I piaceri della carne

Una ricerca sull’atteggiamento verso questo cibo degli italiani non lascia dubbi: la prediligono in grande maggioranza. Al tempo stesso vogliono allevamenti sostenibili, che però devono essere tradizionali. Perché sono contrari ai surrogati prodotti in laboratorio, quelli che oggi l’Unione europea propone come alternative ecologiche.

(Carlo Cambi – panorama.it) – Non si sa, e forse è meglio non chiederselo, cosa abbiano risposto in cuor loro gli italiani all’aut aut di Mario Draghi, «preferite la pace o i condizionatori accesi?», ma si sa per certo cosa rispondono all’alternativa, peraltro mal posta e del tutto inventata dall’euroburocrazia: scegliete di far contenta Greta Thunberg o di mangiare una bistecca? La risposta non lascia dubbi. Si è accertato che il 96,5 per cento dichiara di mangiare carne, di cui il 45,9 «regolarmente» e il 50,6 «di tanto in tanto». Per quanti sforzi faccia l’Europa – dove la lobby eco-vegana è ottimamente spalleggiata dalle multinazionali della nutrizione – al fine di demonizzare la zootecnia, i consumatori non intendono rinunciare ai piaceri della carne. Anzi la vogliono della migliore qualità anche se non intendono abbuffarsene; dicono un chiaro «no» a quella di laboratorio e a tutto ciò che gli somiglia, hamburger vegani in testa; rifiutano inoltre gli insetti come proteina alternativa. Interrogati sui consumi, proprio i più giovani non credono all’equazione meno carne più ambiente, né a una dicotomia tra natura e agricoltura. Esattamente all’opposto di come si è mossa sin qui Bruxelles che con il programma Farm to Fork vuole di fatto azzerare la zootecnia, abbassare le rese agricole, convertire tutto al biologico lasciando almeno il 10 per cento della superfice incolta. Questo è appunto il piano «dal campo al piatto» secondo l’Unione, cui i consumatori italiani rispondono con il loro progetto dal pollaio al piatto.

A sondare il nostro rapporto con le proteine animali è stato l’istituto di ricerca Censis che ha raccolto l’invito di Assica, l’Associazione degli allevamenti e trasformatori di carni suina, e di Unaitalia, quella del comparto avicolo, a rilevare la propensione degli italiani per le carni. L’occasione è capire quanto il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, possa promuovere un ulteriore passo in avanti nel campo della sostenibilità. Ma l’urgenza è difendere la zootecnia dall’assalto dell’istituzione comunitaria, la quale anche di fronte alla paventata crisi alimentare a seguito dell’invasione dell’Ucraina, non recede dal suo diktat apparentemente «green»: azzerare le produzioni agricole considerate inquinanti. L’Unione impone infatti la certificazione ambientale a chiunque allevi più di 100 capi, non importa di quale animale. Dunque il pollaio di un agriturismo o un minimo gregge devono essere certificati ambientalmente e pagare – come le industrie – le loro emissioni di CO2. Aggravando così i costi di gestione delle stalle, ormai andati alle stelle. In Italia c’è una gravissima crisi del latte: un litro viene pagato sui 45 centesimi, per produrlo non ne bastano 56. In più, dopo il conflitto scatenato dalla Russia, non si trovano i mangimi e sono cominciati gli abbattimenti selettivi di bestiame perché non si riesce a sfamarlo. Per dare un’idea più completa, le stalle da latte sono 33 mila in Italia e allevano un milione e mezzo di capi, da essi dipendono i nostri formaggi d’eccellenza come Grana Padano o Parmigiano Reggiano. Il resto dell’allevamento bovino da carne vale 4,5 milioni di capi. Nel complesso le aziende zootecniche in Italia sono 458 mila e contano 700 mila addetti. Abbiamo poi un’ottima produzione di polli e uova (queste pari a 2,2 miliardi all’anno). Possediamo il migliore allevamento di suini, un settore che però è in crisi per i prezzi riconosciuti agli addetti che portano avanti circa 13 milioni di capi. Tanto che i presidenti di Assica, Ruggero Lenti, e di Unaitalia, Antonio Forlini, insistono sugli sforzi che gli allevatori e i trasformatori hanno fatto per rendere la nostra zootecnia la più sostenibile del mondo. Infatti le carni sono etichettate «green», quasi tutti gli allevamenti utilizzano mangimi biologici, l’impatto ambientale delle deiezioni è azzerato con la trasformazione in biogas, l’impronta carbonica e idrica è stata dimezzata. Dicono quindi i responsabili delle associazioni: «Ora occorre stringere i tempi e attuare interventi di emergenza per sostenere i consumi e alleggerire i costi di produzione, salvaguardando la marginalità delle imprese». Per rafforzare tale richiesta hanno dato la parola ai consumatori. E gli italiani, come ha rilevato Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, «se sostenibilità significa meno benessere, allora non ci stanno. Il 67,9 per cento ritiene prioritaria la tutela del benessere economico e sociale rispetto alla sostenibilità ambientale».

