La smorfia

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Quando davanti alle telecamere Giorgia Meloni ha detto che sul suo nome c’era stata una «indicazione unanime» degli alleati, Berlusconi ha stretto ancora di più le labbra per essere sicuro che non gli uscisse una parolaccia in russo.

Poi ha cercato gli occhi di Salvini e ha inarcato le sopracciglia in una smorfia che non diceva nulla ma che voleva dir tutto, alla quale l’altro maschio alfa coupé ha risposto accennando un sorrisetto d’intesa.

Dietro quegli sguardi complici e in fondo increduli c’era un mondo, anzi la fine di un mondo. C’erano due maschi dominanti che per tutto un complesso di cose si ritrovavano sull’attenti come valletti, ad ascoltare il Capo che parlava in mezzo a loro, e quel Capo — roba da matti! — era una donna. E non una donna piovuta all’improvviso da chissà dove, ma proprio colei che per anni avevano trattato con sufficienza, come una ruota destra di scorta.

La smorfia dei due maschi spodestati sembrava voler dire: per l’Italia la prima donna a Palazzo Chigi sarà pure un salto evolutivo paragonabile al passaggio dal sistema tolemaico a quello copernicano, ma doveva succedere proprio adesso, e proprio addosso a noi?

Avranno bisogno di tempo per smaltire la stizza e la sorpresa, ma alla lunga potrebbero trarne giovamento, come esseri umani e persino come politici.

Se invece tengono il punto e continuano a strabuzzare gli occhi, un altro Matteo disposto a sostituirli senza tante smorfie si trova sempre.