La via del melo

(Toni Capuozzo) – Di Maio. “Chi nega Bucha alimenta la propaganda russa che provoca morte” . Nel suo italiano stentato il ministro degli Esteri vuole essere definitivo. Avrei qualche domanda per lui, come per Giletti, per la veterinaria di Open e tanti altri.

Cosa vuol dire negare ? Non c’è dubbio alcuno che i russi abbiamo commesso crimini durante l’occupazione di Bucha. A testimoniarlo ci sono le fosse comuni scavate dietro alla chiesa. I 350 corpi che contengono raccontano quello che è successo. Le mie perplessità riguardano i morti che dal 3 aprile vengono ritrovati per strada, in quella ormai tristemente famosa via Jablonskaja, la via del Melo. Il mio dubbio è che quei cadaveri non appartenessero all’orrendo capitolo precedente (i russi se n’erano andati il 30 marzo) ma fossero il risultato di un’operazione di un corpo speciale della polizia ucraina (ho riportato l’articolo della stampa ucraina che annunciava la caccia a Bucha di sabotatori e collaborazionisti). Oppure che fossero vittime dei russi recuperati dalle cantine e dai cortili e disposte sulla strada a beneficio delle televisioni. Come ricorderete, a smentire questa ipotesi apparvero subito foto da satellitari e da droni che retrodatavano la presenza di quegli stessi corpi almeno al 19 marzo.

-come si sono conservati i corpi nelle strade per due settimane, in un clima freddo ma umido, con animali randagi e selvatici ?

-come mai alcune vittime avevano i fazzoletti bianchi al braccio ?

-come mai alcune vittime avevano accanto a sé razioni dell’esercito russo ?

-come mai non c’è quasi mai sangue e mai un solo bossolo accanto ai corpi ?

-come mai ci sono immagini che ritraggono militari ucraini che trascinano i corpi con cavi, andando oltre la semplice precauzione di spostarli di mezzo metro, rivoltandoli, così da appurare che non siano minati ?

-Come mai un video apparso su Telegram di un certo Boatman, il 1 aprile da Bucha, non dice nulla sui morti per strada. Unico fatto di rilievo l’incontro con un parlamentare del partito di Zelensky (Boatman lo descrive come “scuro di pelle”, nota inevitabile per un suprematista bianco come lui. Russo, Boatman è al secolo Sergey Korotkikh, ricercato per l’omicidio di due immigrati davanti a una bandiera nazista. Ripara in Ucraina e nel ’14 partecipa alla guerra civile antirussa, ricevendo il passaporto ucraino, e la nomina a capo di una squadra speciale della polizia).

-come mai in un altro video si vede la squadra di Boatman apprestarsi a operare e uno di loro chiede cosa si debba fare di persone incontrate senza il bracciale blu degli ucraini. “Sparagli, cazzo” è la risposta di Boatman.

-come mai si continua caparbiamente a ignorare l’operazione dei corpi speciali della polizia, iniziata il 1 aprile – i russi si sono ritirati il 30 marzo – di bonifica da esplosivi, sabotatori e collaborazionisti ? Ne dà notizia, quel giorno, la stampa ucraina. E poi non si sa come si a andata, se abbiano trovato collaborazionisti o meno.

– come mai sono apparse su Telegram conversazioni che maledicono Boatman per aver rovinato tutto con i suoi video ? “ eravamo d’accordo – lo era, non lo era – gonfiamo per il bene di un pubblico europeo impressionabile, finalmente ci passano armi pesanti e difesa aerea. Cioè, i nostri “alleati” sono tali che non gli bastano gli attacchi missilistici sulle città, per loro. Ok, stiamo lavorando. L’informazione principale è andata, lo straniero l’ha raccolta .. e poi la Guardia Nazionale e il Nostromo sono usciti dalla tabacchiera come un coglione con i loro video divertenti sulla pulizia di Bucha….”

Perchè, intervistato dalla stampa italiana, al becchino di Bucha non viene fatta la più semplice delle domande: come mai ha rischiato la vita per inumare i morti nella Bucha occupata dai russi e , quando i russi se ne sono andati, li ha lasciati invece per strada ?

-come mai quelle vittime sono state lasciate per settimane, secondo la foto satellitare, senz aun solo gesto di pietà, come se fossero morti altrui, da schivare e basta ?

-come mai la Croce Rossa Internazionale non è stata convocata subito sul luogo del massacro ?

Non devo ripetere a ogni passo che non sono filoputin, né filorusso. Sono solo convinto per esperienza che purtroppo la guerra è il regno dell’odio, delle vendette, delle manipolazioni. . In guerra puoi essere disciplinato, se la combatti o te ne fai travolgere. Se sei giornalista, anche quando hai chiaro dove risieda la ragione e dove il torto, dove l’aggressore e dove l’aggredito, sai che le linee nette del Bene e del Male vengono scavalcate con facilità, e resta il dovere di ragionare sui fatti, anche quando non coincidono con la tua visione delle cose, e specie quando fanno fare alla guerra un salto di qualità, come una chiamata alle armi.

49 replies

  1. Avete presente la Ursula Von der Leyen a Bucha ? quello a destra è Boatman al secolo Sergey Korotkikh
    il personaggio descritto da Capuozzo. UE sta anche con questi personaggi, non propaganda russa , una video ufficiale
    dove Ursula esprime il suo dolore per i carnefici russi, avendo a fianco un altro carnefice a lei e alla stampa internazionale “sconosciuto”

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    • Che ipocrita la Von…con tutto il sangue che ha versato la sua famiglia, che sarà qualche povero cadavere ucraino! “Uh” disse la Von dopo aver trascinato l’Europa nel caos.
      Alle vittime civili ucraine resti per sempre la nostra vergogna, per i politici che abbiamo messo a capo dei nostri Stati e per l’impotenza e l’ignavia che dimostriamo. Se i popoli europei avessero un po’ di spina dorsale avrebbero inondato strade e piazze con manifestazioni oceaniche contro questa follia… ma se i popoli europei avessero un po’ di spina dorsale avrebbero inondato strade e piazze con manifestazioni oceaniche contro la guerra in Somali, in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Siria in Yemen in Palestina, in Ruanda etc etc

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  2. Capuozzo: è inutile parlare a chi si è convertito al “lato oscuro della forza”!
    Sei come il Battista che predica nel deserto delle coscienze politiche occidentali.
    Intorno alla terra ruotano almeno 30 satelliti, di più nazioni…..abbiamo solo immagini e date USA? I due schieramenti usano armi, leggere e pesanti (Zelensky se ne è vantato pubblicamente), e persino divise sottratte al nemico, chi può dire se ci siano state o meno stragi utili alle rispettive narrative e a favore di telecamera? Perchè l’occidente, invece di inondare di mercenari assassini e armi l’Ucraina, con sommo gaudio di mafiosi, ex-detenuti, e criminali di ogni risma, non ha interposto una deterrenza con i caschi blu dalle carneficine del 2014?
    Perchè non sono stati inviati osservatori e aiuti?
    L’orrore di oggi è responsabilità di tutti, e anche Di Maio ha le mani sporche di sangue.

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    • Di Maio non è all’altezza intellettuale per avere rresponsabilità. A confermarlo è più che sufficiente la sua uscita in funzione di Ministro degli esteri nella quale definisce Putin “Peggio di un animale”. Di Maio è solo un vuoto a perdere che qualcuno riempie a suo piacimento.

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  3. Ursula von der leyer nipote del noto generale delle SS condannato per crimini di guerra,
    Si è riconosciuta negli ucronazisti, buon sangue non mente, percorso appropriato.

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  4. Oramai il mv5s è il fantasma di se stesso, mi stupisco che ci sia ancora qualcuno che possa credere che resti una sola stilla di onestà intellettuale in questi figuri,

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  5. A dire il vero, alla foto satellitare è stata cambiata la data ben 3 volte: prima 11, poi 19 marzo, infine “è stato verificato” (non so da chi) che risaliva al 1o aprile!
    Che attendibilità!

    Le fosse comuni sono state “rivendicate” dal vicino ospedale e sono quelle in cui venivano seppelliti i morti in combattimento.

    Ovviamente, sulle intercettazioni descritte da Capuozzo SILENZIO ASSOLUTO dei media.
    E anche per oggi, il nostro conato quotidiano:
    🤮

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  6. Per caso un giorno mi è capitato di vedere alcuni minuti di tg3, in cui si parlava di bucha. La giornalista diceva di aver sentito che il giorno dopo la ritirata dei russi, dei giovani quattordici/quindicenni soldati russo sono tornati a bucha e hanno iniziato a sparare a tutti quelli che incontravano per strada, con uno spirito di frustazione vendicativa. Più surreale diventava la ricostruzione maggiormente aumentava lo sdegno degli ospiti presenti in studio

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      • in effetti è più probabile che fossero adolescenti ucraini, visto che la gioventù in armi la usano in genere quelli che stanno perdendo di brutto.

