Franco Cardini: “Il Paese reale vuole la pace. Oggi l’unico ostacolo è la volontà americana”

Lo storico: «Nel suo discorso Putin si è detto pronto a trattare»

(MARIA BERLINGUER – lastampa.it) – ROMA. «Distinguiamo tra il Paese reale e la classe politica, e all’interno di questo i mass media che bisogna si decidano a dare tutte le notizie: per la classe politica mi sembra di sentire radio Berlino del ’43, la politica è per continuare il conflitto costi quel che costi ma nello stesso tempo dice di volere anche la pace. Questo a Firenze si definirebbe volere la botte piena e la moglie ubriaca. Mentre il Paese reale vuole la pace. Possono materializzarsi tanto la fine del conflitto quanto la tregua, ma a questo punto c’è un solo ostacolo, la volontà americana di andare avanti con la guerra». Il professor Franco Cardini è, come spesso gli accade, fuori dal coro.

Mi scusi, ma è Putin ad aver invaso l’Ucraina.
«Certamente. Ma nel discorso ufficiale del 30 settembre scorso, quando ha stipulato l’ingresso unilaterale con referendum truccati come sempre nella storia, Putin ha detto di essere pronto a sedere a un tavolo della pace e ha aggiunto, cosa ancora più allarmante, “come è stato detto molte volte”. Io non lo avevo mai sentito dire dai nostri media, eppure sono uno attento. Leggo quotidiani anche stranieri. Perché questo dettaglio è stato trascurato dai nostri politici e dai media? Perché nessuno ha preso in considerazione la possibilità? Evidentemente vogliono continuare a fare la guerra. Il presidente Biden ripete che Putin ormai si sente alle strette. Tre mesi fa pareva avesse una malattia incurabile, due mesi fa era matto da legare e adesso è messo alle strette. Biden mette nuove condizioni ma è una presa in giro».

In che senso?
«La gente sta crepando, il presidente dell’Ucraina sta mandando al macello i suoi in una maniera indecorosa. Bisogna farli smettere questi qui. Lasci stare se Putin è un dittatore o un criminale però quando uno fa un passo tu devi obbligarlo a fare il secondo, l’unico modo di obbligare in democrazia a trattare e fare il secondo passo in modo che chi ha fatto il primo faccia il terzo».

Il mondo pacifista è spaccato.
«Io ammiro tutto quello che è generoso ma non basta dire facciamo la pace, bisogna obbligare i belligeranti a trattare e per il momento l’unico belligerante che non vuole trattare è Biden, perché Zelensky è un belligerante per procura. Il bandolo della matassa è nelle mani di Biden. Perché? Il governo americano vuole condizionare l’Asia intera, attraverso la Russia, la Cina e nello stesso tempo vuole colpire l’Europa che è il suo concorrente economico e finanziario. È l’Europa che subisce le conseguenze delle sanzioni, la Russia non sta bene ma fino a un certo punto, siamo noi che siamo nei guai. La presidente del consiglio in pectore finge di non accorgersene, ma queste cose le sa benissimo. Quanto potremmo durare e tirare avanti? Me lo chiedo».

Pensa che Giorgia Meloni farò passi indietro sull’atlantismo una volta a Chigi?
«Sulla politica estera non cambierà atteggiamento mai e poi mai, sa benissimo che la sua unica possibilità di continuare a fare il presidente del Consiglio è attaccarsi in tutto e per tutto all’America. Finché si attacca a Biden i suoi avversari e i suoi falsi alleati la faranno governare. Il boss sta a Washington. Finché lei sarà la plenipotenziaria del segretario di Stato Usa in Italia nessuno la toccherà. Certo però Meloni ha parlato anche di modello polacco, ha detto che non abbandonerà l’Ungheria, ha confermato l’intesa con Vox. Non è d’accordo con il mainstream dell’Europa».

Il conflitto le ricorda una guerra del passato?
«Mi ricorda la figuraccia fatta dal generale Colin Powell, che era un’ottima persona, quando lo costrinsero a mostrare le finte prove sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. I nostri politici stanno cercando di farci credere che l’unico responsabile della situazione attuale sia Putin ma io temo che tra qualche anno sapremo di questa storia qualcosa di simile a quanto Tony Blair confessò anni dopo l’Iraq».

Spera che si arriverà a una pace, in tempi ragionevoli?
«Non credo, Biden è accecato dalla sua limitata capacità di intuizione politica».

Il prossimo mese ci sarà la manifestazione delle Acli alla quale ha aderito Conte. Non sarebbe stato giusto cominciasse o finisse davanti all’ambasciata russa?
«Sì. È evidente che non basta andare davanti all’ambasciata americana, anche se ritengo che il governo che in questo momento ha le redini della questione sia quello americano. Se davvero vogliono fare la pace, si fa in pochi giorni ».

6 replies

  1. “… Putin ha detto di essere pronto a sedere a un tavolo della pace e ha aggiunto, cosa ancora più allarmante, “come è stato detto molte volte”. Io non lo avevo mai sentito dire dai nostri media, eppure sono uno attento. Leggo quotidiani anche stranieri. Perché questo dettaglio è stato trascurato dai nostri politici e dai media? Perché nessuno ha preso in considerazione la possibilità?”

