Il patto del 2017 Salvini-Putin è ancora valido

Il patto del 2017 col partito dello zar si è rinnovato in automatico il 6 marzo: il segretario della Lega non risponde sullo stop. Tre mesi prima, era il dicembre 2016, il Cremlino aveva firmato lo stesso identico patto con un altro partito di estrema destra europea: il Partito delle Libertà austriaco […]

(GIACOMO SALVINI – Il Fatto Quotidiano) – Non c’è solo l’accordo di partenariato “paritario e confidenziale” tra la Lega e Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, siglato il 6 marzo 2017. Tre mesi prima, era il dicembre 2016, il Cremlino aveva firmato lo stesso identico patto con un altro partito di estrema destra europea: il Partito delle Libertà austriaco noto per le sue posizioni xenofobe e illiberali. Questa è la prova che non solo Putin negli ultimi anni ha cercato di creare una rete di alleanze politiche con i principali partiti di estrema destra europei (tra cui la Lega) ma anche che, nel marzo 2017, il Carroccio non ha potuto discutere i termini dell’accordo già preparato da Mosca. A rivelarlo è Report, programma d’inchiesta di Sigfrido Ranucci, nella prima puntata della nuova stagione che andrà in onda stasera su Rai 3.

Il patto con la Lega Nord fu firmato a Mosca il 6 marzo 2017 da Matteo Salvini e dal responsabile Esteri di “Russia Unita”, Sergej Zheleniak. Il segretario del Carroccio era volato a Mosca per un bilaterale con il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e parlò di “accordo storico”. Il testo integrale, come recita l’articolo 1, prevede un partenariato tra la Federazione russa e la Repubblica italiana che si basi sullo scambio di “informazioni su temi di attualità, sulle relazioni bilaterali e internazionali, sullo scambio di esperienze nella sfera della struttura del partito, del lavoro organizzato, delle politiche per i giovani, dello sviluppo economico, così come in altri campi di interesse reciproco”. Una strategia, quella di stipulare accordi con i partiti di destra europei, che secondo il direttore del “Center for democratic integrity” Anton Shekhovtsov serviva per “influenzare l’opinione pubblica in Occidente”. “Persone come Salvini – ha detto l’esperto a Report – ricevono input da operatori del Cremlino, dagli stakeholder russi, dagli agenti russi, non necessariamente dai servizi segreti, ma da altre persone che stanno cercando di fare qualcosa di utile per il Cremlino”.

L’accordo quinquennale scadeva il 6 marzo scorso e, come spiega il radicale Igor Boni a Report e come risulta al Fatto, si è rinnovato automaticamente: via Bellerio ha provato a minimizzare (“Non è mai stato operativo”), ma nel patto c’è una clausola secondo cui una delle due parti deve comunicare la disdetta “entro e non oltre sei mesi dalla scadenza”. E questo non è avvenuto. L’accordo quindi è tutt’oggi in vigore, mentre Putin invade l’Ucraina. Salvini, incalzato dal cronista di Report Danilo Procaccianti, non ha risposto alla domanda se l’accordo sia ancora valido. Un anno dopo la firma del patto, la Lega fa il boom alle elezioni e forma il governo con il M5S. Il 17 ottobre 2018 poi Salvini vola a Mosca per partecipare a un panel di Confindustria Russia e il giorno dopo, il 18, avviene l’incontro dell’hotel Metropol tra l’esponente leghista Gianluca Savoini, Gianluca Meranda, Francesco Vannucci e tre russi: su quell’incontro la procura di Milano nel luglio 2019 ha aperto un’inchiesta, ancora in corso, per corruzione internazionale in cui si ipotizza una compravendita di petrolio con lo scopo di alimentare le casse della Lega. Un mese dopo, agosto 2019, Salvini fa cadere il governo Conte-1.

Nel novembre 2018, inoltre, il movimento giovanile della Lega Nord rappresentato da Andrea Crippa (oggi vicesegretario) e la Giovane Guardia di Russia Unita firmano un memorandum di cui Report rivela il contenuto: nel testo si parla di “riconoscimento della Russia come partner imprescindibile del sistema di sicurezza internazionale”.

Che i rapporti tra la Lega e l’est Europa siano stretti da tempo lo dimostrano anche le mail del 2015-2016 dell’ex responsabile economico della Lega Armando Siri che chiedeva consigli al governo bielorusso di Lukashenko sulla flat tax da importare in Italia: “Se potessimo concordare prima una proposta positiva alla flat tax potremmo essere anche più diretti” scriveva in una mail scovata da Report nel database del consorzio OCCRP. Siri poi si mosse per invitare Putin in video collegamento alla scuola di politica giovanile della Lega. Chissà se lo farebbe anche oggi.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

2 replies

  1. Non mi esprimo sul fatto che questa notizia sia vera o solo in parte, ma se fosse realmente così io mi chiedo : quand’è che la Lega si decide a far fuori questo buffone che peggiora giorno dopo giorno?

    "Mi piace"