È morto Piero Angela

(today.it) – Piero Angela, il conduttore e divulgatore scientifico si è spento nella notte tra il 12 e il 13 agosto, all’età di 93 anni. Nato a Torino il 22 dicembre 1928, aveva da poco celebrato i suoi 70 anni in Rai. Volto rassicurante e grande conoscitore delle bellezze d’Italia con i suoi programmi ha portato la cultura, tramite il piccolo schermo, nelle case di milioni di italiani. Il figlio, Alberto, ha seguito le sue orme.

A confermare la morte del giornalista è stato il figlio Alberto con un post su Instagram, tre sole parole: “Buon viaggio papà”.

Chi era Piero Angela: il grande divulgatore

Angela è nato a Torino il 22 dicembre 1928, suo padre Carlo è stato nominato Giusto tra le nazioni per aver salvato numerosi cittadini ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Fin da giovane coltiva la passione per l’arte, la musica, la scienza. Eternamente curioso, la sua mente scorreva le parole di libri per scoprire le meraviglie del mondo.

Il suo primo lavoro nell’ambito giornalistico è con il Giornale Radio, poi nel 1954 con l’avvento della televisione, passò al telegiornale e poi iniziò il suo sodalizio con la Rai prima come corrispondente da Parigi e poi come conduttore, nel 1968, della prima edizione del Telegiornale Nazionale delle 13:30. Negli anni ’70 inizia la sua carriera come divulgatore scientifico prima con “Destinazione Uomo” e poi nel 1980 con Quark, diventato poi SuperQuark. La sua carriera è costellata di grandi successi: Il pianeta dei dinosauri, Viaggio nel cosmo e Ulisse – il piacere della scoperta.

La vita privata di Piero Angela

Quello con la moglie Margherita Pastore è stato un grande e immenso amore. Quando i due si sono incontrati avevano rispettivamente lui 24 e lei 18 anni. Pastore era una ballerina classica della Scala di Milano e tra i due fin dal primo istante scattò qualcosa, lo stesso Angela dichiarò: “Ho avuto un colpo di fulmine, ma è accaduto in un’epoca nella quale ci si dava ancora del lei. L’ho conosciuta alla festa di un’amica, lei aveva 18 anni e io 24, mi sono messo a suonare il pianoforte e ci siamo innamorati”.

La coppia è convolata a nozze nel 1955, hanno avuto due figli, Alberto e Christine. Se sul primo sappiamo molto, almeno della carriera lavorativa, sulla seconda le informazioni sono molto poche. Dal primogenito ha avuto tre nipoti: Edoardo, Alessandro e Riccardo.

Durante un’intervista, Angela sulla moglie dichiarò: “Ho avuto da lei la possibilità di fare delle cose che da solo non avrei potuto fare perché mi ha incoraggiato e criticato”. Solo parole d’ammirazione e di amore si sono scambiati nel corso della vita, ben 65 anni di matrimonio. Pastore abbandonò la danza e quando Angela si dovette trasferire a Parigi, come corrispondente, lei lo seguì, infatti Alberto è nato a Parigi nel 1962. Proprio sull’abbandono della carriera da ballerina della moglie Angela lo scorso anno dichiarò: “Ho ancora un senso di colpa per avere interrotto, per seguirmi, la sua carriera nel mondo della musica nel quale era una giovane promessa. Però lei mi ha sempre detto di essere stata felice. Ancora oggi abbiamo, l’uno verso l’altra, molto amore e rispetto e tolleranza”.

Piero Angela, alcune curiosità sul conduttore

Pur non avendo mai conseguito una laurea, gli sono state conferite per ben 8 ad Honoris Causa. Nel 2018 poi è stato insignito del titolo Torinese dell’anno per aver da sempre “rappresentato lo stile torinese dell’impegno e della passione per il lavoro (…) attraverso un linguaggio accurato ma comprensibile e soluzioni innovative di comunicazione che hanno rivoluzionato il mondo della divulgazione scientifica”.

Era un eccellente pianista, suonava il piano forte dall’età di 7 anni e prima di diventare un giornalista full time si esibiva nei jazz club di Torino.

Suo figlio Alberto non lo ha mai chiamato papà sul posto di lavoro, fu proprio il divulgatore scientifico a chiedere al figlio di chiamarlo per nome: “Gliel’ho chiesto io di chiamarmi Piero, mi piace avere un rapporto di lavoro”

BIOGRAFIA DI PIERO ANGELA

(Da www.cinquantamila.it – la storia raccontata da Giorgio Dell’Arti)

• Torino 22 dicembre 1928. Giornalista televisivo, principe dei divulgatori scientifici, da trent’anni conduce Quark. «Bisogna avere sempre una mente aperta, ma non così aperta che il cervello caschi per terra».

• Vita Papà psichiatra e «una mamma che voleva a tutti i costi che studiassi musica». Entrato in Rai come cronista e collaboratore, dal 55 al 68 è stato corrispondente del telegiornale prima da Parigi e poi da Bruxelles. Con Andrea Barbato presentò la prima edizione del Tg delle 13.30. Nel 76 è stato il primo conduttore del Tg2.