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  7. Il regime di Zelensky si è dimostrato abile nella propaganda e nella manipolazione. E tutto l’Occidente in buona o mala (soprattutto) fede abbraccia le versioni ucraine. Quasi sicuramente quei poveri morti sono gli attori di una macabra sceneggiata. A parte gli argomenti che suscitano incertezza proposti da Capuozzo, c’è a mio avviso un componente importante : se Putin non è un idiota totale, avrà ordinato di non fare crimini di guerra, che già è abbastanza vulnerabile da quel lato. E se le sue truppe fossero responsabili dell’eccidio, non avrebbero lasciato in bella mostra i corpi per giorni, quando ancora dominavano l’area. La verità? Un giorno la sapremo, probabilmente le feroci milizie ukranonaziste hanno sterminato elementi filo russi dopo che l’esercito di Putin si è ritirato, usando i cadaveri per la rappresentazione ad usum delphini. Due piccioni con una fava. Bravi!

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    • Condivido la tua ipotesi conclusiva su Buča. Anch’io avevo sentito di questa ricostruzione di una spedizione punitiva effettuata un paio di giorni dopo dalla ritirata delle truppe….e mi era parsa inverosimile.
      Per quanto riguarda le atrocità:
      nessuna formazione in campo, dai russi agli ucraino-mercenari internazionali e usa risparmia atrocità, da anni in una escalation che ben vediamo in questi giorni. Gli USA e la Russia hanno un curriculum di nefandezze infinito….ma anche noi europei…..e potremmo aprire pagine anche sui caschi blu.
      Il punto non è schierarsi….sarebbe più giusto chiamarsi fuori dal gioc(g)o globale.

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  8. Nulla vieta al giornalista Capuozzo di andare a Bucha a vedere con i suoi occhi ciò che è successo. Fare il giornalista “investigativo” a migliaia di chilometri di distanza è abbastanza sterile.

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    • Capuozzo chiede conto di VIRGOLETTATI di parte ucraina ignorate dalla stampa occidentale; non c’è bisogno di andare a Bucha per avere il diritto di fare domande.
      Se poi lo si vuole screditare perchè non piacciono le sue domande, che potrebbero rovinare la fiaba dei cavalieri Jedi di Obi-Wan Zelensky vs impero del male di Dart Putin, allora è inutile discuterne.

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  9. Non spettava a Capuozzo andare in Ucraina a vedere, ma ad organizzazioni internazionali, intervenendo prima che le stragi avvenissero, magari per evitarle…..dopo secoli di guerre , si scopre ora che ci sono stragi di civili? Ed in ogni caso, li a vedere non c’era certamente Capuozzo, che si limita a fare domande, ma non c’ era neppure tutto il cucuzzaro ” giornalistico/informativo” che al posto delle domande, diffonde certezze! Il vero giornalismo fa e si fa domande scomode, per questo disturba i dittatori con le ovvie conseguenze, che ci indignano, mentre nelle finte democrazie si attacca personalmente il giornalista, ed invece di rispondere ai suoi legittimi quesiti, si marchia come filoqualcosa, parziale ed inattendibile, lo si isola e delegittima, solo per aver osato domandare, come se non fosse l’ essenza della sua professione ….i profeti del verbo non ammettono dubbi….è un atteggiamento fideistico, più vicino alla guerra di religione che a dibattito ed informazione! Si può liberamente partecipare alla guerra di religione, essere fedeli ed adepti, ma almeno non si abbia la presunzione di convertire gli atei…..io al momento non sarei in grado di mandare davanti al plotone di esecuzione i responsabili delle stragi, perché, purtroppo , non sono stati coinvolti organismi terzi, in grado di esprimere un giudizio, giusto ed imparziale, con legittimo diritto e dovere di punire i colpevoli…..non vorrei macchiarmi dello stesso crimine che pretendo di perseguire…..la coscienza laica ed atea serve a questo, ed ha più dubbi che verità! Soprattutto in Italia dove gli autori e mandanti di stragi di civili, non hanno ancora nome e tantomeno condanna o punizione, dopo decenni. ….al che viene il dubbio di non essere proprio i migliori in verità e giustizia, ma campioni nella manipolazione faziosa ,pro domo sua, di entrambe!

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  10. La strage di Bucha convince poco anche me, e trovo assurdo che qualcuno s’incazzi perchè viene messa in dubbio, perchè di incongruenze ce ne soo molte, e potrà essere solo un’inchiesta indipendente ad accertare i fatti.

    Voglio fare una semplice considerazione: a chi conviene la strage di Bucha, ai russi o agli ucraini?
    Possibile che i russi nonostante la guerra si combatta anche sul piano delle propagande e delle manipolazioni delle opinioni pubbliche, abbia fatto un così clamoroso errore, lasciando in strada una serie di civili morti?

    Siccome questa cosa non conviene ai russi sono abbastanza sicuro che i comandi russi abbiano dato istruzioni di non farle queste stragi, o almeno di non farle scoprire, per cui se anche la strage fosse opera loro mi aspetterei che nascondessero le prove, non che le lasciassero lì in bella vista.

    Per questo propendo per l’ipotesi che sia opera degli ucraini, che hanno indignato così le popolazioni occidentali e subito dopo sono passatiu all’incasso di nuovi invii di armi. Siccome ha funzionato bene mi aspetto ne facciano altre di queste operazioni sotto falsa bandiera … è nella logica.

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    • Se posso interloquire, tra Giorgio Bianchi (uno a caso) o Massimo Giletti e la BBC credo alla seconda (adesso, fino a prova contraria). Fino a quando qualcosa non appare sull’Intercept o la BBC o il sito UNCHR quasi tutte le altre fonti di informazione – come ad esempio VisioneTV – mi sembrano un truogolo di disinformazione o alterazione delle notizie. Tu, Fabrizio, sai perche’ parlo cosi’ ed puoi verificare tutti i miei link, come faccio io con i vostri.

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      • Veramente mi sfugge perchè tu dica così.
        Io cmq tendo a fidarmi molto poco dei media di parte, specialmente in questo momento, e anche delle grandi organizzazioni, che sono secondo me libere e indipendenti solo se non pesatno i piedi al potere … direi tutte quelle che contano qualcosa almeno.
        Giorgio Bianchi non lo conoscevo quasi, ascoltandolo mi è parso credibile, tutto qui.
        Giletti invece tendo a non considerarlo manco umano, è più un algoritmo.

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      • PANORAMA
        “Ucraina: il battaglione Azov e i neonazisti che tengono in scacco Zelensky
        Elisabetta Burba

        Il battaglione Azov e i neonazisti che tengono in scacco Zelensky
        Bellezza: «Ma il nazionalismo di estrema destra riguarda una piccola percentuale della popolazione»
        Premessa doverosa: uno dei pretesti di Vladimir Putin per invadere l’Ucraina è stato «denazificare» il Paese. In realtà, non è vero che l’Ucraina è un Paese nazista. Ha un presidente ebreo e il partito di estrema destra Svoboda è passato dal 10% al 2% delle ultime elezioni. Ciò detto, è vero che i neonazisti in Ucraina esistono e che hanno un peso rilevante nella società. Non parlarne apertamente sarebbe un errore. Perché ignorando i fatti sgradevoli che in Ucraina accadono, si lascia spazio ai non detti e si rischia che sempre più persone si facciano irretire dalla propaganda.

        Non è successo neanche nella Germania di Adolf Hitler. Succede, suo malgrado, nell’Ucraina di Volodymyr Zelensky. Nella Cattedrale della Santa trasfigurazione di Kremenets, nella Diocesi di Ternopili, sono raffigurati vari simboli nazisti. In questa chiesa gesuita del Settecento, poi ceduta alla Chiesa ortodossa, le decorazioni che richiamano il Terzo Reich compaiono all’interno di nuovi affreschi, inaugurati nel 2018.

