Avere l’anello al naso

Avere l’anello al naso o la sveglia al collo sono pessime espressioni di stampo colonialista che si divertivano a descrivere i popoli africani come gente ingenua e sprovveduta. Chiedo perciò preventivamente scusa se riguardo alle indiscrezioni sul bavaglio che Palazzo Chigi intende mettere a CartaBianca[…]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – “Questa sinistra che passa la vita a cercare di tappare la bocca a tutti, io me la ricorderò quando vincerà la destra, ci farà un culo così e avrà pure ragione. Perché vincerà, la destra, prima o poi”. Chiara Geloni, Avere l’anello al naso o la sveglia al collo sono pessime espressioni di stampo colonialista che si divertivano a descrivere i popoli africani come gente ingenua e sprovveduta. Chiedo perciò preventivamente scusa se riguardo alle indiscrezioni sul bavaglio che Palazzo Chigi intende mettere a CartaBianca (affidato alla premiata coppia Fuortes&Orfeo) sto per scrivere: questi pensano che gli italiani abbiano l’anello al naso. Poiché soltanto una visione polverosamente arcaica (e anche abbastanza desolante) del rapporto tra chi fa televisione e chi la guarda può aver partorito certe pillole di pedagogia pronta per l’uso (come la xamamina per il mal d’auto) del tipo: “Il talk show per l’approfondimento giornalistico del servizio pubblico non è l’ideale” (l’ad Rai). La prima, immediata obiezione potrebbe essere che un’azienda con i conti, diciamo così, ballerini, dovrebbe prima di tutto badare agli ascolti, soprattutto se eccellenti, come nel caso della trasmissione condotta da Bianca Berlinguer. Se non fosse che: 1) Sugli approfondimenti dell’aggressione russa all’Ucraina il giudizio del pubblico viene considerato, ai piani alti di Viale Mazzini, una variabile del tutto dipendente. Perché se per ipotesi quella fastidiosa entità (i telespettatori) volessero ascoltare un punto di vista diverso dal catechismo belligerante, i casi sono due. O è sbagliato il pubblico (che non si può abolire, ma desertificare questo sì). Oppure è sbagliato il talk che, appunto, “non è l’ideale”, e che va dunque trasformato in cartastraccia. 2) Anche perché un sondaggio Swg pubblicato da “Libero” svela che le notizie veicolate dai media sulla guerra sono ritenute “attendibili poco o per niente” dalla maggioranza degli interpellati: a cominciare dalle perdite di Mosca, dalla reale efficacia delle sanzioni e dallo stato di salute di Vlad. Titolo di “Libero”: “In tv sfonda il pensiero unico di Putin”. Infatti, se la gente non abbocca sarà sicuramente al soldo del Kgb. 3) A dimostrazione che gli ascolti possono essere perfino perniciosi, nel palinsesto Rai brillano alcuni preziosi modelli di impatto zero, nel senso che mentre si pensa di abolire CartaBianca vanno in onda alcuni programmi (sul flauto del dio Pan o sul lato nascosto dell’onorevole Zuzzurini) paragonabili a quelle specie rarissime avvistate dopo lunghi appostamenti dai birdwatching, come il gipaetus barbatus o l’ululone appenninico. Leccornie che hanno evidentemente il loro perché. Infine, un paio di consigli non richiesti agli strateghi di Palazzo Chigi. Se proprio non gli garba ciò che dice il professor Alessandro Orsini (un nome a caso), cerchino allora qualcuno in grado di controbattergli efficacemente qualcosa di sensato e di documentato. Esiste sempre lo strumento della legge marziale che necessita, è vero, di una dichiarazione formale di guerra alla Russia (un’altra spedizione di armi pesanti ed è fatta). Ma che può immediatamente zittire i rompicoglioni, con le buone o con le cattive. Sempre meglio della sveglia al collo che segna l’orario di ottant’anni fa.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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9 replies

  1. Nonostante, come notato da altri utenti, la Berlinguer abbia sempre lavorato in Rai più per il suo cognome che per la sua bravura professionale (che pure non gli manca, ma resta l’esempio meno indicato per denunciare l’atavica intromissione della politica nella tv pubblica), bene fa Il Fatto Quotidiano a svergognare pubblicamente e quotidianamente questo eterno malvezzo, dimostrando come la predica sia più importante del pulpito e coerentemente con quanto sempre sostenuto da Travaglio, Padellaro e Gomez nell’arco di tutte le loro carriere.

    Detto questo, a quanto pare l’anello al naso ce l’abbiamo per davvero: sono passati vent’anni da quando il Fatto di Enzo Biagi venne sostituito da Max & Tux (una cagata con Solenghi e Lopez successivamente chiusa per ascolti indecenti), ma sembra ieri (anzi, domani).

