26 settembre: atterraggio morbido o no?

La Meloni farà anche cose buone: il refrain del fortunato: “Mussolini ha fatto anche cose buone” era soltanto questione di tempo in un paese che usa il passato per precostituirsi un alibi. Il via alle danze lo ha dato, meritoriamente, il Foglio, giovedì scorso […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – La Meloni farà anche cose buone: il refrain del fortunato: “Mussolini ha fatto anche cose buone” era soltanto questione di tempo in un paese che usa il passato per precostituirsi un alibi. Il via alle danze lo ha dato, meritoriamente, il Foglio, giovedì scorso, con un titolo festosamente marziale da scandire come la Marcia di Radetzky: “Lo scacco matto di Meloni”. Evvai! Sovrastante un editoriale del direttore mirabilmente sommariato: “Al Mef? Né Tremonti né Savona. Il Pnrr? Non va sabotato. In politica estera? Meno Le Pen,più Draghi. In cinque mosse, uno scenario nuovo di fronte ai suoi avversari: la post impresentabilità. Guida per orientarsi”. A proposito della quale (guida) non saremo mai abbastanza grati ai colleghi foglianti sempre così prodighi di ammaestramenti.

Una testata nucleare colpisce il vostro appartamento? Vostra moglie vi sorprende a letto con una sconosciuta? Niente paura: ecco una guida per venirne fuori in cinque mosse (più altre tre per affrontare la post degenza). Ora, davanti alle rassicurazioni sul governo Meloni prossimo venturo un lettore- elettore, per così dire antifascista, potrebbe reagire come quel tale che cade da un palazzo di cinquanta piani e a ogni piano mentre cade non smette di ripetere: “fino a qui tutto bene”. Perché, come sempre, il problema è l’atterraggio.

Cosa succederà, infatti, dopo il 25 settembre se alla luce dei sondaggi, da mesi noiosamente univoci e costanti nel fotografare il supervantaggio del centrodestra, la convocazione al Quirinale di Giorgia Meloni per ricevere l’incarico diventasse realtà. Prima donna a guidare un governo nella storia repubblicana e, soprattutto, come primo esponente di un partito che affonda le radici nel Movimento sociale, a sua volta erede della più fulgida tradizione fascista e repubblichina? A proposito del trauma storico che un simile evento potrebbe suscitare in una democrazia nata dalla guerra civile, Ernesto Galli della Loggia scrive sul Corriere che è “il momento della consapevolezza”. Non tuttavia “un banale embrassons nous, non l’oblio dei torti e delle ragioni”. Ma “la storia non può essere la prigione del nostro futuro”. Verrebbe da dire professore dorma pure tranquillo: scommettiamo che il 26 settembre sarà tutto un fiorire di manifesti e Calendari inneggianti alla post impresentabilità e alla pacificazione nazionale (senza contare, riesumate dalle cassapanche, le foto di nonni e zii in camicia nera)?

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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5 replies

  1. Il post 26 settembre si vedrà cosa succede a seconda di chi abbia vinto o chi abbia perso.
    Vince la destra? I giornaloni ci faranno due palle così con la storia del fascismo.
    Vince il Draghismo? I giornaloni ci faranno due palle così continuando a ripetere ad nauseam quello che sentiamo da un anno e mezzo a questa parte: draghi è il migliore e tutto il resto è mrd.
    Il problema però non è questo…..
    Il problema è:
    Quanto costerà il pane al 26 settembre? E le bollette? E la benzina?
    Questo è ciò che interessa di più a tutti noi……e se qualcuno ci illuminasse saremmo sicuramente molto più felici e sollevati, tanto che potremmo addirittura votarlo!

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  2. Ma Padellaro ci crederà davvero a quello che scrive?

    Cioè lui pensa che la Meloni abbia le spalle e il cervello per spostare un solo stuzzicadenti in Italia?

    No perché basta far salire lo spread e far uscire qualche scandaletto (quello del capo gabinetto PD era in frigo da tre mesi) e la Meloni è finita.

    E la prima a saperlo è proprio la Meloni (che infatti vola bassissima).

    Lo strano è che non lo sappia Padellaro che bazzica il circo da quarant’anni.

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