Pd, tutti gli errori e le contraddizioni di Enrico Letta

La campagna dem è stata (quasi) tutta sbagliata. La prudenza sui diritti civili, il M5s dato per spacciato troppo in fretta, l’intesa con Fratoianni e Bonelli che erano contro l’agenda Draghi, il dietrofront su Rosatellum e Jobs act. Ora a Letta non basta appellarsi al voto utile.

(Paola Alagia – tag43.it) – Tra scivoloni, gaffe e retromarce, da quando ha chiuso le liste, il Nazareno non ha avuto più pace. E adesso ci si mette pure il fuoco amico. Mentre ormai mancano una manciata di giorni al voto, infatti, persino la senatrice di +Europa Emma Bonino alza la voce sull’alleato: «Il Pd non ha mai avuto grande attenzione ai diritti civili», ha detto ieri a Radio anch’io. E poi ancora: «Continua ad avere posizioni sempre molto prudenti per non dire di peggio». Ma Bonino a parte, tirando le somme, si può concludere che il Partito democratico si è complicato la vita da solo, con scelte e posizioni maturate tra le mura della “ditta” di un tempo. E menomale che lo scopo del segretario Enrico Letta era quello di mandare messaggi chiari, invitando gli elettori a «scegliere»: talmente si è immedesimato nella grafica del claim d’apertura della sua campagna elettorale (le proposte dem su uno sfondo rosso, contrapposte a quelle degli avversari su sfondo nero) che, a furia di semplificare, ha finito col confondere le acque. E così oltre l’autoironia del suo stesso meme con pancetta da un lato e guanciale dall’altro (e la sua netta scelta di campo sulla carbonara per il «guanciale tutta la vita»), a un pugno di giorni dal voto, sul campo resta solo una prateria di contraddizioni e nonsense.

Pd, tutti gli errori e le contraddizioni di Enrico Letta

Il M5s dato per morto un po’ troppo in fretta

L’ultimo in ordine di tempo, che tra l’altro ha il sapore di un vero e proprio autogol, è solo di qualche giorno fa. «Con Fratoianni e Bonelli accordo per la difesa della Costituzione, non faremo il governo insieme», ha detto l’inquilino del Nazareno durante il confronto con la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni su Corriere.it. Parole che non hanno fatto piacere agli alleati, in primis al leader Verde Angelo Bonelli: «Non siamo qualcosa di cui vergognarsi». 

Senza contare, tra l’altro, che a sinistra il campo “ristretto” al solo asse con VerdiSinistra italiana è anch’esso nato su basi contraddittorie. Il Pd ha chiuso le porte al M5s, in nome del tradimento cinque stelle al governo Draghi, per aprirle a Nicola Fratoianni che ha convintamente occupato i banchi dell’opposizione. «Una campagna tutta sbagliata fin dall’inizio», si è sfogato un dem deluso con Tag43. «L’errore è stato dare per spacciato il Movimento, diciamo la verità. E invece abbiamo dato a Giuseppe Conte nuova linfa vitale». Non solo, la stessa fonte ha rimarcato inoltre un errore tattico: «Abbiamo chiuso le liste troppo presto, dando un ulteriore vantaggio al campo avversario».

 Se è per questo, le bordate a Letta arrivano anche dall’esterno del perimetro piddino. Il leader di Italia vivaMatteo Renzi, è tra quelli che non hanno lesinano critiche finora. Il senatore di Rignano, infatti, non ci ha girato intorno: «Il Pd sta facendo campagna per la Meloni, sta lavorando a tempo pieno per lei».
 Di sicuro la scelta di demonizzare l’avversaria, sbandierando il rischio democratico, non pare si sia rivelata una strategia vincente. L’attacco anacronistico sul fascismo, del resto, non ha attecchito. E la retromarcia è stata inevitabile: «La democrazia non è a rischio se vince la destra, ovviamente. Il nostro sistema regge e reggerà», ha precisato il segretario il 7 settembre ai microfoni di Rtl 102.5.

