Il partito americano

(Francesco Erspamer) – Negli Stati Uniti accade una strage ogni settimana anche se per interessare i media e dunque la gente bisogna che ci siano almeno dieci morti, possibilmente bambini; dei quali comunque dopo un paio di giorni non si parla più, altrimenti i drogati di consumismo e emozioni virtuali si annoiano. Questa è l’America individualista e asociale che tutti i giornalisti italiani e buona parte degli intellettuali e dei politici, per non dire dei ricchi e delle legioni di aspiranti tali (quelli che siccome non sanno lottare per avere abbastanza si accontentano di sognare di avere troppo), vogliono importare a qualsiasi costo anche da noi.

A differenza degli Stati Uniti, purtroppo condizionati dalla loro Storia (o meglio, dalla loro sistematica cancellazione della Storia) e da un sistema ormai fondato sull’egoismo e sulla superficialità, l’Italia è ancora in grado di salvarsi. Ma per riuscirci occorre smetterla di pensare che si debba o possa farlo tutti insieme, coinvolgendo i non pochi italiani che vogliono fa’ l’americcani e infatti adesso mandano armi in Ucraina in modo che diventi anch’essa un satellite di Washington e un cliente delle multinazionali californiane; il conflitto è insanabile: da una parte chi apprezza e difende la propria cultura e tradizione, dall’altra chi vuole distruggerle in nome dei feticci del neoliberismo, ossia il successo, il denaro e la libertà privata di essere o sentirsi quel che si vuole.

Il partito amerikano ancora aggrega una minoranza, però già disposta a tutto per avidità, assuefazione alla supremazia o disperazione; l’unica speranza è coalizzare contro di essa tutti i settori ancora sani della nazione, di sinistra e di destra, laici e cattolici, una maggioranza adesso confusa, divisa, spaventata, rassegnata, disinformata dai nuovi media e dalle nuove tecnologie, non a caso tutte inventate al di là dell’Atlantico. E far partire una resistenza intransigente e frontale sui princìpi ma anche sui dettagli, per esempio respingendo gli anglicismi, la penetrazione incontrollata di Amazon e della Apple, il colonialismo culturale dei loro film e telefilm e del loro sport (uno dei più deleteri effetti del berlusconismo), la presenza di basi militari e commerciali americane, la dipendenza delle nostre banche dalle loro (e dalle loro agenzie di classamento creditizio (perché chiamarlo “rating”?). Rifiutando, per cominciare, la loro teoria del destino manifesto, secondo la quale qualunque cosa accada a loro vantaggio era inevitabile. Ripeto, possiamo salvarci; ma non c’è molto tempo e serviranno organizzazione, coraggio, determinazione, lucidità, abnegazione, sacrifici.

8 replies

  1. Rifiutare di essere colonia.
    Gli USA sono come The Godfather Corleone: ti fanno un favore e tu sei in debito per sempre…..anche a costo della tua stessa vita, e ti devi piegare sempre alle “offerte che non puoi rifiutare”.

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  2. Intanto i morti da Covid non si contano più.
    Neppure da loro. Per lo più non sono “bambini” , inoltre, ad uno che aveva promesso la “vittoria sul Covid” un anno fa… E che è molto sotto nei sondaggi…
    Meglio cavalcare il solito leitmotiv: “Bosta armi!” ( Mandiamole tutte in Ucraina così le vendiamo ugualmente e si ammazzano in Europa..)

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  3. Si può finalmente iniziare a pensare a una legge che vieti la detenzione di armi da fuoco a ogni cittadino e ne permetta l’utilizzo e la detenzione solo alle forze dell’ordine (con l’obbligo di depositarle in caserma una volta terminato l’orario di lavoro) e per uso sportivo (solo all’interno di circoli sportivi dedicati)? Abbiamo il coraggio di chiedere una legge che preveda il carcere per chi venga trovato in possesso di armi e non appartenga alle categorie suddette? Ovviamente, perché questo sia attuabile, occorrono più controlli, quindi più forze di polizia. Basterebbe smettere di inviare armi in Ucraina e avremmo tutto il denaro necessario 1) per implementare le forze dell’ordine 2) per vivere in un paese più sicuro e perciò libero dalla propaganda salviniana

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