E per gli italiani la carne è benessere. Non ne consumiamo uno sproposito (anzi il consumo da 10 anni è in costante diminuzione): 237 grammi al giorno tutto compreso. Mangiamo soprattutto pollo, 20,4 chili all’anno a testa, e maiale per 38 chili (salumi compresi). L’82,5 per cento degli intervistati dichiara che la giusta quantità di carne bianca e rossa è componente fondamentale di una buona alimentazione e perché parte della dieta mediterranea. La carne si conferma un cibo giovane, del resto su certi piaceri gli anni pesano: a mangiarla con regolarità sono gli under 30 (62,8 per cento), con una quota più alta rispetto a quella di anziani (30 per cento) e adulti tra 35 e 64 anni (47,7 per cento). Il 65 per cento del campione della ricerca non si fa condizionare da eventuali informazioni negative o fake news sul tema: né l’allarmismo ambientale né il condizionamento vegano prendono piede. A non lasciarsi convincere sono i giovani e i laureati: il 67,9 e i 67,3 per cento di questi gruppi sociali bolla come «bufale» gli appelli verdi ed etici. Così due italiani su tre sono contrari all’idea che si debba smettere di produrre carne e chiudere gli allevamenti, perché così si salverebbe il pianeta dal riscaldamento globale. A maggior ragione adesso, quando il 78 per cento dei consumatori teme per il proprio potere d’acquisto; e prima di passare alle energie verdi e rinnovabili è convinto che occorra valutarne il costo per imprese e famiglie.

La carne autentica diventa così anche un cosiddetto «comfort food». Irrinunciabile e non rimpiazzabile con sostituti artificiali, quelli che promuovono Bill Gates e Leonardo DiCaprio – il quale ha anche ricevuto contributi dall’Ue per le bistecche da cellule staminali animali, una «fabbricazione» sponsorizzata politicamente dall’ex first lady americana Michelle Obama e dal presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Ecco: l’85,6 per cento degli italiani rifiuta cibi ottenuti in laboratorio e li pretende solo da agricoltura e allevamenti tradizionali. Un «no» deciso anche agli insetti come proteina alternativa nonostante l’Unione li caldeggi: circa il 90 per cento non ne vuole sentire parlare. Durissimo è l’atteggiamento verso i vegetali che ne hanno soltanto l’aspetto. L’80 per cento li rifiuta, ma soprattutto non vuole ci sia confusione sull’etichettatura. Se non è fatto di carne, non può chiamarsi hamburger, prosciutto o bistecca. Nove intervistati su dieci la vogliono che provenga da allevamenti rispettosi del benessere animale, preferiscono quella di aziende che praticano economia circolare ed esigono che siano distinti, senza equivoco, i prodotti da animali allevati in modo tradizionale da quelli ottenuti in laboratorio. Perché la carne è un piacere e se non è vera, che piacere è?

17 replies

  1. Sono 6 anni che non mangio carne e sto benissimo.
    C’è una ( e una sola ) marca ( americana) di ” surrogati” che ha un prodotto indistinguibile dalla carne vera.
    Non so se posso fare pubblicità quindi per ora taccio.
    Sappiate solo che per fare uno scherzo a un mio amico l’ho invitato a pranzo e gliel’ho servita senza dirgli nulla:
    Non solo non si è accorto che non era carne vera ma ha evidentemente gradito parecchio visto che mi ha fatto i complimenti per quanto era buona e gustosa.

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    • @Adriano
      👍
      Confermo…..e aggiungo una cosa che ho scordato prima.
      Quando poi ho mostrato al mio amico la confezione della ” carne” facendogli presente che in realtà aveva mangiato piselli non voleva credermi pensando che gli stessi facendo uno scherzo!😂

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      • Si va bè, ma mangiare una merda chimica al sapore di carne è peggio che mangiare una bistecca.
        O mangi carne o mangi verdura e cereali,

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      • Ok Alessandro……
        Ma a parte che di merde chimiche ne mangiamo beviamo e respiriamo ovunque….
        Il tuo punto di vista sicuramente non è quello dell’animale che dopo aver fatto una vita di merda viene macellato.
        Per come la vedo io la mia vita vale esattamente quanto la sua e mi piace l’idea di portargli comunque rispetto.
        Per il resto fumo un pacchetto di sigarette al giorno da circa 35 anni…..
        La salute è l’ultimo dei miei problemi.