Pd, tutti gli errori e le contraddizioni di Enrico Letta

Ma quale voto utile, ormai lo scenario va in un’altra direzione

E che dire dell’appello al voto utile, tra l’altro da sconfitto quasi predestinato? Si tratta di un richiamo che in generale irrita l’elettore di sinistra e che a maggior ragione non ha presa di fronte a una narrazione che vede il centrodestra come probabile vincitore. Uno scenario che inevitabilmente fa pendere la bilancia verso un voto d’opinione. Non a caso, stando agli ultimi sondaggi pubblicati, crescono da un lato il Terzo polo e dall’altro il Movimento. Ma tant’è, per Letta c’è solo una strada «per fermare la destra»: scegliere il Pd e la sua coalizione. Peccato che l’appello alquanto remissivo del leader dem si sia limitato a questuare un 4 per cento in più con lo scopo di «tenere la destra sotto il 55 per cento e di rendere la partita contendibile». Della serie: siccome non posso vincere, punto almeno a limitare i danni. Il front runner della lista progressista si è poi tolto i sassolini dalle scarpe contro Renzi sul Rosatellum, come se non si trattasse di una legge voluta a suo tempo dal Pd. Un remake, inoltre, lo abbiamo visto anche sul Jobs act, altra disciplina targata dem che però l’ex premier e il ministro del Lavoro Andrea Orlando adesso dicono di voler superare.

Troppi dietrofront, anche quello sul taglio dei parlamentari

Pure il leader di Azione Carlo Calenda, in verità, ha avuto gioco facile nell’incunearsi su un’altra uscita contraddittoria del segretario Pd, che aveva definito «un errore» il taglio dei parlamentari. Letta se ne era chiamato fuori e aveva tirato in ballo in qualche modo il suo predecessore Nicola Zingaretti: «Non è da imputare a me, facevo altre cose». Così è subito partito il dardo via Twitter dell’ex ministro allo Sviluppo economico: «Il taglio dei parlamentari lo avete votato per sudditanza morale e culturale ai cinque stelle, e poi non avete fatto nulla». Sono servite a poco quindi le correzioni di tiro arrivate da fonti del Nazareno secondo cui il segretario «era e resta contrarissimo al taglio non accompagnato da una riforma seria del Rosatellum». Infine, persino la tanto sbandierata «Agenda Draghi», totem all’ombra del quale era stata imposta la conventio ad excludendum del M5s, si è via via ridimensionata nella narrazione dem, considerate le smentite in tema da parte dello stesso presidente del Consiglio. Insomma, non manca la confusione sotto il cielo democratico. Al Pd rimane ancora un po’ di tempo per mostrare “occhi di tigre” invece che di coniglio bagnato, sempre che in quest’ultimo scampolo di campagna elettorale non si fermi di nuovo il bus elettrico che Letta ha scelto per girare l’Italia. È successo il 10 settembre scorso tra Alessandria e Torino. In questo caso la mossa elettorale per blandire gli ecologisti sarebbe stata azzeccata. Ma a volte ci si mette di mezzo anche la sfiga.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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7 replies

  1. Va be dai…..
    Ormai mi sono quasi stufato di criticare il pd.
    Ringrazio letta per l’ottimo lavoro fatto in campagna elettorale e , in particolare, per aver dato un grandissimo contributo alla realizzazione del mio sogno più confessabile:
    Vedere il pd scendere sotto al 10%.
    Anche un 9,9 mi basterebbe……

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  2. LA MORTE ANNUNCIATA- Viviana Vivarelli
    LETTA, OVVERO IL BECCHINO DEL PD