• Negli anni Settanta ha introdotto i documentari scientifici (Destinazione uomo e Indagine sulla parapsicologia), nell’81 ha inventato la formula Quark, al quale sono seguiti i suoi derivati (Quark economia, Mondo di Quark, Quark scienza). Negli anni Novanta, con il figlio Alberto, ha realizzato Il pianeta dei dinosauri, Ulisse e Superquark.

• «A fine anni Sessanta, dopo i progetti Apollo, quelli che portarono l’uomo sulla Luna, ero di casa nei laboratori della Nasa, i miei speciali sulle imprese spaziali erano piaciuti. Così lasciai il tg per fare i documentari. Dissero che ero pazzo a lasciare il tg.

Ma io ho sempre fatto le cose che amavo fare. Mi è andata bene: passato alla rete per fare divulgazione ho sperimentato nuovi  linguaggi. Allora la tv era paludata, ma la Rai ha capito che si poteva spettacolarizzare: abbiamo proposto sempre cose credibili, Viaggio nel cosmo non era Star Trek. La scienza virtuale è stata vista anche da 7 milioni di persone. Il viaggio nel corpo umano è stato il primo fatto con le nuove tecnologie.

Lì abbiamo capito che dovevamo osare. La Rai spese qualche lira in più, ma il programma fu venduto in tutti i paesi. Ho le cassette in arabo e in cinese. Un successo anche economico. Negli anni Novanta io sono stato a costo zero: la Rai ha tutti i diritti, con le cassette e le vendite all’estero incassava più di quanto mi pagasse».

• Memorabili le battaglie contro maghi, indovini, omeopati e eterodossi in genere, condotte soprattutto attraverso il Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale).

Contro l’astrologia: «Dal punto di vista gravitazionale e della presenza della materia hanno più influenza un armadio di ferro o un ascensore che non questi corpi vaganti, lontanissimi da noi e la cui influenza diminuisce col quadrato della distanza».

A proposito dei profili astrologici richiesti da alcune aziende prima delle assunzioni, Angela ha raccontato un piccolo esperimento: «Fingendoci personale di un’azienda, ci siamo rivolti a degli astrologi, chiedendo di farci il profilo di alcune persone, di cui fornivamo data di nascita e altre notizie.

Ci risposero che si trattava di individui con spiccate capacità manageriali, oppure portati per le pubbliche relazioni. Chiedemmo: sono persone di cui ci possiamo fidare? Ci risposero che erano degne della massima fiducia. Invece erano tutte persone condannate per i reati più diversi: assegni a vuoto, furto con scasso, spaccio di droga».

• «I venditori di quadri, materassi, pentole o quelli che leggono i tarocchi sono dei maestri di televisione. Osservarli è come andare alla scoperta di un pezzo di umanità».

• Dichiarazione del 1994: «Bisogna smantellare il mito di Rol così come abbiamo fatto con quello di Babbo Natale». Rol, cioè Gustavo Rol (20 giugno 1903-22 settembre 1994), è stato il più grande cultore italiano del paranormale. La sua amica Giuditta Dambech rispose così a Piero Angela: «Se avesse voluto avrebbe potuto incenerirlo». Invece si limitò a lasciar scritto nel testamento di aspettarlo nell’aldilà «per intimargli col dito puntato: “Io ti accuso di non avermi creduto e di avermi trattato da illusionista da strapazzo”». Angela lo invitò a partecipare a una sua grande inchiesta tv sul paranormale, ma Rol si rifiutò. 

• Nelle sue trasmissioni ha fatto ricorso anche ai cartoni animati di Bruno Bozzetto e alle scenografie di Eugenio Guglielminetti (per La macchina meravigliosa).

• Critica «Re dei divulgatori televisivi» (Leandro Palestini).

• Piero Angela «è l’unico presentatore al mondo che si presenta davanti alle telecamere esibendo impunemente, e con orgoglio, i calzini bianchi» (Aldo Grasso). Il giornalista non si spiega «la vittoria scientifica del portatore sano di calzini immacolati», decretata dagli ascolti: «È probabile che Angela abbia inventato un nuovo genere: la divulgazione in calza bianca».

• In un sondaggio, i lettori dell’Espresso lo hanno proposto come ministro dell’Ambiente.

• Vizi Grande appassionato di jazz. Non avesse fatto televisione avrebbe suonato il pianoforte: «Studiavo musica classica, frequentavo il Conservatorio e Torino era al centro di un fenomeno jazzistico all’avanguardia, merito di personaggi come Dick Mazzanti e Renato Germonio, veri pionieri del genere in Italia. I giovani erano Oscar Valdambrini, Franco Mondini, Cerri e Basso e insieme si andava a suonare in qualche cantina. Si  faceva musica per pochi, soprattutto per noi stessi, il genere non era di grande presa in considerazione del fatto che la diffusione era praticamente nulla, solo qualche locale faceva esibire i vari Nini Rosso, Sergio Farinelli».

• Ha scritto trentacinque libri.

•  È goloso di gianduiotti e meringhe alla panna.