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  2. Articolo a mio avviso poco interessante, nel senso che dice cose che sapevo già da tempo, ma sia chiaro: demonizzare la zootecnia è cosa giusta, perfino doverosa sul piano etico, e certamente su quello ambientale. Quasi tutti (ripeto “quasi” tutti) quelli che pappano animali e drivati, se andassero in qualche mattatoio a VEDERE cosa succede lì dentro, dallo shock (!!) ci metterebbero pochi secondi a cambiare per sempre.
    Il resto è fuffa. Lo sanno anche i sassi che gli allevamenti intensivi siano terribilmente inquinanti, ma fanno tutti finta di no, spalleggiati dalle lobby delle filiere alimentari non veg-oriented (queste sì, lobby, altro che cincischiare di quelle “eco-vegane”).
    Io son vegano da molti anni, ma della “carne” ho comunque bei ricordi: non mi vergogno certo a dirlo. Dunque ben vengano i surrogati costruiti in laboratorio con proteine dei piselli. La cosa intelligente è di non spararsene ogni santo giorno bensì di saper alternare (che poi… non lo facevo neanche quando ero onnivoro con la “carne”, dato che mi han cresciuto raccontandomi che la “carne” faccesse comunque male). Io sono vegano per questioni etiche (letteralmente “per gli animali”), non per ragioni di salute. Eh, facile, no? E invece no! Vallo a far capire! Ma me ne importa il giusto: ormai sono conscio di essere preso per il Q-lo a prescindere, dopo un po’ ci fai l’abitudine, soprattutto perché non te ne può fregar di meno. 🤦🏼‍♂️
    Dopodiché, l’idea di carne “in provetta” non mi attrae, ma il mio giudizio in questo senso è profondamente alterato proprio dal fatto che io sia vegano. Quindi non voglio parlarne troppo, poiché sarebbe un giudizio di parte per forza di cose.
    Tutto il resto… son discorsi.

    Go Veg! 💪🏼

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  3. @Cekko

    Perfettamente d’accordo con te.
    La carne surrogata di cui parlavo è buonissima ma ( esattamente come la carne vera) digerire non è un gioco da ragazzi.
    Consigliatissimo massimo una volta a settimana, per il resto meglio pasta frutta e verdura!

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  4. Conosco vegani e vegetariani, i primi sono fuori di testa i secondi si salvano in calcio d’angolo, visto le schifezze chimiche che sono costretti a mangiarsi per sopperire alla mancanza di proteine,
    D’accordo per gli allevamenti intensivi, e d’accordo sui macelli, un obbrobrio, io da contadino mangio carne una volta alla settimana, per il resto verdure e pasta e uova, da adesso in poi, fino a novembre insalate di tutti i tipi,
    Allevando polli corre l’obbligo di sopprimere i galli e di conseguenza mangiarli.

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    • Alessandro lungi da me il demonizzarti.
      Siamo cresciuti così…..
      Mia nonna era tutta contenta se da piccolo mangiavo la “carnina” e continuo a volerle un bene dell’anima anche se è morta da 20 anni.
      Era una generazione che a causa della guerra ha patito la fame e la carne era considerata un oggetto del desiderio, un bene di lusso che magari riuscivi a mangiare solo a Natale.
      Apprezzo il fatto che ripudi gli allevamenti intensivi e non sarò certo io a giudicarti se mangi carne una volta alla settimana anche perché ho trascorso una quindicina d’anni in campagna e le grigliate ( anche da solo) erano all’ordine del giorno.
      Semplicemente a un certo punto mi sono sentito in colpa e ho smesso di mangiare carne.
      Chissà…..magari un giorno mi capiterà la stessa cosa anche per le sigarette ( anche se ne dubito)…..

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      • Io non fumo ma un bicchiere di rosso ai pasti si, rosso di Certaldo e rosso delle colline lucchesi in Toscana
        Adesso rosso cotes du rhòne

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  5. Cominciamo a boicottare i fasti food di vario genere cominciando a farlo insieme ai bambini,poi una visita al macello non guasta.
    Non sono un grande consumatore di carne,forse una volta al mese e volendo posso farne anche a meno,preferisco pasta e verdure tutta la vita,ma non toglietemi le uova.Vegetariano potrei ,vegano penso mai,con rispetto per tutte e due

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