Panebianco, panenero e la voglia di bavaglio

Sul «Corriere», Angelo Panebianco condanna il pluralismo di opinioni sul conflitto. Il professore con l’elmetto ritiene lecito e necessario tappare la bocca a chiunque si discosti dal pensiero unico. Proprio come accade in Russia.

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – C’era una volta Angelo Panebianco, professore di origini liberali che in passato scriveva sul giornale della borghesia italiana. Invece oggi c’è Angelo Panenero, professore di opinioni illiberali che verga settimanalmente sul quotidiano di via Solferino. Ieri l’illustre editorialista ha dettato il suo verbo, denunciando il fatto che, a differenza della Russia, in Paesi democratici come il nostro si registrano posizioni diverse, a volte anche critiche contro l’aumento della spesa militare e l’invio di armi agli ucraini, e questo a suo giudizio è un male da contrastare. «Che dire di una società in cui suonano tante campane, nelle quali circolano liberamente le informazioni su quanto sta accadendo, ove è possibile per chiunque informarsi?».

Il pensiero del professor Panenero non lascia spazio a dubbi. Mentre da un lato osserva che in Russia suona solo una campana, si duole che in Paesi come l’Italia le campane siano tante e non sempre suonino allo stesso modo. «Resterà negli annali della storia italiana la posizione di coloro che non volevano mandare armi agli ucraini “per non prolungare le loro sofferenze”. Come sosteneva, elegantemente, Ennio Flaiano, ci sono sempre quelli pronti a scendere in piazza per fare le barricate usando il mobilio altrui».

In questo caso, il professor Panenero usa l’esempio più improprio, perché leggendo il suo editoriale si capisce che in realtà lui vuole fare la guerra con la vita degli altri. Da novello Stefano Ricucci, tende infatti a fare l’eroe con il sangue degli ucraini. Mandando le armi, ma senza sporcarsi troppo le mani di sangue, che non si sa mai.

Dunque partecipiamo al conflitto, ma per procura, sperando che inviare sottobanco lanciamissili a Kiev non ci costringa a subirne le conseguenze.

Tuttavia, il meglio il professor Panenero lo dà quando si scaglia baldanzoso contro coloro che non suonano solo una campana, come succede a Mosca. Da quel che si capisce, Paneeacqua vorrebbe che tutti gli organi d’informazione suonassero lo stesso spartito, così da uniformare le notizie da fornire all’opinione pubblica. «Conta un sistema della comunicazione (si pensi, per esempio, a certe trasmissioni televisive) nelle quali, è stata cancellata la linea di separazione fra informazione e spettacolo. Con il conseguente trionfo dell’“uno vale uno”».

Dove vuole andare a parare il professor Panegirico che si schiera senza tentennamenti per la lotta dura senza paura? Ma è ovvio, no? Nel mirino ha la libertà di espressione, il diritto all’informazione, l’articolo 21 della Costituzione. Dove sono, si chiede, quelli che criticavano le misure del governo contro la pandemia? «Escludendo che si siano andati a nascondere per la vergogna, si può presumere che siano pronti a impegnarsi in altre battaglie nelle quali sarà di nuovo possibile negare l’evidenza. Ma il punto è che la loro azione non avrebbe spazio se non potesse contare su una non insignificante quota di orecchie attente e ricettive». Con chi ce l’ha Paneraffermo, irriducibile combattente del buon senso comune? Con chiunque esprima opinioni diverse dalle sue, giuste per definizione, ovviamente. «È vero che questo è il “prezzo della libertà”, è vero che, specificità italiane a parte, il maggior pregio delle società aperte e democratiche sono il pluralismo e la coesistenza delle diverse opinioni, ivi comprese quelle dei nemici di tali società. Ma non si calpesta il pluralismo se si nega che tutte le opinioni siano ugualmente degne di rispetto. Ci sono quelle contro cui non è solo lecito, ma necessario erigere barriere e barricate culturali. Con il mobilio proprio, preferibilmente».

Chiaro no? Così come Mario Monti mesi fa, di fronte a chi criticava le misure come il green pass ritenendole ingiustificate se non controproducenti, invitava a prendere provvedimenti da stato di emergenza, con censure e
bavagli, Angelo Panenero, ex professore liberale, sostiene che sia lecito tappare la bocca a chiunque non la pensi come lui e non sia dunque pronto alle barricate con il mobilio e i corpi degli ucraini. Perché, per dirla con Flaiano, è facile fare la rivoluzione mettendo a rischio la pelle degli altri. Del resto, non c’è da stupirsi se questa è la posizione di Paneeacqua.

Nel 2006 il professore lanciò un anatema contro chi manifestava perplessità sull’uso della tortura in Iraq. Sotto il titolo «il compromesso necessario», Panenero giustificò la necessità di “accettare per forza un compromesso, e riconoscendo che, quando è in gioco la sopravvivenza della comunità (a cominciare dalla vita dei suoi membri) deve essere ammessa l’esistenza di una zona grigia, a cavallo tra legalità e illegalità, dove gli operatori della sicurezza possano agire per sventare le minacce più gravi».