        In primo piano su un arco, si vede il Wolfsangel, il simbolo runico usato dalle SS che ora è l’emblema del famigerato battaglione Azov, accusato dall’Osce dell’uccisione di massa di prigionieri, di occultamento di cadaveri nelle fosse comuni e dell’uso sistematico di tortura. Nello stemma di Azov, il cui comandante Denis Prokopenko è appena stato insignito dal presidente Volodymyr Zelensky del titolo di «eroe dell’Ucraina», il Wolfsangel è incluso in un sole nero. Anch’esso emblema nazista, il Sole nero è composto da 12 rune radiali e ricorda da vicino i simboli usati dalle SS nei loro stemmi.

        Sotto il Wolfsangel, compare un altro emblema politico: due Kalashnikov con al centro una spada. È il simbolo di Praviy Sektor, l’altro movimento neonazista che influenza pesantemente il panorama politico ucraino. Non bastasse, nella chiesa di Kremenets compare anche il fascio littorio. Lo si vede nelle decorazioni che affiancano l’affresco con San Giorgio che, invece di uccidere il drago, infilza un’aquila bicefala, chiaro riferimento alla Federazione russa.

        Nella parte sinistra, l’affresco raffigura i manifestanti di piazza Maidan, con un interessante dettaglio: le bandiere rosso-nere, simbolo di Pravyi Sektor. Ma non solo: la bandiera rosso-nera è stata, a partire dai primi anni Quaranta, la bandiera dell’Upa, l’ala paramilitare dell’Oun, l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini nata nel 1929 che si rifaceva al fascismo italiano. Dopo il patto Molotov-von Ribbentrop, il movimento si scisse in due. L’ala rivoluzionaria, Oun-B, era guidata da un controverso personaggio il cui fantasma è ancor oggi al centro della vita politica ucraina: Stepan Bandera.

        Il 30 giugno 1941, all’arrivo delle truppe naziste, Bandera dichiarò uno Stato indipendente ucraino. Il suo Oun-B partecipò alla nascita del battaglione Nachtigall, composto da volontari ucraini sotto il comando nazista, che si macchiò di atroci crimini contro le minoranze. Emblematica la storia di Vinnitsa: alla fine del 1941, in questa città dell’Ucraina centrale il reparto delle SS Einsatzgruppe D e i loro collaborazionisti ucraini trucidarono circa 30.000 ebrei e li gettarono nelle fosse comuni. L’ultimo rimasto in vita venne immortalato, prima di essere giustiziato, in una fotografia tristemente nota come «L’ultimo ebreo di Vinnitsa». «Per non parlare della defenestrazione di Leopoli» interviene Sandro Teti, editore specializzato nello spazio post-sovietico la cui nonna materna era un’ebrea originaria della Bucovina. «Gli ebrei di Leopoli, a centinaia, vennero presi, buttati dalle finestre dai vicini ucraini, e finiti a colpi di bastone. Quando arrivarono i nazisti, trovarono il lavoro già fatto…».

        Eppure, il 22 gennaio 2010 il presidente uscente Viktor Yushchenko ha concesso a Bandera il titolo postumo di «eroe dell’Ucraina». «La riabilitazione ufficiale di Bandera è inaudita» commenta Teti. «Purtroppo questo figuro è ora presente su tutti i libri di scuola, a cominciare da quelli delle elementari. Ancor peggiore è la riabilitazione di una delle più sanguinose divisioni delle Ss, che è la divisione Galizia, costituita interamente da ucraini e impiegata nei campi di sterminio nazisti».

        Tornando alla chiesa di Ternopili, la parte destra dell’affresco raffigura la distruzione dell’aeroporto di Donetsk, avvenuta fra il settembre 2014 e il gennaio 2015. Tanto per cominciare, sulla torre dell’aeroporto si vede la bandiera rosso-nera di Pravyi Sektor. «L’aeroporto di Donetsk era un fiore all’occhiello della città, costruito per i campionati europei di calcio del 2012» racconta l’avvocato Marco Bordoni, redattore del sito Lettera da Mosca, diretto da Fulvio Scaglione, ex vice-direttore di Famiglia Cristiana. «Alla fine del 2014, il fronte della guerra fra governativi ucraini e separatisti russofoni si era stabilizzato proprio lì: i governativi controllavano l’aeroporto e i separatisti la città. Quando, dopo una serie di battaglie, i ribelli riuscirono a riconquistare l’aeroporto, era totalmente distrutto». L’affresco celebra i partecipanti all’operazione militare punitiva dei governativi e raffigura un pope con indosso una mimetica e un soldato armato con un Kalashnikov. In alto, uno stendardo azzurro che recita: «Dio è con noi, l’Ucraina in noi».

        Rune delle Ss, fasci littori, soli neri… Non male per un luogo sacro che dovrebbe celebrare l’amore di Dio. Ma non è un caso isolato: in questi anni immagini simili sono comparse in diverse chiese ucraine, per lo più legate al Patriarcato di Filarete. Questo primate ortodosso di 93 anni, in passato accusato di essere un informatore del Kgb, è l’anima oltranzista degli ortodossi ucraini. Dopo non essere riuscito a diventare Patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca nel 1990, nel 1995 fece uno scisma, che coinvolse una minoranza dei fedeli del Paese, autoproclamandosi capo del Patriarcato della Chiesa ortodossa di Kiev.

        Scomunicato nel 1997, non fu riconosciuto da nessun altro Patriarcato all’estero. «A partire dal 2014, Filarete ha scoperto il nazionalismo. E ha benedetto con ogni mezzo la crociata del governo di Kiev contro i russofoni del Donbass» spiega Bordoni. «Ma la sua Chiesa restava numericamente minoritaria ed emarginata nella famiglia ortodossa».

        Nel 2018, il presidente Petro Poroshenko unì la chiesa di Filarete a un’altra chiesa scismatica, la Chiesa ortodossa autocefala ucraina, creando una nuova chiesa nazionale, la Chiesa ortodossa di Ucraina, con status autonomo e riconosciuta da Costantinopoli. A capo della nuova chiesa venne messo il metropolita Epifanio, un figlio spirituale di Filarete. All’anziano primate venne concesso solo il titolo di Patriarca emerito, cosa che lo indispettì, facendolo allontanare per una seconda volta dalla Chiesa ufficiale.

        Dunque attualmente in Ucraina ci sono due Chiese ortodosse: la Chiesa ortodossa di Ucraina di Epifanio, e la Chiesa ortodossa ucraina di Onofrio. Quest’ultima è formalmente legata al Patriarcato di Mosca, ma è su posizioni diverse rispetto al patriarca Kirill: sostiene l’integrità territoriale dell’Ucraina, aiuta i rifugiati e organizza preghiere per la preservazione dell’Ucraina come Stato sovrano. E poi c’è Filarete, di nuovo per conto suo, il più radicale di tutti. Non a caso, la chiesa di Kremenets, quella che trabocca di simboli nazisti, è legata a Filarete.

        Ma non è un caso isolato. «Negli anni passati abbiamo avuto notizia di almeno altre due chiese vicino agli ambienti nazionalisti ucraini, con un’iconografia che riflette il sostegno della Chiesa all’estrema destra» spiega Marco Bordoni. «Nella Cattedrale di San Michele delle cupole dorate di Kiev, il 31 luglio 2017 è stata consacrata un’icona della “patrona dei soldati ucraini”, che raffigura la Madonna in abiti rosso-neri, i colori di Praviy Sektor, che protegge dall’alto di una nuvola militari ucraini, manifestanti di Maidan e membri dell’Upa, l’esercito collaborazionista di Bandera, oltre a un gruppetto di cosacchi».

        Come mai i cosacchi? «Gli storici che collaborano al processo di costruzione di un’identità nazionale leggono il fenomeno cosacco come un progenitore dell’odierna Ucraina» spiega Bordoni. E l’imbarazzante record antisemita dei cosacchi, dalla rivolta di Khmelnitsky nel Seicento al collaborazionismo con i nazisti, non li inquieta? «La loro priorità è dare dignità storica alla causa nazionale ucraina. In quest’ottica, il fenomeno cosacco è un punto di riferimento irresistibile, visto che il primo nucleo cosacco si era formato nel basso corso del Dniepr, vicino all’attuale Zaporodzhe. Pertanto si perdona loro tutto, anche l’antisemitismo. Quello che conta è avere una base sulla quale fondare la nuova narrazione storica».

        E poi c’è la chiesa uniate. «Sulle navate della Chiesa della madre di Dio dell’aiuto instancabile di Leopoli, una chiesa uniate, compaiono altri affreschi controversi» denuncia Bordoni. «Realizzati nel 2015, raffigurano i “punitori”, cioè i soldati che partecipavano alle operazioni militari contro i filo-russi nel Donbass, rappresentati con posture e modalità di solito riservate ai santi». Come spiega un servizio di Radio Free Europe, sul lato destro della chiesa, quello riservato ai personaggi positivi, ci sono i militari ucraini, mentre sul lato sinistro compaiono Vladimir Putin, il patriarca di Mosca Kirill, un soldato dei corpi speciali russi e un altro soldato, sempre russo, con la bottiglia di vodka in mano. Tutti in attesa del Giudizio divino.

