L’ultima Regina, per fortuna

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Una cosa è certa, la novantaseienne Elisabetta seconda, la sovrana che ha regnato su due secoli,  sarà l’ultima regime.

Doveva saperlo bene, avendo accompagnato il suo paese alla demolizione del suo mito imperiale, culminato nella brexit e nell’insensato protagonismo rivendicato nella guerra della Nato in Ucraina.

Oggi per è la giornata del compianto, stampa e popolo dei sociale si bea dei tailleur color sorbetto, della scrupolo severo che ha accompagnato gli anni di regno, del rispetto di quel format che le avevano incollato addosso, anaffettivo, algido, salvo che le per sue passioni da gentildonna di campagna, i cavalli, la caccia alla volpe, quel wiskyno la sera davanti al caminetto i suoi shortbread  consumati con la stessa frugalità che riservava contatti con il popolo salutato con quell’inimitabile gesto composto della mano.

È tutto un parlare dei suoi capricciosi cappellini unica concessione alla femminilità, a quegli abiti sontuosi da cerimonia degna dell’omonimo Castelle,    che la trasformavano in una di quelle bambole piazzate sul letto, adornata come una madonna di Pompei, di perle, diamanti, smeraldi che ogni tanto concedeva   a una nuora, a sancire la simpatia del momento per una nuora   di una suocera capricciosa, autoritaria e  vendicativa.

«Dichiaro di fronte a voi che la mia intera vita, che sia lunga o breve, sarà dedicata al vostro servizio e al servizio della nostra grande famiglia imperiale», disse all’atto dell’incoronazione quella regina per caso per via dell’abdicazione di di Edoardo VIII che aveva prima catapultato il modesto Bertie sul trono e poi alla sua dipartita prematura la figlia Elisabetta appena ventunenne.

Doveva proprio essersi incapricciata di quel giovanottone di esplicite simpatie filonaziste, burbanzoso e inanellatore di gaffe passate alla leggenda, cui rimase fedele così come rimase fedele al suo programma che doveva combinare efficienza, equilibrio tra tradizione e modernità, che purtroppo come in una normale famiglia alto borghese si è poi tradotto in scandali,  abusi animati dalla presenza delle schiave sessuali del magnate Jeffrey Epstein, in troppe bevute, in patologie del comportamento e così via.

Ha dovuto ceder alla pressione popolare inchinandosi davanti alla sciacquetta che aveva guadagnato il favore della gente e non sarò la prima o l’ultima volta. Invece su altri fronti si dimostrò incrollabile.

Perché sotto quelli cappellini si nascondeva una micidiale macchina da guerra, che sapeva combinare imperialismo e colonialismo interno, Le ha dichiarate tutte  le guerre, quelle delle della Nato e quelle inglesi, perfino quella della Malvinas, per il controllo e il possesso delle Falkland e della Georgia del Sud e delle Isole Falkland, fortemente voluta dalla Thatcher. Cui diede campo libero per il massacro sociale che riportò i minatore al tempo dei D.H.Lawrence e i loro figli a quelli di Oliver Twist. Ne abbracciò con reale indifferenza la filosofia del Tina: non c’era alternativa ai comandi liberisti, all’acquisto di armi al posto di spese sociali, alla pressione sugli immigrati,. Le due lady di ferro in perfetta consonanza fecero strame con la compiacenza della middle classe preparando il terreno per il seguito, le guerre dei progressisti alla Blair, dentro e fuori il Paese.

Non era sufficiente aver rubato il simbolo della Grecia, il Partenone, bisognava avvilire il suo popolo, cancellare la sua dignità affamarlo. E coì per gli altri colpevoli di infingardaggine, indolenza mediterranea, eppure in ammirazione, si direbbe, del sistema reale e imperiale, così sontuoso e potente.

Non la finirò mai di stupirmi  per la nostra acquiescenza ai miti, alle icone,  da Hollywood a Londra, si vede proprio che abbiamo un’indole servile.

30 replies

  1. 90 mlrd di euro di patrimonio in eredità. Non ho la forza di ricercare se la famiglia reale faccia o meno opere di beneficenza. Ditemelo voi. Sennò si vomita vita natural durante

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  2. ….. e nessuno parla del Britannia…. il panfilo ormeggiato in Italia in cui lei insieme ai notabili inglesi è a draghi letta e Ciampi posero mano alle privatizzazioni selvagge e criminali in Italia.

