Gli Usa non hanno alcuna intenzione di morire per Kiev

(Lucio Caracciolo – La Stampa) – Nessuno vince. Né al grado strategico, che vede Russia e Stati Uniti duellare per procura contro e per l’Ucraina, né su scala continentale, dove si tratta solo di stabilire quanto più instabili, impoveriti e insicuri diventeremo noi tutti. Sarà interessante constatare quanto dell’impegno morale che abbiamo assunto verso il Paese aggredito resterà dopo il silenzio delle armi.

Quanto allo scontro strategico Usa-Russia, premessa d’obbligo. Come definitivamente dimostrato quasi settant’ anni fa dal presidente Dwight “Ike” Eisenhower nell’esercitazione strategica segreta Solarium Exercise, peggio della sconfitta nella guerra contro Mosca c’è solo la vittoria. Perché gli americani rifiuterebbero di accollarsi il colosso atterrato. Cos’ altro significherebbe assumersi la responsabilità della Russia se non gravame geopolitico, economico, identitario, che volgerebbe gli Stati Uniti in caserma del mondo? Ike” verbatim: «Che cosa ne faremmo della Russia, se vincessimo in una guerra globale?».

Svolgimento: la «vittoria» totale produrrebbe «una grande area devastata e distrutta dall’Elba a Vladivostok e giù attraverso l’Asia del Sud-Est, senza governo, senza comunicazioni, solo uno spazio di fame e disastro. Io vi chiedo, che ne farebbe il mondo civile?». Domanda oggi meno astratta di ieri.

Di qui le voci che nell’establishment a stelle e strisce avvertono dei rischi derivanti dalla tentazione di farla finita con la Russia. Nella sintesi di Richard Haass, presidente del Council on Foreign Relations: «Gli Stati Uniti e i loro partner devono definire e anzi limitare i loro obiettivi in Ucraina. Ciò significa smettere la chiacchiera sul cambio di regime a Mosca.

Dobbiamo occuparci della Russia che abbiamo, non di quella che preferiremmo».

Nella volgarizzazione del neotrumpiano J. D. Vance, autore della memorabile Hillbilly Elegy, oggi candidato al Senato: «Penso sia ridicolo fissarsi sul confine dell’Ucraina. Devo essere onesto con voi: non me ne importa proprio nulla di quel succede in Ucraina, in un senso o nell’altro».

Per il Numero Uno impegnato in vitale competizione con la Cina, il conflitto ucraino viene dopo. La recente tournée asiatica di Biden, con quel “sì” lasciato cadere alla domanda se Taiwan sia sotto protezione militare americana, ha accelerato la dinamica della collisione. Sicché gli strateghi americani vedono nel prolungamento della guerra in Ucraina più problemi che vantaggi.

Li preoccupa la prospettiva di doversi impegnare nuovamente nella stabilizzazione dell’Europa che dopo la vittoria nella guerra fredda presumevano «fixed», compattamente inquadrata nel sistema americano. Nei laboratori d’intelligence si cominciano a temere le conseguenze impreviste quanto prevedibili degli allargamenti a gogò, nella nobile gara fra braccio militare (Nato) e geoeconomico (Ue) dell’informale impero europeo dell’America a chi pianta prima la sua bandiera nelle terre adiacenti al Cremlino.

Più ampio il fronte, più impegnativo proteggerlo, più facile l’infiltrazione nemica, sia russa o cinese. E meno credibile il favoloso ombrello cantato nell’interpretazione demotica dell’articolo 5 del Trattato di Washington, che non garantisce un bel nulla. Nel prossimo vertice Nato di Madrid Biden vorrà assegnare a britannici, polacchi e baltici la vigilanza avanzata sul fronte russo, senza impegnare troppi mezzi e truppe a ridosso della cortina d’acciaio – versione aggiornata della classica linea rossa Stettino-Trieste, solo molto più a Est e a Nord. Così Washington si espone al rischio che la provetta sezione antirussa del suo impero europeo lo costringa allo scontro diretto con Mosca.

I confini fra Ucraina e Federazione Russa non valgono per Washington la terza guerra mondiale. E la scomparsa della Russia metterebbe in questione il senso della Nato, inventata per contenerne la minaccia. Allo stesso tempo, lasciar troppo spazio ai russi e tradire gli ucraini sarebbe macchia incancellabile sul marchio America. Ognuno ha le sue alternative del diavolo. Quanto al teatro bellico.

Il risorgimento ucraino scrive le sue pagine di gloria. Zelensky superstar in Occidente. La Storia riconoscerà ai suoi combattenti di aver violato il dogma d’invincibilità del soldato russo. Di aver esposto al mondo la facciata di cartapesta della presunta superpotenza, maschera di abissali fragilità, come nei leggendari villaggi Potëmkin.

