Milioni alle cliniche, spese folli e nostalgie “nere”: i governi FdI

Giorgia Meloni ha deciso di candidarsi nel collegio uninominale dell’Aquila e martedì ha aperto la campagna elettorale ad Ancona. La scelta dei due capoluoghi di Abruzzo e Marche per conquistare Palazzo Chigi non è casuale: sono le due Regioni governate oggi da Fratelli d’Italia. […]

(DI GIACOMO SALVINI – ilfattoquotidiano.it) – Giorgia Meloni ha deciso di candidarsi nel collegio uninominale dell’Aquila e martedì ha aperto la campagna elettorale ad Ancona. La scelta dei due capoluoghi di Abruzzo e Marche per conquistare Palazzo Chigi non è casuale: sono le due Regioni governate oggi da Fratelli d’Italia. Meloni vuole dimostrare che come il suo partito può guidare questi due territori del centro Italia, allora può farlo anche a livello nazionale. Ma a L’Aquila e ad Ancona, dopo rispettivamente due e tre anni di governo, i risultati non sono quelli sperati: passi indietro sui diritti, nostalgie fasciste, bilanci in rosso e una sanità ridotta allo stremo a causa di riforme che hanno favorito i privati o non hanno risolto la grande questione della medicina territoriale.

La prima regione conquistata da FdI è stata l’Abruzzo di Marco Marsilio nel 2019. L’amministrazione ha affrontato la pandemia cercando di fare accordi con i privati: l’8 aprile 2020 il governatore ha firmato un’ordinanza che regolava i rapporti con i privati secondo cui le cliniche non solo sarebbero state pagate per le prestazioni ospedaliere, ma vi sarebbero state riversate tutte le prestazioni che prima dell’emergenza riguardavano gli ospedali pubblici. L’obiettivo era quello di “garantire il celere smaltimento delle liste di attesa medio tempore” ma le opposizioni hanno accusato la giunta di aver stretto l’accordo anche per tutto il 2021 senza prima fare un check nelle strutture pubbliche. Proprio in quei giorni, ad aprile 2020, in piena emergenza pandemica, la Regione aveva approvato una “pace legale” con le imprese che sanava tutti i contenziosi della Regione e degli enti pubblici, comprese le Asl, con le imprese private. Un provvedimento che i sindacati avevano definito un “condono in piena regola”. Dopo le immagini degli ospedali abruzzesi in difficoltà, ancora oggi, dopo tre anni di governo, la giunta Marsilio non ha presentato un piano sanitario regionale e la sanità è regolata ancora dalle direttive dell’epoca di Luciano D’Alfonso. Un ritardo che sta provocando disservizi: da una parte la giunta paga 120 milioni alle Regioni vicine per garantire le cure degli abruzzesi fuori confine, dall’altra il disavanzo sulla sanità ammonta a 150 milioni. “Non si può governare una Regione senza programmazione – dice Francesco Taglieri, capogruppo del M5S in consiglio regionale – sulla sanità e sul sociale Marsilio ha fatto un disastro”. Il governatore non si è nemmeno fatto mancare uno scontro con la magistratura. A giugno il direttore generale dell’Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi, è stato rinviato a giudizio per corruzione dal gup di Pescara nell’ambito di un’inchiesta su un appalto, secondo i pm pilotato, da 11 milioni euro. Marsilio però ha preso le difese di Ciamponi attaccando i giudici e definendo il rinvio a giudizio “un errore”. Un’uscita che non è piaciuta ai magistrati abruzzesi con l’intervento dell’Anm regionale: “Dichiarazioni inaccettabili”.

Nelle Marche, regione conquistata nel 2020 da Francesco Acquaroli, dopo trent’anni di governi rossi, finora non è andata meglio. La giunta è stata subito coinvolta in polemiche per le nostalgie fasciste: Acquaroli e il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti il 28 ottobre 2019 parteciparono a una cena ad Acquasanta per commemorare la marcia su Roma. Sull’assessore al Bilancio Guido Castelli, oggi candidato di FdI in Senato, invece è uscita una foto da giovane con tanto di t-shirt nera e saluto romano davanti alla cripta di Mussolini a Predappio. Ma è sui diritti che le Marche hanno fatto un passo indietro, come ha accusato Chiara Ferragni: la Regione non ha aderito al protocollo nazionale del ministero della Sanità (12 agosto 2020) sulla pillola abortiva Ru486 (l’aborto farmacologico) di fatto disapplicando la legge 194. Il capogruppo meloniano, Carlo Ciccioli, tutt’oggi paragona l’aborto alla “sostituzione etnica”. FdI ha risposto in una nota spiegando che il 92,9% degli ospedali marchigiani praticano aborti, ma è un dato fuorviante: sia perché risale al 2020, quando governava il Pd, sia perché riguarda solo gli ospedali ma non i medici obiettori (il 70%, sopra la media nazionale del 64%) né i consultori, autorizzati a fare aborti solo dal 2020. L’atto più importante della giunta Acquaroli è stata proprio la riforma della Sanità che aveva l’obiettivo di ricostruire il sistema dopo anni di privatizzazione targata Pd. La riforma ha eliminato l’Asl unica moltiplicandola per cinque aziende territoriali teoricamente più vicine ai cittadini: le opposizioni di Pd e M5S però hanno accusato Acquaroli di aver pensato solo a incrementare gli enti, in concorrenza tra loro, senza intervenire su ospedali e case di comunità. “La riforma non porta a un modello sanitario più vicino ai cittadini”, ha detto il consigliere regionale del Pd Domenico Mangialardi.

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4 replies

  1. I milioni alle cliniche e alle scuole private le dà anche il PD.

    https://www.tempi.it/referendum-scuole-bologna-merola-pd-la-sinistra-anti-paritarie-vuole-un-modello-che-non-esiste-nemmeno-a-cuba/

    Il referendum consultivo promosso dal Comitato cittadino contrario ad altri fondi pubblici comunali per le scuole private ha dato esito positivo per gli organizzatori. Ma questa è stata la risposta del Sindaco piddino:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/27/referendum-scuola-merola-dialogo-con-chi-ha-votato-a-ma-non-mi-dimetto/607840/

    Ovviamente l’ “ascolto” non c’è stato: Destra e Sinistra insieme appassionatamente. Nella ex “rossa” Emilia Romagna, nei fatti, funziona così da tempo.
    Sardine e “Bella Ciao” solo luetti per gli allocchi…

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