    Azzardo un’ipotesi: nessuno crede alla buonafede di Putin dopo quello che efferato ha fatto, dopo tutte le mediazioni che ha rifiutato e tutti sanno che la pace di cui lui parla è solo alle sue condizioni, cioè la resa dell’Ucraina. Certo, intendo tutti quelli con un minimo di intelligenza e non solo con una laurea in lettere tasca e tanta voglia dei propri 5 minuti di ribalta.

    E’ veramente uno schifo.

    Saro cattivo, ma penso che una volta finita sta storia, con tutta questa gente che rasenta il collaborazionismo occorrerebbe un bel chiarimento.

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    • Forse ti sei perso qualcosa. Soprattutto ciò che veniva detto dai Russi in tema Ucraina molto prima del 24 febbraio. E non entro nel merito di sapere e riconoscere i crimini commessi dagli Ucraini sui filorussi da 8 anni. Per uno come te è un problema insormontabile. Sarò ancora più cattivo. A quelli che ragionano ( si fa per dire) così, che poi sono quelli che ci stanno portando al disastro, un chiarimento prima o poi verrà preteso. E sarà tosto.

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    • Il chiarimento a chi, a te che sei un collaborazionista americano?

      Chiedi come ci si può fidare di Putin.

      Bene: l’8 febbraio Maccaron propose un piano di pace a Russia e Ucraina, Putin accettò mentre Zelensky, dopo avere detto sì il giorno dopo ha detto NO.

      Come mai, cosa è successo quella notte in cui qualcuno gli ha consigliato di non accettare? Da chi prende ordini ZeZe?

      Gli accordi di Minsk e Minsk-2, che gli ucraini hanno usato SOLO per prendere tempo e riarmarsi, altro che pace.

      Dal 19 febbraio ZeZe ha ordinato di triplicare i bombardamenti nel Donbass, proprio quella provincia che adesso gli ucronazi vogliono liberare dai russi!

      E tu chiedi, trollone che non sei altro, che sia Putin a rispondere delle sue posizioni?

      Ma chi credi di prendere in giro ‘Mario'(netta)?

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  2. L’UNIONE EUROPEA NON ESISTE- Viviana Vivarelli.
    Sta accadendo qualcosa di molto pericoloso che non era mai successo prima.
    Tutti i Paesi europei sono caduti in una escalation militarista.
    Potrebbe essere solo l’esigenza, mai sentita finora, di una difesa europea comune, ma al momento si manifesta come invio unanime di truppe e mezzi finanziari all’Ucraina. Perché questa guerra è eminentemente americana, la solita guerra che gli USA combattono per interessi che sono i loro ma in un territorio che non è il loro, con devastazioni che non sono e non saranno sul territorio americano. Qui siamo nel cuore del continente euroasiatico e Biden ha già detto che non manderà all’Ucraina un solo soldato.
    Sarebbe il momento che l’Unione europea cominciasse a farsi valere, ad esistere come un organismo unitario che si interpone tra gli interessi americani e quelli russi e ha una linea di azione propria, senza essere un coacervo disordinato di Stati che vanno ognuno per proprio conto. Ma questo miracolo non succede e l’unica unione, inutile, che si vede è quella per cui ognuno manda soldati e armi a Kiev, per fare ancora una volta e contro sé stesso gli interessi americani. Questa volta partecipano tutti, persino la Svizzera e la Finlandia che sono sempre state autonome e neutrali. E addirittura la Germania, che rinuncia per la prima volta alla sua tradizione pacifista e potenzia il suo esercito con una spesa di 100 miliardi!! L’Europa, serva degli USA, riesce ad unificarsi solo con una servitù comune agli interessi degli USA. Già 20 dei 27 Paesi Ue, tra cui Italia, Belgio, Olanda, Repubblica ceca, Spagna, Portogallo, Paesi Baltici, Francia, Svezia, ma soprattutto Germania – mandano armi e soldi a Kiev.
    Finora si vedeva di cattivo occhio chi armava i Paesi in guerra. Ora questo è la norma.
    Nemmeno durante la guerra in Yugoslavia l’Ue si era spinta a tanto. Anche l’Ungheria, notoriamente non allineata all’Ue, ha consentito le sanzioni comuni e si offre per accogliere i profughi.
    Lo spettacolo è desolante. E’ come se una serie di vassalli non trovasse mai il modo di emanciparsi dall’imperatore, e, mentre finora ognuno non ha fatto che perseguire il proprio particolare anche contro gli altri, ora non vedessero altro tipo di unione possibile che quella di mettersi insieme per favorire ancora una volta l’imperatore, pur sapendo che questi non ci metterà nulla di suo e assisterà solo, indifferente, alla rovina di tutti per rafforzare solo il proprio potere.
    Noi non sappiamo come questa vicenda andrà a finire ma una cosa è certa: non sarà così che l’Ue diventerà un organismo libero e autonomo e riscatterà sé stessa.
    Sono passati 77 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, ma è come se non fosse passato un giorno e non ci fossimo mai liberati dai ‘liberatori’.

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