Le Idi di luglio

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Non so se Draghi sia Giulio Cesare, ma di sicuro chi lo ha accoltellato non assomiglia a Bruto.

Il capo dei congiurati dell’antica Roma rivendicava con orgoglio le ragioni del suo gesto, mentre questi hanno cominciato a vergognarsene prima ancora di averlo compiuto, palleggiandosi le responsabilità come ladruncoli colti in castagna.

Abbiamo potuto ammirare autentici capolavori di analisi illogica. I grillini (o quel che ne resta) hanno accusato Draghi di essere troppo di destra e però la destra di averlo fatto cadere. I berluscones (o quel che ne resta) di flirtare troppo con la sinistra e però la sinistra di averlo tradito. Quanto a Salvini, ha dato prova di un coraggio lievemente inferiore a quello di don Abbondio, lasciando che a sfiduciare il governo in diretta tv fosse un altro leghista, mentre lui sedeva a due scranni di distanza per non correre il rischio di essere inquadrato.

Il culmine dell’assurdo è stato raggiunto dal «bell’applauso» con cui ieri mattina la Camera ha omaggiato lo stesso Draghi che il Senato aveva licenziato la sera prima.

D’altronde è dai tempi di Bruto che le persone di talento piacciono agli italiani solo quando se ne vanno, quando cioè viene meno l’invidia che il loro talento provoca in chi ne è sprovvisto. Fino a un attimo prima passano per privilegiati o sopravvalutati, ma appena lasciano libera la poltrona vengono rimpianti e mitizzati da tutti, a volte persino da chi li ha fatti fuori, e sempre dal popolo nel cui nome i congiurati millantavano di aver agito.

12 replies

  1. Se i Migliori con la maggioranza assoluta in Parlamento se ne vanno, vuol proprio dire che migliori non erano. Del resto con 70 governi in 70 anni, cosa si pretende dal popolo degli onorevoli (e dei loro rispettivi partiti?).

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  2. Tranquilli, bombardamenti continui su Conte e Salvini e tra qualche mese, con tutto quello che succederà in autunno ed ovviamente sarà colpa loro, saremo pronti per nuovi… Responsabili.
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  3. “Non so se Draghi sia Giulio Cesare,”

    Mi sa di no. Uno che è riuscito a farsi sfilare il Quirinale da Mattarella e palazzo Chigi da due coglioni (così vengono rappresentati quotidianamente, Gramellini compreso, Conte e Salvini) e da un vecchio rintronato (così è rappresentato Berlusconi) mi sa di no.

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    • Stavolta il ‘talentuoso’ non corre il rischio di essere mitizzato … il problema è che mezza Italia continua a sbavare per interesse, l’altra mezza legge solo i giornaloni dei supporters del ‘talentuoso’, e crede a quelli che legge

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