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  3. Ma perchè bisogna dedicare tanta attenzione a una comune mortale che per tutta la vita ha finto di vivere nel medioevo con tanto di corona e mantelli rossi con il collo di pelliccia di ermellino?
    Quando ero molto piccolo potevo anche trovare divertente Biancaneve e Cenerentola ma adesso tutto ciò mi fa solo pena.
    Queste minkiate lasciamole agli inglesi che , se non altro, sono sempre stati degli idioti e quindi le apprezzano ancora.

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  4. Saranno cavoli dei Britannici. Maggiorenni, vaccinati e pure più ” democratici” di noi. Certamente da più tempo.
    Pensiamo ai nostri, piuttosto.
    Magari non fare tornare – e riempire di soldi- il pseudo re assassino preterintenzionale e il pseudo principe ballerino sarebbe stato molto più saggio.
    Ma meglio fare le pulci agli altri.

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      • Era per correggere quanto scritto dall’autrice. Capisco che la cosa vi dia fastidio perché tifavate Argentina, ma purtroppo gli invasori – in quell’occasione – erano i vostri amichetti torturatori argentini. E comunque stiamo parlando di un evento del 1982, il fatto che gli vogliano mandare i loro soldati in Ucraina nel 2022 non c’entra una mazza. Stai confondendo le mele con le pere.

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  5. Articolo (ma è più un editoriale) decisamente insulso, pieno di errori di ortografia (“regime” invece di regina, whisky scritto senza “h”), inesattezze (Elisabetta divenne regina quasi ventiseienne, non “appena ventunenne”), ripetizioni (“per il controllo e il possesso delle Falkland e della Georgia del Sud e delle Isole Falkland”) e minchiate in libertà (i marmi del Partenone erano già a Londra da più di un secolo, quando Elisabetta nacque), il cui unico scopo sembra essere quello di palesare il personale pregiudizio dell’inusualmente breve Lombroso verso il personaggio (come se ci fossero dubbi, in proposito).
    Colpa mia che l’ho letto.

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  6. nel Regno Unito si celebra una sovrana che con grande dignità ha assistito allo smantellamento dell’impero coloniale ereditato dai suoi predecessori ed ha sopportato stoicamente una quantità abnorme di scandali della famiglia reale. Con un altro monarca, la Corona sarebbe stata certamente in pericolo. Il re Farouk , d’Egitto, disse che gli unici re che sarebbero sopravvissuti sarebbero stati i 4 delle carte più quello del Regno Unito, ed i fatti gli hanno dato ragione, scandinavi e olandesi contano come Giggino a’pultrona.
    Comunque, grandiosa la definizione di “sciaquetta “ per “the Princess of the People”, condivido totalmente

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  7. “Sic transit gloria mundi”: sul piano umano la morte livella eccome! Un consuntivo sul piano tanto umano che politico va dunque fatto e solo l’aspetto politico potrebbe rivelare ancor più qualche miseria umana della defunta, assieme alla grandiosità che politicamente si voglia giustamente o meno attribuire al suo operato in vita e proprio per la preminente posizione rivestita.

    Però è impossibile che ciò non accada anche sulla base dei fattori di simpatia o di antipatia, in quanto ben veicolati dai media di supporto, politico-istituzionale e non. In ogni caso se un personaggio pubblico viene meno c’è il momento del cordoglio – attuale e necessario, salvo i casi di damnatio memoriae – e quello dell’analisi critica del personaggio – analisi storica, ma anche attualizzabile e dunque più ideologica. Del resto “morto un re se ne fa un altro” e pertanto l’aspetto celebrativo del defunto è innanzitutto celebrazione del regime politico da lui rappresentato in vita ed implicatamente del suo vivente successore.