• Vive appartato: «Non frequento salotti. Con mia moglie, anche lei piemontese, facciamo una vita molto ritirata. Mangiamo alle sette di sera e alle undici andiamo a dormire» (Antonio Gnoli) [la Repubblica 21/4/2013].

• Alla domanda del giornalista Gian Maria Aliberti Gerbotto sul posto più strano dove ha fatto l’amore «Piero Angela rimase esterrefatto da una simile domanda» (Monica Piccini) [Novella 2000 20/08/2009].

Frasi «Viaggiare è ancora la sola forma che abbiamo per realizzare la macchina del tempo. Vai in un posto e scopri di essere ancora in pieno medioevo, oppure finisci nella preistoria o magari in un luogo avveniristico. Ho spesso viaggiato da solo, a piedi, a dorso di un animale o con un fuoristrada. L’importante era farlo fuori dalle rotte usuali» (ad Antonio Gnoli) [la Repubblica 21/4/2013].

Categorie:Cronaca, Interno

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42 replies

  1. Certamente ci ma mancherà. Ora anche la divulgazione scientifica è politicamente connotata e corretta .
    Quel Superquark con gli insuperati filmati di Carl Sagan( Cosmos) mi hanno fatto, fin da piccola innamorare della scienza.
    Sempre garbato, sempre rispettoso, sempre senza servo encomio né codardo oltraggio, ha lavorato con passione fino all’ultimo. Spero abbia avuto una morte serena.
    Un grande uomo. Un grande intellettuale. Ancora grazie.

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    • Oddio, Pierone Angela era un mito, ma non dirmi che la scienza ADESSO è politicamente corretta.

      Angela non era affatto una persona neutra in questo senso, era nel CICAP e questo già da solo la dice lunga sul soggetto.

      Non parliamo poi di come affrontava argomenti come UFO, vaccini e teorie del complotto. Per lui erano tutte balle, e per sostenerlo mentiva spudoratamente.

      Adesso mi unisco al rammarico per la morte di un grande (apprescindere) di cui sentiremo certo la mancanza.

      Giorni fa pensavo fosse morto Maurizio Costanzo e quasi mi dispiaceva. Ma di sicuro mi mancherà il garbo e l’intelligenza di Piero, che lascia per la prima volta incompiuta la serie di Superquark (a meno che non l’abbia già registrata tutta).

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  2. Un improvvisato divulgatore pseudoscientifico (ben pagato) del potere. Col suo Cicap che nelle intenzioni avrebbe dovuto “promuove un’indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze, del paranormale, dei misteri e dell’insolito con l’obiettivo di diffondere la mentalità scientifica e lo spirito critico”, presto trasformato in un vero tribunale inquisitorio ad uso e consumo dei citrulli teledipendenti, Angela ha ottenuto invece l’esatto contrario. Oggi la stragrande maggioranza degli italiani ‘beve’ qualsiasi panzana “scientifica” venga distillata è servita dalla tv e dai giornali mainstream Ne abbiamo avuto limpida contezza proprio negli ultimi due anni e mezzo. Altro che spirito critico!

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    • Definire “improvvisato” uno che ha fatto lo stesso mestiere per settant’anni la dice lunga su quanto certi individui possano essere piccoli, meschini e senza vergogna.

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      • Gli adulti invece tacciono, quando non hanno niente da dire, ma insegnare il rispetto a certa gente è come parlare col cane, anzi peggio perché il cane, povera bestia, è intelligente, magari non capisce quello che gli si dice, ma almeno non parla.

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  3. Il miglior modo di ricordare Piero Angela è a mio avviso, ricordarlo tramite il suo clone PIERO D’ANGELO:

    Benvenuti nel mondo di QUIRK QUORK QUARK (Ahi!)

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  4. Ora, di là, incontra Rol… e se ne vedranno delle belle.
    Chissà se si pente del Cicap e di ciò che lui stesso disse di Rol, dopo esserne stato ospite sbigottito dalle sue facoltà.
    È il suo unico, grande errore antiscientifico: negare un fatto per preservare un’opinione.
    Spererei che tutta la sua vita sia stata spesa in favore della scienza, per rimediare a quel grande affronto ingiustificato, ma mi accontento, in fondo, di tutti i suoi splendidi programmi.
    Si vedeva che stava male, ultimamente… in trasmissione ha difficoltà a respirare e parlare.
    Poverino, ora sta bene…

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  5. “Contro l’astrologia: «Dal punto di vista gravitazionale e della presenza della materia hanno più influenza un armadio di ferro o un ascensore che non questi corpi vaganti, lontanissimi da noi e la cui influenza diminuisce col quadrato della distanza».”
    Tipico errore di crede che l’astrologia si basi sull’influenza FISICA degli astri sugli esseri umani e non invece sulla sincronia che regola l’universo e che prescinde dalla reale posizione e conformazione delle costellazioni astrologiche, che esistono solo dal nostro punto di vista.
    Ma vabbé… così la “disegnano” e la “vendono”.
    Specie chi, poi, vorrebbe smentirla, usando metodi più o meno scientifici, non adatti alla specifica materia, che è parte scienza, parte arte, parte filosofia, parte psicologia, parte mezzo, trampolino per altre facoltà.