        Già, la Chiesa uniate… Anche i luoghi di culto di rito greco cattolico sono intrisi di nazionalismo e anche di antisemitismo. Per rendersene conto, basta scorrere i tweet di Eduard Dolinsky, il Direttore generale del Comitato ebraico ucraino, più volte minacciato di morte per le sue denunce. Il 7 febbraio, Dolinsky ha twittato un video raccapricciante. Si tratta di una scenetta che raffigura un presepe. All’interno di una chiesa luccicante di ori, si vedono dei giovani con indosso costumi colorati. In mezzo, due ebrei, uno dei quali ha in mano una ventiquattrore che si presuppone piena di soldi. «In una chiesa greca cattolica di Starychy, Ucraina» spiega nel tweet Dolinsky. «”Togliti di mezzo, ebreo con i cernecchi. Fare affari con te significa non rispettare noi stessi – dice il partecipante della scena sul presepe con i pantaloni rossi».

        Una scena che sembra uscita dagli anni Trenta, degna del peggior armamentario antisemita del Terzo Reich. E non è un caso isolato. Scorrendo i tweet di Dolinsky, si scopre che le scenette della Natività antisemita vanno molto di moda nell’Ucraina del 2022. Tre giorni prima, il 4 febbraio, un’altra «rappresentazione» ributtante, questa volta in una scuola. Gli attori sono tutti ragazzini: sullo sfondo i cristiani, al centro gli ebrei. «Classe settima di una scuola di Leopoli mostra ebrei- Moshko e Sarah», spiega Dolinsky. «Sarah presenta Moshko: “questo è Moshko, prende un po’, imbrogliando, derubando, sempre con denaro. Grivnie, euro, centesimi – ve li presterà con una percentuale. E se non glieli restituite – prenderà tutta la vostra roba, chiedetegli consiglio e sarete imbrogliati».

        I tweet del Direttore generale del Comitato ebraico ucraino fanno accapponare la pelle. L’8 febbraio annuncia le letture su Bandera al Museo Maydan a Kiev, le cui «principali idee» annota Dolinsky, «erano la pulizia etnica dei polacchi e l’assassinio degli ebrei». Il 4 febbraio pubblica la foto della mostra a Ivano-Frankov dell’«artista» ucraino Roman Bonchuk con il suo quadro «Ebreo con maiale». Il primo febbraio posta un video girato lo scorso dicembre in cui un uomo non identificato distrugge a colpi di mazza un memoriale all’Olocausto a Lysychansk: «Il monumento sta in cima a una fossa comune di 800 ebrei assassinati da nazisti e collaboratori locali». E così via.

        Commento di Sandro Teti: «Soprattutto a Leopoli, in Galizia e in Ucraina occidentale, c’è una parte della popolazione che guarda con simpatia all’esperienza nazista. La cosa peggiore è che iniziano a sorgere monumenti dedicati alle SS. Ci sono poi parecchie associazioni di giovani nostalgici, che ogni tanto fanno raduni indossando divise delle SS. Ho visto delle immagini in una chiesa cattolica uniate dove il prete commemora un veterano e sono tutti sono vestiti da SS».

        Una parte della popolazione, sia ben chiaro. E soprattutto minoritaria. «Mettiamolo bene in chiaro: non è affatto vero che il popolo ucraino, in toto o in gran parte, è nazista» spiega Marco Bordoni. «E lo dimostra il fatto che i vari movimenti di estrema destra, come Azov, Praviy Sektor e C14, alle elezioni raccolgono sempre un consenso minimo». Quindi sono realtà come Forza nuova o Casa Pound? «Nemmeno questo è vero. Sono molto peggio, per diversi motivi» prosegue Bordoni. «In primo luogo perché queste formazioni paramilitari hanno ampie coperture politiche. Il caso più noto è quello dei rapporti fra l’ ex ministro degli interni Arsen Avakov e il capo del corpo Azov Belnitsky Biletsky, ma esistono anche altre realtà simili».

        In secondo luogo? «Perché le più importanti di queste formazioni sono parte integrante delle forze armate e ne controllano reparti di élite. Si tratta di gente che sostiene buona parte del peso della guerra, che quindi vanta un certo prestigio militare» è la risposta di Bordoni. Terzo elemento? «Esiste una generale immunità di cui godono le milizie paramilitari collaterali rispetti ai corpi militari propriamente detti. Sebbene siano spesso accusate di delitti efferati (politici e comuni), è rarissimo che vengano processate».

        In definitiva, si può parlare di un’influenza dei gruppi neonazisti molto superiore alla loro consistenza, tale da consentir loro di essere un serio intralcio a qualsiasi prospettiva negoziale? «Esattamente. Non è un caso che siano state proprio le loro proteste contro il “tradimento” a bloccare i primi passi verso una soluzione di compromesso con la Russia compiuti proprio da Zelensky all’indomani della sua elezione» risponde Bordoni.

        Proprio così: a pagare le conseguenze dello strapotere dell’estrema destra ucraina è proprio Zelensky, che peraltro è ebreo. Anche perché l’operato degli ultranazionalisti con venature neonaziste porta argomenti a favore di Vladimir Putin, che si sente in diritto di parlare di denazificazione dell’Ucraina. E blocca l’unica possibile via d’uscita al conflitto, ossia la via della democrazia e della coesistenza pacifica fra popoli di diverse etnie, fedi e lingue.”

        Bellezza: «Ma il nazionalismo di estrema destra riguarda una piccola percentuale della popolazione»

        Il libro appena uscito di Simone Attilio Bellezza.

        Per sentire un punto di vista diverso sull’estrema destra ucraina, Panorama ha intervistato Simone Attilio Bellezza. Ricercatore di Storia contemporanea all’Università di Napoli Federico II, Bellezza conosce molto bene il Paese invaso da Vladimir Putin, anche perché suo marito è ucraino. E ha appena pubblicato un saggio da Morcelliana, intitolato Il destino dell’Ucraina. Il futuro dell’Europa.

        Che cosa pensa degli episodi di razzismo e antisemitismo descritti nell’articolo qui sopra?

        «Allora, io credo essenzialmente due cose, che sono collegate. Credo che ci sia una sovraesposizione dell’estrema destra in Ucraina nei mezzi di stampa occidentali e allo stesso tempo un fraintendimento. La sovraesposizione è dovuta, secondo me, in parte alla propaganda russa che vuole presentare gli ucraini come nazisti. E quindi il famoso “denazificare l’Ucraina” di Vladimir Putin ci fa puntare gli occhi su quegli elementi che sembrano confermare la tesi di Putin».

        Però nella premessa è messo in chiaro che l’Ucraina non è un Paese nazista. Un conto è quello che dice Putin, un altro quello che dicono i media occidentali.

        «Certo. Dall’altra parte, non si capisce che quel movimento della seconda guerra mondiale, che oggettivamente è stato in alcuni momenti vicino al movimento nazista…».

        Parla di Stepan Bandera?

        «Sì, il movimento Bandera. Oggettivamente sono stati alleati dei nazisti, anche se strumentalmente. Perché volevano uno Stato indipendente che Hitler in realtà non gli ha concesso di fare. Ma anche dopo il 1941 forme di collaborazione ce ne sono state. Quello che però non si capisce è che in realtà il significato di quei simboli (il ritratto di Bandera e le bandiere rosso-nere) è cambiato negli anni della repressione sovietica, quando di fatto non era possibile studiare quella forma di nazionalismo e nello stesso tempo era demonizzata. C’è stato uno schiacciamento fatto dalla propaganda sovietica su Bandera che, in una situazione di regime autoritario com’era l’Unione sovietica, ha risemantizzato i simboli del nazionalismo di estrema destra, facendoli diventare dei simboli di democrazia e di libertà».

        Cioé?

        «Il Bandera che viene osannato dalla piazza dell’Euromaidan come un simbolo di libertà viene davvero percepito dagli ucraini come un personaggio che ha combattuto per la libertà e per la democrazia».

        E che ha anche massacrato ebrei e polacchi… Quello se lo dimenticano?

