
(Marcello Veneziani) – Ma davvero alle prossime elezioni il candidato più forte da battere sarà Vladimir Putin? È la voce che corre su tutti i giornaloni nostrani e tra i sostenitori del Partito Dragocratico, in sigla Pd, che comprende pure molti centristi di varia provenienza. Matteo Renzi ha detto che col voto bisognerà battere l’area Putin; Enrico Letta e altri suoi potenziali alleati disegnano a loro misura la contrapposizione tra filo-occidentali e filo-putiniani e perfino un politologo serio come Angelo Panebianco in un editoriale del Corriere della sera ha ritenuto Putin il convitato di pietra delle prossime votazioni italiane. Sappiamo che in campagna elettorale si usa ogni colpo basso e ogni slogan propagandistico ad effetto pur di demonizzare l’avversario. Contro il centro-destra si passa dall’accusa di fascismo e di statalismo sovranista a quella di essere la longa manus di Putin in Italia. Ma se guardiamo alla realtà delle posizioni assunte, l’identificazione del centro-destra con l’area Putin è grottesca, infondata e smentita ampiamente dalla realtà.
Giorgia Meloni, che è la leader in pectore del partito di maggioranza nel nostro paese, ha sposato totalmente sul conflitto russo-ucraino le tesi della Nato, dei Dem di Biden e di Letta, dei conservatori britannici e atlantici e le stesse posizioni assunte da Draghi. Ed è corsa negli Stati Uniti per sottolineare la posizione filo-occidentale e filo-Nato del suo partito. L’assurda caccia ai putiniani d’Italia, con relative liste di proscrizione sui giornali, ha avuto come sponda proprio il Copasir presieduto da un esponente di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, che denuncia infiltrazioni putiniane nella politica nostrana.
Silvio Berlusconi ha portato Forza Italia nel Partito Popolare europeo, ed è sempre stato con le sue reti mediaset un veicolo di americanizzazione nella vita italiana; da sempre Berlusconi colloca il suo partito nell’area euro-occidentale, e si definisce liberale. Non si può confondere la sua amicizia personale con Putin e il suo ruolo di “paciere internazionale” tra la Russia putiniana e gli Stati Uniti di Bush, come una dichiarazione di putinismo. Resta solo la Lega di Salvini, che nelle sue molteplici variazioni, ha sposato in una fase politica precedente alla guerra una posizione filo-putiniana che poi si è interrotta con l’invasione dell’Ucraina.
Insomma il centro-destra è tutt’altro che identificabile con l’area Putin, a cui forse guarda con favore solo Alessandro Di Battista e un’ala minoritaria di quel che resta del Movimento 5Stelle. Diversi, semmai, sono gli umori popolari del Paese meno allineati agli Usa. Ritenere poi che schierarsi a favore della pace e del negoziato piuttosto che puntare sulle sanzioni e sull’interventismo militare, sia un’adesione al putinismo, significa ritenere putiniani tutti i pacifisti, dal Papa Bergoglio alla sinistra arcobaleno.
Si deve peraltro ammettere che il pronunciamento bellicoso dell’Italia di Draghi e dell’Europa contro la Russia finora non ha portato il minimo giovamento all’Ucraina e ha prodotto il massimo danno all’Italia e all’Europa stesse che si trovano impelagate negli effetti nefasti delle sanzioni e nei contraccolpi economici, sociali ed energetici per la posizione assunta. Ridicola, se non fosse tragica, la posizione di chi aveva minacciato a gran voce di rifiutare il gas russo e ora denuncia la Russia che annuncia restrizioni nei nostri confronti sulla fornitura del gas. Ma non era esattamente quello che volevano fare?
L’idea di non radicalizzare il conflitto con la Russia ma di cercare una trattativa, accomuna le grandi nazioni europee, come la Germania e la Francia, che hanno capito la follia e i gravi danni di appiattirsi sulla posizione americana e sulla linea di un presidente malfermo e poco lucido come Biden. Chi non vuole assumere una posizione da falco nel conflitto russo-ucraino non mira certo a favorire Putin ma è preoccupato di tutelare l’Europa, i suoi popoli, la sua economia, le sue risorse energetiche.
