Di Maio azzarda: i danni sono più dei benefici

Luigi Di Maio è tutt’altro che uno sprovveduto, ma dovrebbe lo stesso tenere a mente la terza legge di Carlo Maria Cipolla, quella secondo cui “una persona stupida causa un danno a un’altra persona o gruppo senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Luigi Di Maio è tutt’altro che uno sprovveduto, ma dovrebbe lo stesso tenere a mente la terza legge di Carlo Maria Cipolla, quella secondo cui “una persona stupida causa un danno a un’altra persona o gruppo senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita”. Nel caso in esame, il suo, ecco un primo elenco del rapporto danni-benefici che la sua scissione comporta (con un netto vantaggio dei danni complessivi).

1. Giuseppe Conte, è vero, subisce l’uscita dal M5S di una sessantina di eletti con un danno numerico e politico rilevante: non sarà più il gruppo di maggioranza relativa in Parlamento, superato dalla Lega. E qui Di Maio può esultare.

2. Conte, però, ha ragione quando dice che con la scissione dimaiana il M5S si è liberato di una “zavorra”. Perché d’ora in avanti di quei 60 fuoriusciti non dovrà più occuparsi lui. La pratica passa a Giggino che dovrà farsi garante della loro rielezione, uno per uno (vastissimo programma vista l’imperversante siccità dei voti). E non prima di essersi assicurato egli stesso un sicuro ritorno in Parlamento (“Insieme per il futuro, il suo”, è la perfida battuta di Alessandro Di Battista).

3. Come sostiene Marco Revelli, Di Maio si è innanzitutto “scisso da se stesso”. Raramente, infatti, nella pur trasformistica politica italiana si era assistito a un tale sdoppiamento di identità. Sulla doppia capriola del “rivoluzionario” di prima, diventato uomo d’ordine dopo, impazzano i social. Non gli sarà facile scrollarsi di dosso le accuse di opportunismo e poltronite.

4. Secondo Matteo Salvini, “se Di Maio rimane al governo e non rappresenta nessuno è un problema”. Difficile dargli torto perché, in piena guerra, un ministro degli Esteri espressione di una scissione, e non più del più forte partito di governo sembra destinato a perdere peso e credibilità a livello internazionale.

5. Farsi protagonista di una clamorosa rottura personale nello stesso giorno di un tormentato dibattito parlamentare sulla posizione italiana nel conflitto rappresenta una mancanza di rispetto verso il Paese. Che si aspettava delle risposte chiare e non l’ennesimo teatrino. Tanto più che poi Di Maio, come se niente fosse, ha votato insieme a Conte la stessa risoluzione.

6. Cosa dirà adesso il “Di Maio 2” al mondo M5S di cui soltanto pochi anni fa era l’acclamato capo politico? Che il “Di Maio 1” li aveva bellamente presi in giro?

Il cretino, purtroppo per noi, è spesso uno stupido che ha avuto successo.

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6 replies

  1. Lancio una provocazione a cui non credo: e se fosse tutta una farsa per raccattare voti alle prossime elezioni, esattamente come fanno i destri, per poi ritrovare unità d’intenti?

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    • Hanno finito, per quanto mi riguarda, con il giochino. ” tutti uniti per battere le destre” oppure ” tutti uniti contro i comunisti travestiti” o ancora ” tutti uniti contro i populisti”.

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