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      • Davveeero???😃
        Incredibile… perché, invece, LO NACQUI. 🤣😂
        A suo tempo, ne ho scritto, ma non è questo il “luogo” adatto…e capirai subito di che cosa parlo leggendo il commento di Carolina (non che mi stupisca)…Il bello è che chi ignora completamente la componente spirituale, si sente superiore e crede di essere più acculturato e moderno.
        Ha solo deciso di vedere una parte della realtà e con occhiali che la appiattiscono (se esistono😆), dopo aver buttato il famoso bambino con l’acqua sporca del bagnetto illuminista…
        Ecco, questa è una responsabilità anche di Piero Angela, ma a quest’ora avrà già capito che c’è di più…
        Grazie per i link, caro Pirgo.
        Leggerò gli articoli con piacere e vero interesse😘

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      • Anail, come del resto se ne sarà accorta anche Margherita Hack!! La scienza esclude qualsiasi possibilità che esista l’anima..

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      • Non è esatto. Semplicemente è un ente, come quello di Dio, estraneo alla scienza. Sarebbe come analizzare un sonetto dal punto di vista chimico. Però la Hack questa distinzione non l’aveva capita! 😉

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    • Vedo peraltro che sostieni la visione dell’astrologia in termini di sincronicità. No so se lo sai, ma l’astrofisico Percy Seymour ha ipotizzato un meccanismo fisico che spiegherebbe l’influenza degli astri

      http://cura.free.fr/decem/09seym.html

      Un’altra sciocchezza del Cicap è stata la pretesa smentita delle statistiche di Gauquelin sul cosiddetto “effetto Marte”, effettuate su decine di migliaia di casi, su un campione di NOVANTA persone! 🤣

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  6. Come formazione culturale era un neopositivista a tutto tondo – cultore di una delle correnti filosofiche, e nemmeno la più importante, oggi esistenti – e in quanto tale vedeva le cose solamente dal punto di vista della scienza (galileo-cartesiana) e della tecnologia. E le divulgava apprezzatamente escludendo però a priori qualsiasi aspetto problematico e fagocitante della TECNICA così come chiama Galimberti con il suo maestro Heidegger l’attività fagocitante e invadente di tutto ciò che annichilisce l’aspetto umanistico dell’ESSERE uomo. L’aveva capito già nell’800, secolo di positivismo imperante, Leopardi che in un momento di collera scrisse nella Ginestra la nota frase sarcastica “le magnifiche sorti e progressive” con cui criticava l’iper-razionalismo illuministico incurante dell’aspetto spirituale e/o umanitario dell’uomo. Oggi siamo invasi dalla TECNICA al punto che ne siamo divenuti servi ovviamente insoddisfatti e alienati. Viviamo non per essere serviti dalla tecnica, ma per servirla ossessivamente. Il risultato? Un assemblamento di uomini-atomi che hanno dimenticato di essere soggetti pensanti e critici di tutto ciò che viene loro imposto dall’alto di una società ormai in mano a forze predominanti che ne stravolgono l’essenza pur… di indurre a consumare fino a scoppiare come nella favola della rana.
    Paradossalmente, gli stessi Galimberti e Heidegger sono stati certo capaci di diagnosticare questo nichilismo ma si sono ben guardati dallo scoprirne la VERA origine. Ma questa – come si dice in questi casi – è un’altra storia.

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    • Ottimo e interessantissimo commento, Gae, ma “l’altra storia” di cui tu accenni alla fine, lo è ancora di più.

      Premettendo che si potrebbe ancora parlare di Galimberti e di accostarlo a Heidegger, solo a patto di precisare che si tratterebbe del primo Galimberti, non certo dell’attuale, ecco, premesso questo, non so veramente i motivi per cui “Galimberti e Heidegger sono stati certo capaci di diagnosticare questo nichilismo ma si sono ben guardati dallo scoprirne la VERA origine”, ma sono sicuro che una delle ragioni, se non la principale, della riduzione dell’umanità alla somma di uomini-atomi, asserviti a una tecnologia che è sfuggita loro di mano, risiede nel fatto che, ciò che è solitamente chiamato Rinascenza, in realtà è stato il colpo mortale che non poteva che portare a ciò che tu descrivi con mirabile precisione.

      L’umanesimo che ne derivò, ovvero quel punto di vista che ha costretto ogni sapere in un angusto ambito puramente ed esclusivamente umano, ha tolto ogni possibiltà di vera conoscenza, contribuendo, con la fine del Medioevo (quel Medioevo che per quanto in ambienti non divulgativi alla Piero Angela sia stato rivalutato, resterà in eterno sinonimo di oscurantismo…), ultimo rigurgito veramente intellettuale dell’Occidente, anche alla vera fine dell’INDIVIDUO. “L’aspetto umanistico dell’ESSERE uomo” e la RAGIONE, sua facoltà precipua, concepiti così fine a se stessi, hanno fatto il resto.

      Come di solito uso dire (riferendomi al noto detto): il sonno della ragione crea dei mostri, ma il suo brusco risveglio, li mette in azione!

