Cose che voi umani… Napoli. “Vicienzo” De Luca sostiene Di Maio

Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, è uno che mantiene i patti. Quindi ha dato un ordine: “Votate Giggino”. Perché il ministro Luigi Di Maio non è più il “noto sfaccendato”, “coniglio” e “mancato carpentiere” da perculare durante le dirette facebook del venerdì […]

(DI VINCENZO IURILLO – ilfattoquotidiano.it) – Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, è uno che mantiene i patti. Quindi ha dato un ordine: “Votate Giggino”. Perché il ministro Luigi Di Maio non è più il “noto sfaccendato”, “coniglio” e “mancato carpentiere” da perculare durante le dirette facebook del venerdì. Nemmeno l’odiato “bibitaro venditore di chinotti e noccioline allo stadio con Genny la Carogna”, indimenticabile perla di affetto regalata nel 2017, che in politica equivale a un’era geologica. No, ora Di Maio è il candidato del Pd da sostenere a Napoli, collegio Fuorigrotta-Chiaia. Collegio sul quale, per la qualità dei competitor (l’ex ministro 5S Sergio Costa, la ministra di Azione Mara Carfagna, la meloniana Mariarosaria Rossi, l’avvocato Domenico Ciruzzi per Up di De Magistris), sono accesi i riflettori di mezzo mondo.

E quindi De Luca sta facendo campagna per Di Maio, chi l’avrebbe mai detto. È una delle clausole dell’impegno non scritto stipulato con Enrico Letta. Prevede il silenzio-assenso ai nomi scelti dal segretario dem, lasciato libero di usare i plurinominali campani per i suoi paracadutati e protetti (Dario Franceschini in primis). In cambio, il presidente campano ha ottenuto la riconferma alla Camera dell’adorato figliolo Piero De Luca (blindato da capolista a Salerno), e un paio di collegi contendibili per i fedelissimi: il vice Fulvio Bonavitacola e il presidente della commissione Trasporti Luca Cascone, gente che affianca Il Monarca (titolo del saggio-inchiesta su De Luca edito da PaperFirst) da quando era sindaco di Salerno.

Quanto alle note tensioni personali tra De Luca e Di Maio, è bastata una stretta di mano per scioglierle. Il sito Napolispia ha riferito di un incontro riservato tra i due. È avvenuto il 6 settembre a Palazzo Santa Lucia, la sede della Regione Campania. Governatore e ministro hanno parlato a porte chiuse, mentre i rispettivi staff attendevano fuori.

De Luca è un uomo dal potere trentennale. Sa come usarlo. Così ha fatto partire le telefonate dai luoghi del potere e dalle persone del potere: giunta, consiglio regionale, società e aziende partecipate infarcite di management scelto per appartenenza politica. “Votate Giggino”. Qui non si usano i social per il proselitismo, qui si usa la voce. Tra malumori e mal di pancia, il ceto dem ha deciso di obbedire alle indicazioni provenienti da una segreteria provinciale soddisfatta dalla candidatura come capolista del giovane segretario di Napoli Marco Sarracino. E così si vedono cose che non poteva immaginare neanche Roy Batty, il replicante di Blade Runner. Tipo Enza Amato, presidente del consiglio comunale di Napoli, erede di una famiglia politica cresciuta nel Pci-Pds-Pd tra sindacalismo e operaismo, accompagnare Di Maio in giro per il quartiere.

Lo staff di De Luca è composto da professionisti della politica vecchio stampo. Ai quali è affidato il lavoro di raccordo sul campo per la ricerca del consenso. Persone come Luigi Cimmino, che nel curriculum ricorda esperienze di dirigente di partito iniziate nel 1998. O come Nello Mastursi, che era contemporaneamente nella segreteria regionale del Pd e in quella del governatore quando gli piovve addosso l’accusa di aver tramato all’insaputa di De Luca una trattativa illecita sulla sentenza che lo mantenne in carica nonostante una condanna in primo grado per abuso d’ufficio (poi annullata in Appello e in Cassazione). Mastursi si dimise da tutto, è stato condannato in primo grado, poi è rientrato nella squadra di De Luca alla chetichella. Ora gli coordina le liste elettorali e le candidature, tiene gli elenchi degli amici. Ai quali dire e far dire: “Votate Giggino”. L’indicazione corre tra telefonate, whatsapp, incontri riservati.

Anche le manovre interne al consiglio regionale campano possono essere utili allo scopo. Si racconta di una trattativa riservata per raggranellare qualche voto dal gruppo dei Moderati. Se Di Maio dovesse farcela, il favore verrebbe ricambiato attraverso una fusione con i consiglieri dimaiani guidati da Valeria Ciarambino, e la concessione di un assessorato al primo rimpasto. “Votate Giggino” resta la parola d’ordine.

E lui, Giggino, che fa? Si barcamena tra caseggiati e pescherie, inaugura comitati elettorali slalomeggiando tra le contestazioni – memorabile l’inaugurazione di domenica scorsa nella ‘sua’ Pomigliano d’Arco, funestata da attivisti 5S che gli hanno urlato ‘traditore’ – e imita Patrick Swayze in Dirty Dancing con l’aiuto dei camerieri della trattoria “Nennella”. Ora che De Luca gli vuole bene, a sbeffeggiarlo ci ha pensato il direttore di Cronache di Caserta, Maria Bertone. Rivelando che Di Maio aveva preteso di autopubblicarsi una intervista, rifiutando le domande della redazione. “Gli ho risposto no, grazie, se vuole può stamparsi i manifesti e affiggerli a spese sue”. E ha spiattellato tutto in prima pagina.

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6 replies

  1. Quando l’affar conviene il passato non sovviene. Dopo una lunga era di disprezzo reciproco arriva il coronamento di una nuova alleanza. Giggino il risvegliato, Giggino l’illuminato. De Luca il misericordioso, De Luca il compassionevole. Inchiniamoci alle particelle nobiliari e alle qualità umane che simboleggiano.

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  2. “Tra malumori e mal di pancia, il ceto dem ha deciso di obbedire alle indicazioni”

    Ecco l’essenza del Pd: battere i tacchi davanti al Potere.
    🤮

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  3. Questa è la dimostrazione della causa di come cresca sempre più il disprezzo per la politica da parte dei cittadini

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