(Roberta Labonia) – Ve lo ricordate? Quello a sinistra nella foto è lo stesso beccato nel 2021 in un intercettazione a dire : “Il generale che indaga sui 49 milioni della Lega lo abbiamo messo noi”.

Lui è quello stesso che nello stesso anno, durante un comizio a Latina, dal palco propose di cambiare il nome di un parco pubblico del Comune dedicato alla memoria Falcone e Borsellino in quello di Arnaldo Mussolini, fratello del Duce.

Questi fatti, sotto il governo Draghi, per l’insorgere del M5S e del Pd, ad agosto del 2021 gli costarono le dimissioni forzate da sottosegretario all’Economia.

Adesso, sotto il Governo Meloni, il leghista Claudio Durigon viene di nuovo sdoganato, e premiato, con la carica a sottosegretario al Lavoro.

E come se non bastasse nella infornata di seconde linee, spicca per indecenza il ritorno nel ruolo di sottosegretario alla Cultura di Vittorio Sgarbi di cui attendiamo ansiosi le prossime intemerate in aula e nuovi scatti di nudo semintegrale nell’intimo del suo bagno.

Per non parlare delle nomine “strategiche” targate Berlusconi’, due vice ministri piazzati ai dicasteri (2 a caso…) della Giustizia e dello Sviluppo Economico, quello che incorpora le televisioni. Al primo B ha imposto il suo avvocato, Francesco Paolo Sisto e al secondo il suo fedelissimo Valentino Valentini, mentre la delega all’Editoria è andata al

suo anchorman preferito Alberto Barachini. Tre uomini giusti ai posti giusti per tutelare i SUOI AFFARI, mica i nostri.

E non è finita qui, altre nomine che gridano vendetta stanno uscendo di ora in ora.

Considerato il già basso livello di riciclati, mezze tacche, e soggetti in odore di conflitto di interessi posti a capo dei Ministeri era difficile immaginare si riuscisse a fare di peggio con le seconde linee.

Contravvenendo ad ogni pronostico la Meloni ci sta riuscendo.