Draghi con i balneari stravolge un settore che vale 120 miliardi

Il ddl Concorrenza contiene gli stessi errori delle privatizzazioni. Ecco quali sono i veri impatti economici della «lotta ai bagnini».

(Carlo Cambi – laverita.info) – Come i lupi anche i draghi perdono il pelo, ma non il vizio. Il 2 giugno saranno trenta anni esatti dalla «mitologica» riunione a bordo del Britannia, lo yacht dei reali d’Inghilterra, in cui l’allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi spiegò agli investitori istituzionali che tra le tante ragioni che inducevano alle privatizzazioni, non una si è realizzata e lo stato attuale dell’economia lo dimostra, vi era anche che si considerava «questo processo di privatizzazione accompagnata da deregolamentazione inevitabile perché́ innescato dall’aumento dell’integrazione europea».

Sono passati appunto sei lustri e siamo ancora lì. Rischiando di commettere, con l’applicazione della Bolkestein alle concessioni tanto balneari quanto delle centrali idroelettriche, gli stessi errori che hanno portato alla svendita dell’economia italiana. L’allora direttore generale del Tesoro, a bordo del Britannia, affermò: «Lasciatemi sottolineare ancora che non dobbiamo fare prima le principali riforme e poi le privatizzazioni. Dovremmo realizzarle insieme».

Non avendo fatto le riforme abbiamo perso le imprese. Telecom, Montepaschi, Autostrade (tra le tante) sono lì a dimostrarlo. Con gli stabilimenti balneari va ancora peggio. Occorrerebbe che Draghi riflettesse sull’impatto della Bolkestein. Per forzare la mano, ha detto che è a rischio il Pnrr. Tutti sanno che non c’entra nulla, ma è stato sufficiente a piegare i partiti a un compromesso che dovrebbe diventare operativo il 30 maggio col voto parlamentare.

In sostanza si tratta di questo: si va all’asta per le concessioni entro il 31 dicembre 2023, possibile la proroga di un anno, indennizzi per chi dovesse perdere l’impresa. La domanda è, però, se non sia l’Italia a perdere il suo posto al sole. Anche perché chi, come Spagna e Portogallo, ha imparato dagli italiani a costruire un’offerta turistica sulle concessioni balneari, della Bolkestein non se ne cura, salvaguardia l’interesse nazionale e allunga fino a 30 anni l’affitto (va detto, molto più caro che in Italia) per i lidi. In Italia le concessioni balneari muovono il 64% del turismo: 120 miliardi. Per valutare gli impatti economici e turistici, si deve tenere conto non solo del valore diretto (nel caso dei bagnetti, il fatturato non supera i 2,4 miliardi, qualcuno lo tira fino a 15 miliardi, ma è un’esagerazione) ma del conto satellite. Cioè dei moltiplicatori che innesca l’esistenza di un’attrattiva.

Il turismo balneare, compresi i laghi, vale il 64% del fatturato turistico che assomma circa 189 miliardi, il 13% del Pil pari, al netto delle difficoltà attuali di reperimento di manodopera, a 3,4 milioni di occupati. La domanda da porsi è: la sinergia stabilimento balneare-offerta turistica resta intatta con l’applicazione del ddl Concorrenza? Vi sono alcuni aspetti tecnici non secondari. Gli hotel che hanno concessioni possono mantenerle? Senza la disponibilità dell’arenile, la competitività di quell’hotel diminuisce? E, al contrario: se l’hotel viene alienato, la concessione segue la proprietà e dunque diventa una privatizzazione surrettizia? Altro aspetto: se il target di una località turistica si altera per effetto di standard qualitativi differenti tra balneare e ricettivo, che succede al fatturato di territorio?

È applicabile a un paese che ha 8.500 km di coste di frontiera più altri 10.000 km di spiagge interne lo stesso criterio di gestione delle coste del mar del Nord o della Normandia? Questo è stato, forse, il più grave errore di Mario Draghi il «privatizzatore». Oggi come allora non tiene in conto la specificità italiana. Non considera che il turismo balneare è nato in Italia e che è una peculiarità della nostra offerta. La prima concessione è del 1781 e la ottenne a Livorno Paolo Baretti dal Granduca di Toscana. Nacquero i bagni di mare come prolungamento delle terme, nel volgere di un cinquantennio diventarono attrattiva assoluta. Moltissimi stabilimenti balneari, soprattutto in Versilia e in Liguria, sono dei capolavori del liberty. Se l’Europa inventasse una Bolkestien per i beni culturali saremmo disposti ad alienare il Colosseo?