Insomma, il professore è pronto a tutto pur di sconfiggere il pregiudizio. Per lui non c’è guerra che non debba essere sostenuta. Da quella in Libia a quella in Libano, per finire a quella in Ucraina. Ovviamente, una guerra che lui comodamente combatte in prima linea dal suo salotto di casa, lasciando che altri la combattano con il proprio mobilio e la propria vita. Comodo, no?

Il suo editoriale sul Corriere era titolato «Pregiudizi e realtà». Senza voler far torto al titolista di via Solferino, ci permettiamo una correzione: «Pregiudizi e vergogna».

19 replies

  1. Sul corriere della serva Panebianco
    Ad AGORÀil simpatico infame di Andrea Romano……maledetti scifosi guerrattizzatori.

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  2. è sempre valido il motto: “armiamoci e partite” della nostra intellighenzia
    perchè meravigliarsi?
    il vizio di stabilire a priori chi ha il DIRITTO (loro chiamano dovere)
    di guidare il paese, risale ancora ai tempi della repubblica romana con la diatriba
    tra Optimates e Populares
    quando mai i cittadini possono esprimere la loro volontà?
    neanche attraverso delle elezioni farlocche.
    Abbiamo un curatore fallimentare per PCdM

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  3. Se questa guerra non finisce a breve, molto probabilmente in diversi Stati si arriverà a censurare e/o criminalizzare chiunque provi a raccontare episodi e testimonianze che mettano in cattiva luce i “buoni”. Già ho letto diversi commenti in rete dove si chiede di segnalare i “complici di Putin” e che lo Stato intervenga.

    Certamente ogni fatto e testimonianza, DA ENTRAMBE LE PARTI, andrebbe accertato e nel dubbio raccontato al condizionale, ma è inaccettabile censurare/ignorare le testimonianze delle vecchiette ucraine che piangendo raccontano di come i soldati ucraini avrebbero impedito loro di scappare e usato le loro case come postazioni militari.

    E’ inaccettabile che adesso su wikipedia, dopo 8 anni, sia stato cambiato il resoconto dei fatti di Odessa: ora la colpa è di un incendio di natura ignota.

    Ora dopo le immagini di Bucha, senza fare nessuna indagine indipendente, mezzo mondo ha già sentenziato che trattasi di genocidio in corso, quindi basta gas russo.
    Io non so se quei cadaveri (è una goccia d’acqua quella che sembra una mano alzarsi) siano prigionieri civili giustiziati dai russi o cadaveri di morti in guerra messi li per propaganda.
    Però trovo strano che i cadaveri di prigionieri (mani legate) giustiziati non siano tutti raggruppati in un unico punto, o pochi punti, ma si trovino uno distante dall’altro anche di decine di metri.
    Ma qualsiasi sia la verità, resta il fatto che i russi sono stati già accusati per crimini ben peggiori e di maggiore crudeltà, quindi non capisco perchè questo ennesimo presunto crimine sia quello che ora ci obbliga moralmente a chiudere il gas russo.

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  4. Ovviamente il senso dell’articolo di Panebianco è stato totalmente stravolto dal quotidiano “La Falsità”.

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    • Ovviamente ancora una volta, hai perso l’occasione per stare fermo con le mani tralasciando che ovviamente sono scollegate dal cervello.
      belpietro resta il mediocre pennivendolo che è sempre stato, ma la vergogna di tantissimi “imbratta carta” è indegna di una società civile

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  5. Ma guardate quante verginelle prese da dietro al primo colpo senza passare nemmeno per il centro che si leggono, indignate per “Il professore con l’elmetto [che] ritiene lecito e necessario tappare la bocca a chiunque si discosti dal pensiero unico. Proprio come accade in Russia.” e come accadde per la pandeminchia!

    Che spettacolo vederle iniziate ai misteri del sesso dalla parte sbagliata…

    Ah ah ah!

    PS: pregasi i cretini di astenersi da arrampicate hip hop…

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      • Come al solito non c’arrivi Gatto.
        Nonostante la tua supposta intelligenza non hai ancora capito che esiste gente che ragiona con la propria testa anche quando l’informazione mainstream imperversa.

        Perché la tua ottusità non ti dà modo di capacitarti del fatto che la libera scelta di aderire alla maggioritaria decisione dei più
        di vaccinarsi, può essere frutto di identica e libera scelta di tanti, di aderirire alla minoritaria posizione di chi critica e si oppone al racconto di guerra filoNato che si sta ignobilmente rappresentando sulla stragrande maggioranza dei mezzi informazione italici.

        La tua miopia è manicheismo ti porta a credere che che solo chi criticava la pressante campagna elettorale (dovuta anche alla pericolosità del virus) ha diritto, ora, di lagnarsi del degrado dell’informazione sulla guerra.

        E invece no.
        Né tu né i novax non siete in possesso di nessuna patente di libertà di pensiero da esibire a nessuno.
        E chi si è vaccinato ha lo stesso diritto che avete voi di giudicare ignobile il racconto di guerra delle nostre tv tutte filoamericane e, nel piccolo di questo blog, di tapparci il naso nel leggere l’odio antirusso gratuito e livoroso di una sivax come Paolabl.