        «Se lo dimenticano completamente. E perché? Perché per tutto il periodo sovietico non hanno potuto in nessun modo studiare quella vicenda. L’unica cosa che sapevano era quello che diceva la propaganda: Bandera, Bandera, banderovcy… Tutti quelli che erano anche nazionalisti democratici, i dissidenti di sinistra, i neo-leninisti, venivano accusati di essere seguaci di Bandera. E quindi c’è stata una trasformazione del significato».

        Ma sapranno cos’è il nazismo. Sapranno che quei simboli sono legati al nazismo.

        «Ma lei deve pensare che nel contesto ucraino non si percepiscono come alleati del nazismo. Hitler lo odiano, perché è quello che quando hanno cercato di fare uno Stato indipendente gli ha detto: “Io vi incarcero tutti”».

        Ma chi si tatua le svastiche, come Azov, non può odiare Hitler…

        «E invece sì. Ma questo non vuol dire, badi bene, che non ci sia anche nel nazionalismo ucraino un filone che è assolutamente razzista e antisemita. Perché il nazionalismo di estrema destra ucraino è molto vario».

        Ma chi sono questi?

        «Mah, guardi… A parte che hanno cambiato nome tantissime volte. Nei primi anni Novanta si chiamava UNA-UNSO, poi si sono legati e fusi con altri partiti, come Pravyi Sektor. Ma si tratta di una parte residuale».

        Svoboda ha preso il 2,15% alle ultime elezioni, nel 2019. Nel 2012 aveva il 10,45%.

        «Sì, e nel 2019 non è riuscita a entrare in Parlamento. Forse hanno eletto qualcuno negli uninominali… Per questo dico che è sovraesposto. Andare a vedere l’opposizione ucraina nazionalista e neonazista, che prende una manciata di voti è una sovraesposizione scorretta che l’Occidente fa».

        Sì, però c’è una peculiarità: non esiste Paese al mondo che abbia un reggimento come Azov, inquadrato a pieno titolo all’interno della Guardia nazionale ucraina, con simboli che ricordano apertamente il nazismo.

        «Neonazista secondo me è sbagliato: bisognerebbe chiamarlo di estrema destra nazionalista talvolta xenofoba e antisemita. A prescindere dal fatto che in Russia ci sono tantissimi neonazisti, io mi chiedo perché nessuno ha detto che nell’esercito ucraino c’è un’associazione che raccoglie una gran parte dei soldati gay e lesbiche volontari nell’esercito? Si chiama LGBT military e ha un bellissimo stemma con l’unicorno. Io non credo che sia vero, come lei dice nel suo articolo, che Zelensky è nelle mani di questi ultranazionalisti».

        Ci spieghi perché.

        «In realtà la formulazione del nazionalismo ucraino in questo momento non è soltanto quella che operano i gruppi estremisti di destra. C’è una formulazione diversa, maggioritaria, che è quella di un movimento ucraino democratico, libertario, pluralista… È l’idea di una società nuova, diversa, che si vuole porre come democratica, plurale, diversa. È assai maggioritaria questa di quella ultra-nazionalista di cui lei parla».

        Ma gli episodi di antisemitismo denunciati da Eduard Dolinsky, il direttore generale del Comitato ebraico ucraino, sono inquietanti. Ha visto le terrificanti scenette sulla Natività con gli ebrei con tanto di valigia piena di soldi?

        «Sì, le ho viste. Sono preoccupanti, ci sono state. Io stesso conosco delle azioni fatte per esempio contro la sinagoga di Kyiv. Non voglio negare che ci sia un antisemitismo anche all’interno del contesto ucraino. C’è ed è preoccupante. Quello che mi preoccupa in questo contesto è che questi gruppi, che semmai hanno al loro interno un’ideologia di odio razziale anche nei confronti dei russi, hanno trovato conferma delle loro teorie nell’attacco della Russia. L’idea è di creare tensione, di creare pressione su un processo di democratizzazione che si vuole far fallire».

        Però in Ucraina era vietato l’uso del russo a scuola. Secondo lei era molto democratico?

        «Ehm… Il divieto dell’uso del russo a scuola è una misura molto recente. È una legge voluta da Poroshenko ed entrata in vigore sotto Zelensky».

        È stata approvata il 25 aprile 2019.

        «A parte che non trovo nulla di strano nel fatto che tutti gli ucraini studino in ucraino, che è la lingua ufficiale dello Stato».

        In Italia ci sono gli esempi dell’Alto Adige, del Friuli-Venezia Giulia e della Val d’Aosta, che danno grande spazio all’insegnamento delle lingue delle minoranze.

        «È vero. Però quando l’abbiamo fatto noi non avevamo una guerra in corso con l’Austria, con la Slovenia o con la Francia. Invece l’Ucraina aveva già una guerra in atto, con la Russia che aveva invaso la Crimea e le regioni occidentali. Questo è un processo che va visto dal 2014 in poi. Gli ucraini sono essenzialmente bilingui».

        Ma è vero che Zelensky non sapeva l’ucraino, che lo ha imparato da poco, che prima parlava solo russo?

        «Certo. Lo ha studiato apposta per fare il politico, perché da un politico ci si aspetta che sia in grado di parlare anche l’ucraino. Per finire il ragionamento, moltissimi ucraini hanno smesso intenzionalmente di parlare russo a partire dal 2014 perché quella è la lingua del nemico».

        Però so per certo che nella parte occidentale del Paese gli stessi ucraini evitano di parlare russo per timore di essere attaccati…

        «Mi sembra un po’ strano. Io sono andato molte volte nell’Ovest dell’Ucraina, l’ultima volta nel novembre 2021: io parlo russo, mio marito è russofono e non abbiamo mai avuto problemi».

        Si può dire che in Ucraina c’è un problema di razzismo?

        «Non credo che sia un razzismo più evidente o più forte di quello che c’è in Italia, dove c’è gente che ha sparato sui migranti africani o ministri dell’Interno che non permettevano alle navi dei migranti soccorsi in mare mentre stavano annegando di sbarcare in Sicilia. Sì, il problema del razzismo in Ucraina c’è. È vero che c’è un forte razzismo nei confronti degli africani, verissimo. Io mi chiedo però quale sia il significato politico adesso di sottolineare questi episodi, laddove non sono particolarmente eclatante nel contesto del razzismo europeo nel quale avvengono».

        E invece c’è un problema di antisemitismo?

        «Sicuramente c’è, ma come abbiamo visto con le ultime elezioni presidenziali, c’è più del 70% della popolazione ucraina che non ha nessun problema a votare un presidente ebreo e apparentemente praticante. È stupido negare che ci sono antisemiti. Ci sono ma è una piccola percentuale della popolazione ucraina».

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      • Non ho capito perché ho postato un articolo e, dopo la moderazione, mi ha messo anche il successivo, che avevo escluso… 🤔
        Così è davvero un ROMANZO mallopposo.
        Chiedo scusa. 🙏🏻
        L’articolo finisce con la bellissima frase:
        “… E blocca l’unica possibile via d’uscita al conflitto, ossia la via della democrazia e della coesistenza pacifica fra popoli di diverse etnie, fedi e lingue.”

        Ps certo che la possibilità di eseguire un editing successivo alla pubblicazione, non sarebbe male…

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      • Parliamo di un giornalista comunque preparatissimo su questo tema, non di uno che faceva altro e ora si butta sull’argomento alla moda …
        E racconta una versione dei fatti che intralcia la propaganda, per cui iniziano a fargli la guerra, dopo averlo ignorato per anni.

        (lascia perdere l’intervistatrice, che comunque non se la cava male e in più ha la libertà di dire cose che i giornalisti de noantri non si sognerebbero nemmeno).

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      • “lascia perdere l’intervistatrice, che comunque non se la cava male e in più ha la libertà di dire cose che i giornalisti de noantri non si sognerebbero nemmeno”:

        quindi proprio il caso di tenerla in considerazione invece, O non sarà mica perché durante la pandeminchia era considerata una Montesano in gonnella?

        Cicaleee, cicaleee, cicaleeee…

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    • I dubbi sono più che legittimo, ma nella propaganda tutto è possibile.
      Ad esempio è possibile commettere crimini e poi affermare di non averlo fatto perché controproducente.
      Vale tanto da una parte quanto dall’altra.
      È la verità diventa sempre più oscura.

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  11. Il negazionismo de La 7 sul neonazismo ucraino. Le incredibili parole di Myrta Merlino su Azov

    “E’ stato considerato per molto tempo un battaglione quasi fuorilegge con simboli nazisti.
    In realtà sono uomini super addestrati che dall’Ucraina ci raccontano che siano stati inglobati interamente nell’esercito”,
    Myrta Merlino.