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      • Caro Gatto, il tuo intervento è certamente ricco di suggestioni, ma per andare all’essenza delle cose io partirei da ciò che proprio Heidegger valutava come l’inizio dell’abbandono dell’ESSERE parmenideo, che come sappiamo lui addebitava a Platone e poi ad Aristotele (di cui in cuor suo invidiava la sistematicità anche se di segno completamente opposto al suo). Ebbene, mi permetto, da dilettante dalla materia sia chiaro, di criticare la sua non esatta percezione dell’origine dell’ESSERE che non è caduto dal cielo mentre Parmenide lo osservava estasiato come vogliono farci credere i testi scolastici di filosofia. Per questi era stata la MERAVIGLIA a far esplodere il genio creativo del pensiero metafisico, affermazione che considero una astrattezza degna di una supercazzola prematurata, per dirla alla conte Mascetti. In realtà i presocratici erano tutti dei legislatori e la loro mente si nutriva giornalmente di questioni concretissime che riguardavano le comunità di uomini che dirigevano. Il capostipite fu Solone che non era un filosofo ma preparò la strada ai suoi successori soprattutto a Parmenide lo scopritore dell’Essere. Fu dall’abbandono di quelle pratiche che nacque la tendenza all’oblio dell’essere che faceva disperare Heidegger riducendolo alla fine della vita a dire che “solo un dio potrà salvarci” frase che suggella il suo fallimento di ricercatore-studioso dell’essere e delle sue disavventure nichilistiche. Insomma, la via maestra per non perdersi è una sola: osservare le dinamiche degli interessi concreti di una comunità di uomini e desumere da esse la materia da elaborare con le attività più elevate della mente fino a renderla PENSIERO FILOSOFICO, UNIVERSALE aggiungo, cioè valido in ogni tempo e luogo.
        Chi vuole affrontare i problemi filosofici anche attuali, deve fare prima un salto indietro di 2500 anni per riprendere il filo del discorso di quegli antichi nostri venerati maestri greco-antichi, che ebbero la fortuna di non avere nessun libro di religione a cui ispirarsi (come quello delle religioni monoteistiche) facendo così nascere la FILOSOFIA ricorrendo solo all’uso della razionalità dialettica, senza i fraintendimenti emersi successivamente dalla scienza galileo-cartesiana. Spero di non avere peccato troppo di scarsa chiarezza. Saluti.

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      • «Gatto: Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercaz.zola, o scherziamo?
        Vigile: Prego?
        Gatto: No, mi permetta. No, io… scusi, noi siamo in quattro… come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribài con cofandina? Come antifurto, per esempio?
        Vigile: Ma che antifurto, mi faccia il piacere! Questi signori qui stavano sonando loro, ‘un s’intrometta!
        Gatto: Ma no, aspetti, mi porga l’indice. Ecco, lo alzi così, guardi, guardi, guardi… lo vede il dito? Lo vede che stuzzica? E prematura anche! Ma allora io le potrei dire, anche con il rispetto per l’autorità, che anche soltanto le due cose come vicesindaco, capisce?
        Vigile: Vicesindaco? Basta ‘osì, mi seguano al commissariato, prego!
        Gae: No, no, no, attenzione! No! Pàstene soppaltate secondo l’articolo 12, abbia pazienza, sennò… posterdati, per due, anche un pochino antani in prefettura…
        Gatto: Senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti col tarapìa tapiòco!
        Gae: Dopo!»

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      • «Gatto: Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercaz.zola, o scherziamo?
        Vigile: Prego?
        Gatto: No, mi permetta. No, io… scusi, noi siamo in quattro… come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribài con cofandina? Come antifurto, per esempio?
        Vigile: Ma che antifurto, mi faccia il piacere! Questi signori qui stavano sonando loro, ‘un s’intrometta!
        Gatto: Ma no, aspetti, mi porga l’indice. Ecco, lo alzi così, guardi, guardi, guardi… lo vede il dito? Lo vede che stuzzica? E prematura anche! Ma allora io le potrei dire, anche con il rispetto per l’autorità, che anche soltanto le due cose come vicesindaco, capisce?
        Vigile: Vicesindaco? Basta ‘osì, mi seguano al commissariato, prego!
        Gae: No, no, no, attenzione! No! Pàstene soppaltate secondo l’articolo 12, abbia pazienza, sennò… posterdati, per due, anche un pochino antani in prefettura…
        Gatto: Senza contare che la supercaz-zola prematurata ha perso i contatti col tarapìa tapiòco!
        Gae: Dopo!»

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      • Beh, non sono proprio d’accordo, ma va bene lo stesso…

        Solo una cosa: “Insomma, la via maestra per non perdersi è una sola: osservare le dinamiche degli interessi concreti di una comunità di uomini e desumere da esse la materia da elaborare con le attività più elevate della mente fino a renderla PENSIERO FILOSOFICO, UNIVERSALE aggiungo, cioè valido in ogni tempo e luogo.”.

