Perché i ricchi russi odiano l’Occidente

(Anna Zafesova – La Stampa) – «Ci odiano! Odiano la Russia e i russi, tutti gli abitanti! Ci hanno odiati praticamente per tutta la nostra storia». Il grido di rabbia di Dmitry Medvedev verso l’Occidente è stato scritto su Telegram quasi contemporaneamente all’annuncio che suo figlio Ilya è stato privato dalle autorità statunitensi del suo visto di lavoro americano, e che avrebbe dovuto lasciare Miami, dove – secondo gossip moscoviti che per ora nessuno ha smentito – possiederebbe una società.

Intanto il suo megayacht Universe da 74 metri è ormeggiato a Sochi, dopo essere stato portato via da Imperia transitando a Istanbul, al sicuro dalle sanzioni internazionali. L’altro yacht più piccolo, Fotinia, di appena 32 metri, al momento dello scoppio della guerra era ancora bloccato dai ghiacci in un porto finlandese, e per tutelarlo dal sequestro una delle società che lo possedevano, legata a un compagno di università di Medvedev – uno dei suoi tradizionali prestanome, secondo le indagini di Alexey Navalny – l’ha venduto a un’altra compagnia di oscure origini.

I vigneti toscani dell’ex presidente russo sono anche loro bloccati dalle sanzioni, e il suo iPhone – Medvedev è celebre per la sua passione verso la Apple, ed era andato in pellegrinaggio a Cupertino per incontrare Steve Jobs – non riesce più ad aggiornarsi e scaricare app in Russia.

Attribuire il desiderio di un ex presidente e premier russo di scrivere su Telegram agli occidentali «Li odio, devono sparire!» alle sanzioni contro le sue ricchezze e la sua famiglia è sicuramente troppo semplicistico: l’idea complottistica che l’Europa e gli Stati Uniti «per tutta la storia» non hanno fatto che tramare per annientare la Russia è radicata nel nazionalismo russo da almeno tre secoli, e lo stesso Vladimir Putin l’ha espressa pubblicamente diverse volte, anche se con un vocabolario meno infuocato di Medvedev.

Ma sicuramente quella che il politologo Stanislav Belkovsky chiama con la definizione nietzschiana di “risentimento” è un’emozione molto diffusa tra quelli che, come Medvedev, indossavano vestiti firmati da Brioni e Hugo Boss, riempivano le cantine delle dacie di Sassicaia e Chateau Lafitte, collezionavano Mercedes e Ferrari e mandavano le mogli a vivere a Parigi e i figli a studiare in Inghilterra.

Erano la gioia delle griffe del lusso e delle riviste patinate, davano lavoro a migliaia di stilisti, viticoltori e ristoratori, ma rappresentavano paradossalmente anche una speranza politica.

Quando oggi molti si chiedono come mai il militarismo nazionalista russo sia stato così sottovalutato come pericolo, si potrebbe rispondere che Europa e Stati Uniti avevano seguito il principio del “follow the money”, seguire i soldi: era impossibile immaginare che una élite così innamorata di tutto quello che era occidentale, dai vestiti al cinema, avrebbe mai lanciato una guerra che un ex presidente – cioè un uomo che per quattro anni aveva posseduto la “valigetta nucleare” – dichiara essere una guerra contro l’Occidente che «deve sparire».

La speranza che i pargoli dei ricchi e potenti russi – da Liza Peskova, la figlia del portavoce del Cremlino, che era cresciuta in Francia e aveva lavorato come stagista all’Unione Europea, alle stesse figlie di Putin, che avevano vissuto con i loro compagni nei Paesi Bassi e in Germania – avrebbero rappresentato l’anello di congiunzione tra la nomenclatura ancora sovietica e la classe dirigente occidentale – si è rivelata infondata.

L’Istituto per gli affari internazionali della Polonia nel 2019 aveva dedicato un’intera ricerca ai “figli del Cremlino”, per stabilire che «i valori occidentali come la supremazia della legge e la trasparenza solo raramente vengono abbracciati dalla seconda generazione» dei putiniani.

L’ossessione consumista, la sete di lusso sfrenato, lo snobismo da nuovi ricchi sono una sindrome fin troppo comprensibile per gli ex sovietici cresciuti tra gli scaffali vuoti, in un mondo di povertà e squallore. Quello che nessuna scuola per pargoli ricchi insegna è che non è una questione di soldi: se sono stati guadagnati con la corruzione, in un Paese che conduce guerre, avvelena oppositori, uccide giornalisti e impoverisce milioni di persone, nemmeno l’acquisto di squadre di calcio, o il finanziamento di musei e teatri, permetterà di acquistare un biglietto d’ingresso nei salotti buoni.

I ministri e gli oligarchi russi, e i loro figli, hanno vissuto la stessa cocente delusione che nei decenni precedenti avevano sperimentato molti ricchi arabi al primo incontro con l’Europa: vestire, mangiare, bere e guidare occidentale non fa diventare occidentali. È una sorta di sindrome di bin Laden, e negli ultimi anni molti russi colti e benestanti avevano cominciato a nutrire verso l’Occidente dal quale si sono sentiti respinti lo stesso odio divorante di Medvedev.

L’opposizione di Navalny si era scelta come slogan quello di una “Russia europea”, nel senso di Stato di diritto, libere elezioni e diritti civili. Molti russi, non solo gli oligarchi, utilizzavano però il prefisso “euro” soltanto per distinguere merci di qualità superiore (dagli “eurosanitari” alle “eurofinestre”).