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  2. A proposito di libertà e democrazia, e di chi fa carriera in Italia,
    alla Diaz/Pertini fu macelleria di Stato:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/07/g8-di-genova-21-anni-dopo-arriva-la-parola-fine-alla-vicenda-giudiziaria-la-cedu-dichiara-inammissibile-lultimo-ricorso-dei-poliziotti/6583363/

    G8 di Genova, la Cedu scrive la parola fine alla vicenda giudiziaria: bocciato l’ultimo ricorso dei dirigenti di Polizia condannati per falso

    Alla Corte di Strasburgo si erano rivolti dieci dirigenti di Polizia, contestando la condanna per falso ideologico inflitta loro nel processo d’Appello sulla “macelleria messicana” alla scuola Diaz-Pertini, lamentando che la Corte di Genova avesse emesso la sentenza senza riconvocare i testimoni sentiti in primo grado e chiedendo una revisione del caso. Secondo i giudici, però, quelle deposizioni non hanno avuto un peso decisivo per arrivare alle condanne
    di Paolo Frosina | 7 MAGGIO 2022

    A scrivere la parola fine, più di vent’anni dopo, è lo stesso organo che chiamò i fatti di Genova col loro nome: tortura. La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha dichiarato irricevibile perché “manifestamente infondato” l’ultimo ricorso pendente sui processi per il G8 del 2001. A sollevarlo erano stati dieci dirigenti di Polizia condannati per falso ideologico nel procedimento sulla “macelleria messicana” alla scuola Diaz-Pertini, in cui furono pestati a sangue novanta manifestanti inermi. Molti di loro rivestivano incarichi di rilievo all’epoca dei fatti: ci sono il direttore del Servizio centrale operativo (Sco) Francesco Gratteri e il suo vice Gilberto Caldarozzi, il vicedirettore dell’Ucigos Giovanni Luperi e il primo dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola. Erano stati accusati – ricorda la Cedu – di “aver prodotto prove false al fine di giustificare, a posteriori, l’irruzione nella scuola, la perquisizione e la violenza contro i manifestanti”, tra cui le famigerate bottiglie molotov introdotte nella scuola dalla stessa Polizia. In primo grado, nel 2008, erano stati tutti assolti perché non venne ritenuto “sufficientemente provato che i ricorrenti fossero stati consapevoli della falsità delle dichiarazioni contenute nei verbali dell’operazione”. Nel 2010 la Corte d’Appello di Genova ribalta il verdetto e li condanna a pene tra i tre anni e otto mesi e i quattro anni: contro questa sentenza (poi resa definitiva dalla Cassazione) gli imputati hanno fatto ricorso alla Cedu nel 2012, sostenendo che le condanne fossero state emesse “senza convocare nuovamente i testimoni sentiti in primo grado” in violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sul “diritto a un equo processo” e chiedendo la revisione del caso.

    Il provvedimento è stato emesso il 13 gennaio scorso, ma è diventato noto al pubblico solo oggi. I giudici di Strasburgo – presidente Péter Paczolay, a latere Gilberto Felici e Raffaele Sabato – rinviano per la descrizione degli eventi del G8 alla celebre sentenza Cestaro v. Italia del 2015, in cui la Cedu qualificò come tortura la mattanza della Diaz condannando l’Italia per non aver previsto la corrispondente fattispecie di reato. La Corte d’Appello di Genova, ricordano, “ha dichiarato in primo luogo che le prove raccolte dal Tribunale, vale a dire le registrazioni video e audio, le conclusioni di diverse perizie e le dichiarazioni di alcuni dei ricorrenti, hanno dimostrato che i ricorrenti hanno partecipato attivamente all’intera operazione alla scuola Diaz-Pertini. Inoltre, i rapporti di perquisizione e di arresto, firmati dagli agenti con la complicità attiva dei due dirigenti, contenevano una descrizione oggettivamente distorta degli eventi”. Per quanto riguarda il diritto che i ricorrenti considerano leso, “dopo un’analisi approfondita del materiale del fascicolo e delle osservazioni delle parti, la Corte constata che, sebbene la Corte d’Appello di Genova non abbia riascoltato i numerosi testimoni che avevano deposto davanti al Tribunale, le dichiarazioni di questi testimoni non hanno avuto un ruolo decisivo né nell’assoluzione né nella condanna dei ricorrenti” per i reati di falso. In effetti, la condanna per queste accuse si è basata sulla ricostruzione dei fatti (…) sulla base delle ampie prove documentali e delle dichiarazioni di alcuni dei ricorrenti”.