Ma la liberazione del Donbas, se mai possibile, è lontanissima. Forti concentramenti di truppe ucraine sono accerchiati dai russi. In Ucraina orientale e meridionale lo scontro è aperto. Spetterà poi a Zelensky e a Putin vestirlo di gloria in simmetria indifferente ai fatti. Comunque finisca.

Non deve perciò stupire che della vittoria a Kiev si dipingano versioni cangianti, aggiornate in base a speranze o disillusioni prodotte dalle battaglie in corso e dal variabile supporto esterno. Si insiste sulla questione territoriale: rivogliamo i confini del 1991, quelli tracciati come amministrativi in età sovietica, volti in internazionali grazie al crollo dell’Urss. Ipotesi possibile solo in caso di collasso della Federazione Russa.

Altrimenti occorrerà tracciare una linea provvisoria che corra da qualche parte nell’Ucraina Sud-orientale, baluardo dei filorussi. Essenziale per Kiev è l’integrazione di fatto nell’impero americano. Travestita da neutralità protetta, attraverso nuove inventive strutture capaci di rispondere nelle ventiquattr’ ore a eventuali incursioni russe. Dalla Nato Zelensky è deluso. Ne lamenta dilazioni burocratiche e baruffe intestine, sintomo di incompatibilità culturali e geopolitiche.

Tutte le armi dei sostenitori atlantici sono arrivate a Kiev via intese bilaterali, particolarmente battagliate con i soci più importanti, tedeschi in testa. Non fosse per americani e britannici, i russi avrebbero conquistato almeno mezza Ucraina. Per questo qualcuno a Mosca imputa a Putin non di aver attaccato, ma di averlo fatto troppo tardi.

Con il lungo armistizio, condizione per l’avvio della ricostruzione di un territorio devastato, l’Ucraina dovrà affrontare le questioni irrisolte che si trascina dall’indipendenza: dalla corruzione allo strapotere degli oligarchi, che hanno succhiato il sangue della patria per trent’ anni ma non rinunceranno a rientrare in partita, fors’ anche a chiudere i conti in sospeso con Zelensky (il suo non troppo ex rivale Petro Poroshenko lo promette pubblicamente).

La maggiore preoccupazione strategica per Kiev riguarda però la faglia che nella Nato separa la Nuova dalla Vecchia Europa. Gli amici sicuri da quelli apparenti. Sulla cui intelligenza col nemico Zelensky ha pochi dubbi. Il suo incubo per il dopoguerra è l’inaffidabilità del massimo attore europeo, la Germania. Potenza continentale con cui l’Ucraina avrà a che fare per il resto dei suoi giorni.

29 replies

  1. Gli usa non vogliono morire per Kiev gli basta far morire gli ucraini in quantità industriale,

    06/04/2022 ore 15:10 L’esercito americano è in contatto quotidiano con le forze armate ucraine e coordina le azioni dell’esercito ucraino – CNN.

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  2. E quindi? Volo pindarico un po’ fumoso e ambiguo che non spiega dove si vuole andare a parare e cosa sia più giusto e conveniente fare. Piace molto a Caracciolo parlare di “impero americano”, come fosse una realtà coesa e forte simile all’ ex Impero sovietico ( sognato da Putin) o all’antico Impero Ottomano (sognato da Erdogan). Ma poi , da quel che racconta lui stesso, emerge che nell'”impero americano ” ognuno fa quel che gli pare e tira l’acqua al proprio mulino. E nessuno in America, da Ike Eisenhower in poi , ha voluto o vuole distruggere la Russia. Ma emerge pure un retropensiero che nel Caracciolo ex giovane comunista, deve essergli rimasto caro: gli USA, qualunque cosa facciano sbagliano. Sbagliano se e quando intervengono nei conflitti, sbagliano quando egoisticamente se ne lavano le mani e non hanno alcuna intenzione di “morire per l’Ucraina”. Tanto, criticare gli USA è facile e comodo e indolore come sparare sulla Croce rossa…..e son buoni tutti.

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    • No, per la bid Lla gli ameri cani sono il dio in terra, infatti i nativi li considerano lingue biforcute,

      Parlando a un briefing con i giornalisti, Biden ha affermato che gli Stati Uniti non avevano altre opzioni per superare la crisi, tranne l’acquisto di petrolio dalla Russia.

      È interessante notare che Washington ha preso la decisione di acquistare petrolio russo dagli Stati Uniti subito dopo l’adozione da parte dell’Europa di un embargo petrolifero contro Mosca.

      Ecco un tale saluto dello Zio Sam ai partner europei.

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    • Macchia incancellabile sull’onore degli USA è di aver appoggiato un governo presieduto da un diversamente etnico che tollera l’inquadramento nelle proprie forze armate di reparti NEONAZISTI.

