La scelta tra schiavitù e fame

Carlo Bonomi ha messo la Confindustria al servizio di una parte politica, squalificandola a vita come organizzazione super partes.

ASSEMBLEA ASSOLOMBARDA

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Nel giorno in cui Mattarella nomina 25 Cavalieri del Lavoro, un signore che fa il presidente degli industriali pur non avendone una, Carlo Bonomi, rovina la festa dichiarandosi reo confesso di una vergogna nazionale: voler trasformare i lavoratori in schiavi.

L’occasione è l’assemblea dell’Assolombarda, con la solita sciocchezza delle aziende che non trovano dipendenti pur volendoli strapagare, a causa della concorrenza sleale del Reddito di cittadinanza, cioè in media 500 euro al mese.

Basterebbe questo per capire che Bonomi ha messo la Confindustria al servizio di una parte politica, squalificandola a vita come organizzazione super partes, ma purtroppo c’è di più. I lavori di cui si parla in tv, con i commenti sdegnati del solito circoletto destre-Renzi-Calenda-Briatore di turno, sono un’invenzione.

Propaganda da far scuola a Putin e Zelensky, mentre l’unico personale che si cerca a certi costi è quello fortemente specializzato, pure questo assunto comunque a termine, e non di rado senza riconoscere tutte le ore lavorate, a fronte magari di trasferimenti da una regione all’altra e costi dell’alloggio che si mangiano lo stipendio.

Dunque siamo di fronte a un’autentica campagna di disinformazione, che ha come unico scopo quello di punire elettoralmente chi ha distribuito un po’ di risorse (i 5 Stelle) a quella parte del Paese ritenuta perennemente da sfruttare.

Al punto che l’idea del momento è di sospendere gli aiuti a oltre tre milioni di italiani in povertà durante l’estate. Così senza la “concorrenza” dei 500 euro non ci sarà alternativa a fare gli schiavi o a morire di fame.

4 replies

  1. Gent. Dott. Pedullà,
    Il vostro articolo è l’ennesima riprova (se ce ne fosse stato ulteriore bisogno) di ciò che vado dicendo da anni, anche sulla scorta della mia esperienza personale. Non occorre essere raffinati sociologi per aver lucidamente compreso che in Italia non si è mai voluto (e men che meno cercato di) ridurre la disoccupazione a livelli accettabili per un paese industriale “avanzato”. Fino all’introduzione del reddito di cittadinanza cui – ricordiamolo bene – non è così facile accedere, una quota di disoccupati era perfettamente funzionale agli interessi di una buona parte di industriali (im)prenditori. Una quota di disoccupati disperati era un bacino formidabile:
    1) per attingere a manodopera a basso/bassissimo costo
    2) per attingere manodopera disponibile anche a svolgere lavori degradanti (per il fisico e la mente)
    3) per poter fruire sessualmente di persone (o maggiormente disinvolte o disperate o le due cose) in cambio di un contratto quanto mai vitale
    4) come monito ai già occupati: molti bussano alla porta dell’azienda e sono disposti a offrire il loro lavoro a un prezzo inferiore, ragion per cui è prudente non alzare la cresta con il datore di lavoro

    Il reddito di cittadinanza ha in parte fatto inceppare questo meccanismo ed è per questo che l’accanimento contro di esso da parte di quasi tutte le forze politiche è così persistente e aggressivo. Sono altresí convinto che si può, si debba discutere sull’entità del provvedimento che appare eccessiva soprattutto se messa in correlazione alle pensioni sociali. Tuttavia il reddito di cittadinanza è una misura (degna di un paese) civile, equa, necessaria

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    • Marx metteva in guardia neiu confronti del sottoproletariato disposto a tutto, l’ esercito industriale di riserva…( e sovrappopolazione relativa: I Libro del Capitale).

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  2. Pedulla, è il contrario. Politici con personalità non ce ne sono. renzi, calenda, fi, lega, fdi, i radicali, il pd sono i portavoce di confindustria presieduta dal burattino bonomi. Poi c’è chi fra questi fa anche il portavoce della criminalità organizzata, che a volte è la stessa cosa.
    Anche di maio e compagnia stanno prendendo il patentino da portavoce.

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