Grillo, anatema sui mandati. Ma Conte prova a sminarlo

Conte: “Tra me e Beppe non c’è stata alcuna telefonata ieri sera e quindi alcun aut aut, smentisco ogni indiscrezione in merito. Noi guardiamo uniti nella stessa direzione”. Nel primo pomeriggio, nel Transatlantico che è ormai una stazione prima del trapasso politico di molti, i telefonini dei deputati a 5Stelle si riempiono tutti della stessa notizia […]

(DI LUCA DE CAROLIS – Il Fatto Quotidiano) – Nel primo pomeriggio, nel Transatlantico che è ormai una stazione prima del trapasso politico di molti, i telefonini dei deputati a 5Stelle si riempiono tutti della stessa notizia, e le bocche parlano solo di quello. “Guarda, dicono che Grillo ha dato l’aut aut a Giuseppe Conte, niente deroghe alla regola dei due mandati altrimenti Beppe lascia il M5S”. Eccola, la presunta bomba del Garante, l’arma da fine legislatura e da inizio campagna per ribadire all’avvocato che nel Movimento l’ultima parola è spesso la sua. Presunta, perché l’agenzia che racconta la minaccia viene smentita dallo staff di Conte, un’ora e mezza dopo. “Tra me e Beppe non c’è stata alcuna telefonata ieri sera e quindi alcun aut aut, smentisco ogni indiscrezione in merito. Noi guardiamo uniti nella stessa direzione”.

Negano un totale commissariamento, dopo quel video di sabato mattina in cui Grillo aveva scandito che i due mandati non si toccano “perché sono la nostra luce nella tenebra”. Un intervento che, aveva raccontato il Fatto, Conte aveva provato inutilmente a fermare la sera prima. Voleva almeno 4-5 deroghe, l’avvocato, per big come Paola Taverna, Roberto Fico, Vito Crimi, Alfonso Bonafede. Però il fondatore e – non è un dettaglio – la gran parte degli eletti non vogliono sentirne parlare. La vedrebbero come un favore per pochi, “e poi la base si rivolterebbe” sostengono. “Ma quello di Grillo non è un diktat” aveva teorizzato ieri mattina Conte sul Corriere della Sera, giurando che “questa settimana chiuderemo la partita, e in ogni caso lo spirito della regola verrà salvaguardato”. Poi l’ennesimo muro di Grillo. Se non vero almeno verosimile, a sentire un big dentro un Montecitorio: “A me settimane fa Beppe disse che era pronto a sciogliere il Movimento, se si fossero toccati i mandati”. Anatema che confermano anche altri grillini. Troppo preziosa l’ultima bandiera, nella campagna elettorale dove il M5S si gioca la pelle.

Sembrano pensarla così anche molti contiani (“dobbiamo finirla con questa storia, ci possiamo solo rimettere”). E lo sa anche l’avvocato. “Le interlocuzioni con Grillo sono in corso, ma di certo Conte non ingaggerà un braccio di ferro su questo” confermano i suoi. Tradotto, da qui a domani, la questione sarà risolta. Con ogni probabilità, con la conferma del vincolo due mandati, almeno per il Parlamento. Però resta il sapore acro dei malumori, in un giorno di nuovi addii. Con tutto il Direttivo del Movimento della Camera che, norme alla mano, decade assieme al capogruppo Davide Crippa, dimessosi martedì. Però molti dei membri lo hanno seguito volentieri, il capogruppo. Mentre lui, il governista Crippa, contrarissimo all’uscita dall’esecutivo Draghi, spiega: “La riflessione se uscire dal partito è d’obbligo”. Dicono che il Pd sia pronto a offrirgli una candidatura. Ma c’è chi farebbe il percorso inverso. Cioè la senatrice di Leu, Loredana De Petris: disponibile, raccontano, a correre con il Movimento. Ma gli uscenti a 5Stelle sbuffano, anche perché c’è pochino da contendersi se l’obiettivo è il 10 per cento, che in seggi vale una quarantina di eletti. Nell’attesa, si lavora a un nuovo Direttivo, con la contiana Vittoria Baldino favorita come nuovo capogruppo. A margine, i 5Stelle provano a tessere la tela per un’alleanza rosso-verde con Sinistra Italiana e Europa Verde. “Ma alla fine finiranno con il Pd” è il sospetto di molti. Così sale la sensazione che il Movimento potrebbe anche correre da solo, visto che permangono i dubbi su un accordo con Luigi de Magistris.

A guardare da fuori c’è anche l’ex di lusso Alessandro Di Battista, che ieri ha diffuso un nuovo post: “Sarà un autunno difficile, ha detto ieri Draghi. Per tutti, tranne per i produttori di armi”. L’incipit di uno scritto in cui l’ex deputato teorizza: “Inviare armi in Ucraina non serve a porre fine alla guerra, serve a iniziare una nuova corsa al riarmo”. Una linea dura. Forse troppo, per diversi 5Stelle.

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3 replies

  1. ma non dicevano che il limite sarebbero stati due mandati completi? Questo mandato non è completo perché la legislatura finisce anzitempo. Trovato il cavillo, fine della discussione. Buon macello

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  2. Brava Loredana, mi sembrava strano…
    E Fratoianni&Verdi europei che cavolo ci fanno con Calenda, Brunetta, Gelmini…?
    Fuori da quell’orrido calderone!

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