    Ecco perché impiantare l’analisi critica proprio quando prevale come assolutizzante la celebrazione significa per gli uni coraggio anticonformista mentre, per gli altri, solo
    fastidioso cattivo gusto
    Il giudizio anti-conformista sarà ben più rischioso se endogeno al sistema, pressoché inoffensivo se prodotto dal nemico già dichiarato: dunque perché mai dei presidenti di nazioni avverse all’anglosfera, ossia alla vocazione imperialista dei paesi di ceppo linguistico anglosassone, dovrebbero partecipare al cordoglio o addirittura ai funerali, se non in un’ottica di distensione voluta da entrambe le parti? E in tal caso fieramente avversata. Mentre dal di dentro, perfino con estreme rozzezza e stupidità, l’analisi critica viene assimilata a quella del nemico, che va solo demonizzato: il tale sarà mica un putiniano o un filocinese o un terrorista irlandese o … ?!

    Pur non di meno sono i fattori simbolici e rappresentativi utili ai viventi che permangono. Così in Italia, una “Repubblica Democratica” e per di più “fondata sul lavoro”; una res di appartenenza publica che, tre quarti di secolo fa, si sbarazzò di una indegna casa sabauda. Tuttavia quale sarebbe la dignità di una qualsivoglia monarchia se non la sua originaria promanazione da un elitario regime oligarchico, fondato sul censo ereditario e sui suoi autoreferenziali privilegi? Pertanto il cui fondativo ordine costituito sembra esprimersi principalmente tramite la brutalità del dominio di una parte minoritaria di quella specifica umanità su una parte enormemente maggioritaria.

    Storici come Barbero richiamano l’originaria funzionalità medievale del contratto sociale aristocratico: il signore feudale, esponendosi in prima persona con i suoi eserciti, proteggeva la comunità dei suoi sudditi dai pericoli esterni e anche curando e valorizzando con i suoi architetti ed artisti i beni propri ma di popolare comune uso.

    Così perché mai dovrebbe ribellarsi a questo munifico signore un popolo di sudditi ben protetti da tentativi esterni di dominazione, magari più schiavistica? Nonché popolo valorizzato nella propria appartenenza comunitaria dalla grandiosità di luoghi di giustizia civile, di pubblico culto, di socializzante diporto (i “circenses”) e “con la pancia piena” (il “panem”).
    Se poi si tratta di un popolo, come l’inglese, proveniente da consolidate tradizioni coloniali e imperialiste?

    Peraltro proprio vivendo in una Repubblica ci sarebbe da seriamente chiedersi perché proprio da noi si esprima da sempre questo culto informativo e ossequioso della famiglia reale inglese; con tutti i suoi “fasti imperiali di provincia e di impero” e per di più orgogliosamente distaccata dall’Europa? Perché di questa famiglia reale vengono “umanizzati”, perfino nei tanti difetti, più o meno tutti i suoi componenti e così affollando i media in tutte le maniere, secondo il vigente motto del jet-set: “purché se ne parli”.

    Proprio il caso di una propaganda di regime contrastante con il nostro?!  Esiste per questo, almeno apparente, paradosso una risposta minimamente convincente?
    Basti ricordare:
    1) l’influenza che ebbe la politica inglese sugli esiti unitari del Risorgimento italiano, anche tramite la masson;
    2) i legami politici con l’Italia, variamente intessuti lungo l’intera prima metà del novecento e negli esiti delle sue due guerre mondiali;
    3) la cessione rafforzata di questa tendenziale leadership agli USA tramite la Nato e, nei fatti, mantenendo con gli USA stessi il più privilegiato rapporto di interessi politico-militari ed economico-finanziari: la detta “anglosfera” …
    Ciò non può che significare il necessitato legame, a vincolante tendenza conservativa, tra le nuove oligarchie economiche e politiche italiane repubblicane e quelle inglesi di ben più antica provenienza aristocratica.
    Del resto perché mai la monarchia inglese dovrebbe valorizzare la trascorsa monarchia sabauda? Mentre al contempo rimangono abbastanza solidi i legami, specie se parentali, tra l’istituzionale aristocrazia inglese e l’aristocrazia italiana ufficialmente inesistente ma ben conservata nei casi di connessione familiare o di interesse con la casta politico-economica italiana.

