Overdose di guerra e di menzogne

(Marcello Veneziani) – C’è una diserzione di massa dopo cento giorni di video-guerra. Mai guerra fu narrata e vista più ossessivamente, nei minimi particolari, e discussa all’infinito nei parlatori vanesi chiamati talk show. E mai reazione popolare fu più massiccia. Appena sentono parlare di guerra le persone cambiano canale, cambiano tavolo, cambiano argomento. Non ne possono più. I tg sono in calo per monomania bellicosa. Anch’io vedo sempre meno tv, e sempre meno tele-guerra, e ne scrivo poco. Le parole dei media sono finite per descrivere quanto è cattivo Putin e quanto è bravo Zelensky. Ma le parole, per noi, sono finite anche per descrivere quanto è idiota e masochista l’Unione Europea, che continua a farsi del male scientificamente, e azzanna chiunque voglia limitare i danni e riportarla alla realtà, come fa Orban, e più di nascosto Scholz e Macron.

Però tre cose vorrei dirle per riassumere il senso del conflitto e fare qualche aggiornamento in margine. La prima è elementare, vistosa, ma a dirla è un’eresia. Parto dalla letteratura. Se parli di Nikolaj Gogol, tutti lo definiscono il drammaturgo russo, e invece è ucraino. Se parli di Nikita Kruscev, tutti lo definiscono l’esuberante presidente russo dell’Unione sovietica, e invece è ucraino. Se metti a fianco le immagini del patriarca russo e del patriarca ucraino, hai difficoltà a trovare le differenze, sono uguali nelle vesti, nei paramenti e nella religione. Se studi poi la storia l’Ucraina si chiamava un tempo rus, e per secoli l’Ucraina è stata parte della Russia. Sono tante le coppie russo-ucraine, gli intrecci matrimoniali tra loro. Cosa voglio dire, che sono la stessa cosa, o che l’Ucraina deve perciò sottomettersi a Mosca, come ai tempi dell’Urss e degli Zar? No. L’Ucraina, sin dal nome è terra di confine, è linea d’argine tra la Russia e l’Europa, tra l’Asia e l’Occidente, e tale dovrebbe restare, neutrale. Ma storia, lingua, cultura, vita ucraina s’intrecciano profondamente con la Russia. L’Europa è oltre, l’Occidente è fuori.

La follia che ha distorto ai nostri occhi l’invasione dell’Ucraina è nel dichiarare l’attacco di Putin un’aggressione all’Europa. E’ stato un modo per considerarci in guerra, per procura, e agire di conseguenza. Una cosa del genere conviene dirla a Biden, agli Usa, alla Nato, per coinvolgerci nel conflitto in funzione antirussa. Ma è una menzogna e ci fa enormi danni. Questa guerra è tra due popoli affini, intrecciati dalla storia e dal destino, dalla politica e dalle vite di molti, è un conflitto dentro la Russia, o tra la Russia e il suo confine. L’Europa non c’entra.

Qui entra in ballo Putin. A parte le definizioni di Pazzo, Criminale, Dittatore fascista (curioso che nel paese del comunismo sovietico si richiami in ballo il fascismo e curioso che il dittatore fascista dichiari guerra ai “nazisti” ucraini), a parte tutte le malattie che gli vengono attribuite, qual è la definizione di Putin che più corrisponde al vero o nella quale si riconosce la sua azione, il suo perimetro, la sua ideologia? Direi la definizione classica adottata da Ivan il Terribile: Zar di tutte le Russie. Non ha pretese egemoniche oltre le Russie. Ma dietro la definizione classica ci sono più chiavi di lettura. La prima è che se oggi diciamo tutte le Russie intendiamo non solo e non tanto tutti i territori russi – compreso l’Ucraina, pur recalcitrante e la Crimea, che solo il dittatore ucraino Krusciov annesse a Kiev. Ma per tutte le Russie va intesa sia la Santa Madre Russia tradizionale degli Zar, che la Russia comunista e sovietica. Putin si sente erede di tutte le Russie nei secoli e non disdegna l’eredità dell’Urss; non fosse altro perché in quel tempo era una superpotenza, con tante repubbliche, poi sottratte alla dominio sovietico con la caduta dell’Impero.
E la definizione di Zar va concepita nel suo significato etimologico: Zar o meglio Czar è la contrazione russa di Caesar. Lo Zar è il Cesare in versione russa. Difatti la definizione più rigorosa della sua democratura o della sua autocrazia, è proprio quella: cesarismo. Nella modernità il primo caso di cesarismo fu il bonapartismo: Napoleone fu una sintesi fra monarchia e rivoluzione francese, tra amor patrio militare e spirito giacobino.

