Per non morire Democratini

(Marcello Veneziani) – Scusate se insisto, ma la prima questione politica – lo dico senza mezzi termini- è buttare fuori dal potere il partito dem, la sua Cupola e le sue greppie. Non semplicemente dal governo ma dal potere, in tutte le sue latitudini, dove si è radicato e detta legge. I governi sono fragili e precari se hanno tutto l’habitat sovrastante e circostante contro. Non si può governare contro l’establishment, rende la vita quasi impossibile.  Viviamo da troppi anni una democrazia dimezzata, dove i Dem sono diventati l’Asse Inamovibile, il Cardine di stato, la guardia bianca degli Assetti costituiti, in ogni settore, a dispetto del voto popolare: dalle istituzioni all’Europa, dalla magistratura alla sanità, dalla cultura all’editoria, dalla Rai ai grandi media. E’ una situazione insopportabile, che avvilisce la libertà e mortifica le differenze di idee e di opinioni, impone un’agenda e un canone ideologico con le sue priorità, da cui non si può derogare. Chi non concorda, o meglio non si sottomette a quel quadro, è per definizione un eversore, un fascista, un nemico dell’Europa, della Democrazia, della Modernità e se insiste, è anche un nemico dell’umanità. Il prefisso Dem ormai non evoca la Democrazia più di quanto non evochi la Demofobia, la Demenza, il Demonio e il Demanio (che viene dal latino dominium).

Nei giorni scorsi ho sottolineato gli ambiti di questa odiosa egemonia e la confluenza generale dellla grande stampa a supporto dei Dem. Ora, invece, vorrei soffermarmi sull’altra faccia del problema; ovvero sulla necessità di scoperchiare questa cupola, o questa cappa, liberarsi da questa dominazione, che assume via via le forme della censura, dell’intolleranza, della rimozione, della denigrazione. Il Paese è bloccato da questa opprimente egemonia con indirizzo a senso unico.

Non sono particolarmente fiducioso sul centro-destra, reputo quell’alleanza barcollante e legata a troppe variabili assai labili e ambigue. Perciò credo che il punto di ripartenza della politica non debba essere il solo compattarsi dell’alleanza Meloni-Salvini-Berlusconi ma la ricerca di allargare un’alleanza preliminare in funzione alternativa rispetto alla dominazione dem. Sarà ardua o visionaria questa prospettiva ma è necessaria se si vuole davvero compiere una vera svolta.

Chiunque voglia, prima di ogni cosa, liberarsi da questa servitù involontaria, da questa coazione a ripetere e da questa adesione obbligata ad alcuni dispositivi ideologici e pratici, sanitari e militari, dettati o sostenuti dai Dem, deve avere come priorità l’esclusione del Pd dal governo e dal potere. Da troppi anni, nonostante i verdetti delle urne, è sempre il Pd a guidare le danze e decretare le nomine più importanti, a partire dal Quirinale; e a cascata tutte le greppie annesse che esercitano lo stesso abuso e la stessa intolleranza negli ambiti derivati, da quelli istituzionali, giudiziari, economici, a quelli amministrativi, editoriali, mediatici. Bisognerebbe ripartire da lì, e tentare un’intesa strategica con tutti coloro che non ne possono più di questo suprematismo; allargando il campo anche ai renziani, la cui unica agibilità politica è legata alla capacità di sganciarsi definitivamente dal Pd e davvero “cambiare verso”; fino a quei grillini che vogliono ribellarsi alla subalternità alla sinistra e al Pd e non vogliono essere gli ascari, le truppe cammellate dei Dem.

Non si tratta di opporre un’egemonia a un’altra, ma opporre alla dominazione un quadro più vasto, più libero ed eterogeneo. E si tratta di interloquire con tutte le posizioni di sinistra non allineate o succubi del Moloch di potere: libero-pensanti di sinistra come Massimo Cacciari o Giorgio AgambenDomenico De Masi o su altri piani come Federico Rampini e Carlo Caracciolo; la sinistra libertaria e garantista come quella del Riformista e Piero Sansonetti, i percorsi marxisti eretici, come quello di Diego Fusaro o di altri battitori liberi; c’è perfino una linea rimasta coerentemente comunista ma anti-mainstream e anti-regime rappresentata da Marco Rizzo e sul piano storico da Luciano Canfora. E si potrebbe continuare.