Totò con la fontana di Trevi c’era riuscito e il nostro Governo ha talvolta esiti comici. Vi è poi l’aspetto non trascurabile della sicurezza: delle persone in mare, della navigazione e anche dei confini. Se molti tratti di spiaggia vengono abbandonati, chi li sorveglia? I litorali più soggetti a sbarchi di clandestini, oggi comunque presidiati dai concessionari, se perdono appetibilità turistica diventano «spiaggia di nessuno»? Pare evidente che il mercato non risolve tutto, né tutto spiega e chi s’impalca a difesa del liberismo attraverso lo sfratto dei bagnini rischia di darsi l’ombrellone sui piedi perché potrebbe essere che i costi, a liberalizzazione fatta, siano per lo Stato superiori ai benefici. La manutenzione chi la fa? Moltissimi stabilimenti balneari, soprattutto lungo le coste più frastagliate, hanno realizzato, a proprio investimento, moli e dighe che sono sia protezione della costa, sia approdo per piccoli natanti incrementando la carente portualità turistica italiana.

Questi mini-scali vengono dismessi? Tra approdi e punti d’ormeggio, in Italia ci sono 94.400 posti barca, il 57% di quelli disponibili. Sono 15 miliardi di fatturato del turismo nautico che stiamo consegnando in mani straniere? Il caso Red-Bull nel marina Hannibal di Trieste lo dimostra. Infine: sui 189 miliardi di fatturato «vacanziero». il valore aggiunto è calcolato in 112 miliardi. Di questi. il 30% è generato dall’uso turistico della casa di proprietà; circa il 75% di queste è in località balneari. Sono 35 miliardi di valore aggiunto che l’applicazione della Bolkestein mette a rischio. Varare una «privatizzazione» degli arenili senza tenere conto di questi fattori rinnova l’infelice stagione già vissuta: un trasferimento all’estero di ricchezza nazionale.

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7 replies

  1. Conosco personalmente un gestore di una spiaggia ligure che da 40 anni non paga una beata minchia! E che impedisce persino di camminanare sul bagnasciuga ! Poiché ritiene che la spiaggia che gestisce da 50 anni è roba sua dove tu non puoi entrare ! La mafia delle spiagge..

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  2. ma seriamente qualcuno ha mai chiesto una ricevuta fiscale ogni volta che affittava un ombrellone o lettino? Quando mai vai in spiaggia e qualcuno ti da ricevuta ? Non esiste in nessun paese al mondo ! La manovra è assolutamente sospetta , ma quelli che pensano di incularci e farci pagare le spiagge ( che sono nostre) come oro non hanno capito che la gente si è rotta i coglioni! Pagate il giusto e poi potrete fare casino!

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  3. Ma questo tizio quanti soldi è stato pagato per dire questa montagna di falsità? Agli italioti piace restare vassalli e continuare a tenersi le gilde dei notai, farmacisti, tassisti, balneari. A quando un salto verso il riconoscimento che il lavoro è un diritto di tutti e non solo di caste nate in epoca feudale? Qui si estrinseca il peggio della destra. Quella retriva a difesa di vergognosi privilegi. Il cinquestalle, votando assieme al fascio salvini, la proroga delle concessioni balneari fino al 2033, ha dimostrato la sua natura retrograda e destrorsa, confermata dal vergognoso 110%, per togliere a chi meno ha per darlo a chi più ha. Che schifosi ho votato!

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    • Egregio Domenico etc. con rispetto e senza polemica, faccio notare che TUTTE le liberalizzazioni ( dal prezzo della benzina negli anni ’70, a quelle di Prodi, D’Alema Bersani etc. su assicurazioni, banche, telefonia, autostrade, Anas, IRI, TV, etc.etc) si sono rivelate una complessiva FREGATURA ai danni dei consumatori e dell’interesse pubblico. Ho grossi dubbi che la Bolkenstein che colpisce anche i banchetti di frutta e verdura dei mercatini rionali, possa risolvere tante storture. Già il fatto che venga sponsorizzata da Renzi e Draghi mi allarma. Concordo, peraltro, con il suo giudizio sul superbonus 110%.
      Un saluto

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      • Egregio Paolo, purtroppo la gente confonde le liberalizzazioni con quelle che sono state oggetto di regalo ai vari amici degli amici. Quelle non sono liberalizzazioni ma svendita del patrimonio pubblico alle mafie. Le aziende strategiche devono rimanere in mano dello stato, da Telecom ad Autostrade, tra l’altro realizzata col sudore degli italiani e criminalmente regalata. La gggente, purtroppo, confonde il liberalismo con l’imperialismo, quel liberalismo che piace tanto a berlusconi. Io penso che le gilde sono la rovina di un paese e non consentono di far funzionare l’ascensore sociale. Ma ci rendiamo conto che follia è stato il numero chiuso per le professioni sanitarie!
        Non si possono confondere le liberalizzazioni con l’imperialismo economico. Per me sono molto vicine alle lenzuolate di Bersani, quelle che consentono a TUTTI di salire sull’ascensore sociale. Per questo ritengo che il fascio corporativista salvini sia l’espressione del peggio del peggio della rappresentanza politica: di coloro che vogliono tenersi i privilegi a vita e trasmetterli alle loro generazioni. Saluti.

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  4. Tutta sta pappardella e solo un trafiletto per dire che si paga una concessione ridicola che non ha avuto nenache il coraggio di riportare..(attorno ai 2500 euro annui). .

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