    Dunque la questione, certamente complessa, andrebbe una volta per tutte considerata alla luce comparativa dei vari modelli di oligarchia, sottesi tanto ad un regime monarchico quanto ad un regime repubblicano. Con le variabili costituzionali e parlamentari del primo ed autocratiche in senso piramidale del secondo…
    Una volta per tutte superando il dogma monocratico assolutizzante, tendenzialmente irrealistico e fuorviante: non solo è impensabile che un uomo solo possa dominare una nazione, se non in quanto rappresenti l’oligarchia dominante nelle maniere più differenti, ma anche che l’oligarchia costituisce il fondamento su cui si sostiene comunque un regime, che sia monarchia o dittatura, che sia repubblica democratica pluripartitica o repubblica democratica mono-partitica. Insomma sussiste sempre un nesso tra la rappresentatività popolare (democrazia), il tendenziale dominio oligarchico e la vocazione ad una rappresentazione variamente simbolica ed unitaria del consenso nazionale (monarchia, repubblica, dittatura, autocrazia).
    Proprio l’estremamente varia combinazione di questi fattori ne permettono una più compiuta analisi politologica comparativa; da cui comunque il fattore oligarchico risulterà la componente più decisiva per l’aggregazione e la formazione del consenso.

    Del resto da sempre i popoli sono governati da regimi cui essi stessi offrono il loro consenso. Questo può accadere nelle forme sociali più differenti ma, nei fatti, se un regime dura secoli è perché comunque gode, tanto nelle medie che nelle lunghe evoluzioni storiche, del consenso del suo popolo. Quando questo non accade più o il popolo fa le rivoluzioni per modificare (fase cruenta) o a riformulare (fase restaurativa) la struttura oligarchica. Così se le rivoluzioni, raramente, riescono ciò accade perché esse esprimono un altissimo e fon troppo diffuso tasso di malcontento. Ma ciò prima o poi produrrà solo un mutamento di regime oligarchico a varia rappresentazione unitaria.

    Nella sostanza o quella oligarchia si ricicla in nuovo ordine costituito, ricollocandovi o meno i propri privilegi affinché tutto cambi pure restando in avvantaggiata continuità con il passato, oppure viene sostituita da oligarchie nuove in cui condizionatamente potrebbero inserirsi rappresentanti delle precedenti.
    Ecco perché la Monarchia inglese mantiene nel XXI secolo la sua vitalità: tradizione storica e fortissimi legami con i più forti ordinamenti oligarchici d’oltreoceano. Mentre i “parvenu” della Storia, e in primis le pericolose oligarchie monopartitiche comuniste cinesi ed ex-sovietiche, vanno trattate con lo spirito coloniale di ieri, di oggi, di sempre.

    Ma non è detto che il mondo intero riesca a vivere e a sopravvivere grazie ad un unico imperio internazionalista, più o meno complesso nelle sue subordinate articolazioni extra-territoriali.

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  8. “Vocazione imperialista dei Paesi di “ceppo anglosassone”(?)
    Anche noi avevamo l’ Impero, e il “ceppo” è mezzo africano. Solo che ci è andata male: manco la Libia…
    (E poi dice niente l’ Impero Romano? E quello Cinese?…)

    Il mondo si divide tra “chi può” e “chi non può”. Chi può fa l’ impero, chi non può lo perde, o ci fa una figura di merda.
    Il “ceppo” (razza?) non ci entra alcunchè. E’ solo questione di tempo, e di tempi: ci hanno provato tutti.

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    • Certamente, l’imperialismo coloniale è un dato politico e socio-culturale ben più generalizzabile…
      In effetti, scritto di getto l’intervento è carente. I punti nodali a me della questione sembrano ben altri:
      1. la relazione comparativa e l’evoluzione storica delle oligarchie;
      2. le interazioni tra oligarchie in epoca di internazionalismo assolutizzante e di globalizzazione.
      3. l’apparato simbolico rappresentativo di un qualsivoglia regime all’interno e all’esterno dello stesso.

      Roba complessa non risolvibile tramite facili slogan. Ho cercato di migliorare ma solo nell’ottica di un indirizzo per approfondimenti ben altri e non certo solo possibili per il sottoscritto. Nella sostanza mi ha colpito il piglio anticonformistico dell’articolo, ma l’ho trovato un po’… sbrigativo. Adesso però so che anche il seguente, su un altro piano, è anch’esso “sbrigativo”: materiale di riflessione insomma. Grazie per lo stimolo!