Putin è cesarista. Ed è forse l’unico, esile punto che lo fa assomigliare al dux. Anche se il suo ultimo Zar di riferimento resta Stalin. A volte le definizioni colgono la realtà più dei giudizi e dei pregiudizi correnti.

La terza cosa da notare è l’indecente l’estensione della guerra ad ambiti estranei: la sciagurata guerra a Dostoevskij e alla cultura russa, il sequestro suicida di sontuosi yatch ai magnati russi, per pura ritorsione senza alcun fondamento giuridico, con la costosa manutenzione a nostro carico; l’odio esteso agli artisti e agli atleti russi, anche disabili, a tutti i russi indiscriminatamente. E da ultimo la minaccia di espulsione degli scienziati russi. Ho letto il grido di dolore di un famoso scienziato nostrano, Guido Tonelli, sulla folle idea di cacciare i mille ricercatori e scienziati russi dal Cern. La decisione verrà presa a metà giugno. Sono ricercatori, tecnici, ingegneri, di grandi competenze – spiega Tonelli – Mosca ha contribuito all’impresa con soldi, ricerca e materiali. Sarebbe assurdo cacciarli. “La scienza non deve appartenere ai Paesi, né tanto meno ai governi. È un patrimonio dell’umanità e insieme all’arte deve restare un tabù per la politica”. Agli euroglobal deliranti dedico infine un pensiero di Orwell: è la follia di “pensare che gli esseri umani possano essere classificati come insetti, e che interi blocchi di milioni o decine di milioni di persone possano tranquillamente essere etichettati come buoni o cattivi”. Orwell si riferiva ai nazionalisti ma i globalisti sanno fare di peggio.

La Verità 

8 replies

  1. Errore: Putin non l’abbiamo mai visto azzimato come nel fake all’inizio dell’articolo. Sempre in giacca e cravatta.
    In compenso Zelensky e i suoi sono sempre in metrica, anche se belli e sicuri a palazzo… Quindi una calda vestaglia sarebbe più appropriata.

    Le foto di infosannio cominciano ad essere un po’ troppo … ” attizzanti”.