Peraltro la linea muscolare dei falchi è estranea alla nostra tradizionale politica estera, voluta da Moro, da Andreotti, da Craxi, che ha cercato sempre la mediazione e mai il muro contro muro.
Insomma, lo schema putiniani o liberali d’Occidente non regge alla prova della realtà. E inverosimile appare il paragone di Panebianco tra il voto del 25 settembre e le elezioni del 18 aprile del 1948, quel voto-spartiacque in cui l’Italia liberal-democratica, cattolica, occidentale e filo-atlantica si schierò contro il fronte popolare filo-sovietico e comunista. Un paragone insensato in cui i bolscevichi sarebbero Berlusconi & C e i filo-occidentali sarebbero i Fratoianni & C. Si dimentica che gli eredi dello schieramento filo-sovietico di allora sono tra le fila del Partito Democratico e dei suoi alleati (si chiamavano comunisti).
Attribuire poi al presidente ungherese Orban il ruolo di cavallo di Troia di Putin in Europa è dimenticare da un verso il peso minimo del piccolo stato di Budapest nell’intera Unione Europea, e dall’altro attribuire intenzioni opposte a un leader che ha fatto dell’amor patrio, della difesa della civiltà cristiana ed europea e della memoria storica di un paese invaso dai russi sovietici la sua bandiera. (L’accusa di essere filo-Orban è la terza imputazione ai danni della Meloni, dopo il ducismo e il putinismo).
In realtà trattare con i dittatori o gli autocrati è sempre stato necessario: i democratici americani trattavano con Stalin e i regimi comunisti, perfino Nixon il repubblicano aprì alla Cina comunista di Mao dopo la sanguinosa “rivoluzione culturale “ che costò decine di milioni di morti. Si chiama realpolitik.
Ma putiniano, si sa, è la nuova versione propagandistica della surreale diceria che col centro-destra tornerà il nazifascismo.
(Panorama, n.32)
“Giorgia Meloni, che è la leader in pectore del partito di maggioranza nel nostro paese, ha sposato totalmente sul conflitto russo-ucraino le tesi della Nato, dei Dem di Biden e di Letta, dei conservatori britannici e atlantici e le stesse posizioni assunte da Draghi. Ed è corsa negli Stati Uniti per sottolineare la posizione filo-occidentale e filo-Nato del suo partito. L’assurda caccia ai putiniani d’Italia, con relative liste di proscrizione sui giornali, ha avuto come sponda proprio il Copasir presieduto da un esponente di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, che denuncia infiltrazioni putiniane nella politica nostrana.”
Non ne farei oggetto di gran vanto.
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Certo che quando si parla di PUtin bisogna mettere mano alla pistola, mentre quando si tratta con l’Egitto di Al Sisi o con l’Algeria per un pò di gas allora va tutto bene.
Rendiamoci conto.
Quanto a Panebianco, non è mica per caso un altro intellettuale de sinistra, ovvero di gente che è stata lingua a lingua con il blocco sovietico finché è esistito e poi si sono convertiti all’adorazione dell’USkrazia a forza di guardare i telefilm di Happy Days?
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Si continua a dare importanza ai Panegialli e paccottiglia cantante , che solo in Italia leggono .
Ma ascoltarsi questa intervista a una Donna fuori dal comune ? No eh !