        Questo, a mio avviso, è epistemologicamente ciò che ha portato al parossismo tecnologico, ma non solo tecnologico, moderno, di cui tu hai perfettamente delineato le mancanze.

        E visto che citi Aristotele, questa tua via maestra penso lo farebbe rigirare nella tomba, in quanto esattamente il contrario del metodo sintetico-deduttivo che lui, ma non solo lui, aveva ben in vista quando si parlava di Conoscenza. Oggi, appunto rifacendosi alla tua proposizione, si fa esattamente l’opposto: inferenza e metodo analitico-induttivo. 2500 anni fa si partiva dai principi immutabili (validi non solo in ogni tempo e in ogni luogo, ma anche oltre ogni tempo e oltre ogni spazio…), DEDUCENDO da essi gli ADATTAMENTI che le circostanze di tempo e spazio esigevano nel divenire (piccola digressione: il periodo greco-classico è enormemente sopravvalutato; Aristotele non ha mai prodotto, ad onta di uno dei suoi più noti libri, realmente della metafisica, ma solo dell’ontologia, d’altronde l’Essere ne è parte integrante, la metafisica essendo qualcosa di infinitamente più “esteso”…). Oggi invece, si parte dall’assemblaggio di una serie indefinita di “fatti”, illudendosi di poter, tramite essi, risalire alle cause che li hanno prodotti (tipica e perniciosa incomprensione del concetto di causa che, da qualche secolo a questa parte, ha infestato tutto l’occidente), attraverso delle leggi che, quando va bene – e non va mai bene –, hanno solo una portata affatto GENERALE, ma non punto UNIVERSALE. 2500 anni fa, la conoscenza era frutto dell’intuizione (intellettuale). Oggi, della ricerca, ormai solo fine a se stessa e che comunque non può, né potrà mai servire alla vera conoscenza. 2500 anni fa si deduceva il “meno” dal “più” (si badi che non dico il “minore” dal “maggiore”). Oggi, al contrario, si inferisce dal “meno” il “più”, senza nemmeno accorgersi della patente contraddizione. E si potrebbe continuare indefinitamente, ma credo sia il caso di fermarsi…

        Ti auguro una buona notte.

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  7. Vedo che il povero Piero Angela a molti non è servito alcunché.
    Mi spiego molte cose… Troppe, purtroppo.

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  8. Piero Angela è stato un eccellente divulgatore. E un gentiluomo. Possa aver sposato tesi, diciamo, del mainstream scientifico, non altera minimamente la sua immagine. Nel 1977, durante il quarto anno di Liceo, durante l’occupazione e in autogestione, il mio gruppo di amici di scuola decise di leggere e commentare un suo libro “La vasca di Archimede”. Altrove pomiciavano e noi leggevamo Angela. 😂😂 L’affetto e la stima parte da allora.

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  9. Il livello raggiunto oggi dalla tecnica supera la sua utilità e quello a cui io, io personalmente, assisto è il suo abuso che nelle mani di persone prive di scrupoli può , anzi, diviene una micidiale arma che contrasta in modo nettissimo e altresì, determina un confine, tra ciò che si definisce umano e ciò che non lo è più. L’aspetto paradossale di questo homo Faber è che senza l’ausilio tecnologico si sente ormai già sperso in una adimensionalita’ di costrutti e legami paradigmatici.
    In questo potente iato, qualcuno, e non io, ha intravisto un medioevo rinnovato, definito secondo un’accezione negativa per condurre il significato di nuovo oscurantismo, ad esso storicamente legato.
    Premesso che nel definire il nuovo oscurantismo nessuno vuole negare gli aspetti positivi del lungo medioevo, ma esprimere questo vuoto (che in un modo od in un altro comunque si manifesta) nel senso di un ‘ assenza quasi programmata di comprensione delle problematiche altrui in una visione solidaristica, risolutiva e comunque compresa all’interno di quel flusso energetico che è l’ empatia . La scienza , privata della tecnica, non si può ormai più definire tale e, se per scienza, si concepisce il connubio ingegno e tecnica, si osserverà comunque l’epurazione di ciò che prima di considerava bene e male, come la sperimentazione ad esempio, perché in quanto Scienza, è aprioristicamente bene in quel lungo film partorito dal positivismo da cui è nata anche la bomba atomica, la bomba ad idrogeno, le mine antiuomo, il gas nervino e la guerra batteriologica dalla quale non siamo ancora fuori.
    Ovviamente il basso livello generale (grazie buona scuola!) E questo circo mediatico che nessuno ci invidia, determinano volente e non, una netta elisione della questione etica della scienza rimasta a Max Weber, a Foucault a Rilke, e ad altri grandissimi pensatori del Novecento .
    Roba troppo grossa anche per i nostri politicanti mezze cartucce da bar.

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    • “La scienza , privata della tecnica, non si può ormai più definire tale”.

      Io direi, anzi affermo, che è esattamente il contrario: è la tecnica, ormai privata della scienza, che porta a dire che quest’ultima non si può più definire tale.

