Le armi spuntate contro Meloni

Invece di insistere sulle difficoltà che il prossimo governo dovrà affrontare – bollette, conflitti sociali e sorveglianza internazionale – Letta e i suoi discettano di fascismo e di femminismo. E ancora invocano Draghi. Niente luna di miele per Giorgia Meloni, se diverrà presidente del Consiglio […]

(DI BARBARA SPINELLI – Il Fatto Quotidiano) – Niente luna di miele per Giorgia Meloni, se diverrà presidente del Consiglio: neanche se le destre otterranno una maggioranza parlamentare di due terzi e potranno cambiare la Costituzione senza dover ricorrere a referendum.

Basta attenersi al principio di realtà: il successo previsto dai sondaggi non sarà per nulla invidiabile, gli sforzi cui i vincitori si dovranno sottoporre saranno immensi, e la candidata n. 1 delle destre sembra esserne consapevole. Dell’economia italiana parla senza ottimismi. Gli esperti del suo campo – da Giulio Tremonti a Guido Crosetto – ripetono che il futuro sarà durissimo, in sintonia con l’Authority per l’Energia che pronostica per l’autunno il raddoppio delle bollette già oggi triplicate e un “rischio di tenuta del sistema elettrico”. Crosetto chiede un “patto con le opposizioni” per fronteggiare “momenti di difficoltà spaventosa” e conflitti sociali prossimi a guerre civili. A malapena Meloni tiene a freno Lega e Forza Italia, che promettono tagli inauditi alle tasse e Natale tutti i giorni.

A ciò si aggiunga la diffidenza con cui Meloni sarà osservata – meglio dire: sorvegliata – nell’Unione europea, nella Nato e in patria. Si sa che son sorveglianze umilianti: la Grecia le ha subite per 12 anni e ne esce impoverita e meno sovrana. Anche di questo la leader di Fratelli d’Italia è forse cosciente, visto che sulla guerra in Ucraina si è subito schierata a fianco della Nato, condividendo l’escalation verbale e militare di Biden. Ogni giorno le viene rinfacciata la vicinanza a Orbán, ma quest’ultimo ha scelto una neutralità sulla Russia che l’Italia non si permette più dagli anni di Moro e Andreotti, come dimostrato dal vistoso atlantismo di Draghi. L’Ungheria ha 9,7 milioni di abitanti e pesa infinitamente meno di un’Italia proiettata nel Mediterraneo dei conflitti permanenti.

Queste considerazioni sono assenti nella campagna condotta da chi avversa le destre, specialmente nel partito corposo di Enrico Letta oltre che nel quarto polo di Calenda e Renzi (chiamato terzo perché il M5S, essendo stato scomunicato, è escluso e anzi dato per morto). L’argomento principale dell’ex sinistra centrista è la contiguità di Fratelli d’Italia con il neofascismo, con la Fiamma nel simbolo: improbabile che Meloni perda per questo i voti operai tolti alla sinistra. Le rimproverano anche l’opposizione a Draghi, fingendo di non sapere che sono stati i metodi centralizzatori e le politiche di Palazzo Chigi a gonfiare, come in Francia, le vele della destra estrema.

Meloni è anche sospettata di puntare sull’immagine femminile senza essere femminista: un’accusa grottesca (le conservatrici femministe son rare), e non di rado fuori luogo. Meloni ha detto per esempio che la legge sull’aborto va pienamente rispettata, ma che va meglio applicata “la prima parte della legge, relativa alla prevenzione, per dare alle donne che lo volessero una possibilità di scelta diversa da quella, troppo spesso obbligata, dell’aborto”. Non vedo cosa ci sia di maligno nella volontà di aiutare le donne che non vorrebbero abortire, e lo fanno non per libera scelta ma per necessità, economica o familiare.

L’unico che guarda con lucidità al rischio Meloni, evitando il controproducente allarme fascismo, è Conte, secondo cui le destre al comando si riveleranno una “tigre di carta”, visto che saranno obbligate a “smontare le loro ricette” una dopo l’altra: “In una fase così delicata, che risposte può dare una coalizione che ha ritenuto prioritario trovare la quadra sulla spartizione dei collegi prima che sul programma? Salvini e Berlusconi giocano a chi la spara più grossa sulla Flat tax che è una presa in giro, mentre Meloni ancora non si è capito se la voglia” (Avvenire, 11 agosto). E a proposito del presidenzialismo aggiunge: “L’ipotesi di un centrodestra che cambia la Carta costituzionale è sicuramente preoccupante; la questione però è capire come scongiurarlo. (…) non si può pensare di vincere rispolverando l’incubo dell’orda nera che marcia su Palazzo Chigi: è un refrain che non ha mai funzionato. Bisogna vincere sui temi, sull’idea di Paese che si propone”. Anche l’Unione Popolare di De Magistris, se vuol crescere, farà bene a battersi sulla questione sociale e la riconversione ecologica, evitando l’insidioso refrain sul fascismo.

