Dallo stato nascente all’istituzionalizzazione

(Giuseppe Di Maio) – Vi ricordate come dal guazzabuglio grillino emerse l’ambizione di diventare un movimento pratico senza legami con le ideologie del XX° secolo? Vi ricordate la folla di personaggi che osannavano il corso nuovo di una politica post ideologica, e (visto che c’erano) come mescolavano i personaggi “onesti” della passata politica di sinistra e di destra? Allevati con le canzoni di Antonello Venditti, dove Nietzsche e Marx si davano la mano, pure nel guazzabuglio pentastellato Berlinguer e Almirante si trovarono abbracciati nell’obiettivo ora fuori moda di rincorrere un fantomatico bene comune. Il passo fu breve. Dalla post ideologia, si passò all’assenza di idealità, e infine di idee. La classe dirigente fu selezionata con meccanismi che valutavano titoli e, invece di avere portavoce, si ebbero outsider che miravano a migliorare la loro condizione privata. Una volta eletti, costoro tradirono le poche questioni condivise e le due regole di moralità pattuite, riducendo all’osso le file del Movimento.

Furono anni d’inferno, in cui ogni attivista, credendo di essere Napoleone, zittiva il proprio compagno e lo epurava non appena facesse mostra di qualche idea. La democrazia era assente e indesiderata, sostituita da referendum confermativi sulla rete. Il vangelo, il “libro rosso” della rivoluzione, erano quattro frasi in croce di Grillo declamate ogni volta che si volesse fare mostra di una certa ortodossia. Poi, come succede a chi non ha un vero obiettivo, il popolo s’innamorò di un nuovo contaballe senza idee. Lo “statu nascenti”, il sostegno sentimentale che aveva fatto superare tutte le contraddizioni del M5S, sfumò. I Napoleoni si dimisero e sbatterono la porta: chi criticando la democrazia, chi le alleanze, chi il tradimento degli “ideali”. Ma quali? Non ce n’era uno solo sovrapponibile all’altro. Gli elettori delusi rifluirono nel non voto, altri ripresero a votare i propri partiti. Nel Movimento ci si azzannava rifacendo la storia del mondo, in special modo quella della politica francese successiva alla Rivoluzione.

Ma peggio fu il tentativo di rifondare il Movimento per via democratica. Una commedia dai tratti esilaranti rallentata dal covid e dalla cacciata dal governo, che allontanò ancora di più il popolo della rete dalle sue rappresentanze romane. E’ tempo ormai di aggiornare l’originaria freddura di Andreotti “I pazzi si distinguono in due tipi: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di risanare le Ferrovie dello Stato”, con questo secondo termine “quelli che credono di rifondare il M5S”. Dopo la designazione dei 5 vice, Conte indica ora i coordinatori regionali. Non si conoscono le loro attribuzioni, né i criteri seguiti nell’individuazione. Che costoro sia quanto di meglio possa esprimere il M5S è una circostanza insoddisfacente per ogni democratico. Né si accenna a definire il ruolo degli attivi territoriali insidiati dall’incombente democrazia della rete. Nei laboratori si cresce politicamente, sulle piattaforme no.

Ma l’avete sentito ora Di Maio davanti ai giornalisti che racconta come lui avrebbe fatto di meglio? Di Maio pompato in funzione anti Conte dalla stampa, come temo stia succedendo anche per Di Battista finalmente accolto nel salotto dei commentatori accreditati. C’è stato un tempo in cui il M5S aveva fatto tremare tutti coloro che temevano l’interruzione del motore della disuguaglianza attraverso l’obbligo di rispettare le regole. Ma quel tempo è passato. Grillo ci ha fatto ingoiare un “Napolitano dalla schiena dritta”, un Farage reazionario della destra xenofoba, Grillo e Di Maio la “saggezza” di Mattarella, Di Maio “la nuova Lega” di Salvini, Grillo “i ragazzi” del PD, il Draghi “grillino”, e il Cingolani “ecologista”. Conte fu prima un “elevato”, poi uno che non capisce un cazzo di politica.

Tra gli attivisti disperatamente fedeli si sussurra che Grillo sia ricattato e Di Maio minacciato. Ma a loro sfugge la cosa più semplice, che invece siano proprio così: post-ideologici.

3 replies

  1. “Una volta eletti, costoro tradirono le poche questioni condivise e le due regole di moralità pattuite, riducendo all’osso le file del Movimento.”
    sarebbe stato meglio scrivere…..mandando fuori del Movimento esso si ridusse”… mentre gli altri partiti i traditori se li tengono ben stretti perchè facilmente ricattabili!
    Questi ultimi sono la spina dorsale della Politica Onesta!
    Di Maio … ma va va,,,

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  2. E’ sempre stato cosi’: si passa (in una societa’ in cui esistono dei privilegi scandalosi) attraverso un periodo di protesta, di rivoluzione. Il popolo, esasperato, appoggia i Masanielli di turno. Essi, arrivati al potere, provano l’ebbrezza del comando e non l’abbandonano piu’ , confondendosi coi vecchi gattopardi che sanno che il potere ed il denaro provocano lo stordimento fatale agli ideali iniziali.
    Dopo poco, si ritorna al vecchio. Cambiare tutto per non cambiare nulla. Il fondatore e’ ricattato, il giovane ignorante ha imparato in fretta le regole del potere, il malcapitato , chiamato a dirigere, non puo’ fare nulla se non ritardare il collasso e l’estinzione di chi doveva dare una svolta alla societa’.
    E’ cosi’, i voti riconfluiranno nelle collaudate organizzazioni che non hanno mai finito , in sordina e dietro le quinte, di comandare.
    Amen

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  3. Visto che sei così ossessionato dalle vicende dei 5 stelle a quando un articolo sulle vicissitudini degli altri partiti poiché il prossimo anno si vota e devo scegliere il fiore di partito più bello. Grazie.

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