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  10. Come osservazione ipotetica ha la sua valenza , in realtà non è così in quanto la scienza, nel suo lungo corso secolare, si è sempre avvalsa della “tecnica” : dalla semplice acuta osservazione ai primi approcci empirici sulla realtà materiale cioè tangibile, fino alle geometrie non euclidee, che hanno astratto la dimensione prettamente umana e terrena velocizzando una serie di conquiste scientifiche fino all’approdo sulla luna nel 1969 ed oggi, la tecnica è compresa nella scienza e né costituisce altresì la branchia più feconda anche come potente arma e strumento di omologazione e capillare controllo Che è quindi un controllo scientifico e di rimando poliziesco.
    Non si può tornare ai salassi ne tantomeno al fegato crudo come cura per le anemie, ma se la tecnica sopravanza la scienza la colpa è anche politica.
    Invero la scienza senza tecnica esiste nel Regno nicomadeo della fisica di Aristotele, quindi non si tratta di scienza nel suo significato moderno ma di speculazione filosofica tra l’altro ridicolizzata dalle parole di ser Simplicio. I pitagorici , le sculture greche antiche l’allenamento spartano, rappresentano per me i suoi primi grandi passi insieme ai 13 volumi di Euclide e alle scoperte delle prime leggi fisiche.

    Se non si può definire la tecnica come vera scienza in quanto non scoprirà niente , lo si potrebbe comunque fare in quell’ambito della sua eterna ripetizione fine a se stessa per l’idea di miglioramento progressivo dello stesso processo meccanico e asettico.
    Progresso che aderisce perfettamente allo stesso nominativo urlato H24 dai progressisti politici che se vai a chiedergli cosa intendano dire non sanno rispondere , se non a balbettii.

    La tecnica sperimentale è concepita come scienza in questa linea di progressione fine a se stessa e, se di fatto non lo sia, ed è vero, è altresì vero che comunque si pensi sempre scienza (oscura) è.

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  11. La tecnica epurata della valenza scientifica viene considerata comunque scienza in un ambito poco chiaro quanto di matrice ibrida.
    Le pratiche meccaniche e asettiche, che non hanno come fine una scoperta se non come forma di un’indagine per chiarire indizi, si collocano in quella strana dimensione utilitaristica e post materialista, che pone come fine un guadagno, un utile sia in termini economici che antropologici .
    Apparirebbe discutibile il fine utilitaristico di questa scienza contornata altresì dal diritto e dalle sue clausule bizantine di salvaguardia.
    La tecnica non propriamente scienza ma comunque scientifica diviene puro strumento di indagine e ricatto , ricatto sociale nelle logiche barbare che hanno tolto diritti alle fasce più deboli e sottomesse, evirato controlli nel nome di un inquinamento fuori controllo , distribuzione diseguale di risorse e possibilità, regolamentazione ferrea del mondo del lavoro dipendente attraverso la sua oculata disarticolazione, controllo sociale postumo delle dipendenze .eccetera eccetera.
    Se questa non è tecnica ad uso e consumo della politica cos’ è?
    E Se poi è la stessa categoria politica ed economica a definirla scienza si dovrà pur crederlo, pena: lista di proscrizione , messa al bando ed emarginazione per terminare in quel ridicolo abisso dove non è facile cavarne le gambe e dove si deve bere tutto ciò che passa il convento, tra l’altro Senza alcuna ombra di critica appunto, nel nome, preso a prestito , della chiarità della Scienza con la s maiuscola quando invece è puro e barbaro strumento manipolatorio.

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  12. Piero Angela ha cercato un compromesso, conoscendone il prezzo a discapito della verità scientifica propriamente definita tale, pur tuttavia senza mistificarla, coniugando al meglio tecniche della comunicazione di massa, scienza e spettacolo.
    Riposa in ☮️.

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  13. “La scienza angelicata

    Come si poteva facilmente immaginare la scomparsa di Piero Angela ha suscitato un’ondata di addii sui social ed è probabilmente giusto così perché molti italiani di una certa età hanno scoperto la documentaristica e la divulgazione scientifica grazie a questo personaggio che ha dominato la scena per quarant’anni. E in fondo è proprio questo il guaio: il segreto del suo successo sta nel fatto di avere avuto diciamo così lo sguardo naif del profano che coinvolgeva il pubblico, senza però avere la minima idea dei problemi della scienza come metodo e senza osare mai mettere il naso nelle viscere profane del lavoro scientifico che nell’occidente si è sempre più impastato col potere e col denaro. Angela era l’uomo delle “meraviglie della scienza” e non sapeva nulla di paradigmi e di falsificabilità, di induzione, di competizione fra teorie, di significato del metodo e men che meno delle teorie che formano il modello di mondo accettato: nulla nella sua formazione aveva incluso la scienza, né il liceo classico, né le esperienze musicali del dopoguerra da ottimo pianista jazz, né il lavoro giornalistico fino alla soglia degli anni ’80. Poi capì che c’era un grande spazio che nessuno coltivava e ci si buttò a pesce, con una grande intuizione da comunicatore.