E oggi, la prontezza con la quale perfino i governi di Paesi come la Gran Bretagna – dove gli oligarchi russi erano stati cruciali per il mercato immobiliare e finanziario, oltre ad aver coltivato importanti amicizie politiche – hanno sequestrato magioni e yacht, non farà che accrescere il numero di quelli che, come l’ex presidente Medvedev, non riescono a capire come funziona il mondo nel quale per anni hanno speso i loro soldi.

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9 replies

  1. “L’Istituto per gli affari internazionali della Polonia nel 2019 aveva dedicato un’intera ricerca ai “figli del Cremlino”, per stabilire che «i valori occidentali come la supremazia della legge e la trasparenza solo raramente vengono abbracciati dalla seconda generazione» dei putiniani.“
    😂😂🫣🫣
    E be si …..
    La supremazia della legge e la trasparenza
    vengono sicuramente abbracciati dalla seconda generazione
    Di bideniani,draghiani,macroniani…..

    Ma vai a farti fott….

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  2. La stampa degli OLIGARCHI AGNELLI/ELCANN?

    Proprio loro parlano?

    Forse sarebbe il caso di fare un’analisi più ONESTA; che dite?

    Di Battista: Luciano Canfora ha detto: “Rivendico la possibilità di osservare e analizzare lucidamente i fatti. Da quando è caduta l’Urss, il metodo dell’Occidente è stato demolire tutto il blocco sovietico pezzo per pezzo, facendo avanzare minacciosamente il confine della Nato fin sotto Pietroburgo”. E ancora: “Nessuno è più intollerante dei liberali”. È d’accordo?

    Barbero: In questo momento è così. Per carità, l’intolleranza è una tentazione costante dell’umanità e dei regimi. Anzi, quando Voltaire parlava di tolleranza e per un po’ l’Occidente l’ha sposata come valore di fondo, stava facendo una cosa che non si era mai vista né sentita perché la normalità umana è sempre stata l’intolleranza. Da una parte e dall’altra. Sia gli uni sia gli altri pensavano: ‘Noi abbiamo ragione. Dio è con noi e quegli altri sono dei maledetti infedeli’. (…) Ci vuole un enorme lavoro di civilizzazione per farci abbandonare la nostra pulsione di base e costringerci a convivere con chi è diverso da noi, a discutere e accettare la diversità. E a quanto pare ci vuole pochissimo a dimenticare questi sforzi.

    Quindi sì, oggi i pochi Paesi che hanno nel loro Dna l’eredità liberale non sembrano così attenti a preservarla. Poi, beninteso, che gli altri Paesi del mondo questa eredità non ce l’abbiano neanche e non siano dei modelli di tolleranza e liberalismo non ci sono dubbi. Sia chiaro, però che noi critichiamo il “nostro” Occidente non perché ci piacciono di più i regimi dittatoriali, ma proprio perché l’Occidente è nostro, siamo noi e vogliamo che sia superiore.

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    • Ben detto è proprio questa la centralità della questione”critichiamo l’Occidente perché ne siamo parte e vogliamo che sia migliore altrimenti è la fine”

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  3. I soldi e gli investimenti della peggiore feccia internazionale, capeggiata da “rabi” e russi, sta al calduccio a Londra. Il Guardian ha molti articoli al riguardo (ovvero, la protezioni del Sistema per chi ti arriva in ufficio con una valigia piena di valuta “pregiata”).

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  4. Mi sembra giustificata la lamentela degli oligarchi russi che evidenzia un razzismo e una discriminazione che non ci fanno onore:
    gli oligarchi occidentali sono benefattori dell’umanità, anche gli oligarchi mediorientali sono il nuovo Rinascimento, anche gli oligarchi ucraini di stretta osservanza NATO sono i promotori della redenzione del loro Paese dall’arretratezza postsovietica ma perché solo gli oligarchi russi improvvisamente puzzano … eppure, si sa, pecunia non olet

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  5. Navalny in carcere russo che scrive liberamente e ci fa sapere il suo illustre parere. Strana dittatura quella russa dove si lascia a un pollonizzato sopravvissuto per opera dello spirito santo di esprimersi liberamente.Da noi paesi liberi non è invece consentito . Scusate, non avevo letto che si trattava di reclame degli Agnelli.

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  6. Articolo che sembra voler fare chissà quali grandi analisi e invece non fa altro che mettere in mostra una volta di più su cosa siano fondati i grandi “valori” occidentali.

    Sai che che cosa ce ne cale a noi delle “sofferenze” degli oligarchi russi per le “gravi” perdite di ricchezze e lussi provocate loro dagli scippi operati dai banditi occidentali.

    Non si accorgono che la nave va a fondo e questi godono perché i loro nemici sono rimasti senza soldi…
    Che miserie…

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  7. AH AH AH!
    Mi sono divertito un mondo a leggere questo articolo.
    L’ipocrisia regna sovrana. Da oriente a occidente, dai Pirenei agli Urali.
    Qui su Infosannio però c’è sempre gente che mette i puntini sulle i, che capisce, avete capito? CAPISCE le lamentele degli oligarchi russi e rimprovera di razzismo e discriminazione gli “oligarchi occidentali”.
    Ma andatevene aff*****o. Definitivamente.

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  8. Mah, non capisco. Si danno, ad altissimi livelli ai Russi del “maiale”, del “macellaio” , “Hitler”, “Putin che non può restare al suo posto” e poi si scandalizzano se dicono che ci odiano?
    Tutta propaganda, dall’ una e dall’ altra parte. Con una differenza non da poco: la Russia è in guerra, noi e gli US no. Dicono.
    Quindi mi pare che la propaganda di Medvedev sia un pochino più giustificata della nostra, come più giustificata è quella di Zelensky.
    Ma Biden e Draghi che ” lavorano per la pace” ( dicono…)?

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