Intanto Letta (che avendo perso Calenda ha ingaggiato Carlo Cottarelli, e ha ammesso la sinistra di Fratoianni “solo per ottenere l’adesione dei Verdi”) resta aggrappato a Draghi, scommettendo sul suo ritorno se le destre si sfasciassero, nella convinzione che il banchiere centrale abbia risanato l’Italia e innalzato il suo prestigio, in patria e fuori. Purtroppo le cose stanno diversamente. Nell’ultima conferenza stampa, Draghi ha vantato “una crescita straordinaria”, vedendo giusto “nuvole all’orizzonte” quando invece son tempeste. Non ha contato nulla nel conflitto russo-ucraino. Ha gestito male il ritorno del Covid in primavera. Non ha fatto nulla per negoziare un adeguamento del PNRR all’economia di guerra cui siamo condannati.

L’opposizione sarebbe efficace se smitizzasse l’agenda Draghi, neoliberista e inadatta ai tempi di povertà, razionamento dell’energia, precariato. Da mesi il ministro Cingolani echeggia l’ottimismo di Palazzo Chigi, ripetendo la stessa bugia: che possiamo star tranquilli, che abbiamo gas a sufficienza.

Un’altra pecca rinfacciata a Meloni è il blocco navale dei migranti, giudicato “antieuropeo”. Accusa giusta, se non fosse intrisa di menzogne e ipocrisie. Fu il governo Gentiloni a stringere accordi con la Libia, nel 2017, perché bloccasse i fuggitivi anche con la violenza. È l’Unione europea che finanzia le guardie costiere della Libia chiudendo gli occhi sui suoi Lager di tortura e morte. È l’Unione che dai tempi del governo Renzi, nel 2016, paga la Turchia perché freni la fuga di siriani e afghani (6 miliardi di euro, estesi nel giugno 2021 sotto il governo Draghi). È sempre l’Ue che da giugno finanzia le guardie costiere egiziane (80 milioni di euro) per contrastare le migrazioni in Italia.

Tra i ministri Salvini e Minniti (Pd) la differenza non è grande, per quanto riguarda i patti con Stati autoritari o falliti. Ben prima del Memorandum italo-libico l’Onu aveva dichiarato, nel 2016: “La Libia non è un Paese sicuro e i rimpatri sono dunque illegali”. Ma l’Onu conta poco se paragonata alla Nato: nelle molte guerre occidentali, in quelle russe e sull’immigrazione. Una tragedia che purtroppo non comincerà con la vittoria di Giorgia Meloni.

6 replies

  1. Comunque vada , con tutta sta masnada di idioti politici che pensano solo a piazzare le terga su una poltrona , qualunque sia , non siamo messi per niente bene, poveri Bamba chi vota ancora sta banda di ladri .

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    • Poveri tutti, anche chi non li vota. Il Sistema è blindato. In teoria basterebbe il voto di un Bamba soltanto (ma saranno milioni ovviamente!) per far accomodare nuovamente i culi di lorsignori sui velluti dei palazzi romani. Dunque chi predica l’astensione come forma di protesta è un pio illuso. Stando così le cose, e siccome la speranza è l’ultima a morire, meglio sarebbe votare per quelle liste antisistema (fino a prova contraria) e vedere se anche quelle dopo un po’ ci rifileranno la solita sòla.

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  2. . Il tuo commento… mvafc!
    Quante palle, sisi le bollette, dopo il No sconsiderato al tap e all’utilizzo delle fonti di gas domestiche! Ma questa qua se ve li rinfaccia voi che rispondete? E allora le armi spuntate sono quelle che tacciono sulla condizione della sanità pubblica “pecchi senza sordi non si nda canta missa”. I medici dove sono? Chi sono i colpevoli di questa penuria se non i difensori delle caste e delle corporazioni, melona in primis? Perché nessuno ha fatto una battaglia campale per l’abolizione del numero chiuso. Non solo per le professioni sanitarie ma per i tassisti, i farmacisti, non facendo nulla per limitare gli enormi guadagni della casta odiosa dei notai, lasciando ai contraenti la facoltà di autenticità della firma davanti ad un pubblico ufficiale e o da un notaio. Tutto questo sta avvenendo a causa di classi politiche che allisciano le corporazioni, come il m5s con i “proprietari”, come si ritenevano loro, degli arenili. Adesso valle a puntare le armi contro i soliti sistemi di amministrazione del potere attraverso l’italica raccomandazione, cooptazione, la vicinanza agli amici degli amici, da chi si è sputtanato. Allora mi accontento del taglio della porcilaia, ma sempre nella convinzione che il danno fatto dai 5s sul versante della credibilità politica lo pagheranno i miei figli. E dinanzi alle continue porcate della pubblica amministrazione, sindaci che amministrano la cosa pubblica come al vertice di una cupola mafiosa in primis, cittu e suca!

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  3. Quest’articolo è pietoso, nel senso che fa pietà/ ribrezzo.
    Spara a zero sull’ “ex sinistra centrista” (cit.) ed esalta la ducetta, presentata come avesse già vinto.
    Parla di “rischio Meloni”, ma non si capisce in che consista, visto che sottolinea solo i presunti errori del PD.
    L’insieme si configura come l’ennesimo rigurgito d’odio vomitato da sinistra, quella sedicente sinistra verbosa, inconcludente e con zero credibilità (ricordo che questa giornalista, peraltro dall’illustre parentela, tolse alle europee il posto a Strasburgo a Furfaro, non rispettando l’impegno a suo tempo assunto).
    Tanta faziosità, pro Conte e i 5*, è evidente.

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