In Francia è la disfatta delle élite putrescenti

Come sta, chiediamo con apprensione, il Grande Centro Riformista? Quello italiano, giacché il francese, a cui l’italiano si ispira, non si sente tanto bene. “Il centrocampo di Calenda, che vuole fare il Macron italiano: ‘A settembre lanciamo il terzo polo’” titolava ieri Il Foglio […]

(DANIELA RANIERI – Il Fatto Quotidiano) – Come sta, chiediamo con apprensione, il Grande Centro Riformista? Quello italiano, giacché il francese, a cui l’italiano si ispira, non si sente tanto bene. “Il centrocampo di Calenda, che vuole fare il Macron italiano: ‘A settembre lanciamo il terzo polo’” titolava ieri Il Foglio, tragicamente andato in stampa prima dei risultati delle elezioni francesi, su un’intervista di tre pagine al nostro leader centrista preferito, quello che alle amministrative ha preso lo 0,4% e quindi adesso è pienamente titolato a comporre un suo fantagoverno delle meraviglie, con (per dire) Carfagna al Sud, Crosetto all’Aerospazio, Cottarelli all’Economia, Gori ovunque, Bonaccini al Pnrr etc.

L’atroce, fantozziana differita non è solo temporale, è proprio una conseguenza della teoria della relatività italiana (aspettiamo con ansia la newsletter di Renzi che esulta per Macron, di cui per anni ha scimmiottato le foto, i pranzi al sacco e le camicie bianche da start-upper): l’establishment, i giornali liberali e l’intellighenzia tutta, con la loro lungimiranza e capacità d’analisi, avevano previsto la disfatta delle frange radicali e la ri-affermazione del Centro, questo aggregato di Migliori e Competenti (la miglioranza e la competenza sono internazionali) in grado di fronteggiare con pacatezza e rigore il grande pericolo russo, che poi nelle menti dei suddetti competenti vuol dire pericolo rossobruno, cioè tanto la destra quanto la (odiata) sinistra (Calenda: “Avercene, di Macron, in Italia”).

Ancora l’altro giorno in un articolo ripreso da Repubblica Bernard-Henri Lévy insultava Mélenchon e i suoi elettori (avessero almeno un tatuaggio delle SS sul petto, un ciondolo runico, una svastica in faccia, allora sì che avrebbero qualche chance di piacere al filosofo macronista-azoviano), colpevoli di essere di sinistra e di non votare il suo cocco enarca.

Purtroppo il popolo presenta questo inconveniente di fare come gli pare e di non tener conto delle raccomandazioni elettorali, o profezie non auto-avverantisi, dei più accorti analisti, ed è successo il peggio: Macron perde la maggioranza assoluta in Parlamento, la coalizione di sinistra guidata da Mélenchon diventa prima forza d’opposizione e Le Pen decuplica i seggi del Front National.
Non male, per quel Centro che è idolo e modello dei nostri quasi leader tipo Calenda e Sala, investiti nientemeno che della missione di “sconfiggere l’astensione” (Corriere).

Non sfugge ai più attenti che uno che aveva previsto la disfatta del macronismo – che poi è europeismo furbetto, ideologia di plastica, neo-liberismo arrembante – è stato proprio Putin, per ciò aspramente rimproverato: “Si starà fregando le mani”, dice Stefano Folli su Rep, “la sua profezia sulle ‘élite europee’ destinate a esser scalzate da un’ondata di nuovi radicalismi, sembra aver avuto una prima, inquietante replica sul campo”, del resto “le forze di rottura sensibili al messaggio del Cremlino sono ben ramificate e vivaci: dagli amici di Conte a quelli di Salvini”. Capito?
Se Macron ha perso voti non è perché il popolo francese si è stancato di questo presidente scialbo e viziato che vieta le proteste sindacali, manda la polizia ad accoppare i manifestanti, taglia le tasse ai ricchi e gli assegni di disoccupazione a un milione e mezzo di poveri, ma perché in Francia come in Italia c’è gente sensibile a Putin (e comunque è colpa di Conte).

Anche il politologo Shekhovtsov, alla pagina dopo, l’ha presa male: il fatto che Putin abbia previsto la putrescenza delle élite occidentali non è segno di buona vista, ma del suo essere “chiaramente anti-occidentale”. Passaggio logico: il popolo occidentale è chiaramente anti-occidentale.

Anti-occidentali non sono, invece, gli atlantisti sfegatati, categoria che si sovrappone a quella di liberali, fanatici del Terzo Polo, bellicisti che marciano da seduti: poiché per loro l’Occidente è l’America, quel che decide l’America va sempre bene, e l’America non vede di buon occhio l’affermazione dei “movimenti radicali” in Europa. Di destra o di sinistra?
Per schizzinosità, le élite liberali vi diranno che temono l’affermazione della destra, ma è appunto una misura igienica (nelle file della destra si annida il popolo deluso dalla sinistra); ciò che temono di più è una sinistra vera, che tolga ossigeno ai partiti liberali mettendo in primo piano i temi sociali.
Come ha scritto Picketty su Internazionale, il blocco borghese si avvantaggia della divisione tra sinistra e nazionalisti-sovranisti, ma la scommessa è cinica e rischiosa, perché la retorica nazionalista, incoraggiata dalle élite a scapito della sinistra, esaspera i conflitti invece di ridurli.

(O, come più precisamente diceva Ennio Fantastichini in Ferie d’Agosto: “Voi intellettuali v’atteggiate tanto, state sempre a analizzà, a criticà… Ma sai qual è la verità? La verità è che non ce state a capì più un cazzo, ma da mo’!”).

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2 replies

  1. “ciò che temono di più è una sinistra vera, che tolga ossigeno ai partiti liberali mettendo in primo piano i temi sociali.”

    Possono stare tranquillissimi i nostri maitre a penser: non c’è pericolo di una sinistra vera che non si occupi SOLO di puttanate.

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