Un deserto chiamato Europa

(Anna Lombroso per il Simplicisssimus) – Suo malgrado il ministro Piantedosi è stato costretto a chiudere un occhio sul salvataggio in mare di 450 e poi 180 e oggi 234 immigrati compiuto dalle Ong. “I salvataggi in mare avverranno il più rapidamente possibile”, ha rivendicato, ma Bruxelles lo richiama alla “responsabilità primaria di garantire la conformità agli standard internazionali e dell’Ue degli Stati di bandiera delle navi presenti nel Mediterraneo”. Il dinamico Pianteodosi, con un occhio guarda ai professionisti della violenza che minacciano le piazze e le università, mentre si faceva prendere le misure della divisa da superprefetto di ferro, ma con l’altro è sempre vigile al mantenimento della sicurezza minacciata dai pericoli delle invasioni .

È proprio una sua vocazione dai temi nel quali era impegnato a fianco dell’attuale ministro delle Infrastrutture mentre si faceva nel perfezionale e adottare le disposizioni varate dall’illustre predecessore, l’inamovibile ministro ombra e poi ministro a tutti gli effetti, Minniti. Lo ha fatto, “applicando quelle leggi”, con una direttiva che “avvisa” due navi delle ong, Humanity e Ocean Viking, (con 382 migranti sottratti alle onde) di un possibile divieto di ingresso nelle acque italiane, a causa del mancato preavvertimento alle autorità del salvataggio in corso, in modo che all’Italia sia consentito di «governare i flussi attraverso il rafforzamento dei canali di ingresso legali», come è accaduto forse coi protocolli con la Libia replicati da Lamorgese, e da legittimare il movente giuridico e morale del rifiuto e quello ideologico. Per un’ideologia di “destra” molto condivisa in altri spazi politici c’è eccome mica vorrete negarlo adesso che sono eletti e al governo, tutelata dalla triade immarcescibile dio patria e famiglia e declinata su svariate declinazioni, razzismo, virilismo, patriarcato, xenofobia. Eravamo avvertiti, le abbiamo sentite citare con dovizia a festival dell’unità dibattiti e convegni intesi a farci esplorare un mondo non più arcaico e vergognoso, degno, si diceva, degno di ascolto, inteso come una voce che incarnava un malessere di piazza, fermenti dei margini di chi cercava capri espiatori per inique disuguaglianze.

E’ venuto buono anche come pilastro dell’ordoliberismo, che aveva bisogno di arrivi disorganici, scriteriati, disperati, che oltre a creare un altro sistema di sfruttamento, servissero da deterrente alle pretese dei lavoratori locali, occorreva il famoso esercito di riserva ricattabile e minaccioso, forte per numero più che per qualità delle prestazioni da scatenare nei campi, sulle impalcature, in miniera e nei servizi, quelli più avvilenti che gli indigeni sono restii a fare. Dal 1957 coi Trattati di Roma, era stata considerata una conquista la libera circolazione dei lavoratori. E lo era almeno fino all’allargamento ad est: se nel 2000 solo l’1% dei cittadini europei era nato in un paese membro diverso da quello in cui viveva, nel 2014 la percentuale era salita al 3,5%. E nel Regno Unito due anni prima del voto per la Brexit il 6% era rappresentato da europei non britannici. A lasciare i paesi dell’est negli ultimi 25 anni sono state circa 20 milioni di persone: andavano verso ovest soprattutto i giovani più qualificati, molto richiesto era il personale medico, ma ben presto cominciarono ad affluire soggetti appartenenti a altri settori professionali disposti a guadagnare al di sotto delle reali competenze, così insegnanti polacchi venivano presi per la produzione di imballaggi negli stabilimenti inglesi mentre elettrotecnici romeni macellavano carni da Tönnies, il “gigante dei maiali” tedesco. Si sa che in alcuni comuni del nord della Romania se n’è andato il 90% della popolazione attiva.

E dire che sui fasti dello sfruttamento degli esodi ci hanno mangiato tutti come da una fertile greppia. E tutti hanno approfittato degli ondivaghi approcci adottati: integrazione e accoglienza, limitazione e respingimento. Eccola la vostra Europa che disperde la sua gente, chiude le officine, trasforma boschi in deserti e discariche. A volte ci si chiede cosa fare: intanto non esportare la guerra che si accanisce sugli ultimi, delegittimare quello che racconta il comitato d’affari della borghesia, che toglie diritti fondamentali per concederci quelli “dirittocivilisti” . Eccola qui l’Italia la nazione mite, ospitale, accogliente, che di dichiara impotente a difendere il suo popolo, inadeguata a negoziare, riluttante a recare aiuti ai disperati.