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  2. Un intellettuale dichiarato “di destra” che offre in ammirevole sintesi una lucida e credibilissima prospettiva analitica degli eventi. Questo mentre i politicanti e gli intellettuali dichiarati “di sinistra” accorrono in massa a sostenere più o meno opportunisticamente la leva guerrafondaia, per conto terzi, di Biden & co.. Come risulta fin troppo evidente la finzione democratica, menzognera e mistificatoria, del cosiddetto “occidente”, in mano alle oligarchie economiche e alle loro propaggini politiche e socio-culturali! Posta a confronto la cosiddetta “democratura” russa mantiene – con una coerenza leale e perfino cinica quanto si voglia e quando serve – quello che promette! Forse lo scontro in gioco, andrebbe ulteriormente analizzato, è più che tra due civiltà contrapposte; semmai tra due opposti modelli oligarchici con cui si relazionano potere economico e potere politico. Con preciso riferimento al predominio dell’uno sull’altro o viceversa: le lobby oligarchiche addomesticate/coordinate dal cesarismo democratico (ottima definizione!) oppure il lobbismo multinazionale USA che stabilmente determina a proprio piacimento le sorti delle cosiddette “elezioni democratiche”, fondate sul censo e sulla corruzione politico-economica legalizzata (appunto lo sfrenato lobbismo operato dalle élites economiche). Certo con tante variabili dipendenti, ma tutte secondarie perché rese veramente attive nei momenti determinanti il destino delle Nazioni a prescindere dal Popolo, ossia il Demos reso senza effettiva Crazia (da Kratia, potere) che, soprattutto ai livelli economici più bassi, dev’essere pronto a subirne le più ciniche determinazioni. Le guerre le decidono sempre e comunque le élites oligarchiche in funzione dei propri interessi economici. E chi condanna la guerra come un crimine contro l’umanità per come solennemente dichiarato e precisato dalla nostra Costituzione Repubblicana? È da arruolare, con apposite mistificazioni a cura dei guerrafondai del momento, tra i fautori della “guerra giusta”, della “guerra inevitabile”, della “guerra umanitaria”, della “operazione speciale di polizia internazionale”, insomma della guerra “sempre e comunque voluta e provocata dal nemico di turno da distruggere” creato ad hoc e sempre per celare i ben più fondativi però innominabili interessi politico-economici. Ma, proprio nella nostra Italia – va detto – chi è che serve o tradisce la Patria ieri come oggi: coloro che la rendono colonia altrui o coloro che ne propugnano l’indipendenza decisionale e il dovuto rispetto nelle relazioni internazionali?! Un esempio salutare:

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    • Gli intellettuali di “sinistra” sono semplicemente dei falsi acculturati che stanno sempre dalla parte giusta per vincere premi e occupare poltrone senza rischiare di essere definiti affaristi.

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      • Beh, lo stesso Veneziani citando Orwell invita a non generalizzare troppo, anzi a non … “globalizzare” troppo. Se oramai la definizione di “politicante” corrisponde nell’opinione comune – almeno vien da credere – a quella di “personaggio privo di dignità morale e pertanto predisposto innanzitutto alla menzogna per il raggiungimemto dei propri scopi di potere”, ci sarebbe da chiedersi del perché ci siano tante “teste pensanti” anche di pregio (maitres à penser) che sentano la primaria esigenza di posizionarsi politicamente perfino solo in maniera generica (“destra”, “sinistra”). Un “intellettuale politicante” non è un ossimoro? Questo sarebbe magari comprensibile in termini associativi, di adesione ad un credo comune quando si rende necessario. La questione diventa però critica quando se ne rivela, anche lì, la connessione con interessi personali, economici o assimilabili. Insomma il vendersi tout court: la morte dell’intellettualità! Che a sua volta può più o meno connettersi alle richiamate oligarchie politico-economiche più o meno dominanti … Quindi piuttosto che generalizzare, mancando di rispetto alle singole individualità appiattendole con definizioni generiche e non necessariamente accomunanti tra loro, non sarebbe forse meglio sollecitare ovunque il dialogo creativo e costruttivo piuttosto che i conformistici e bloccanti posizionamenti ideologici di principio? Non è questo il fondamento del libero ed autonomo pensare? C’è chi si sforza di crederlo. E ottimisticamente di sempre e comunque augurarselo.

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  3. Quanti ne rimangono dimenticati, di proposito o meno, di “ucraini” famosi.

    – David Ojstrach (Eustrach), nato a Odessa, ma con varie colpe: sovietico, russofono e addirittura ebreo (pertanto di poco uso ai nazisti al potere)

    – Michail Bulgakov, nato a Kiev, pure lui in una famiglia russofona, e che (semplifichiamo) svolse la sua carriera letteraria a Moska

    – Nestor Machno, il più dimenticato di tutti. Insomma, un italiano avrebbe dimenticato l’esistenza di Garibaldi, un inglese quella di Robin Hood?

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