Non si tratta dunque di opporre un razzismo ideologico a un altro, ma di saper distinguere e dialogare con chi non ha pregiudiziali, non impone egemonie precostituite, non coltiva presunzioni di superiorità e propositi correttivi di ammaestrare e uniformare i cittadini.

Ma soprattutto si tratta di allargare gli orizzonti, non chiudersi nei piccoli, asfittici, autoreferenziali recinti di partito. Tanto più che lo spettacolo dei sovranisti conformati dalla guerra agli orientamenti dem imposti dall’amministrazione Biden, dall’euroconformismo, da Draghi e dal Pd nostrano, induce a pensare che si debba estendere il gioco fin dove è possibile, anziché recintarsi.

Insomma la politica dovrebbe ripartire da questa priorità: come garantire una vera alternanza e buttar fuori dal potere i Dem. Ieri si diceva: per non morire democristiani, oggi si può dire: per non morire democratini.

La Verità 

9 replies

  1. Si potrebbe anche continuare la lista? Ma anche no, caro Veneziani, visto che accosti Cacciari a De Masi e arrivi a includere addirittura Diego Fusaro. Se la lista continuasse abbastanza a lungo, mi aspetterei di vedere persino Red Ronnie!

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  2. Adesso cominci a capire qualcosa. Stranamente includi nel progetto di rinnovamento anche i grillini (ma come? erano il fumo ai tuoi occhi!!!!). Questo movimento era sorto proprio in funzione anti quell’establishement appannaggio dei dem che tu critichi così aspramente. Perché non li hai appoggiati quando avevano la forza di rovesciare questo apparato di potere aiutandoli e consigliandoli nel percorso che volevano realizzare? Rileggiti bene il loro programma e tra le righe scoprirai, in sostanza, quello che auspichi in questo scritto. Quello che mi meraviglia molto è che vuoi aggregato al progetto anche renzi concentrato di potere ancor più negativo dello stesso pd. Con il suo 2% indirizza la politica italiana e meno male che il suo partito naviga su questi livelli altrimenti il sistema di potere del pd gli farebbe una pippa. Se poi tu vuoi sostituire un establishemente con un altro, magari più vicino alla destra allora è tempo sprecato seguirti.

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    • Difatti parte bene e finisce male ! Un vizzietto non trascurabile per quello che conta e vale ! Quel dommage!

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  3. Ma ” porca puttena” direbbe Banfi, ci arrivi ora? L’alternativa c’era ed era proprio il Movimento 5 Stelle (quello del 2018). Era nato proprio come alternativa all’inconcludenza affaristica-clientelare della destra e a quella lobbistica della sinistra (pardon del PD). E stato deriso, ingiuriato, boicottato, corrotto fino a che, siccome come disse qualcuno “la carne è debole”, ed il progetto era arduo, complicato e anche un po del piffero è diventato quello che è ora

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  4. Pescare nel torbido è una “qualità” eccelsa della destra,lo riconosco. Veneziani non si differenzia dai suoi camerati anche se cerca di mascherare le sue enunciazioni con apparente calma e flemma. I “democratici” ,che tutto sono meno che democratici, hanno tutte quelle caratteristiche per cui dire che “fanno schifo” è poca cosa e perfino superfluo ripeterlo. Ma la nostra destra cosa ha da dire di tanto diverso dalla destra rappresentata dal partito di Letta ? Veneziani e le sue ,diciamo così, idee,in che cosa differiscono da quelle del nipote dell’altro Letta factotum di Berlusconi ? Putin il dittatore ,criminale, macellaio, nemico della libertà degli americani e del loro consumismo bussines ,manca solo di chiamarlo COMUNISTA …Ma in che cosa si defferenzia il suo pensiero (pensiero è una parola grossa me ne rendo conto) da quello di Letta ?

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  5. “Un colpo di frustino e il cappello schizzò via rotolando nella aiuola che ospitava il busto” togliti il cappello quando senti intonare ^giovinezza^mostrami la tessera del sindacato.
    Cialdino il “filosofo” di Bisceglie.

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  6. A parte la scelleratezza di citare alcuni movimenti politici quali alternative al PD ( Renzi in primis ), Veneziani ha ragione. Il PD costituisce le sabbie mobili che inghiottono ogni speranza di cambiamento in questo Paese. E’ quanto di peggio ha espresso la politica negli ultimi decenni ed è un macigno sulla strada dell’evoluzione verso una democrazia matura.

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