      Elisabetta II, ossia la sacrale rappresentazione simbolica di un vertice oligarchico

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      • Buongiorno,
        leggo con attenzione e apprezzo i suoi commenti.
        Però quando inserisce un link che “rimbalza” altrove, tolga quelli che che fanno da sponsor.
        Per due motivi:
        1) Non voglio credere che il suo intervento miri a beneficiare degli eventuali “introiti” diretti o indiretti.
        2) Può avere effetti giuridici a suo sfavore e a questo sito ( o a quelli in cui avviene una simile operazione ).
        E’ poco noto che il meccanismo di raccolta dei dati utente, voluto o non voluto dallo stesso, è cambiato profondamente da alcuni mesi in base ad una sentenza storica, che assume valore internazionale e che ha modificato lo status dell’utente generico.
        La prima società “colpita” è Google.
        Leggere qui
        E’ complesso ma i primi effetti ci sono già anche in Italia.
        Un numero elevato di siti sta “aggiustando” le proprie pagine per non incorrere negli effetti a latere.
        Infosannio ha provveduto, parzialmente.
        In pratica chi fa da “rimbalzatore” commette un illecito e può essere perseguito direttamente dal Garante alla Privacy anche in un processo ordinario.
        E’ il caso di una società italiana che ha tentato di evitare il danno sostenendo che la vera responsabile fosse una società terza che gestisce per di essa il sito.
        Il Garante della Privacy non lo ha riconosciuto, anzi: ora sono davanti al giudice ordinario.
        La sentenza “storica” è stata ottenuta tramite una mobilitazione di numerose associazioni di utenti Internet che si sono costituiti parte in causa.
        Per dirla in termini “semplici”, ora l’indirizzo IP utilizzato da un utente è considerato alla stessa stregua di un dato anagrafico.
        IP versione 4 o versione 6
        Di storico c’è in più, almeno per questa volta, l’ amministrazione U.S.A., per ora diversamente dal passato, non è intervenuta in “difesa” di Google, anzi.
        Altri cosiddetti player simili a Google, stanno uniformandosi al cambiamento.

        Senior systems Engineer
        stefano tufillaro

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      • Nessun guadagno economico, semmai lavoro gratuito, tutt’al più per tanto eventuali quanto improbabili onori postumi. 😂
        Non solo!

        1) Premesso che come lei saprà, su un blog di base della  WordPress, ossia gratuito tanto per l’utente amministratore che per gli utenti fruitori, è semmai la società in questione a guadagnarci con i suoi contratti pubblicitari. E questo – pur non coinvolto – non lo riterrei minimamente contestabile in quanto corrispettivo di un consistente suo lavoro di gestione.

        2) Premesso che, sempre per far quattrini, la WordPress offre la possibilità dietro apposito corrispettivo ai “suoi” blogger di utilizzare a proprio esclusivo vantaggio ogni eventuale inserimento pubblicitario. Non è il mio caso e mi sa pure di fregatura…, ma nel caso accadesse sarebbe un corrispettivo di un lavoro svolto ed evidentemente apprezzato.

        3) Altresì premesso che il sito-blog nacque a suo tempo a supporto in e-learning della mia trascorsa docenza accademica. Un supporto non solo contrattualmente non dovuto ma pure gestito molto onerosamente e generosamente dal docente e per di più possibile modello per la DAD pandemica (una non distratta scorsa alla homepage sarebbe estremamente chiarificatrice in proposito…).

        4) Premesso che l’inserimento di link ad altri siti è prassi corrente ovunque nella comunicazione multimediale, derivata dall’arcaica, oramai stabilmente implicata “ipertestualità”. Lei stesso inserisce un link al sito de Il Manifesto, dunque fa il “rimbalzatore” a favore degli interessi economici di quel giornale e della sua casa editrice?! 😂

        5) Premesso che ogni link sul web, connettendo ad altri siti, presuppone sempre il contatto con la loro pubblicità. E che proprio gestori come Google utilizzano i trucchi più rivoltanti e plagianti per trattenere sulle proprie pagine pubblicitarie i navigatori più sprovveduti. Ma chi scrive cosa ci azzecca con Google?!