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    • magdabarbieri
      Nonna con l’elmetto (sottolineato)
      mai almeno una volta che tu confuti la tesi o le tesi dell’articolo.
      No!
      tu devi sminuire ed offendere l’autore.
      Quello che tu OGNI VOLTA ti LAMENTI DEI frequentatori del blog
      è esattamente quello che fai TU agli autori degli articoli

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    • “Piace molto a Caracciolo parlare di “impero americano”, come fosse una realtà coesa e forte simile all’ ex Impero sovietico ( sognato da Putin)”

      Putin: “Chi non rimpiange l’unione Sovietica non ha cuore, ma chi la rimpiange non ha cervello.”

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      • Era per Magda Barbieri, convinta che Putin sogni l’Impero… Sovietico (!!!)🤔
        Ma vuole essere Zar o Presidente del Presidium del Soviet Supremo?
        Temo che per qualcuno, pur di accatastare insulti ad czum, le due aspirazioni coincidano…
        La Storiaaaa… la stooooriaaaaaa!

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    • quando non si sa come attaccare le democrazie occidentali allora si discute di equilibri geopolitici instabili e futuri distopici e catastrofi umanitarie.. Gli americani e non solo ma anche i paesi Nato ragionano diversamente forse ricordando la celebre frase”Carthago delenda est («Cartagine deve essere distrutta») pronunciata da Marco Porcio Catone, passato alla storia come Catone il Censore, al termine di ogni suo discorso dopo il suo ritorno dalla missione diplomatica di arbitrato tra i Cartaginesi e Massinissa (re di Numidia) avvenuta nel 157 . Catone era convinto che non fosse possibile né conveniente per i Romani venire a patti con il secolare nemico.Credo che anche Putin la pensi allo stesso modo con la differenza e forse la consapevolezza che non è in grado di vincere contro nemici cosi potenti

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  3. Questo video mostra i cittadini di Melitopol’, la città più grande all’interno della parte controllata dalla Russia della provincia ucraina di Zaporozhia (abbastanza presto per far parte formalmente della Russia), in fila per rivedere i documenti e fissare un appuntamento per richiedere un passaporto russo.

    [video src="https://videos.files.wordpress.com/RjiOPVoC/passports-2.mp4" /]

    traduzione automatica
    0:08 alle 0:17, ” Bè , qui, proprio ieri, c’erano 1000 qui, oltre 1000, e oggi sono già sul 611, e prima di me c’erano altri (dipendenti o volontari) che consegnavano (le proprie) liste. “

    0:21 e 0:36 Ci siamo messi in fila nel 1991. Ma ci è arrivato solo ora. Dal 1991, sentivamo che doveva succedere a un certo punto. Ovviamente ci sono voluti 30 anni. Ma va bene, sappiamo come aspettare. “

    0:36 e le 0:59 : “ Ora, non abbiamo paura. In questo momento in particolare, non abbiamo paura. “ La giornalista (fuori campo) le chiede : “ Sei qui volontariamente? Lei risponde: “ Certo. Come staremmo qui cinque ore se non fosse volontario. Lo volevamo da molto tempo. Nessuno ci forzerà nulla. Probabilmente vivremo come vorremmo. Se vogliamo parlare in russo, in ucraino, in tartaro. “

    1:09, dice: ” Ho preso questa decisione perché nella mia famiglia praticamente tutti sono favorevoli, la nonna e il nonno hanno subito detto ‘Sì, facciamolo!’ E questo è tutto, e siamo andati e l’abbiamo fatto… mi sento al sicuro… mi sento a mio agio, mi sento solo bene.

    1:24 o 1:25 dice: “ Per me è un grande onore diventare cittadino di uno stato potente. Quello era il mio sogno di otto anni, si potrebbe dire, dopo tutti quegli eventi iniziati in Ucraina (nel 2014). Ho capito che in Ucraina non sarebbe successo niente di buono. ”

    2:04 dice tra le lacrime: “ Sono felice. Piangerò. Ho aspettato questo almeno otto anni. Non vivevo qui, vivevo a Zhitomir (nel centro-nordovest dell’Ucraina) e tutto quello che è successo lì, non potevo portarlo qui (indica il suo petto). Tutte quelle strade (riferendosi alla ridenominazione politicamente corretta di strade) , tutti quei divieti, dovevi amare Bandera, quando non lo facevi. Il divieto di andare alla Fiamma Eterna, ma io voglio andare, mio ​​nonno ha combattuto (nella seconda guerra mondiale). Grazie alla Russia. Grazie per la liberazione, grazie per i passaporti. “

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  4. Ho sentito da Massimo Cacciari che ci sono aziende americane che stanno regolarmente lavorando in Russia anche in comparti strategici come il nucleare. Se fosse vero mi sentirei un pochino preso in giro.