        Quindi limitati a esprimere quel che vuoi su tutti gli argomenti che vuoi. Ma il cretino te lo tieni per te.

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      • “La tua miopia è manicheismo ti porta a credere che che (sic) solo chi criticava la pressante campagna elettorale (dovuta anche alla pericolosità del virus) ha diritto, ora, di lagnarsi del degrado dell’informazione sulla guerra.”.

        Con uno che arriva a capire questo e scrive una troiata simile, come posso tenere per me il “cretino”?

        Sei una nullità intellettuale e un (in)utile idiota: punto!

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      • Povero micio
        Nemmeno ti dico che fingi di non capire.
        Come al solito non c’hai proprio capito un cavolo.
        Fatti due crocchette e va a ciapá i rat, va…

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  6. Ah ah ah!

    «Germania alla canna del gas esilarante

    E’ veramente da ridere come se si fossero fatti di gas esilarante: l’elite politica tedesca e quella europea in generale si rivela ogni giorno di più al di sotto di ogni aspettativa. Sulla faccenda del gas russo da pagare in rubli o meglio da pagare alla sede russa della Gazprombank e non nelle filiali europee dove i soldi potrebbero essere confiscati, si sta assistendo a una vera e propria commedia che passa interamente sulla testa dei cittadini costretti a pagare prezzi sempre più alti. Dopo giorni di sussurri e grida, dopo aver rubato le riserve e l’oro russo, con il pretesto dell’Ucraina, dopo aver detto che mai e poi mai si sarebbe pagato il gas in rubli, dopo che Putin ha dovuto pazientemente spiegare al cancelliere Scholz, uomo davvero da cancellare, che il meccanismo è un po’ diverso, il governo tedesco ha scoperto che il contratto per l’importazione del gas, non l’avevano con la Gazprom, ma con la sua controllata Gazprom Germania Gmbh (il nome è stato preso dal latino) che la società madre ha abbondonato. Dunque non esistono più contratti per il gas russo. Sembrerebbe che le autorità tedesche ignorassero che si tratta di due organizzazioni completamente diverse. La Gazprom Germania è la sede di un conglomerato che comprende 40 imprese che operano in più di 20 paesi in Europa, Asia e Nord America e fino a venerdì era una controllata al 100% della Gazprom russa. Poi la società madre si è ritirata e dunque la sua filiale di Berlino ha perso qualsiasi collegamento con il gas russo e dunque con tutte le attività economiche collegate. Peggio ancora, si ritiene che questa società sia insolvente e rischi di andare in bancarotta entro poche settimane, a quel punto sarà liquidata. Tutti i suoi clienti saranno ora costretti ad acquistare gas da Gazprom Russia e pagare in rubli. Niente rubli, niente gas.

    Avendo imposto sanzioni anti-russe come richiesto da Washington, la Germania ha già congelato le riserve valutarie russe. Il più grande impianto di stoccaggio di gas del paese a Rehden (Bassa Sassonia) è pieno solo per lo 0,5%, un minimo storico. Fino a venerdì, questo caveau dell’energia, così come una serie di altre strutture situate in punti chiave dell’infrastruttura energetica tedesca, apparteneva indirettamente alla Gazprom russa, ma ora non più. Se prima il governo tedesco aveva minacciato di nazionalizzare le società russe del gas sul suo territorio, ora tali minacce sono diventate vane. La Germania non ha altro da rubare alla Russia per costringerla a mantenere il flusso di gas. Se vogliono il gas ora i rappresentanti del governo tedesco dovrebbero andare a San Pietroburgo e negoziare un nuovo accordo direttamente con Gazprom, in rubli, ma non possono farlo perché secondo la Carta dell’energia e il terzo pacchetto energetico dell’Unione Europea, ogni singolo fornitore di risorse energetiche all’UE è tenuto a far parte del sistema giuridico europeo, forse non direttamente, ma sicuramente attraverso filiali come Gazprom Germania GmbH. Pertanto, tutti i contratti di Gazprom con acquirenti dell’Unione Europea sono stati firmati da quest’ultima e dalle altre filiali in diversi Paesi visto che l’Europa considera inaccettabili i contratti fuori dalla giurisdizione dell’Unione Europea che peraltro non è che un surrogato di quella americana. La stessa identica cosa si è verificata con l’altro colosso russo dell’energia, ossia Rosneft.

    Come si potrà mai risolvere la situazione? In realtà Mosca aveva prospettato uno schema che salvava la faccia a tutti: i clienti europei avrebbero pagato in euro alla Gazprombank russa la quale poi li avrebbe trasformati in rubli. Ma l’occasione non è stata colta e Berlino nella sua ottusità ha minacciato di sequestrare le società affiliate pensando che questo sarebbe stata una mossa vincente: invece si sono ritrovati con un guscio vuoto in mano. Del resto è quello che capita alle teste vuote. Ora naturalmente la calata di braghe dovrà essere più eclatante e dovrà riguardare l’intera Europa. Del resto come da tradizione le stanze della servitù non sono mai riscaldate.».

    Ah ah ah!

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