    Paolo Magri, Direttore dell’ISPI, e Myrta Merlino hanno dato vita al siparietto più incredibile di sdoganamento del neo-nazismo in Italia.

    Si fa fatica a stargli dietro, ma è più o meno andata così. Dopo le parole di Magri “è un battaglione dell’esercito” – intese non come il regime di Kiev e in particolare gli ultimi ministri degli interni dichiaratamente neo-nazisti hanno inglobato Bandera e i suoi nipoti nel governo, ma proprio come fate a dire che sono nazisti se sono nell’esercito – la conduttrice di La 7 ha dato il via alla più incredibile delle presentazioni fino a qua. Oltre Repubblica e i giornali più filo Nato. Qui siamo veramente oltre.
    Michelangelo Severgnini ha montato per l’AntiDiplomatico un breve video che vi fa comprendere meglio il livello miserrimo raggiunto dalla Tv italiana e dall’Ispi. Non vi aggiungiamo altro”

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  12. Ferrara scrive sul foglio un editoriale intitolato“Un fiore per il battaglione Azov”
    “Ora che sta per soccombere , il battaglione Azov merita rispetto”

    Canfora dice che è in atto sdoganamento del nazifascismo da parte di stampa e opinion maker libberali – LINCIATO

    Questo Paese mi fa paura e schifo allo stesso tempo

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    • Che t’e’ servito per rimestare il truogolo senza sporcarti le scarpine, eh? Finalmente ne azzecchi una, me ti ci e’ voluta la tivvu’ italiana per questo…
      Ripeto: non e’ colpa mia se voi avete a che fare con la televisione.

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      • Anche qui, avresti potuto inserire centinaia di riferimenti dignitosi ed invece da cosa hai copiato, da quale distributore di tesi farlocche o orribili sei andata servirti?

        L’Antidiplomatico… “Ex vicedirettore di Paris Match: “In Ucraina comanda il Pentagono. L’ho visto con i miei occhi” oppure “Bucha, un massacro inventato in quattro giorni” con presiti da SinistrainRete!!!!

        Ed io che c’avevo creduto, mai na ggioia.

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      • Zero , Zero video già postato domenica post Tracia 10 aprile 2022 alle 18:46
        Trascrizione del video Cnews su
        Trascrizione da RM + traduzione automatica

        Régis Le Sommier: “Ho appena trascorso 8 giorni in Ucraina e ho accompagnato volontari francesi (…), uno dei quali era stato un soldato prima e 2 dei quali avevano combattuto in ‘Rojava’ – quindi persone che avevano esperienza militare, Ho passato diversi giorni con loro e sono rimasto sorpreso, e anche loro, di scoprire che per entrare nell’esercito ucraino, beh, sono gli americani a comandare.Siamo quasi stati arrestati, ci siamo trovati di fronte a un americano che è venuto a dirci ‘qui, non sono gli ucraini che comandano, sono io che comando’, – Parlo della formazione e dell’arruolamento dei volontari internazionali nell’esercito ucraino. (…) I è rimasto estremamente sorpreso dalla violenza delle parole di questo americano, dal fatto che all’inizio ci prendeva per volontari, quando ha visto che eravamo giornalisti,prima ci ha detto di uscire, poi è stato un po’ più uh [conciliante?] (…)

        Il contratto [che fa firmare ai volontari] prevede che si combatta fino alla fine della guerra nell’esercito ucraino. E chi comanda? Bene, sono gli americani, l’ho visto con i miei occhi. Quindi non è ufficialmente l’esercito americano, ovviamente, ma in questo caso è abbastanza significativo. (…)

        Ho avuto l’impressione ‘da qualche parte’ che questa guerra, al di là dell’aspetto … ho avuto l’impressione di essere con le brigate internazionali e insomma mi ritrovo con il Pentagono. Quindi questa guerra è una guerra russo-americana, questo è il fondo del problema, e gli europei e tutti gli altri intorno [gli ucraini?], è un po’ ai margini.

        Ti sei perso tra tulipani, zoccoli , mulini al vento , olandesi volanti e forse qualcosa d’altro…………..

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  13. Come mai, come mai… Capuozzo, sei un bravo giornalista, un grandissimo esperto di teatri di guerra: diccelo tu come mai, o ti manca il coraggio? Così tante domande, così tanta esperienza: ti sarai pur fatto qualche ipotesi, o no?
    Dato che queste cose sono certamente successe, sicuramente esiste anche una versione in grado di spiegare tutto. A questo punto, sarebbe interessante conoscere quella dell’autore, altrimenti sono io che vorrei sapere da lui come mai lancia così tanti sassi, per poi nascondere altrettante volte la mano.
    Inoltre, a chi sarebbero rivolti tutti questi “come mai”: ai nostri governanti, a Putin, a Zelensky, a Biden, al vento, al Padreterno, sono pura retorica, a chi? No, perché non è affatto chiaro. Chi, cosa, come quando, dove e perché, almeno le basi giornalistiche della Scuola Radio Elettra.
    Io, per non saper leggere né scrivere, solo una cosa so per certa: se le truppe russe non avessero mai varcato il confine, questa porcheria non sarebbe mai successa, e questo vale a prescindere da chi sia stato a commetterla.

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    • Oggi e’ una giornata inutile, 24 ore di vita inutile, non potevo, devo andare fuori al lago. Per favore continua tu. Prima della fine di maggio qui non verro’ piu’

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  14. Ok J. D.
    Se le truppe russe non avessero varcato il confine questa porcheria non sarebbe successa.
    Ma secondo te non sarebbe successo nient’altro?
    Secondo te sarebbe finita come in una fiaba di Andersen: .:..e tutti vissero felici e contenti”?
    Cioè: secondo te gli USA e il governo Zelesky avrebbero fatto dell’Ucraina una sorta di eden con fiorellini pasquali da dispensare alla Russia e al mondo?
    Io non posso credere che tu creda davvero che l’aggressione russa sia frutto di un’alzataccia di Putin dopo aver mangiato pesante la sera prima, dai.

    Accetto la tua condanna dell’ invasione, ma è il limitarsi a giudicare solo quella e non voler sapere null’altro, che non torna.

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    • Mai detto nulla del genere: mi pare oltremodo evidente che di cose ne sarebbero successe altre che però, per tutta una serie di motivi, personalmente giudico globalmente meno portatrici di sofferenze per le popolazioni (che comprendono ma non si limitano a quella ucraina).

      Giudico solo quella perché è l’unica cosa sicura, dopodiché (come ti ho già spiegato più in detttaglio l’ultima volta che ci siamo sentiti) so benissimo che le porcherie esistono da tutte le parti, ma finché non verranno accertate in maniera il più possibile oggettiva e non di parte (il mio non è certo un “non voler sapere”, è semplicemente costruire un giudizio basandolo solo su fatti ragionevolmente concreti), preferisco lasciare ad altri il giochino di schierarsi ogni giorno con l’una piuttosto che l’altra propaganda (per finire a scannarsi su qualche dettaglio), è un gioco che non mi piace proprio perché lo conosco molto bene (è da tutta una vita che ce l’abbiamo sotto gli occhi) e comunque ai fini del mio giudizio anche se cambiasse qualche pennellata, difficilmente questo potrebbe modificare in maniera sostanziale il quadro generale (che, come ti ho detto, ha per titolo: “l’umana miseria”).

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      • Dici, in sostanza,
        che se non fosse partita la guerra voluta da Putin, lo scenario successivo (Ucraina di Zelesky nella Nato) non sarebbe sicuramente stato peggiore di quello che si prefigura con un’eventuale vittoria dei russi.
        Per questa ragione correggimi se sbaglio, va giustificato l’aiuto in armi nostro e dell’Occidente fino all’estrema volontà, costi quel che costi in termini di morti, di vincere la battaglia sull’aggressore e arrivare all’entrata dell’Ucraina (Donbass e Crimea compresi con un occhio puntato ancora più a Est, magari) nella Nato.

        L’obiezione che faccio io è questa: tu credi davvero che il popolo ucraino sia disposto a a farsi massacrare per entrare in orbita Nato (perché è questo l’obbiettivo, non la Libertà giusto)?

        O ritieni che la Libertà sia un termine inscindibile dalla parola Nato?

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      • Secondo me dai troppo per scontata l’adesione dell’Ucraina alla Nato, cosa niente affatto sicura prima dell’inizio del conflitto (non fosse altro che per l’evidente mancanza di controllo sul proprio territorio) ed ora allontanatasi probabilmente in maniera definitiva, comunque vadano le cose (da questo punto di vista, è un risultato che Putin può già rivendicare come conseguito).

