La Francia è a secco: così il paese è rimasto senza benzina

(Francesco De Remigis – il Giornale) – La Francia è a secco. Da Nord a Sud le stesse scene per le raffinerie in sciopero: stazioni di rifornimento chiuse, code interminabili e prezzi della benzina in aumento. Di fronte a una crisi che si trascina da giorni, senza che il governo abbia fatto granché fino a ieri, Emmanuel Macron ha scelto la prova di forza; anche a costo di trovarsi milioni di francesi di nuovo in piazza, come quattro anni fa con le rivolte dei gilet gialli.

Accusata di inerzia, la premier Elisabeth Borne (che fino a lunedì sera era con 16 ministri in Algeria) dopo aver minimizzato per giorni la bomba sociale casalinga, nel frattempo deflagrata, si è fatta sentire ieri, ordinando la «requisizione» di una raffineria e precettando alcuni lavoratori per far riprendere il funzionamento dello stabilimento Esso-ExxonMobil di Port-Jérôme, in Normandia: due dipendenti per lo stretto necessario ieri, altri due questa mattina. Tutti gli altri hanno confermato lo sciopero lanciato il 27 settembre, con cui puntano al rialzo del 10 per cento dei salari, visti gli extraprofitti delle aziende e l’inflazione oltre il 5%.

Ma lo stabilimento, per quanto il più grande, non risolve granché, fanno notare i neogollisti, che bocciano il governo. In Francia sono 8 le raffinerie: 6 ferme. Il ministero della Transizione energetica parla di 1 stazione di rifornimento su 3 con «problemi», ferma o chiusa perché senza benzina. E prevede «giorni» per uscire dallo stallo. «Non certo in un’ora», ammette il portavoce del governo Olivier Vérain. Le regioni più colpite dall’emergenza carburante sono l’Hauts-de-France e l’Ile-de-France dove il 48,4% e il 33,9% delle pompe sono a secco. Nella Loira, a Montargis, i camion della spazzatura hanno ridotto i turni. E nella Marna una società di ambulanze ha dovuto sospendere in parte le attività di soccorso.

Borne batte i pugni sul tavolo. Macron fa sapere che non sta a lui mediare con Total, che vanta un utile di 10,6 miliardi di dollari da gennaio a giugno 2022. La Cgt, l’organizzazione sindacale alla base del braccio di ferro, con l’altra sigla Fo, denuncia un attacco «inammissibile al diritto di sciopero».

Intanto Parigi e dintorni sono nel caos. Per mettersi in viaggio anche solo per lavoro si è arrivati al bagarinaggio della benzina, con svariati arresti di chi vendeva taniche piene agli automobilisti che tentavano la sorte: ad Arcueil, un 20enne voleva 3,50 euro al litro in una stazione chiusa; a Créteil, 4 uomini tra i 19 e i 22 anni proponevano bidoni da 50 litri.

Ieri TotalEnergies non chiedeva più di revocare i picchetti ma solo una ripresa delle consegne, accettando la serrata forzata auspicando una trattativa. I lepenisti tacciano di mancanza di forza il governo.

E in una Francia paralizzata, la sinistra cavalca l’onda sindacale, invitando allo sciopero generale. Mentre Alain Robert, noto come lo «Spiderman francese» ieri si è arrampicato sulla torre Montparnasse senza imbragature (210 metri) per chiedere di fermare la protesta e un accordo tra i Ceo delle compagnie petrolifere e i sindacati.

Non ci sono solo le raffinerie. Anche nelle ferrovie c’è chi incrocia le braccia. E pure i dipendenti delle centrali nucleari si stanno mobilitando, chiedendo a loro volta il 5% in più in busta paga. Oggi si fermerà la centrale di Gravelines, la più potente dell’Europa occidentale. Il 79% dei francesi giudica il governo non all’altezza di gestire la crisi della benzina. Nel caos, Macron ospiterà oggi Mario Draghi all’Eliseo. «Un saluto di congedo» per preparare il terreno alla visita del presidente francese a Roma e in Vaticano il 23 e 24 ottobre.

