Chi votare? Così il “meno peggio” rischia spesso di portare al peggio

(di Alessandro Robecchi – ilfattoquotidiano.it) – Il concetto di “meno peggio” aleggia sulle elezioni di settembre come un solitario condor che cerca conigli nella pianura. L’esercizio può essere infinito: preferite esser chiuso in una stanza con una decina di vespe o con un giaguaro affamato? Scegliere il meno peggio vi sarà agevole, così come, alla lunga, tra mangiare male e non mangiare per niente, uno sarà costretto a scegliere la soluzione meno dannosa. Nella politica italiana la cosa funziona da secoli, la usò Silvio quando c’erano da fermare “i comunisti” (che vedeva solo lui), prima ancora la Dc a metà dei Settanta quando c’era da evitare il sorpasso del Pci, e va molto di moda oggi in cui si consigliano caldamente mollette per il naso a chi dovrebbe votare senza entusiasmi, ma con l’onorevole missione di scegliere il male minore.

Sembrerebbe una questione di logica ferrea, difficile da attaccare e in molti casi usata per forzare e stirare situazioni un po’ estreme: l’idea è che io – faccio un esempio da Milano – debba votare Cottarelli per fermare Giorgetti, o che – dico uno di Bologna – debba votare Casini per fermare Berlusconi (e tutti per fermare io sono Giorgia). Suggestivo. L’antico trucchetto funziona un po’ meno a questo giro: la polarizzazione del voto non è pienamente conclusa, perché i poli da polarizzare non sono due, c’è una terza forza non trascurabile, i Cinque stelle, accreditati sopra o attorno al dieci per cento, poi i guastatori del quarto polo, che parlano di sé come terzo polo, che veleggiano nei sondaggi intorno al cinque e che al momento hanno sicuramente più righe sui giornali che elettori. Poi, piccole formazioni che meriterebbero almeno una seggiola.

Quanto al meno peggio, mi sia concesso di dubitare dell’efficacia del concetto. Alle politiche del 2013 Giorgia Meloni prese il 2 per cento, a quei tempi il peggio erano ancora Silvio buonanima e la Lega. Nel 2018 prese il 4,3, cioè raddoppiò i voti. Dal governo Monti in poi o con dentro tutti a battere le mani, o con governi a guida Pd (Letta, Renzi, Gentiloni, Conte2, poi Draghi, con un anno di Conte1 in mezzo), il peggio che si voleva combattere con il metodo del “meno peggio” è lievitato come un panettone, la Meloni veleggia attorno al 25, e gli altri (un peggio con cui peraltro si è governato) si ringalluzziscono dietro a lei. Un elettore su due a votare non ci va, forse perché vede il confine tra peggio e meno peggio un po’ labile e affievolito. È una cosa che si è vista recentemente in Francia, tra l’altro: Macron vince le presidenziali compattando il fronte anti- LePen, e alle presidenziali successive LePen risulta cresciuta, non sminuita, al punto che moltiplica per otto i suoi in Parlamento. Pare abbastanza conclamato che il meno peggio rischia spesso di portare al peggio.

Non è una cosa nuova, anzi. Tanto che ce la spiegò in modo cristallino Antonio Gramsci nei Quaderni dal carcere, ricordando anche un detto popolare: “Peggio non è mai morto”. E anche: “La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo”. La rana di Chomsky, insomma. Non si pretende certo che qualcuno che sta battendosi a mani nude con il Rosatellum vada a rileggersi Gramsci, però magari, vai a sapere, alla lunga può aiutare.

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9 replies

  1. E’ la disinformazione,voluta ad arte dal sistema, che porta a questa idiota scelta.
    Manca consapevolezza,maturità ed esperienza…e proprio per questo che il sistema sopravvive : lo dimostrano i professionisti della politica!
    Fortuna che qualcuno attempato(purtroppo) ci lascia a malincuore!

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  2. In ogni elezione il dilemma vien sempre dall’opposizione…questo è il dramma e più di qualcuno se la smamma e non fa più neppur buon viso a chi pure la speranza ha ucciso.

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  3. A questo non avevo mai pensato quindi stavolta voterò il meglio, come casualmente 🙂 la volta scorsa.
    Avanti 5S!
    se non siete il meno peggio allora siete il meglio.

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  4. Si può votare il candidato degno di voto stavolta, che è già tanto!
    Beh chiaramente i voti della destra non sono contendibili, ma Letta ha fatto troppi errori, intendo oltre a essere tornato da Parigi, e oltre a essere nato. Avrà molti voti contro, io in testa, ovviamente!

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      • No Brad, il mio è un voto contro, ma sommato agli altri spero dia una sberla a questa destra, leggi pd.
        Ovviamente mi aspetto opposizione. Ma durissimissima.

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  5. Stasera è stato intervistato sulla 7 Giggino a poltrona. Ovviamente tappeti “rossi” stesi a perdi vista, domande vellutate, domandine come frecce appuntite di veleno contro Conte, che Giggino doveva solo dire “certo, è proprio così”.

    Questo è il Pd, con la sua espressione mediatica, a servizio mutualistico del nuovo compagno di merende.

    Pertanto, se c’è ancora gente, soprattutto su questo blog, che continua a criticare pretestuosamente, infondatamente e suggestivamente Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle, andasse a votare senza esitazioni Giggino e il Pd, così mette l’anima in pace a se stesso e a noi!

    P.S.: sono notoriamente moderato e dall’uso pacatissimo del linguaggio; ma quando si tratta di Giudimaio non ce la faccio a controllarmi.

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  6. A parte gli attivisti, gli “etichettati” e i clientes, penso che sempre ed ovunque gli elettori pensanti abbiano votato il meno peggio. Se si guarda ai programmi e non alle “facce”, tutti noi troviamo cose che ci convincono ed altre no, iniziative sostenibili ed altre buttate lì per pura propaganda (generalmente sempre le stesse) che ben sappiamo non verranno attuate, vuoi per mancanza di volontà, vuoi di soldi, vuoi per impossibilità… “geopolitica”.

    A mia memoria l’ unico Governo che ha in pochi mesi ottemperato alle promesse elettorali – cioè sia per quanto riguarda i 5stelle sia per quanto riguarda la Lega le ragioni per le quali erano stati votati, che si condividano o meno – è stato il Conte1. Piaccia o non piaccia è andata così. Infatti le “geopolitica” si è subito messa in moto…

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