        Io ho solo detto che se Vlad l’Avvelenatore fosse stato capace di tenere le mani a posto (e ripeto, per l’ennesima volta, che nessuno l’ha obbligato), a tanta gente sarebbero state risparmiate tantissime sofferenze; dopodiché, non ho le risposte che cerchi: non faccio l’analista geopolitico e non sono in grado di valutare le conseguenze di un’eventuale vittoria (o sconfitta) russa, so solo che sicuramente sarebbe stato meglio per tutti se questa porcheria non fosse mai cominciata. Una volta dato il via, vale tutto e le conseguenze possono essere imprevedibili: per tornare all’esempio della rissa, in un attimo finisce che non sono più solo due che si menano, ma c’è quello che passa alle lame, quello che esce fuori e ti prende a calci la macchina, quello che il giorno dopo viene sotto casa a minacciare i tuoi figli, quello che approfitta della confusione per rubare, e tutto il campionario di umane bassezze che riaffiorano dal profondo della corteccia ogni volta che l’essere umano tira fuori il peggio, rinunciando momentaneamente alla propria umanità per abbracciare i peggiori istiniti ferini.
        Ma tutto questo non è che la conseguenza di un momento ben preciso, quello in cui qualcuno avrebbe potuto cambiare la storia, se solo avesse fatto delle scelte diverse, e nel caso in oggetto sappiamo benissimo chi è questo qualcuno.

        Le sanzioni, come l’invio di armi, sono anch’esse una conseguenza di quella scelta: difficile ipotizzare un blocco occidentale che risponda spallucce, di fronte a una precisa richiesta di aiuto che, se inascoltata, avrebbe regalato l’Ucraina alla Putin in men che non si dica (finendo per aumentare la dipendenza europea dalla Russia, visto che, oltreché il gas, finisce che gli devi comprare anche il grano; senza contare il fatto che, se Putin dice “l’Uraina è roba mia” e gli si risponde “prego”, l’indomani mattina potrebbe tranquillamente dire “la Finlandia è roba mia”, oppure la Svezia, le repubbliche baltiche, e perché non Polonia, Romania, Bulgaria, Cecoslovacchia e financo la Germania Est? Si sa che l’appetito vien mangiando).
        Ma queste sono solo ipotesi, in realtà non siamo in grado di valutare se per il mondo sia meglio un’Ucraina in orbita russa piuttosto che occidentale (sicuramente sappiamo che gli ucraini preferiscono combattere, rispetto alla prima prospettiva), io so solo che preferisco vivere all’interno di un sistema nel quale, pur con tutti i suoi difetti, le sue ingiustizie e le sue iniquità, la libertà d’opinione è ancora una merce tollerata, ma bisognerebbe provare a vivere sotto un altro sistema per capire veramente dove sarebbe preferibile campare; sicuramente altri sistemi presenteranno diversi vantaggi e svantaggi, magari la libertà di idee per altri non è così importante, di certo è meno necessaria per vivere rispetto ad aria, acqua e cibo.

        Se il popolo ucraino è disposto a farsi massacrare come sembra, ciò che posso dire è che è un popolo che godrà sempre del mio rispetto, cosa che, per quello che vale, riconosco a chiunque sia disposto a sacrificare ciò che ha di più caro in nome di un’idea, giusta o sbagliata che sia, fosse anche la peggiore del mondo (io rispetto perfino il kamikaze che si fa saltare, per lo stesso motivo).
        Apparentemente, più che di entrare nella Nato, al popolo ucraino importa di respingere l’invasore, e non posso non provare empatia per questo, conoscendo la nostra Storia.

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      • Non hai risposte né certezze J.D.,
        Però ne elenchi tante, a partire dal fatto che tutto, secondo te, è cominciato 50 giorni fa con un avvelenatore che ha varcato la soglia di casa altrui senza che nessuno gli impedisse di fare il contrario.

        Neanch’io ho certezze ma mi sembrava che tutto fosse cominciato 8 anni fa cioè da quando la Nato (senza che nessuno le impedisse di farlo) si è infilata il Ucraina e attraverso i suoi fantocci ha alimentato odio antirusso su un territorio, quello ucraino, dove russi e ucraini hanno sempre convissuto.
        Hanno poi armato battaglioni di ideologia nazista che hanno iniziato una guerra a ucraini russofoni dell’est che chiedevano rispetto e autonomia rispondendi loro con le armi provocando 15000 morti.

        Non so se esistano prove di quanto ho scritto, certamente non le io. Ma sono altrettanto sicuro che non le forniranno mai le televisioni asservite ad una parte in causa: la Nato che ha tutto l’interesse a non arrivare mai ad una pace e a far finire una guerra da cui gli americani traggono solo utili.

        Comunque neanch’io sono un geopolitico e non conto niente perché nel mio Paese dove vige la Libertà posso solo scrivere qualche parere su Infosannio e per il resto sono uno dei tanti telespettatori che si bevono narrazioni filoamericane da tutte le nostre televisioni, ha la quasi totalità dei rappresentanti in Parlamento e i massimi giornali praticamente tutti asserviti agli interessi americani e se anche dovesse accadere che una forza politica elettoralmente maggioritaria dovesse decidere di opporsi ai dicktat americani, subentrebbe una Gladio per non dire un Pinochet a riportare tutti in riga.

        Buona Pasqua a te.

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      • Quelle che ho elencato non sono certezze e non desidero spacciarle come tali, come fanno i tanti che fin dal primo giorno sono in prima fila a combattere una battaglia ideologica su una questione che fino al giorno prima ignoravano, è solo il mio personale pensiero che ho esposto su tua richiesta, ma è come ogni altro è viziato dalla mancanza di completezza nelle informazioni di cui disponiamo, anche al netto della propaganda di tutte le parti coinvolte.

        Non ho mai detto che quello di 50 giorni fa sia stato l’inizio, ho detto che quello è stato il punto di non ritorno (e scusa se è poco), quello in cui fino ad un attimo prima una tragedia di proporzioni immani si sarebbe ancora potuta evitare, se solo lo si fosse voluto (sarebbe bastata la volontà di una persona sola, e sappiamo tutti chi è).

        Sul reale inizio si pronunceranno gli storici, ammesso e non concesso che abbia senso stabilirne uno (a furia di cercare l’inizio delle cose, di solito si può tranquillamente risalire fino ai tempi di Adamo ed Eva), in ogni caso, parlando personalmente, ritengo ingenuo e pericolosamente spalmato sulla versione del Cremlino datarlo ad appena 8 anni fa, in quanto ci sono evidenze che indicano che la questione abbia origini un po’ più lontane (a puro titolo di esempio: come mai in territorio ucraino esiste una comunità russofona? Non si tratta di popolazioni che, per vari motivi storici, vivevano lì dall’alba dei tempi come nel caso, sempre a titolo d’esempio, degli albanesi in Serbia oppure dei curdi in Turchia; se sei interessato alle origini, ti invito a cercare approfondimenti su questo tema).

        Ma, come ho già detto, a mio avviso questo ed altri sono dettagli che non spostano in maniera significativa la questione generale, personalmente ho maturato questo giudizio in quanto, perfino nel caso in cui la versione di Putin fosse quella più veritiera (e sappiamo che non lo è, “denazificare” è solo un altro modo di “esportare la democrazia”, ed entrambi sono modi per dire “facciamoci i cazzi nostri”, cosa in cui l’altro gli americani da sempre sono maestri), ebbene nemmeno in quel caso le supposte ragioni putiniane giustificherebbero, ai miei occhi, le tali e tante sofferenze inflitte a così tanta gente, con conseguenze che ricadono principalmente sul popolo ucraino, specialmente nella loro componente più raccapricciante, ma che si estendono, fatte le debite proporzione, anche a popolazioni russe, europee e perfino americane.
        Non si fa giustizia di una tragedia con una tragedia più vasta, questo è un modo di agire indegno per una specie che voglia dirsi intelligente.

        Sullo stato pietoso dell’informazione e sul funzionamento della macchina della propaganda hai perfettamente ragione, ma bisogna essere davvero ingenui per accorgersi solo ora di questo problema che, comunque, dalle nostre occidentali parti risulta più facilmente mitigabile rispetto a quanto avviene altrove, segnatamente in Russia o in Cina.