    Una campagna elettorale sbagliata come quella del Pd sarebbe stato difficile farla.
    A parte l’errore colossale di aprire le porte a tutti meno al M5S, che era l’unico che conveniva tenersi buono per far numeri e contrastare la Meloni, e a parte il tirarsi indietro esiziale davanti a tutte le questioni civili, sempre promersse e mai realizzate, e il disinteresse totale per la recessione e il carovita impazzito, Letta le ha cannate proprio tutte, a partire dai ridicoli slogan dei manifesti, basati su contrapposizioni elementari che hanno generato similitudini grottesche, facendolo deridere su tutti i social.
    Certo che ne vuole di intelligenza per presentare ad un popolo spaventato dalla guerra, dalle bollette e dall’aumento esagerato del carovita, la stessa agenda di chi che in 7 mesi ci ha messo in braghe di tela rovinando l’Italia e portando lo spread a 230, l’inflazione all’8,8 e i poveri a 12 milioni, mentre vanificava i 230 miliardi di Conte, cercava di stoppare la ripresa edilizia del superbonus, seviziava la giustizia col liberitutti ai più ricchi e favoriva solo multinazionali, clientele, fabbriche di vaccini, rovinatori di ponti e fascisti rifatti.
    A furia di semplificare e di scendere nel trito, l’unica cosa che gli elettori potevano capire è che il Pd un programma non ce l’ha, a parte la riproposizione grottesca dell’Agenda Draghi che era un peggiorativo totalitario delle Agende Monti e Renzi, già abbondantemente provate, fallite e odiate, e che ha avuto la sua epitome con la ripresentazione di candidati già abbondantemente respinti dagli elettori, come Casini a Bologna, che, se non era un insulto ai Bolognesi, non so cos’altro fosse.
    Non ci voleva un Premio Nobel per capire che il Pd, con queste scelte vergognose e umilianti, avrebbe perso, fors’anco avvilendo quello zoccolo duro di vecchi rincoglioniti che ha resistito ad ogni intemperia in onore dei nei tempi in cui c’era ben altro Enrico.
    L’ultimo errore in ordine di tempo è stato richiamare Bonelli e Fratoianni e poi dir loro che il Pd non avrebbe mai fatto un governo con loro. Ma allora cosa li hanno chiamati a fare? A spazzare il Nazareno? Dunque il Pd prima ha chiuso le porte ai 5 stelle per preferire Verdi e Sinistra, poi ha chiuso le porte anche a loro per governare non si sa con chi. Ma è così che si fa?
    Ma allora ditelo che si gioca a perdere e che Letta è stata mandato dai poteri neri dell’Occidente per far fuori ogni rimasuglio di sinistra e imporre un biderismo più nero delle SS.
    Fantastico poi il suo attacco al Rosatellum. Ma non è stato il Pd a volerlo e votarlo? E l’attacco al Job act! Sarà stato mica il M5S a volerlo e non Renzi con dietro tutto il Pd festante? Insomma il Pd si presenta alle elezioni, attaccando le leggi fatte dal Pd !!! Un capolavoro!
    Persino Renzi, a questo punto, ha detto che Letta faceva campagna per la Meloni, bruciandolo sui tempi, visto che il loro pappa e ciccia attuale sembra preludere proprio a rapporti nuziali più forti di quelli con Calenda.
    Se vogliono fare una nuova accozzaglia con la destra con dentro il Pd lo dicano pubblicamente per esser chiari, perché altro non si riesce a vedere, anche se qualcuno glielo dovrebbe dire a Letta che tra il boia e quello che gli tiene il cesto, l’elettore preferisce sempre il boia, almeno ha una funzione più chiara.
    Ma il massimo Letta lo raggiunge presentandosi già perdente ed elemosinando voti perché, sennò “La destra ne avrebbe tanti che potrebbe cambiare la Costituzione da sola”, cioè facciamola vincere “ma poco” sennò dilaga. Ma che discorso è? È così che parla il rappresentante di quel partito che era il terzo partito della sinistra europea? Cosa ne penseranno persone come Melanchon, Sanchez o Corbyn? Non voglio saperlo. Mi vergogno troppo. Ma se gli elettori votano pure questa porcheria, mi dispiace per la loro intelligenza, ma dove ce n’è poca si rischia che ce ne sia sempre meno. Come ha detto Qualcuno: “A chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto pure quello che ha”.
    Dietrofront anche sul taglio dei parlamentari. Prima lo volevano, ora non lo vogliono più? Come se poi fosse il numero e non la percentuale che conta!
    E ci vogliamo mettere la buffonata degli ‘occhi di tigre’!??
    Ma chi glieli scrive gli slogan a questo?
    Io lo licenzierei in tronco!
    E se fosso il Supremo, manderei una saetta sul pulmino elettrico del boss. Come? Già fatto? 🙂

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  3. ma davvero si raccolgono opinioni di persone che rappresentano solo sé stessi definendoli Leader di…. Capo di… Terzo Polo… Provo vergogna non per quei due poveracci ma per chi li descrive in quel modo.

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  4. “… sempre che in quest’ultimo scampolo di campagna elettorale non si fermi di nuovo il bus elettrico che Letta ha scelto per girare l’Italia. È successo il 10 settembre scorso tra Alessandria e Torino. In questo caso la MOSSA ELETTORALE per BLANDIRE gli ECOLOGISTI sarebbe stata azzeccata. Ma a volte ci si mette di mezzo anche la sfiga.”

    … O, piuttosto, la lunga mano di Dio, per colpire gli ipocriti.

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