5 replies

  1. “La Francia sta per scoppiare?
    Date: 13 Ottobre 2022Author: ilsimplicissimus 0 Comments

    Un litro di benzina costa ormai tre euro e gli spacciatori di carburante girano per le strade di Francia a vendere la loro merce visto che ormai un terzo dei distributori è chiuso per mancanza di carburante e che bisogna fare lunghissime file in quelli che ancora hanno carburante nelle cisterne . Che succede? Qualcosa di più complesso di un semplice rialzo dei prezzo e della reazione popolare: in questo caso sono i dipendenti di Total Energies ed Esso-Exxon Mobil sono in sciopero già da tre settimane. facendo mancare oltre il 60 per cento della capacità di raffinazione del Paese , ovvero qualcosa di equivalente come 740 mila barili al giorno. E Parigi è stata costretta ad aumentare le importazioni pagando prezzi molto alti, in effetti quei prezzi folli che sono la logica conseguenza di due anni e passa di gestione del gas e del petrolio da parte di Bruxelles. La protesta è stata organizzata per ottenere degli aumenti di stipendio che sono rimasti al palo a fonte di un’inflazione che gli istituti di statistica cercano di tenere bassa più o meno al al 6% mensile, ma che in realtà arriva anche al doppio specie per quanto riguarda i generi alimentari. Secondo uno studio il 61 %dei francesi stima di aver perso oltre la metà del proprio potere d’acquisto. Naturalmente il governo ha tentato di forzare la situazione, ma è riuscito a fare peggio: l’ordine di ritornare la lavoro emesso dal primo ministro Elisabeth Borne sotto la minaccia di multe e di procedimenti penali, come se si fosse in una qualunque dittatura sudamericana, è caduto nel vuoto e i sindacati proseguono nella protesta, non hanno ceduto di fronte alla minacce.

    Questa è in un certo senso la vera novità nel senso che per oltre due anni i governi sono stati abituati ad imporre l’obbedienza almeno a gran parte della popolazione, con gli spauracchi sanitari e forse si aspettano che l’abitudine all’obbedienza, il richiamo del gregge continui anche oltre tale ambito, ma questa volta il governo francese si è trovato completamente spiazzato. Anche perché lo sciopero nelle raffinerie ha messo in moto un effetto valanga per cui molti camionisti hanno annunciato il fermo forzato, infermieri e medici annullano le visite a domicilio, mentre le imprese dell’industria manifatturiera, dell’agricoltura, dell’estrazione mineraria e della produzione di petrolio e gas incontrano difficoltà a mandare avanti l’attività anche a causa dei prezzi altissimi dell’energia. La deputata verde Sandrine Rousseau ( i verdi francesi non hanno nulla a che vedere con quelli tedeschi) ha chiesto uno sciopero generale: “Spero che questo sciopero nelle raffinerie sia la scintilla che provocherà uno sciopero generale. Il livello di rabbia nel Paese è così alto che penso ci sia una reale opportunità per bloccare e cambiare le politiche liberali perseguite da il governo”, Se si arrivasse davvero a uno sciopero generale , il governo del primo ministro francese Elisabeth Borne potrebbe dimettersi, ma Macron non ha la maggioranza in parlamento. Una coalizione di forze sovraniste e di altre contrarie alla guerra potrebbe anche arrivare alla guida del Paese. E’ questo il terrore delle oligarchie: che saltino gli anelli delle catene Ue e Nato.

    D’altronde anche i ministri francesi scalpitano: per esempio ieri Il ministro dell’Economia e delle Finanze Bruno Le Maire ha criticato gli Stati Uniti per aver venduto GNL a quattro volte il prezzo che fa ai fornitori statunitensi. “È fuori questione che permettiamo al conflitto in Ucraina di portare al dominio economico americano e all’indebolimento dell’Europa” ha detto in Parlamento. Ma non si sa quale possibilità effettiva ci sia di sfuggire a questa morsa visto che si è messa volontariamente la testa nella tenaglia. Probabilmente solo una vera rivolta popolare è in grado di cambiare davvero le cose.”.

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  2. I salariati del settore hanno rivendicato il 10% e il 5% di aumento che al momento viene negato ma conoscendo l’animo dei cugini sono certo che Macron dovrà dare un dispiacere ad alcune delle 7 sorelle e come dice il commentatore precedente nel Bel Paese tutto tace. Impariamo.

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  3. Hanno anche l’atomica e il diritto di vero all’ONU. Ed anche ancora un sacco di colonie( o ” influenze”) in giro per il mondo. E non hanno ospitato la nascita del fascismo.

    Del resto basta ascoltare il loro inno nazionale e poi il nostro: pereppepe’ compreso… Noi siamo pronti alla morte, loro a bagnare nel sangue dei nemici le loro bandiere…
    Una marcetta versus un drammatico richiamo alla feroce resistenza.
    A volte i dettagli contano.

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