        Non lamentarti della possibilità che abbiamo di esprimerci attraverso Infosannio o altro, può sembrare poca cosa ma guai se non dovesse esserci; riguardo al filoamericanismo italiano è reale ma prima di giudicarlo andrebbe contestualizzato, e questa è una storia che ha un inizio certo e ben preciso, l’8 settembre del 1943.

        Saluti, e buona pasqua anche a te.

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      • Bel post il tuo J.D.
        Pacato e senza… veleni ed “avvelenatori”.

        Si, credo tu abbia ragione nel dire che quello 50 giorni fa, più che un inizio può essere in punto di non ritorno.
        Ma si vuol cominciare a provare o no a raffreddare la temperatura per non arrivare agli stadi superiori fino raggiungere il punto di liquefazione? Atomica, magari..

        Che ci fanno russi in Ucraina? Non vorrei sbagliarmi ma credo ci siano anche ucraini in Russia. Sarebbe un po’ come chiedersi che ci fanno napoletani a Roma… O romani a Napoli non credi? Oppure lombardi in Sicilia e siciliani in Lombardia.

        Più difficile, direi, immaginare anglomericani Wasp in Ucraina, forse… Però sembra che ci siano.
        Anche se…Mimetizzati…Nelle mimetiche.

        Si, teniamoci Infosannio (che ringrazio per l’ospitalità).
        Non so quanta propaganda di marca Nato ci sia sul giudizio che si da della stampa russa rappresentata come il buio assoluto della libertà di informazione.
        Davvero non so niente del grado di libertà della stampa in Russia. So per certo che se fossi un russo mi batterei con tutte le mie possibilità per pretenderla. Putin non Putin.

        Ma, mi scuserai, mi ha anche fatto ridere Stefano Feltri dalla Gruber (un paio di giorni fa) vantarsi con una giornalista russa di avere (noi italiani) una informazione libera, perché, dice l’ex Fatto Quotidiano, ‘liberi imprenditori’ investono le loro risorse economiche nella libera stampa’ .
        Liberi? Ma se il racconto della guerra (per dirne una) sui più importanti giornali sembra stato stampato con una serie impressionante di copia-incolla.. Per non parlare delle tv private… E le tre pubbliche: tutte uguali come gemelle siamesi…

        8 settembre come data di inizio della nostra Love Story con gli americani? Sarebbe bene ricordare che senza il precedente 2 febbraio (sconfitta nazista nella battaglia di Stalingrado) chissà quando ci saremmo liberati dal nostro fascismo… Anche perché gli americani, coi nostri fascisti, nel dopoguerra, ci andavano a braccetto assai.

        A margine (e con tutto il rispetto per quegli uomini dell’esercito Alleato morti in battaglia dopo lo sbarco in Sicilia), eccoti un documento (ma ce ne sono tanti, stupri compresi purtroppo) che parla di crimini di guerra di cui oggi tutto il mondo accusa i russi e che, guarda caso, a erano prassi ben conosciuta nell’esercito “democratico” dei nostri “liberatori” di cui oggi facciamo a gara per dimostrare servile sudditanza.

        https://www.repubblica.it/cronaca/2016/12/04/news/stragi_usa_sicilia_di_feo-153416193/

        Un saluto e grazie per la buona conversazione.

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  15. “L’Ucraina è una scena del crimine”: lo ha detto il procuratore capo della Corte penale internazionale dell’Aia, Karim Khan, che oggi ha visitato la città di Bucha, teatro di centinaia di uccisioni di civili che l’Ucraina ha attribuito alle forze russe che l’hanno occupata per diverse settimane.
    “Siamo qui perché abbiamo motivi ragionevoli per credere che vengano commessi crimini all’interno della giurisdizione del tribunale. Dobbiamo dissolvere la nebbia della guerra per arrivare alla verità”, ha detto Khan ai giornalisti.

    NON VEDO L’ORA.
    Così il Commissario Capuozzo e gli aiutanti della Squadra Mobile di Infosannio la smetteranno di indagare sui delitti di Via del Melo. A meno che il procuratore Karim Khan non sia al soldo degli ammeregani…

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    • “teatro di centinaia di uccisioni di civili che l’Ucraina ha attribuito alle forze russe”: ah, quindi il procuratore capo della Corte penale internazionale dell’Aia, Karim Khan gli crederà sulla parola. giusto? A meno che il procuratore Karim Khan non sia al soldo dei russi…

      La boccata di aria fresca inizia a dare i suoi frutti…

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  16. Segnalo:

    DANIELE LUTTAZZI
    HO DECISO DI COSTRUIRE IL MIO BUNKER ATOMICO (MA ORA TEMO I VICINI)
    E ora, per la serie “Mi piace Zelensky, ma non vorrei che sposasse mia sorella”, la posta della settimana.
    Caro Daniele, negli anni 60 l’ex presidente Ei- senhower disse che gli americani dovevano convivere con la paura degli attacchi atomici co- me i pionieri erano vissuti nella paura degli at- tacchi pellerossa. Aggiunse che un po’ di tensione faceva bene: “Tiene la gente sul chi vive”. In effetti mi sento vi- vissimo da quando ho deciso di costruire il mio bunker atomico, ma comincio ad accusare (un tempo avevo dif- ficoltà a prendere sonno, oggi invece faccio fatica a re- stare sveglio) perché temo che i miei vicini imprevidenti si impadroniranno del mio bunker atomico, al dunque, se non lo fortificherò adeguatamente. Ho buoni motivi per temere i miei vicini, qui a Milano. (Be’, non Milano Milano. Periferia di Milano: Camogli). Sono perlopiù persone gradevoli (stilisti, artisti, fotografi, professores- se di liceo), ma impiccioni anzichenò. “Cosa sta scavan- do?” mi ha chiesto uno di loro, un architetto, mentre sol- levavo la prima palata di terra in giardino. “Fatti i cazzi tuoi”, ho risposto con parole più gentili, alludendo a una stia per polli. In realtà stavo scavando una fossa per la mitragliatrice con cui tenere sotto controllo il fronte op- posto, che include casa sua, ma non potevo dirglielo (mi scopo sua moglie). Prima della crisi in Ucraina ero il più affabile del quartiere, ma dopo l’attacco di Putin ho ri- visto il mio concetto di buon vicinato e mi sono fatto guardingo. Un sacerdote mi ha aiutato a capire che non per questo smetto di essere il buon samaritano che sono. “Se sei al sicuro nel tuo bunker, e altri cercano di entrare”, ha scritto a me e ad altri lettori del settimanale gesuita Camogli, “puoi trattarli come aggressori e respingerli con qualunque mezzo deterrente. La prudenza ti con- siglia di avere nel tuo kit di sopravvivenza qualche stru- mento protettivo che fluidifichi la folla urlante all’in- gresso del bunker, per esempio un revolver? Sta a te a decidere”. Ho deciso di schierarmi con l’esercito di Dio nella futura guerra per la sopravvivenza, ma non seguirò il suggerimento di padre Dorigo S.J. sul revolver, col qua- le rischierei di bucare, più che il vicino, uno pneumatico della sua Porsche. E poiché non ho nulla contro le Por- sche dei vicini, ho deciso di rivolgermi alle autorità se- colari per un consiglio su come fortificare il mio bunker. “Posso esserle d’aiuto?” mi ha domandato l’anziana, fra- gile bibliotecaria del posto, molto competente in mate- ria (era fra gli incursori del Comsubin in Afghanistan). “Sì. Cercavo un manuale sugli armamenti da difesa di un bunker atomico.” Cominciò a ridere, e io con lei, mentre cercavo di convincerla che non ero un terrorista, un a- gente dei servizi, o entrambi. Alla fine mi porge un libro sui cessi chimici pubblicato da Einaudi. “Quando l’avrà letto, torni qua: le spiegherò come trasformare un cesso chimico in un missile Stinger”. Ripone in un classifica- tore di legno chiaro la schedina del libro con la mia firma umida. “Non dimentichi: va restituito entro 15 giorni.” Comincio a sfogliarlo sull’autobus che mi porta a casa (sto in collina, a un km e mezzo dal porticciolo, ovvero dove potrebbe cadere l’atomica russa se mirassero a Fi- renze) e non ci trovo le informazioni che mi servono. Poi- ché credo che milioni di italiani siano in queste condi- zioni, penso che la mia esperienza sarà utile a molti. La prima cosa che ho fatto, appena arrivato a casa, è stato spiare il mio quartiere con un binocolo da campo per ve- dere se c’erano vantaggi difensivi naturali: non ha senso costruire una Linea Maginot se stai a Capri. Ho visto una donna che si spogliava in camera da letto, quindi il tempo non è stato del tutto sprecato. (1. Continua)

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