Renzi, Salvini e Meloni: si prepara l’assalto a Giuseppe Conte!

(Marcello Sorgi – la Stampa) – Annunciata da Meloni e condivisa da Salvini e Renzi, la nascita di una commissione d’inchiesta sull’emergenza Covid, soprattutto, sembra di capire, sulla prima parte della gestione della pandemia, affidata al governo Conte II, sarà l’occasione per un possibile assestamento degli equilibri politici della legislatura appena cominciata.

Il leader di Italia viva infatti ne rivendica la presidenza: e se la maggioranza di centrodestra dovesse decidere di accontentarlo, cosa niente affatto acclarata, si assisterebbe a un allargamento verso il centro della coalizione uscita vincente dalle elezioni del 25 settembre.

I voti dei senatori di Renzi (di Calenda non si sa) potrebbero risultare utili al governo a Palazzo Madama, dove la nomina di nove ministri senatori ha abbastanza assottigliato i numeri della maggioranza, solida nelle prime votazioni, a cominciare da ieri sera nella fiducia, ma poi nell’ordinaria amministrazione appesa all’incognita dell’incerta partecipazione ai lavori d’aula dei membri dell’esecutivo. Benché ciascun partito, Lega e Fratelli d’Italia da una parte e Italia viva dall’altra, abbiamo presentato proposte di legge simili per l’istituzione della commissione, gli obiettivi sono differenti.

Perché Renzi, anche se non lo dichiara apertamente, mira a trasformarla in una sorta di tribunale con un solo imputato, Conte, e al massimo per i suoi collaboratori, cercando di approfondire gli eventuali errori e abusi nelle forniture di mascherine, respiratori e altre apparecchiature sanitarie, acquistate talvolta in modo frettoloso per far fronte alla prima fase dei soccorsi.

Obiettivo condiviso da Meloni e Salvini, che però puntano a dimostrare nel corso dell’inchiesta che fu sbagliata l’introduzione, il 16 maggio 2021, da parte di Draghi e Speranza, del Green pass, destinata a segnare l’emarginazione dei non vaccinati e a incrementare le file del movimento No vax, sostenuto da Salvini dall’interno del governo di unità nazionale, e Meloni dall’opposizione.

Una resa dei conti che Renzi, in cambio di una presidenza che nessuno finora gli ha garantito, dovrebbe condividere, pur avendo fatto parte anche lui dell’esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce e avendo contribuito a insediarlo, aprendo la crisi del Conte II a gennaio 2021.

RENZI ATTACCA IL PD E GUARDA A DESTRA E ALLA FINE GIORGIA GLI DICE: “BRAVO”

(Carlo Bertini – la Stampa) – «Le auguro di vincere la sfida del governo sapendo che noi saremo da un’altra parte», dice Matteo Renzi chiudendo il suo discorso in aula, dopo aver chiarito che non voterà la fiducia ma che «ci sono due opposizioni. Noi le saremo lealmente contro, ma sempre lealmente pronti a dare una mano per l’interesse del Paese».

Morbido nei toni, accarezzato con gli occhi da Berlusconi e con le risate da Meloni, specie quando prende in giro gli ex compagni di strada del Pd. Colpevoli di aver criticato il “merito” e la “sovranità alimentare” aggiunti ai due ministeri di Istruzione e Agricoltura.

«Ma come – dice rivolto a Simona Malpezzi – al governo eri una pasdaran del merito quando parlavi della legge sulla buona scuola. ..».

Meloni gongola (alla fine si lascia scappare un «bravo»), Tajani e i ministri pure, Malpezzi e i dem friggono. Specie quando Renzi difende la premier che si fa chiamare “il” presidente del Consiglio.

«Per me può anche scegliere un asterisco – dice tra le risate – intanto è la prima donna ad arrivare a palazzo Chigi. Andarla ad attaccare sulla rappresentanza femminile è masochismo», dice, sferzando Debora Serracchiani, protagonista del botta e risposta alla Camera con la premier. Insomma un’apoteosi a destra, mugugni a sinistra, dove mangiano la foglia.

«Cosa ha in mente Matteo?» , è l’inquietante interrogativo che attanaglia tutti. «Duro con noi e latte e miele con Meloni», commenta acido Arturo Scotto del Pd. E se il Renzi d’aula è un florilegio di bordate contro i dem, il Renzi della buvette manda un avviso ai naviganti più preciso. Alludendo a intese con la maggioranza.