    Anche se la Convenzione richiede “che il giudice che condanna un imputato per la prima volta valuti direttamente le prove orali su cui basa la sua decisione”, spiegano i giudici, “questa non è una regola automatica che renderebbe ingiusto un processo per il solo fatto che il giudice in questione non abbia sentito tutti i testimoni menzionati nella sua sentenza e di cui doveva valutare la credibilità. Si deve tener conto, tra l’altro, del valore probatorio delle prove in questione”, che in questo caso, ritengono i giudici, non è stato decisivo per arrivare alle condanne. Durante i processi a Genova, peraltro, tutti i dirigenti protagonisti del ricorso avevano rifiutato di farsi interrogare in aula. Già in attesa della condanna definitiva alcuni di loro avevano beneficiato di promozioni e scatti di carriera: Luperi era finito a capo del dipartimento analisi dell’Aisi (i servizi segreti interni), Gratteri al vertice della Direzione centrale anticrimine, Filippo Ferri e Fabio Ciccimarra (altri due ricorrenti) a capo delle Mobili rispettivamente a Firenze e L’Aquila. Una volta scontate le condanne e esaurito il periodo di interdizione dai pubblici uffici, inoltre, Caldarozzi era stato nominato vicedirettore della Direzione investigativa antimafia.

    Nel luglio 2021 – nei giorni in cui si celebrava il ventennale del G8 – la Cedu aveva bocciato altri due ricorsi proposti da agenti condannati. Uno è quello di Massimo Nucera, l’agente scelto del VII Reparto Mobile di Roma che dichiarò falsamente di aver ricevuto una coltellata durante l’irruzione nella scuola Diaz (mostrando uno squarcio nel giubbotto creato ad arte), e del suo superiore, l’ispettore capo Maurizio Panzieri, che firmò il relativo verbale: a entrambi erano stati inflitti tre anni e cinque mesi per falso. L’altro è quello di Angelo Cenni, caposquadra del VII Nucleo, e di due colleghi parigrado, condannati per lesioni. Nel caso Nucera-Panzieri, la Corte di Strasburgo aveva dichiarato il ricorso irricevibile perché “il ricorrente ha potuto presentare le sue ragioni in tribunale alle quali è stata data risposta con decisioni che non sembrano essere arbitrarie o manifestamente irragionevoli, e non ci sono prove che suggeriscano il fatto che il procedimento è stato ingiusto. Ne consegue che queste accuse sono manifestamente infondate”.

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  3. ormai aver un anello, da qualche parte, pare sia moda acquisita
    come l’avere tatuaggi, simil tribali o demenziali, a scelta

    per la sveglia al momento rimane ancora vagamente ‘offensivo’, ma è meno usato
    però se la proponesse l’apple ad esempio, diverrebbe presto moda da seguire

    rimangono le perline in cambio di preziosi e cibo, ma i selvaggi ora hanno alzato i prezzi

    e ci sono “utenti” che si lamentano della lottizzazione della rai, come se i giornali non lo fossero
    in egual misura e, tra l’altro, co-sovvenzionati dalle stesse tasche che finanziano la rai, le casse pubbliche

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  4. Quando vincerà la destra ed è giusto che vinca, in Italia respireremo un po’ di democrazia. Gli unici che devono temere per il loro culo sono tutti gli imbecilli assunti in RAI per imporre il pensiero unico dei peggiori sinistri di sempre con l’occupazione anche delle sedie dei sotto scala.

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    • Me lo auguro, ma le altre volte che ciò è successo non è così che è andata: hanno semplicemente sostituito gli imbecilli altrui con i propri. Alla luce di ciò e fino a prova contraria (per la quale bisognerà aspettare l’autunno, o al più tardi l’anno prossimo), sei un povero illuso.

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  5. Se il pubblico della RAI non è d’accordo con le censure imposte all’informazione da questa Rai, bisogna cambiarlo, questo pubblico!

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    • @Viviana ha centrato il punto!

      “ L’ignoranza genera fiducia più frequentemente della conoscenza.”
      Charles Darwin

      Ed è proprio un pubblico ignorante e imbottito della loro propaganda quello che stanno plasmando……come le oche da foie gras: piedi inchiodati alla gabbia e tubo in gola, a ingozzarle fino a far gonfiare il fegato, di lì docili allo scanno.

      Se il pubblico italiano non si è opposto alla cacciata di Luttazzi, alla scomunica di Travaglio, all’epurazione di Santoro, e prima ancora a quella di Biagi…..sicuramente non farà barricate per Orsini.

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  6. Il problema è sempre il medesimo: come succede con l’ idiozia ( gli idioti sono sempre gli altri) succede con l’ ignoranza. Gli ignoranti sono sempre gli altri. Difficile giungere a compromessi, quindi.

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