Santoro chiama, ma Conte che fa risponde?

(Cristiano Sanna Martini – notizie.tiscali.it) – Tra i grandi protagonisti della XXI edizione del festival Libro Possibile (cartellone ricchissimo in svolgimento dal 6 a 9 luglio a Polignano a Mare e il 21, 22, 28 e 29 a Vieste) c’è Michele Santoro.

Presenta il suo monologo Per un mondo senza guerra. E torna su molti dei temi caldi che agitano gli ultimi mesi, non ultimo quello dell’aggressione dell’Ucraina e dell’incrinatura che si è prodotta fra opinione pubblica e il modo in cui i mezzi di informazione presentano l’azione italiana all’ombra dell’iniziativa americana pro Kiev e contro la Russia di Putin.

Il tema del festival Libro Possibile quest’anno è ambizioso e cita il brano di Dalla: L’anno che verrà. Come nasce la tua decisione di andare sul palco con il monologo Per un mondo senza guerre, un testo che è narrativo e forse anche teatrale?

“Ero già stato a questo festival l’anno scorso con un libro sulla mafia, torno con un testo che raccoglie una serie di appunti che diventeranno il mio prossimo lavoro su un mondo possibile senza guerra.

Riprendo le parole del mio grande amico Gino Strada che diceva che le guerre nascono dalla violazione del primo diritto dell’uomo, quello che troviamo nella celebre Dichiarazione secondo cui nasciamo liberi e uguali. Poi le persone subiscono una rapina che porta alla concentrazione di ricchezze e potere nelle mani di pochi, questo moltiplica i conflitti”.

Di recente anche in tv ti sei molto esposto sulla difficoltà di esprimere pareri non allineati sull’intervento europeo a supporto degli Usa nell’armare l’Ucraina. Se qualcuno avanza dubbi, viene segnalato come presunto collaborazionista o agente occulto della Russia. Non ti sarà sfuggita la questione del dossier dei Servizi che conterrebbe un indice i nomi e cognomi, con tanto di presa di posizione infastidita, a smentire, del capo della Sicurezza nazionale Franco Gabrielli. Che idea ti sei fatto su questo?

“In questo momento nel mondo le dittature si stanno di nuovo chiudendo a riccio ma anche la democrazia occidentale non sta bene. Così le tendenze antiliberali si moltiplicano.

Leggevo che gli Usa, da sempre più avanti di noi nella tutela dei diritti, a cominciare da quello di critica e opinione, sono scivolati dal nono al 30mo posto nella classifica dei Paesi più liberi. Vuol dire che quello che era il dibattito acceso ai tempi di commentatori come Dan Rather o Cronkite, quando si parlava della guerra in Vietnam, oggi non è possibile. Semplicemente non c’è.

Per quanto riguarda l’Italia, la situazione è peggiore: la politica sceglie di mandare armi all’Ucraina, la maggior parte dell’opinione pubblica è contraria all’intervento ma i mezzi di informazione danno una visione univoca di questo dramma. La Rai ha per contratto l’obbligo di pluralismo, per fare un esempio, e così non è. Poi si dice che esistono i talk show, ma questo è un discorso a parte.

Questo crea una lacerazione sociale importante perché chi non si allinea al pensiero dominante non trova rappresentanza politica. Non stupisca se poi la maggior parte delle persone non vanno più a votare”.

Molti analisti di mercato parlano ormai apertamente di un onda di recessione economica innescata dal pugno duro con cui si è affrontata la situazione in Ucraina. Che nasconderebbe una grande fragilità interna degli Usa. Altri si spingono a parlare di crisi definitiva del mondo polarizzato da una parte dagli States e dall’altra dai loro nemici che si moltiplicano. Analisi realistica o sono toni inutilmente allarmistici?

“Intanto bisognerà vedere se avremo il tempo di vederla, l’esplosione definitiva di questa crisi della leadership americana. A me preoccupa che si giochi a chi più alza la voce attorno a siti arsenali nucleari. Il rischio è alto. Poi mi pare che si stia cercando si spostare questo braccio di ferro armato dall’Ucraina fino al Pacifico.