        Premesso tutto questo, pur mettendoci tutta la mia buona volontà ed attenzione assieme ad una più che discreta formazione giuridica, recepisco come tragicomica, piuttosto che offensiva, la sua nozione ranocchiesca di “rimbalzatore”, curiosamente attribuitami.
        Probabilmente lei fa riferimento ad una casistica che non conosco né mi riguarda né mi coinvolge. Insomma i riferimenti tecnici che pone alla mia attenzione sono non solo estremamente ultronei ma del tutto inappropriati e quindi incomprensibili per chiunque rispetto l’assunto di avvio …

        Invece se avesse dato un’occhiata un tantino più attenta al blog (gratuito in tutti i sensi) Musica&Musicologia ne avrebbe scoperto meriti non da poco. E proprio in termini di informazione gratuita sulla poco nota legislazione dell’Alta Formazione Artistica e Musicale, nonché degli Istituti Universitari e di istruzione secondaria superiore e inferiore, in quanto ad essa connessi.
        Pensi piuttosto a tali verifiche prima di correre il rischio di risultare gratuitamente offensivo. Ma comunque grazie per la sua attenzione e considerazione.

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      • Buongiorno,
        leggo con attenzione e apprezzo i suoi commenti.
        Però quando inserisce un link che “rimbalza” altrove, tolga quelli che che fanno da sponsor.
        Per due motivi:
        1) Non voglio credere che il suo intervento miri a beneficiare degli eventuali “introiti” diretti o indiretti.
        2) Può avere effetti giuridici a suo sfavore e a questo sito ( o a quelli in cui avviene una simile operazione ).
        E’ poco noto che il meccanismo di raccolta dei dati utente, voluto o non voluto dallo stesso, è cambiato profondamente da alcuni mesi in base ad una sentenza storica, che assume valore internazionale e che ha modificato lo status dell’utente generico.
        La prima società “colpita” è Google.
        Leggere qui
        E’ complesso ma i primi effetti ci sono già anche in Italia.
        Un numero elevato di siti sta “aggiustando” le proprie pagine per non incorrere negli effetti a latere.
        Infosannio ha provveduto, parzialmente.
        In pratica chi fa da “rimbalzatore” commette un illecito e può essere perseguito direttamente dal Garante alla Privacy anche in un processo ordinario.
        E’ il caso di una società italiana che ha tentato di evitare il danno sostenendo che la vera responsabile fosse una società terza che gestisce per di essa il sito.
        Il Garante della Privacy non lo ha riconosciuto, anzi: ora sono davanti al giudice ordinario.
        La sentenza “storica” è stata ottenuta tramite una mobilitazione di numerose associazioni di utenti Internet che si sono costituiti parte in causa.
        Per dirla in termini “semplici”, ora l’indirizzo IP utilizzato da un utente è considerato alla stessa stregua di un dato anagrafico.
        IP versione 4 o versione 6
        Di storico c’è in più, almeno per questa volta, l’ amministrazione U.S.A., per ora diversamente dal passato, non è intervenuta in “difesa” di Google, anzi.
        Altri cosiddetti player simili a Google, stanno uniformandosi al cambiamento.

        Senior systems Engineer
        stefano tufillaro

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  9. Un articolo illeggibile pieno di strafalcioni si vede che la signora ha dichiarato guerra alla grammatica e alla sintassi. In futuro prima di pubblicare, per non farci soffrire, faccia correggere gli articoli da qualcuno che abbia almeno frequentato le scuole dell’obbligo grazie.