«Ragazzi, ma di cosa stiamo parlando? Uno che queste cose le sa fare, Dario Franceschini, prima mi ha detto: dovevamo darti un questore subito, così dopo non rompevi più…».

 Alla buvette Renzi tiene una lezione di prassi parlamentare a un capannello di cronisti, per far valere la ragione che anche il terzo Polo avrebbe dovuto avere la sua fetta di nomine istituzionali che spettano alle opposizioni, mentre Pd e 5stelle vogliono spartirsele da soli. E quando attacca il Pd, facendone il bersaglio dei suoi strali «non hanno capito che se non fanno un accordo con noi, rischiano di perdere le commissioni di garanzia…», l’ex rottamatore avvisa Letta: badate che la maggioranza potrebbe aver interesse di fare un accordo col Terzo polo e lasciare fuori voi dal Copasir e dalla Vigilanza Rai.

Presenterete un vostro candidato al Copasir se non ci sarà un accordo con le opposizioni? «Potrebbe essere», risponde allusivo il leader Iv. È chiaro che le unità di intenti tra la neo premier e i leader centristi possono essere tanti. A partire dalle cariche istituzionali, e proseguendo con le note più nobili delle riforme istituzionali. Fino ad arrivare ad altro. «Se la maggioranza vorrà sfidarci sull’elezione diretta del presidente del consiglio, quello che noi abbiamo chiamato il sindaco di Italia, noi ci saremo». Insomma, il Terzo polo c’è, non farà opposizione pregiudiziale, anzi. «Lei ha detto che nel caso andrò avanti da sola, per esperienza personale non lo consiglio…

Il punto fondamentale è che se c’è un’apertura sulle riforme costituzionali, un “no” a prescindere è sbagliato», dice il leader di Italia viva, che prima di parlare spiegava di voler segnare una diversità rispetto a Pd e 5stelle, riconoscendo a Meloni quel che le spetta. Bersaglio delle accuse di chi sospetta che abbia fatto già un accordo con la maggioranza per avere la presidenza della Commissione di Vigilanza in capo a Maria Elena Boschi, con il placet di Berlusconi, dopo la vicenda dei voti di opposizione al presidente La Russa, Renzi viene spalleggiato alla buvette da Carlo Calenda. Che scherzando taglia corto: «Io, se mi fanno il rigassificatore a Piombino, voto pure La Russa presidente».

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11 replies

  1. “sarà l’occasione per un possibile assestamento degli equilibri politici della legislatura appena cominciata.”
    Bravo Sorgi, tutto normale, trattandosi di Conte, adesso mancherebbe solo l’offerta che non si può rifiutare

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  2. Il trio monnezza si prepara a una guerra di stampo mafioso contro Conte, non capendo che così facendo polarizzerà il dibattito spaccando il Paese in due.
    Inconsapevolmente incoroneranno Conte unico leader dell’opposizione e faranno schizzare il M5S al 30%.
    Bene così.

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    • Ma quanto fa paura questo avvotatuccio di Volturara Appula. Questi tre sono talmente cretini ma talmente cretini che se partecipassero a una gara di cretini pur essendo i più cretini arriverebbero secondi.

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      • Eh si, per essere avvocatoni bisogna nascere in una grande città, si sa. Il disprezzo verso coloro che non appartengono al vostro sedicente giro di amichetti è quello che vi frega.

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  3. Questo è il livello degli statisti italiani na’ mezza tacca alla presidenza un fascistone al senato un chirichetto alla camera un chiacchierone alle infrastrutture un puttaniere riabilitato accompagnato da badanti a fare il terzo da destra e un giullare di corte insieme al sergente ingrassia a fare finta opposizione .Dimenticavo palle d ‘ acciaio ancora a risolvere il problema chi siete cosa volete un fiorino

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  4. Inspiegabile come uno con il 2% dei voti possa essere in parlamento, e tra l’altro, rivendicare la commissione d’inchiesta LUI che era al governo con 2 ministri all’epoca, ma rendiamoci conto!

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  5. “Cosa ha in mente Matteo?” è una delle domande piú stupide dell’universo: ed infatti a porla sono essenzialmente piripìddi. Cioé quelli che diedero con voto quasi unanime la guida del loro stesso partito a uno che poi l’ha distrutto per sempre: un pó come portare a riparare la macchina dallo sfasciacarrozze. Da Berlinguer all’Ometto del Faree. Dal Pci alla leopolda. Dalla Sinistra al pippiriddí.

    Ma il piripìddo è stupido per definizione, quindi la domanda in fondo ci sta. Non si puó pretendere, come diceva Gaber.

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