Ma io guardo all’Italia, all’Europa: noi non abbiamo nessun interesse a farci chiudere in una cortina che vede il resto del mondo come nemico. Noi abbiamo necessità di lavorare per il multilateralismo, e senza tradire il Patto Nato, di cercare dialogo e nuove interazioni con soggetti come Cina, India, Russia e Paesi a loro collegati.

Ma l’Europa lascia che siano gli Usa a decidere in che direzione andare. Mentre parliamo arrivano nello scenario ucraino missili a media gittata che potrebbero cambiare l’esito dello scontro con la Russia, e creare l’occasione per fermarsi e intavolare trattative di pace. Un’apertura incoraggiante c’è stata a proposito delle forniture di grano. Dovrebbe farci riflettere il peso che sta avendo il leader turco Erdogan nel creare riaperture e nuovi contatti, mentre gli altri leader europei faticano moltissimo”.

In chiusura: si sta molto discutendo su un lavoro pubblicato sul sito di Harvard (ne abbiamo parlato qui) firmato da Larry Summers, guru dell’economia americana, che scrive apertamente che anni di turbo capitalismo senza briglie sono arrivati alla fine della strada, e che in futuro tutto si giocherà sulla capacità dello Stato di regolare i grandi gruppi privati, limitandone lo strapotere. E’ credibile?

“Non vedo altro modo, francamente. Questa è la strada, se non vogliamo sottometterci al fatto che 2.500 miliardari accumulano nelle loro mani ricchezza equivalente a quella della metà della popolazione mondiale.

Con questo squilibrio e imprenditori che hanno Pil e poteri superiori a quelli di molti Stati, non possiamo permetterci di proseguire sulla strada della disuguaglianza. Perché moltiplicherà guerre e disordini interni, che rendono la società ingovernabile”.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

3 replies

  1. Cronkite era un falco. Poi andò in Vietnam e lo raccontò con cognizione di causa. E cambiò idea.
    Johnson se ne uscì con “se ho perso Crokite ho perso la classe media”.
    Infatti non si ricandidò per un secondo mandato. Questa è la forza del giornalismo vero.
    In Italia abbiamo una galleria di cameriere e maggiordomi.

    Piace a 2 people

  2. Difficile condividere chi guarda la contemporaneità con occhi antichi. La struttura della realtà ormai è diversa.
    Ancora pochi anni fa, negli US – i leader economici, politici, militari e soprattutto ideologici del nostro mondo – erano di stampo fordista: GM, General electric, petrolio, siderurgia, grandi catene di consumo…
    Ora i nuovi oligarchi hanno prodotti virtuali ( Google, Apple,Miicrosoft…) e un reale potere di intelligence sul mondo: sono onnipresenti ed onnipotenti, sanno chi siamo, dove siamo, i nostri gusti, i nostri desideri, la nostra collocazione politica, il nostro stato di salute… potenzialmente tutto, ma proprio tutto, su di noi, Possono quindi manipolarci, spingerci da una parte o dall’ altra, attizzarci o calmarci, darci notizie su Tizio e farci dimenticare Caio, e soprattutto lavorare sui “sentimenti”, sul “cuore” che come ben sappiamo sono facilmente direzionabili e non sentono ragioni. Riescono a cambiarci più di ogni processo pedagogico. E questo cambia tutto.

    Non è più semplice come si crede, non basta più una protesta di popolo, uno sciopero, e neppure una rivoluzione: anche se si bruciasse Cupertino rimarrebbe tutto “in cloud”, a disposizione.
    L’ abbiamo visto benissimo con la parabola dei 5 stelle. Lo vediamo ora con l’ “obbligo” sentimentale a partecipare ad una guerra che non ci tocca e che ci sta già portando disastri. Con l’ “obbligo” altrettanto sentimentale ad accettare nuovamente il “dominio dell’ uomo sull’ uomo”: quel traffico di schiavi che immaginavamo finito per sempre: basta cambiargli nome e mettere in moto il “cuore”. A farci chiamare “democrazia” un totalitarismo che non ha neppure bisogno della coercizione perchè agisce nel profondo e ce lo fa accettare come unico modello possibile. Unico modello “buono”.
    Temo che quella di Conte sia una lotta contro i mulini a vento. L’ occhio di Sauron vede dovunque.

    "Mi piace"