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  10. L’articolo contiene qualche refuso ed imprecisione, denota una certa frettolosita’ e puo’ essere giusto invitare gentilmente l’autrice a fare piu’ attenzione. Personalmente mi trovo in questo caso anche poco in sintonia con il contenuto del pezzo. Mi domando pero’ quale possa essere il grado di istruzione di chi non si rende conto che si tratta di refusi e di una certa frettolosita’ e ritiene che l’autrice dell’articolo non abbia superato la scuola dell’obbligo e abbia addirittura bisogno di lezioni di grammatica e sintassi.
    Puo’ anche essere che la commentatrice l’abbia finita la scuola dell’obbligo e sia andata pure oltre, ma se prendo sul serio il commento mi sembra che la commentatrice non sia in grado di dare una corretta valutazione di un testo scritto. In questo caso si potrebbe dire una maestrina piuttosto ignorante. Probabilmente pero’ il commento non va preso sul serio, si tratta solo di uno di quei commenti fatti da chi prova un sadico gusto ad offendere. Ce ne sono di persone cosi’, internet fa da sfogatoio per simili individui. Mi domando quale sia lo stimolo che spinge a sfogarsi pubblicamente con commenti inutili e sgradevoli.
    Non e’ mia intenzione offendere ne’ discutere una situazione particolare, se intervengo e’ per esternare un interesse piuttosto generale, che potrei definire culturale, sociologico e psicologico, di capire che cosa spinga tante persone a non farsi nessuno scrupolo ad esprimersi pubblicamente in modo poco rispettoso, offensivo e villano nei confronti di persone che non conoscono. Non e’ una cosa che riguarda questo commento o questo articolo, ma piu’ in generale tanti commenti che vengono messi su internet. Lo scopo dei commenti dovrebbe essere quello di permettere a tutti di esprimere il proprio parere portando argomenti di discussione, mi sembra che sia un’opportunita’ che viene data. Mi domando perche molti lo intendano invece come un mezzo per sfogare i loro bassi istinti mostrando la parte peggiore di se’.

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  11. Per il Sig. Stufillaro:

    Nessun guadagno economico, semmai lavoro gratuito, tutt’al più per tanto eventuali quanto improbabili onori postumi. 😂
    Non solo!

    1) Premesso che, come lei saprà, su un blog di base della  WordPress, ossia gratuito tanto per l’utente amministratore che per gli utenti fruitori, è semmai la società in questione a guadagnarci con i suoi contratti pubblicitari. E questo – pur non coinvolto – non lo riterrei minimamente contestabile in quanto corrispettivo di un consistente suo lavoro di gestione.

    2) Premesso che, sempre per far quattrini, la WordPress offre la possibilità dietro apposito corrispettivo ai “suoi” blogger di utilizzare a proprio esclusivo vantaggio ogni eventuale inserimento pubblicitario. Non è il mio caso e mi sa pure di fregatura…, ma nel caso accadesse sarebbe un corrispettivo di un lavoro svolto ed evidentemente apprezzato.

    3) Altresì premesso che il sito-blog nacque a suo tempo a supporto in e-learning della mia trascorsa docenza accademica. Un supporto non solo contrattualmente non dovuto ma pure gestito molto onerosamente e generosamente dal docente e per di più possibile modello per la DAD pandemica (una non distratta scorsa della homepage sarebbe estremamente chiarificatrice al proposito…).

    4) Premesso che l’inserimento di link ad altri siti è prassi corrente ovunque nella comunicazione multimediale, derivata dall’arcaica oramai stabilmente implicata “ipertestualità”. Lei stesso inserisce un link al sito de Il Manifesto, dunque farebbe il “rimbalzatore” a favore degli interessi economici di quel giornale e della sua casa editrice?!

    5) Premesso che ogni link sul web, connettendo ad altri siti, presuppone sempre il contatto con la loro pubblicità. E che proprio gestori come Google utilizzano i trucchi più rivoltanti e plagianti per trattenere sulle proprie pagine pubblicitarie i navigatori più sprovveduti. Ma chi scrive cosa ci azzecca con Google?!

    Premesso tutto questo, pur mettendoci tutta la mia buona volontà ed attenzione assieme ad una più che discreta formazione giuridica, recepisco come tragicomica piuttosto che offensiva la sua nozione ranocchiesca di “rimbalzatore”, curiosamente attribuitami.
    Probabilmente lei fa riferimento ad una casistica che non conosco né mi riguarda né mi coinvolge. Insomma i riferimenti tecnici che pone alla mia attenzione sono non solo estremamente ultronei ma del tutto inappropriati e quindi incomprensibili per chiunque rispetto l’assunto di avvio …

    Invece se avesse dato un’occhiata un tantino più attenta al blog (gratuito in tutti i sensi) Musica&Musicologia ne avrebbe scoperto meriti non da poco. E proprio in termini di informazione gratuita sulla poco nota legislazione dell’Alta Formazione Artistica e Musicale, nonché degli Istituti Universitari e di istruzione secondaria superiore e inferiore, in quanto ad essa connessi.
    Pensi piuttosto a tali verifiche prima di correre il rischio di risultare gratuitamente offensivo. Ma comunque grazie per la sua attenzione e considerazione.

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