La crisi della democrazia in Occidente

(Andrea Zhok) – Quando si solleva il tema della crisi della democrazia in Occidente, con fastidiosa frequenza l’eventuale interlocutore ostile, quanto più si approssima alla fine dei propri argomenti, tanto più è incline a sbottare con un “Ma allora perché non te ne vai in… (segue nome di una qualche proverbiale ‘dittatura’; Russia, Cina, Iran, ecc.).

Questo è uno di quei casi in cui la stupidità della replica è talmente robusta che c’è il serio rischio ci lasci tramortiti.

Affinché il tramortimento non sia preso per efficacia dell’argomentazione, è utile replicare con calma per iscritto.

1) Innanzitutto, e a futura memoria: tutti gli stati che proverbialmente vengono definiti dal mainstream come dittature – in quanto estranei al blocco dei protettorati americani in occidente – sono formalmente democrazie non meno di quanto lo siano la Francia o gli USA o l’Italia: ci sono governi eletti dal popolo in Iran non meno che in Russia o in Cina.

Poi certo, a questo carattere formalmente democratico non fa riscontro una realtà DAVVERO democratica, e ciò accade per vari motivi, e specificamente: a) per lo strapotere di alcune oligarchie politiche o economiche o teocratiche; b) per i severi limiti di cui soffre la libertà di stampa; c) per il condizionamento politico della magistratura.

Solo che a questo punto, chiunque ritenga di condannare quegli stati come autoritari (e personalmente io li considero tali) dovrebbe avviare qualche seria riflessione sull’eventualità che oligarchie, stampa e magistratura non siano ESATTAMENTE ALTRETTANTO COMPROMESSE nei maggiori stati occidentali di quanto lo siano nelle proverbiali ‘dittature’. (Quanto all’Italia solo un cieco potrebbe nutrire dubbi).

2) L’argomento “se non ti piace qui te ne puoi sempre andare” è una classica applicazione della logica liberale di mercato alla politica. L’idea dei liberali è che i paesi sono come compagnie aeree: se non ti piace il catering o il servizio bagagli cambia compagnia. Così come l’elettrodomestico guasto non si ripara, si butta, così vale anche per la patria inadempiente.

Questo è uno di quei punti su cui purtroppo gli argomenti arrivano ad un termine. Per chi vive le proprie relazioni con il mondo come se esso fosse un servizio a noleggio, la forma di vita di chi ha con il proprio mondo delle relazioni di appartenenza non può che risultare incomprensibile. Qui si è posti di fronte ad una differenza antropologica e chi si pensa come un turista del mondo è per chi desidera coltivare e migliorare il proprio mondo sempre semplicemente una minaccia e un pericolo.

3) Il terzo e ultimo argomento è forse quello decisivo. Premesso che governi autoritari sono frequenti e ubiqui tanto nei confini dell’impero americano che al di fuori di esso, c’è tuttavia un punto di discrimine che va ben compreso. Spesso chi difende il modello liberaldemocratico, anche quando manifesta tratti pesantemente autoritari, lo fa immaginando che comunque nelle liberaldemocrazie si è molto distanti dal modello personalistico tipico delle dittature, dove l’esercizio della forza autoritaria si incarna spesso in figure specifiche, in personalità. Non ci sono un Putin o uno Xi Jinping o un Fidel Castro in Europa o in America. In occidente il potere sembra liquido, impersonale e perciò sembra meno oppressivo.

E questo è un errore profondo, un errore che deriva da un atavismo psicologico, ma che inverte il senso degli eventi.

L’atavismo psicologico qui è l’identificazione dell’esercizio del potere subordinante nella forma di una personalità autoritaria (il “padre padrone”), verso cui si possono concentrare l’odio e il timore. Quando, come avviene in occidente, il potere non presenta questo aspetto, psicologicamente in molti hanno l’impressione di una ridotta oppressione. Dopo tutto un Draghi o un Biden non hanno certo un potere personale comparabile ad Putin.

E questo è vero, e a comprenderlo bene, è un elemento latore di profonda angoscia.