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Grazie! Questo video andrebbe messo a stretto confronto con pubblici interventi di “statiste” (politicanti) donne come Pelosi e Clinton … ; prime protagoniste “in pectore” della sanguinosa politica guerrafondaia e neocoloniale anglo-USA. Il fatto che siano DEM (o laburisti … ), il partito santificato dai Veltroni di ieri e dai Letta di oggi e domani, dovrebbe fare riflettere sulla estrema vanità delle etichette ideologico-politiche, dietro cui si dispongono con assoluta evidenza solo gli interessi economico-finanziari dei soliti notissimi poteri extra-parlamentari e anti-democratici. Perchè dunque meravigliarsi della corrispondente ridicola e vergognosa politica elettoralistica di questi giorni – che ne costituisce assieme specchio di verità e stagno maleodorante? Il fatto per di più che i nostri Fratelli “d’Italia” si siano letteralmente legati anch’essi mani e piedi a quella insana politica, svendendo agli interessi neo-coloniali d’oltreoceano proprio quella Patria di cui si riempiono la bocca, la dice lunga sulla deriva ineluttabile della democrazia occidentale e italiana in particolare. E che si possa anche solo immaginare che ci possano salvare i Salvini o i Berlusconi, demagoghi di ieri e di sempre, accresce solo la drammaticità dell’attuale quadro politico. Un M5S progressivamente degrillinizzato forse come ultima possibilità, ma solo perché garantito da un presidente Conte, l’unica vera novità di quest’ultimo decennio? Mah, resta comunque ben poco da scegliere se non si fa parte già delle clientele partitiche e convinti di poterne trarre un qualche vantaggio. Insomma risicatissimo spazio per un convinto voto d’opinione. Soprattutto che una politologa russa, erede seppure indiretta del sovietismo staliniano, riesca a darci lezioni di questo genere sulla democrazia sembra oltremodo incredibile, ma è anche più che sufficiente a farci comprendere l’estrema complessità dell’epoca in cui viviamo, le sue contraddizioni probabilmente irrisolvibili … E fors’anche le enormi difficoltà di scelte di campo nette e dotate di reale autonomia e convincimento per l’elettore italiano: sopratutto che non siano quelle meramente opportunistiche del momento e che la Storia è già pronta ad attribuirci come colpe di cui pagare prima o poi le più tragiche conseguenze. Speriamo bene!
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All’area Putin “guarderebbe con favore FORSE solo Di Battista e un’ala minoritaria del M5s”. E poiché molte argomentazioni di Veneziani sono le stesse di Di Battista ( anzi Di Battista è più netto sull’avversione a Putin, spiegando però le ragioni russe e il motivo del consenso che il leader ha nel Paese) si dovrebbe dedurre che all’area Putin guarda con favore pure Veneziani? Marcello, non arrampicarti sugli specchi, fai propaganda ( legittima) al centrodestra, ma lascia fuori le persone serie e coerenti come Di Battista. Serietà e Coerenza che tu hai perso da almeno 20 anni.
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Sarò violento e scorretto politicamente, ma a me dell’Ucraina frega niente, mi spiace. Voglio sapere dai vari attori cosa vogliono fare entro i prossimi 6 mesi per affrontare il problema delle fonti energetiche, della rimodulazione delle bollette, dell’adeguamento dei salari e delle pensioni all’inflazione, della disoccupazione e della povertà, della sanità e della scuola ridotte a livello di paese in via di sviluppo. . Nonchè cosa hanno in pentola per la legge elettorale, per bazzecole come il fine vita, l’acqua pubblica, le grandi opere inutili e della catastrofe finanziaria rappresentata dall’evasione fiscale. Poi, una volta che ci hanno detto tutto questo, in materia di politica estera possiamo parlare dell’Ucraina, ma anche della situazione curda, dello Yemen, della Siria, della Libia e della Palestina. E potrei continuare per un bel po’. Se questo vuol dire essere putiniano, mi autodenuncio.
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Er Tronco pensa : Articolo ridicolo nella difesa delle posizioni, ora atlantiste della destra. Certo, si puo’ sempre cambiare idea, ma non ha il sospetto, il fine intellettuale Veneziani che l’entusiasmo della Meloni per la Nato sia un tantinello strumentale?
Quanto a Berlusconi, dopo le prime dichiarazione a favore di Putin, qualcuno gli deve aver detto che l’aveva fatta fuori dal vaso.
Laciam perdere? Lasciam perdere!
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Con Dell’Utri Cuffaro Galan Formigoni l’evasore di Arcore il baciasalami quella che va a sbraitare in Spagna a un convegno di franchisti, la compagnia di merende di Marcellino Dio patria e famiglia.L’ossessonato dal pd che non capisce che il pd è il miglior alleato della destra e.le sta spianando la strada
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Dare un’occhiata alle basi militari US e NATO sparse in Italia, in Europa e nel Mondo e si comprende tutto molto chiaramente.
Tutto il resto sono chiacchiere velleitarie.
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