    Con ottime intenzioni da buon “amerikano” della Rai e sostenitore del modello capitalistico: ma non essersi dedicato a una qualsiasi disciplina scientifica e del tutto ignaro – a quanto mi è parso di capire – in quelle due o tre occasioni di incontro di qualsiasi prospettiva epistemologica, egli ha finito per dare un’idea della scienza radicalmente diversa se non opposta a quella reale: ovvero di non di un campo di dibattito e discussione, di esperimenti e di ipotesi, ma di un sapere esoterico vero comunque per sempre che si forma in maniera quasi immateriale in laboratori che non si capisce chi paghi e prodotta da esseri mitologici – detti scienziati – che sono al di là di qualsiasi questione e interesse umano. Dunque non possono sbagliare, non possono ingannarsi e ingannare e quando accade ecco che tutto viene prontamente messo a posto. Questa concezione culturale, da Candide per non dire infantile o colpevolmente edulcorata, è quella che è stata trasmessa alle persone, già peraltro sempre più disponibili ad accettare verità confezionate, ma mano che la scuola si allontanava dal tentativo di fornire una cultura critica. Ricordo ancora il libro che scovai chissà dove quando ero ragazzino e che permetteva di fare calcoli relativistici ricorrendo al massimo alle equazioni di secondo grado, le uniche che da studente del classico anche piuttosto asino in materia, riuscivo a praticare: oltre a funestare la vita familiare col calcolo del tempo guadagnato viaggiando in auto a una certa velocità o abitando all’ultimo piano di un grattacielo, ho sempre conservato l’idea di sapere ben poco di quanto ci circonda e la sensazione di avere a che fare con certezze temporanee che ci diamo come assolute. E invece proprio la presentazione di verità inconfutabili è quella che ha permesso nell’ultimo decennio e segnatamente negli ultimi due anni e mezzo di soggiacere a una sorta di scienza intesa come religione che emette comandamenti i quali non possono essere discussi e dove la “disinformazione” ha preso il posto dell’eresia. Sarebbe ingiusto addossare il peso di questa croce solo su Piero Angela anche se è stato l’architetto generale almeno in Italia: tutta la divulgazione scientifica ha cambiato di tono negli ultimi quarant’anni, passando dalla presentazione problematica di teorie e di ipotesi sia pure confermati da fatti e da numeri, ad un’assertività che non sembra mai gradire il dialogo e tanto meno il dubbio. Nel frattempo però la ricerca scientifica specie quella che ha uno sbocco immediato nel mercato, è diventata sempre più costosa e dunque impossibile senza sponsor privati che di certo puntano alla maggiore conoscenza solo nella misura in cui essa porta al massimo profitto,

    Non è questa la sede per descrivere tutte le contraddizioni di un mondo della ricerca che alla fine è costato una quantità enorme di morti: ma certo l’idea ingenua della scienza come fonte di verità assoluta e non come luogo di confronto è stata ciò che ha fatto cadere la maggior parte della gente in trappola. Ed è stato Angela a farci credere che la “meraviglia della scienza” consiste nell’assolutezza piuttosto che nel dubbio.”.

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  14. «I venditori di quadri, materassi, pentole o quelli che leggono i tarocchi sono dei maestri di televisione. Osservarli è come andare alla scoperta di un pezzo di umanità»

    E così sappiamo che anche Angela, nel suo intimo, era un ammiratore di S.Roberto da Crema, S.Sergio Baracco e S.Wanna Marchi V.M.

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    • Qui sbagli @sparviero!
      Lo sbaglio di Angela sta nell’aver ceduto il testimone a suo figlio, unica e deprecabile pratica tra l’altro largamente usata in ambito privato e traslata in ambito pubblico proprio dal mondo di B. Traslocato gioco forza in Parlamento, per mantenere ben salde le unghie sull’enorme bene acquisito con i diritti televisivi esclusivi del suo programma per 40 lunghissimi anni!
      Che fare? Ma non puoi paragonarmi Angela ad una fattucchiera! I suoi primi libri degnissimi di una mente lucida analitica e geniale ed è stato uno degli autori migliori (insieme ad altri di quel periodo) a lanciare un ponte tra scienza e società ponendo la lente d’ingrandimento sui pericoli di una scienza occulta legata ad una mentalità retrograda che ne avrebbe assorbito i lati peggiori, alla wanna Marchi per l’appunto e ai mille e passa astrologi che vedono e leggono il futuro delle persone guardando fisso l’occhio di una telecamera!

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      • Pensi veramente che Angela, nel suo piccolo, non si poneva dei dubbi su cosa sia davvero la realtà e la psicologia delle persone?

        ‘Maestri di televisione’ indica chiaramente che lui li considerava capaci di dominare il mezzo televisivo che usavano e in questo, pur essendo dei dilettanti del mezzo televisivo, si dimostrano spesso più bravi dei ‘professionisti’ noiosi e grigi, categoria che Angela certamente tendeva ad evitare di essere.

        Comunque, visto che siamo in tema di critiche a Piero Angela, ecco un video al riguardo che potrebbe interessarti. anche se forse lo conosci già.

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      • Sì sì, ma mi riferivo in particolare all’ultima frase, cioè a quel “pezzo di umanità”, che si riferisce a coloro che se la bevono… “

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