Noi infatti possiamo immaginare che ad un autocrate “cattivo” subentrerà un autocrate “buono”, ad uno guerrafondaio uno pacifista, ad uno rozzo uno colto, ecc., ma nel nostro sistema sappiamo che il sistema oppressivo è immensamente resiliente, flessibile, e perciò stabile come solo i muri di gomma sanno essere.

La Russia dipende dalla salute e dalla lucidità di Putin, gli USA non dipendono da quella di Biden, né noi da quella di Draghi. Qui nessuno è indispensabile, anzi nessuno è importante, perché il sistema procede con un pilota automatico che nessuno domina, e che può perseverare nell’errore, qualunque errore, all’infinito.

Il carattere anonimo delle oligarchie tecnocratico-finanziarie le rende immensamente più pericolose di qualunque autocrazia classica (O’Brian non è malvagio quando porta Winston alla stanza 101: O’Brian è semplicemente fungente, ed è sostituibile da qualunque funzionario del Ministero dell’Amore).

Un tempo la promessa del sistema era che buone istituzioni sarebbero state capaci di riprodurre la virtù senza bisogno di personalismi.

La realtà odierna del sistema è che cattive istituzioni (il blocco tecnocratico e finanziario a guida americana) è in grado di riprodurre il male ed il vizio senza che il venir meno di questo o quel volto faccia la benché minima differenza.

4 replies

  1. “La realtà odierna del sistema è che cattive istituzioni (il blocco tecnocratico e finanziario a guida americana) è in grado di riprodurre il male ed il vizio senza che il venir meno di questo o quel volto faccia la benché minima differenza.”

    questa è la vera dittatura in cui siamo immersi senza che noi abbiamo la minima possibilità di ribellarci
    come nelle sabbie mobili
    più ti agiti
    e più ti ingloba.
    due figure in antitesi
    Assange
    Boris
    tutte e due giornalisti
    uno: disvela le bugie, le truffe e il volto truce e crudele del potere
    l’altro: è un mentitore seriale per ottenere il potere

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  2. Infatti non esistono democrazie e neppure dittature, solo oligarchie.
    A differenza degli oligarchi di stampo fordiano (gli oligarchi sono sempre quelli che hanno i soldi e le “aderenze”, quindi il potere) gli oligarchi nostrani, nell’ Occidente “democratico”, sono immensamente più pervasivi: sanno dove siamo, chi siamo, cosa vogliamo, il nostro stato di salute… Ogni privatezza, anche la più sensibile e gelosamente custodita, può essere accessibile. Nessun bisogno di violenza: ci “convincono”. E se non basta… ci sono sempre una Diaz ed un Bolzaneto a difendere i loro interessi: quelli della globalizzazione.
    Un immenso mercato di merci e uomini costantemente in movimento dove più “servono”, illusi da una opportunità di “grande libertà” quando noi fatti seguono solo le “direttive” imposte dall’ alto.
    C’é bisogno di bassa manovalanza per deprimere il mercato del lavoro? Spostati, verrai “accolto”! C’è bisogno di lavoratori qualificati ma non si vuole spenderre per formarli? Comprali già “fatti”: medici dall’ Italia, dalla Spagna, ingegneri dall’ Est… Et voilà, fatto.

    Ma l’ uomo è un animale gregario e territoriale, e le proprie radici culturali non possono essere modificate da un giorno all’ altro. Resta sempre, soprattutto nei meno colti, una insoddisfazione repressa, una nostalgia nascosta, una incapacità di adattarsi, un senso di ingiustizia che porta ad isolarsi e ricercare i propri “simili”, ricreando altrove un fac simile della proporia identità culturale. E per chi “accoglie” la sensazione di moltiplicarsi di corpi estranei, potenzialmente pericolosi, in fondo sconosciuti ed ostili.

    L’ uomo è un animale gregario e territoriale, inutile girarci intorno.
    “Lassù” lo sanno? Chissà. Certamente se ne strafregano: gli schiavi sono ormai talmente tanti che perso uno altri cento premono per quel posto. E la “ricerca della felicità” è un bene di lusso, per pochi eletti.

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