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  5. E intanto continuiamo a mandare armi. In barba alla nostra Costituzione, punto. E per alcuni non vi è alcuna contraddizione in questo. Pensa te. Certo, a ciascuno la sua opinione.

    Poi peró ci sono i fessi, sí, quelli in mutande e calzini davanti al pc, sette giorni su sette. Tempo fa mi si è messo in coda ai commenti (per dieci giorni, un maniaco: hanno chiuso l’intero articolo per farlo smettere, e comunque l’ultima parola NON l’ha avuta) uno a favore dell’invio di armi perché perchéssí che addirittura citava l’art.11 (“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa”) per poi cianciare “quella in Ucraina non è una controversia ma una guerra”, praticamente contraddicendosi da solo: e pretendeva pure che la sua fosse logica, non rutti.

    Un fesso totale. E c’è n’è in giro tanti, della medesima provetta.

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    • Si però il maniaco adesso penserà ai fatti suoi,
      Tu sei ancora lì a parlarne dopo giorni,domandati chi è il te o lui?
      Poi si lamentano che gli americani dominano il mondo e fanno il diavolo che gli pare.
      Per noi va bene fin quando c’è questa gente che si crede furba, libera e indipendente…, noi faremo soldi a palate… grazie di esistere. Ciao poveretti!

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      • Eccolo lá: puntuale come il destino. Come se uno non potesse menzionare una cosa che gli è successa. Il resto di quel che aggiungi è mero gargarismo.
        Quando scrivo “un fesso totale. E ce n’è in giro tanti, della medesima provetta” domandati invece se per caso sei semplicemente tu che non hai saputo resistere all’appello. “Ciao poveretti”, ma proprio.
        Adiòs.

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  6. Manca la domanda fondamentale : gli Ucraini di Kiev e Leopoli, vogliono morire per il Dombass per lo più russofilo?
    Per ora è tutto grasso che cola: traffici a non finire, per chi voleva emigrare ponti d’oro e patente di eroe ( non più “badanti e amanti”?), e già le mafie si sfregano le mani pensando alla ricostruzione.
    Ma poi? Passata la sbornia mediatica, le promesseUS (assai poco mantenute, per lo più) e un esercito russo per nulla sconfitto e decimato (che gli strateghi di Puti ci stiano andando piano è sotto gli occhi di tutti, l’ Orso combatte così…) quanto converranno il continuo caos e un’ arma d’ assalto a disposizione in ogni casa? Balcanizzare – mai parola fu più azzeccata – ulteriormente laRegione, conviene agliUcraini? E soprattutto, conviene all’ Europa? E all’ Italia? La nostra sudditanza, arriva fino a questo punto? Dobbiamo solo sperare che i DEm USA trovino qualche altro posto su cui “concentrarsi”? E dopo averci ridotto in mutande e dipendenti dalle “grandi democrazie” di Angola, Congo e Algeria?
    Per ora ci distraggono col solito leitmotiv dei “bambini africani senza grano”, ma in autunno basterà?

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    • Gentile Carolina, siamo cresciuti e ci siamo commossi col ” diario di Anna Franck” e coi libri di Primo Levi e adesso dobbiamo sorbirci un diversamente etnico, a non parlare di quelli USA, che ci parlano dei valori dell’Occidente sdoganando i neonazisti trasformati in folkloristici eroi. Ciò legittimerebbe ragionamenti adeguati:
      – bambini Africani? Ecchiss…
      – democrazia? Ecchiss…
      – pietà? Ecchiss…
      Eppure, ” le porte dell’inferno non prevarranno”.

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      • Gentile Paolo, le porte dell’inferno hanno sempre prevalso. Su quelli che non hanno il portafogli pieno.
        Mi viene sempre in mente un vecchio film a episodi in bianco e nero, simile a “I mostri”.
        Ho cercato l’episodio ma non l’ho più trovato.
        Mostrava una poverissima catapecchia in uno sperduto paesino del Sud. Sulla soglia una donna incinta , con un bimbo in braccio e altri piccoli cenciosi attaccati alla gonna. Una povertà assoluta.
        Arriva in bicicletta un attacchino e sul muro della catapecchia incolla un manifesto: vi sono disegnati il profilo di una donna ed un bambino neri, e la scritta: “Aiutiamo l’Africa”.
        La famigliola si avvicina stupita e guarda, ma non sa leggere…

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  7. paolablatta: fans sfegatata di uno stato il cui presidente vecchio scoreggione stringe la mano al nulla.
    Da li si capisce tutta la stupidità dei filoamericani

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  8. La persona insultata non ha bisogno di difensori, però non si deve trascendere con nessuno, tanto meno con le signore.

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