“Ci vorrebbe più Europa”: caldo e noia nei talk

Ci vorrebbe più Europa. Nei talk televisivi, sempre più stremati dal caldo e dai quasi cento giorni di repliche dello stesso tormentone bellico, arriva il momento nel quale qualcuno se la prende con la Ue. Mentre gli altri concordano, eh sì ci vorrebbe, in modalità preoccupata. […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Ci vorrebbe più Europa. Nei talk televisivi, sempre più stremati dal caldo e dai quasi cento giorni di repliche dello stesso tormentone bellico, arriva il momento nel quale qualcuno se la prende con la Ue. Mentre gli altri concordano, eh sì ci vorrebbe, in modalità preoccupata. Un salvagente colloquiale da scompartimento ferroviario del tipo: il problema è il centrocampo (il calcio senza saperne una mazza). Oppure: era meglio il libro se si straparla di cinema. Eppure il 24 febbraio molto si festeggiò l’alleanza continentale, nonché atlantica, quando veniva propinata la favola dei 27 disposti a testuggine contro il criminale invasore.

Una falange catafratta che tra durissime sanzioni e massiccio invio di armamenti avrebbe rapidamente sfondato Putin. Poi qualcosa deve essere andato storto se al gas russo non sembra si possa rinunciare senza perdere di botto il 2% del Pil (Banca d’Italia). Mentre l’embargo al petrolio russo importato via nave partirà con uno stop dei due terzi dei flussi. Ma solo a gennaio 2023 quando, si spera, la guerra sarà in esaurimento (o altrimenti saranno cavoli amari).

Per capire come sia possibile che in tre mesi si sia passati dal festoso “oh l’Europa” al costernato “ah l’Europa” è sempre consigliabile osservare la mimica facciale del professor Massimo Cacciari. Che lunedì sera, a Otto e mezzo, è apparso quanto mai tonico e in palla, dopo la sbandata no green pass. Subito ha messo le cose in chiaro: “Non c’è nessuna unità in questa Europa”, ed è come se un faro si fosse acceso a squarciare le tenebre della nostra ignavia. Andava tutto liscio e il professore sembrava approvare con vigorosi cenni del capo le ragioni di chi gli dava ragione quando Lilli Gruber citò come mero fatto di cronaca il supposto viaggio di Salvini a Mosca. Suonò alto un nitrito: “Chissenefrega di Salvini!”.

Costernati pensammo che le incazzature di Cacciari sono come il vento della canzone di Modugno, ed è un incendio. Mentre il silenzio accorto di Lucio Caracciolo ci suggerì di non immischiarci.

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6 replies

  1. La telecronaca di 8e1/2 anche no!
    Il tutto per portare un attacco a Cacciari e presentarlo come uno con disturbi cognitivi (no Green pass) e comportamentali (suonó alto un nitrito). Ma perché?
    Bah, forse oggi Padellaro non aveva voglia di scrivere e ha raffazzonato un pezzo per riempire le sue righe.

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  2. C è un momento nel quale mi sembra persino inutile commentare! La vergogna mi assale per un paese oramai senza speranza e soluzioni! Nessuno ha cambiato niente da quando a 18 anni ( 50 anni fa).!non pagavano niente nemmeno lo stipendio dovuto e ti facevano lavorare 18 ore al giorno ! E si accettava per fare esperienza!nella vita mi e servito per non accettare piu !7mesi senza vedere la luce! E senza stipendio e essere stata ospite ! Sono 50 anni che l Italia vive di questa merda mafiosa! Tutti collusi !l soprattutto le le bastarde cooperative rosse! Hanno rovinato il lavoro!

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  3. Sono ormai decenni che “ci vorrebbe più Europa”. Quante volte ad es. sulla distribuzione dei migranti? Cosa è stato ottenuto?
    Forse è ora di cominciare a dire “Ci vorrebbe più Italia”.
    Purtroppo.

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  4. Il problema non esiste.
    Sono 3 mesi che quando faccio zapping salto via i talk politici come facevo una volta con le televendite.
    Adesso trovo molto più istruttivo guardare Mastrota travestito da suo nonno che mi spiega nei dettagli i tanti vantaggi delle sue poltrone tuttofare.

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  5. “Eppure il 24 febbraio molto si festeggiò l’alleanza continentale, nonché atlantica, quando veniva propinata la favola dei 27 disposti a testuggine contro il criminale invasore.”
    Ma festeggiato chi? Non in mio nome.

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