Giletti da Odessa, la tragedia in farsa

Serve un talento speciale per trasformare la tragedia storica in farsa televisiva. In Massimo Giletti quel talento sgorga da ogni poro della abbronzatissima pelle. Nella sua narrazione egomaniacale, anche le immagini più strazianti si trasformano: diventano trash […]

(DI TOMMASO RODANO – Il Fatto Quotidiano) – Serve un talento speciale per trasformare la tragedia storica in farsa televisiva. In Massimo Giletti quel talento sgorga da ogni poro della abbronzatissima pelle. Nella sua narrazione egomaniacale, anche le immagini più strazianti si trasformano: diventano trash, un film grottesco. Giletti è a Odessa, fuori da un edificio, tra due file di sacchi di sabbia, la sua personale trincea. A sinistra è adagiato il giubbotto con la scritta Press, a destra spunta una bandiera ucraina: è la scenografia di un ego eroico, che ignora le bombe e il senso del ridicolo.

La diretta è incalzata dalle esplosioni: “C’è stato un botto molto forte! Due botti! Un altro!”, “Sento le sirene dell’allarme aereo, ho perso il collegamento con Roma”. Sì, perché intanto Giletti conduce da remoto il suo circo Barnum su La7. Trova pure il tempo per un’adorabile marchetta al libro di Walter Veltroni (che destino bizzarro: arrivare fino a Odessa per intervistare Veltroni a Roma). Poi succede di tutto: una cantante ucraina spiega che la svastica (sui cadaveri) è un simbolo del sole, rubato da Hitler alla cultura orientale. Un giornalista russo ridicolizza la strage di Bucha e un collega ucraino lo minaccia di morte: “Dovete avere paura fino all’ultimo giorno della vostra misera esistenza, vi troveremo tutti”. C’è tutta una serie di strani personaggi colorati, ma nessuno quanto Giletti: il reporter con l’abbronzatura mattonata, le Hogan ai piedi e gli occhiali da sole sfumati. Gira con una scodella celeste, di qualche misura più grande del suo cranio, con la scritta “TV”. Perché non è guerra vera: è televisione. E sarebbe disposto a tutto per mandarla in onda.

Infatti litiga con qualcuno fuori dall’inquadratura, che vorrebbe interrompere la trasmissione perché stare lì è pericoloso. “Non rompere i coglioni”, gli dice di straforo. Poi ingaggia un duello in inglese maccheronico: “Twenty minutes and I stop”. Sublime, la star zittisce (presumibilmente) un soldato ucraino: “Don’t worry, be happy”, gli dice. Testuali parole. Chi non sarebbe felice di fare da balia a Giletti, mentre fuori c’è la guerra?

Categorie:Cronaca, Interno, Media, Politica

Tagged as: , , ,

12 replies

  1. Ma come si fa a pagare sto coglione ? Fa finta di stare in primalinea .. dai su portate a casa il soldato Gilletti che quando ci appare in video con un kway fa solo ridere i polli ! Che c. Sta li a fare ? Lo pagano grazie agli aiuti all editoria? Sta in vacanza alle terme? A cosa serve ? Un Fallaci a metà, che figura barbina avrebbe detto chi sotto le bombe ci stava ! Mica sto attore da telenovelas..

    Piace a 1 persona

  2. Un uomo senza qualità e senza alcun senso della decenza che conduce una tragedia di tramsissione per la seconda volta !! Ma chi caxxo lo manda ? A fare le figuracce che colleziona come bandierine del suo nulla assoluto ! Salvate il soldato Gilletti oppure lasciatelo sul campo .. forse meglio cosi smetterà di affligerci i gattini che si arrampicano ..

    Piace a 1 persona

  3. Ma poi, ma siam sicuri che non sia un montaggio in studio televisivo su chroma-key? Cioè, questo imbecille non è che non ne sarebbe capace, eh? Una puttanata galattica creata ad hoc in studio, coi suoi registrati e le voci fuori campo, e gli attori.

    Non so, dico per dire, per provocare, non guardo la TV e men che meno Giletti, ma dopo tutti gli episodi di “Mission: impossible” (la serie TV più pazzesca che io abbia mai visto, creata negli USA nel 1966 da Bruce Geller – e di serie TV ne ho viste a centinaia!) certe cose uno non può non chiedersele. Tanto più che di questi tempi, con le immani cagate che la TV-a-pensiero-unico ci sta propinando 24/7, è una cosa assolutamente plausibile.

    "Mi piace"

  4. “Sublime, la star zittisce (presumibilmente) un soldato ucraino: “Don’t worry, be happy”, gli dice. Testuali parole.”

    😳 Non ci posso credere…
    L’ha preso da qui🤦🏻‍♀️

    Piace a 2 people

  5. ” Poi ingaggia un duello in inglese maccheronico:”

    Perfino Renzie gli dà una pista.

    P.s.
    Questo figlio di papà si vanta di aver vissuto e fatto un master a Londra dopo essersi laureato. Era meglio se come tutti andava a fare il cameriere.

    Piace a 1 persona

    • Marco, in questo caso non credo.
      Quel sedicente giornalista ucraino, da cui mai ho udito la minima cronaca, ma solo richieste urlate di armi e fly zone, meno attendibile e oggettivo di Caressa che commenta Roma – Juve, montatissimo e presente in varie trasmissioni a sbraitare ed interrompere chiunque con gesti e urla, senza la minima traccia del suo presunto mestiere, sprizza veleno da tutti i pori contro qualsiasi cosa sappia vagamente di Russia.
      Avendoglielo fatto notare, ha risposto, contro ogni evidenza, che ciò era impossibile perché sua madre era di origine russa.
      Praticamente “ho anche amici gay”, detto dall’omofobo che picchia gli omosessuali per strada.
      E non sembra il prevedibile e giustificato odio verso l’invasore, ma un livore coltivato accuratamente in qualche campo estivo azov per bambini, per il tono e i termini che usa.
      Poco manca che ci dia la ricetta dei dolcetti “sangue di bambino russo”.
      Tra l’altro, trasmette da casa sua, in cui dice di essersi chiuso da giorni, salvo quando, stanato dalla insopprimibile “voglia di pizza”, esce a mangiarla con la fidanzata, trasmettendoci, con questa immagine (fornita da lui), un “clima” da vero combattente assediato, in una città stravolta e alla mercé del nemico.

      Piace a 1 persona

  6. Una volta sui teatri di guerra c’erano Barzini e Montanelli. Adesso c’è Giletti. Che sia questo il nostro problema?

    "Mi piace"