Letta fa lo gnorri sul fuoco amico di De Luca

Il segretario del Pd, ultrà bellicista, è sempre pronto a bacchettare chiunque critichi la linea di Italia e Ue sull’Ucraina. Con una sola eccezione: il governatore della Campania, del suo partito. A chi gli porta voti, il leader dem concede perfino di attaccare la Nato.

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – «Sull’Ucraina ho la sensazione che stiamo nelle mani di una banda di incompetenti e di dilettanti allo sbaraglio» (25 maggio). «Siamo veramente alla pazzia: peccato che negli Stati Uniti non ci sia più Kissinger o Brzezinski, cioè quei grandi diplomatici che avevano anzitutto il senso della storia. Non questi primitivi tangheri, semianalfabeti che parlano senza misurare il senso delle parole che pronunciano» (9 maggio).

«Come contributo all’Ucraina potremmo mandare un nostro consigliere militare, un generale che abbiamo disponibile, già con tuta mimetica e anfibi. Sono sicuro che nel giro di una settimana la guerra in Ucraina finirebbe, perché potremmo esportare in Ucraina il metodo Astrazeneca» (29 aprile).

«Abbiamo detto che la Nato è un’alleanza difensiva, ma questo è falso. È difensiva quando vuole, ma negli ultimi 30 anni è stata un’alleanza anche aggressiva che ha violato la legalità internazionale. La Nato ha bombardato per due mesi Belgrado senza alcuna autorizzazione dell’Onu, per una decisione autonoma a cui ha partecipato per la verità anche il governo italiano di allora, senza avere l’autorizzazione del Parlamento» (22 aprile).

«Quando si immagina di avere tutta la frontiera occidentale della Russia occupata da Paesi della Nato si deve comprendere che questo crea uno squilibrio fra potenze» (22 aprile).

«Anche dire di voler rispettare l’autodeterminazione dei popoli e l’integrità territoriale è un’altra mistificazione. Gli Stati Uniti non hanno rispettato l’autodeterminazione dei popoli e abbiamo casi infiniti in questi 50 anni. È una balla dire che ognuno è libero di autodeterminarsi, ci sono equilibri di potere nel mondo che vanno considerati perché se mi metti a Cuba i missili nucleari a 200 miglia dal confine americano è evidente che l’America ha il diritto di difendersi e fare il blocco navale. Ma questo vale per tutti, non solo per l’America» (22 aprile).

«Difendiamo la democrazia contro la dittatura? È falso» (22 aprile).

«Difendiamo la democrazia? Zelensky è stato eletto democraticamente, ma 4 anni prima di Zelensky c’era stato un altro presidente ucraino eletto democraticamente, che dopo 2 anni è stato fatto fuori con un colpo di Stato. Ancora oggi in Ucraina il capo dell’opposizione è ammanettato e imprigionato perché è a capo di un partito di 43 parlamentari che non la pensa come il governo ucraino. Non stiamo difendendo i principi della democrazia liberale» (22 aprile).

«Io sono fra quelli che non hanno capito qual è l’obiettivo di questa guerra dal punto di vista degli occidentali. L’America ha detto qual è: far durare la guerra più possibile per mettere in ginocchio la Russia e determinare un cambio di potere in Russia. Ma se Putin se ne va, viene qualcuno peggiore di Putin, non uno migliore» (22 aprile).

«Sono tra quelli che hanno espresso ammirazione per Zelensky: ha avuto coraggio, capacità di leadership e di guida per il suo popolo e questo merita rispetto. Ma c’è da essere ammirati pure per il fatto che Zelensky trovi il tempo e anche lo stato d’animo per fare due o tre video al giorno, e anche con una resa dell’immagine perfetta. Abbiamo scoperto dopo che c’era un satellite offerto dagli americani dedicato all’Ucraina, bene» (17 aprile).

«Vedo crescere in Italia e in Occidente un’onda, una valanga di conformismo, di ideologismo, di irrazionalità. Tutte le immagini e i commenti hanno un unico obiettivo: tentare di dimostrare che l’ampliamento della Nato è una cosa giusta, razionale e ragionevole per contrastare l’aggressore, che ovviamente c’è, ma che andava fermato 5 mesi fa, non adesso» (17 aprile).

Vi state chiedendo se le frasi che ho riportato siano uscite dalla bocca di Michele Santoro, di Vauro o da quella di Sabina Guzzanti, cioè da coloro che all’inizio di maggio, a Roma, hanno partecipato a una serata «per opporsi alla deriva verso il pensiero unico e la resa dell’intelligenza»? Sbagliato. Le parole appena riportate non sono di nessuno di loro e nemmeno del professor Alessandro Orsini o della filosofa Donatella Di Cesare, ossia di due dei commentatori più scettici sull’invio di armi in Ucraina. Semplicemente ho saccheggiato gli ultimi discorsi del governatore Vincenzo De Luca, detto ’o sceriffo. Per chi se ne fosse dimenticato, il presidente della Campania fa parte del Pd, cioè del partito più bellicista tra quelli che sostengono il governo. Per Enrico Letta bisogna sostenere senza se e senza ma l’Ucraina, inviando cannoni e missili. E quando Silvio Berlusconi si è azzardato a dire che bisognerebbe trattare, anticipando più o meno quel che poi ha detto Kissinger, nel Pd c’è stata la sollevazione. Ma quando De Luca, che dice cose ben più pesanti, fa i suoi interventi, curiosamente nessuno apre bocca. E dire che il governatore campano non è, per dirla a modo suo, «un personaggetto». Guida la terza regione italiana per popolazione e sicuramente contribuisce a portare centinaia di migliaia di voti al partito. Eppure, Letta e compagni non sembrano sentire ciò che dice. Come avete potuto leggere il suo non è stato lo sfogo di una sera, ma si tratta di un pensiero espresso a più riprese negli ultimi due mesi. Chissà se Letta continua, il segretario che ha messo l’elmetto al Partito democratico, prima o poi ritroverà la voce anche per dire che cosa ne pensa. Oppure se per quieto vivere, o più probabilmente per opportunismo, farà finta di non sentire, pronto alle prossime elezioni a incassare anche i voti di chi i guerrafondai li considera dei tangheri semianalfabeti.