare (NATO): nessuna specifica competenza in almeno due di quei ruoli e dunque qualunque incompetenza espressa ai vertici? Certamente, ma in quanto teste di legno saldamente governate altrove nelle proprie azioni, e – guarda caso – producentesi sempre come più realistiche del ‘re del momento’ – del potere immediatamente loro dante causa – proprio come si addice alle figure gregarie dei vertici più alti di ogni potere.

    Tutto ciò non sono solo sintomi bensì metastasi allo stato avanzato di una falsa democrazia, che si ponga come realmente rappresentativa dal basso.
    Dove al contrario le decisioni dall’alto prescindono costantemente dai valori fondativi della Costituzione:
    1. il diritto/dovere al lavoro e alla giusta retribuzione e dunque la riconosciuta dignità sociale per ogni cittadin*;
    2. l’uguaglianza davanti alla legge e le pari opportunità per ogni cittadin*;
    3. il ripudio della guerra come sistema regolativo delle controversie internazionali;
    4. la libertà economica posta al riparo da monopoli e organizzazioni di potere economico-finanziario dichiaratamente e/o funzionalmente anti-democratiche …

    Potrà mai bastare la fiducia riposta occasionalmente in personaggi esterni al sistema che si propongono di riformarlo – e penso sperabilmente in un Giuseppe Conte, ma anche problematicamente al suo oramai screditato dante causa Beppe Grillo?
    Si tratta di un sistema effettivamente stabile e irriformabile oppure già sottoposto a cariche implosive – più internazionali che nazionali – proprio per la crescente enormità delle sue interne contraddizioni?
    Dobbiamo ancora difenderne i presupposti fondativi di civiltà che da un verso vengono ancora ufficialmente celebrati ma per altro verso sono profondamente contraddetti e proprio ai vertici estremi di rappresentatività – e qui non voglio neppure affrontare la questione dei ruoli attribuiti al proposito ai nostri più recenti PdR, dato che arrivare ad attribuire carattere eversivo ai massimi vertici dello Stato diventa di per sé un atto istituzionalmente eversivo – e giustamente in linea di principio, seppure nei fatti un doloroso circolo vizioso?

    Insomma, il sistema rivela una sua perfezione funzionale che bene ne giustifica prima o poi la fuga o il distacco, tra emigrazione lavorativa all’estero e astensionismo elettorale e la cinica indifferenza partecipativa …
    Magari in positivo possiamo solo assumerne ruoli di testimonianza critica, perfino simili a quelli della preservazione della memoria di civiltà degli ‘uomini-libro’ in una società  che libri e memoria perseguita tenacemente attraverso ogni forma occulta o evidente di oppressione (‘Fahrenheit 451’, Ray Bradbury, 1984). Tra cancel culture e modelli educativi antistorici e anticulturali, imposti alle nuove generazioni dall’importata prevalente cultura statunitense, ma anche dallo stesso becero livello culturale dei nostri più rappresentativi governanti, si tratta veramente ancora solo di pura astratta fantascienza?

    (12 novembre 2022)

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