Il pacco da 60 miliardi di Draghi al governo che verrà

(Franco Bechis – veritaeaffari.it) – A Giorgia Meloni che è considerata la favorita per la vittoria elettorale del 25 settembre, ma a chiunque altro dovesse fare meglio di lei, Mario Draghi ha lasciato un conto da inserire in legge di bilancio 2023 di 57,5 miliardi di euro, oltre a un intervento da 4,8 miliardi di euro per il mese di dicembre. Non è un dispetto, intendiamoci, ma è il peso del passaggio di testimone a chi verrà dopo del decreto Aiuti ter approvato ieri dal Consiglio dei ministri di Mario Draghi.

Facendo diventare un po’ stucchevole il dibattito sullo scostamento di bilancio o meno, ieri il governo ha allargato e di molto i cordoni della borsa per venire incontro a famiglie e imprese sui costi della energia (gas ed elettricità) pur utilizzando a copertura solo gli extraprofitti che il governo ha avuto dalle entrate. Il costo previsto per l’aiuto alle imprese è di 9,5 miliardi di euro, che sono la gran parte di un provvedimento che vale 14 miliardi di euro.

I crediti d’imposta

Con quella cifra si rimborsa il 30% della spesa per elettricità e gas a tutte le imprese, allargandone molto la platea, visto che si parte da chi ha contatori di 4,5 Kw quindi anche piccoli esercizi commerciali come bar, pizzerie e ristoranti. Alle imprese energivore il costo gas ed elettricità è rimborsato invece al 40%. Nessuno riceverà aiuti cash, ma otterrà crediti di imposta senza alcun tipo di plafond che verranno scambiati nel 2023 con le tasse da pagare e che potranno essere scontati subito con le banche e ceduti a catena fino a un massimo di due volte. L’unica condizione è che la maggiore spesa per gas ed elettricità sia stata superiore di almeno il 30% su base trimestrale a quella sostenuta nell’analogo trimestre dell’anno 2019.

Gli aiuti alle bollette

È evidente che nessuno resterà fuori da questo tipo di aiuti, perché le bollette sono aumentate rispetto al 2019 anche di quattro o cinque volte e rischiano di salire ancora. L’intervento previsto da Draghi però è relativo solo ai prossimi mesi di ottobre e novembre, ed è tutta lì l’eredità che si lascia al governo che verrà. Perché è impensabile che una agevolazione di questo tipo possa essere tolta da chi viene dopo Draghi, visto che non si vedono all’orizzonte interventi in grado di stabilizzare e calmierare i prezzi di gas ed energia in modo continuo in tempi che siano di settimane o anche solo mesi.

Tutte le bozze di interventi proposte sia a livello europeo che anche solo per il mercato italiano o comportano costi pubblici per rimborsare i distributori di energia e gas di un prezzo politico eventualmente stabilito per imprese e famiglie (e quindi per le casse dello Stato cambia poco), o prevedono sistemi complicati che possono entrare a regime solo nel medio termine.

La legge di bilancio del governo Meloni

La legge di bilancio per il 2023 che spetterà al governo Meloni o a quello che dovesse uscire vincitore dalle urne dovrà quindi prevedere un tempo consistente in cui finanziare questi interventi. Si parte dunque da meno 57,5 miliardi su base annua e al massimo si può correre il rischio di spesare solo un semestre (e quindi metà di quella somma) nella speranza che si trovino soluzioni continentali per calmierare i prezzi in tempi abbastanza rapidi.

È un rischio però limitarne troppo la portata, anche perché la scelta fatta da Draghi di pagare con percentuali fisse gli extra costi energetici è soggetta alla fluttuazione del prezzo di quelle materie prime. Quindi i rimborsi possono costare meno se il prezzo scende, ma anche costare molto di più se salirà ancora nei prossimi mesi magari per la scarsa quantità del bene a disposizione.

Le forniture di gas

Per altro è proprio questo lo scenario disegnato dagli esperti delle materie prime come da quelli di geopolitica: Vladimir Putin è in grado di chiudere del tutto per lungo tempo le forniture all’Europa utilizzando gli extra profitti già in cassa e gli impegni di acquisto di petrolio e gas presi con lui a Samarcanda da molti paesi, Cina e India in testa. E dagli Stati Uniti come aiuto stanno arrivando dossier buoni per inquinare la campagna elettorale, più che navi stracolme di gas liquido ceduto a prezzo di favore.

Di questa situazione che la mette di fatto con le spalle al muro è ben conscia la Meloni, assai meno i suoi compagni di strada: con un fardello così in eredità nella prossima legge di bilancio non ci sarà spazio per nessun altro tipo di intervento e di sostegno.

E la copertura solo per il tema energia sarà complicatissima da trovare senza fare scostamenti di bilancio sul 2023, anno in cui secondo molti istituti internazionali l’Italia potrebbe trovarsi in recessione e quindi con un Pil in caduta che farebbe aumentare matematicamente il rapporto con il debito pubblico. Sacrosanto l’intervento di ieri di Draghi che per altro tutte le forze politiche chiedevano, ma è una bomba accesa che si passa nelle mani del governo che verrà.

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