Domenico Quirico: “È la volta della guerra chimica”

(Domenico Quirico – La Stampa) – L’ingranaggio della guerra ha compiuto un altro dei suoi inesorabili movimenti in avanti, l’incastro ha spinto il meccanismo secondo un andamento interno che sembra non possa essere mutato. È la volta della guerra chimica, si evoca apertamente (le notizie di «intelligence»…) la possibilità di una guerra chimica, la ipotizza il presidente americano Joe Biden. Che promette adeguate e corrispettive risposte.

Davvero sembra che nessuno si impegni a toglier vento alle vele della guerra. I gas venefici: è l’Apocalisse possibile, perché l’abbiamo conosciuta anche in tempi recentissimi, perché ne abbiamo le immagini fosche davanti agli occhi. Perché temiamo sempre che diventi arma del terrorismo globale. Esiste.

Al contrario dell’altra Apocalisse, quella atomica che, nonostante Hiroshima, per la sua enormità che va oltre l’immaginabile esiste ma come impossibilità, come negazione, come pura e finora efficace deterrenza. Fragile parola a cui ci attacchiamo per non precipitare nel caos. E se suonasse l’ora del disinganno ? Yprite, fosgene: son parole che hanno dentro, a sillabarle, il sapore della morte. La scienza messa a testimonio della strage.

Si sa come è fatta la natura umana: finché ci sono migliaia di chilometri a separarci da una realtà, la Siria, l’Iraq, siamo portati a vedere le cose, anche se si tratta di realtà, come fuochi fatui nella nebbia. Nel tragico, sanguinoso museo delle cere del presente il loro profilo spicca purtroppo con vividezza. Un popolo intero, oggi, ora, vive con a portata di mano la maschera. Perché ad ogni momento potrebbero risuonare quelle particolari sirene: bombardamento, rischio chimico o batteriologico…

I gas sembravano legati al macello delle trincee, alla prima guerra mondiale. Allora la morte era un dato statistico, normale, inevitabile, come adesso gli incidenti stradali. Eppure la morte era più orribile, diversa. Raccontiamo dunque come si muore, come si potrebbe morire anche oggi in Ucraina. Se la guerra diventasse ancora una volta un’azione su formule, leve e rubinetti.

Dapprima pareva solo una nube di fumo più spessa delle altre il residuo della parete di fuoco e di acciaio del bombardamento. Per i soldati nella trincea tutti ciechi, ubriachi di fatica, erano sordi anche ai sibili delle ultime granate stanche, molto distanziate che sembravano la coda del bombardamento. Avevano visto molte volte quel paesaggio ardente. Poi la brezza svelava nubi rosse color del sangue, spesse, robuste come una parete.

Si sentiva un odore forte di mandorle amare e ti accorgevi che eri già in una densa nuvola di gas. Gli occhi cominciavano a lacrimare e le gole bruciavano, in preda a uno spasmo di tosse. Nelle gabbiette gli uccellini che servivano come avviso cadevano morti. «Gas! gas!» si comincia gridare, bisogna tirar fuori le maschere indossarle come si è ripetuto mille volte in addestramento. Perché adesso per fortuna c’erano le maschere.

All’inizio ci si illudeva di difendersi con una garza imbevuta di urina o bicarbonato di sodio premuta contro il viso. Non è più una simulazione, è un brancolare frenetico, solo i più bravi riescono a coprire il viso, ad assicurarle. Altri, troppi, gridando e inciampando, sembrano uomini in preda al fuoco.

Adesso tutti stanno appiattiti contro la trincea con grandi occhi spettrali sbarrati e i becchi fantastici che deformano il viso. Si guardano attraverso i vetri appannati delle maschere spalmate di sapone all’interno perché il vapore del respiro non si condensi accecandoti. Bisogna restare immobili sperando che nel frattempo il nemico non approfitti per avanzare e balzare nella trincea finendoti con la mazza o la zappetta.

Poi alcuni quelli che hanno tardato cominciano a contorcersi come in preda ai crampi e si strappano la maschera per vomitare. Gli occhi bianchi si contorcono e il sangue arriva ad ogni movimento del corpo con un gorgoglio dei polmoni rosi già dal gas. Dicono che nelle trincee li ritrovarono riversi sulla schiena con i pugni serrati come a protestare contro quella morte, le labbra e gli occhi bluastri. Quando a Ypres dove furono i tedeschi a lanciare le granate a gas, e a Loos dove gli inglesi replicarono, quella guerra era già vietata da una convenzione fin dal 1902.

Ma i fronti erano immobili, la immancabile vittoria era diventata un sogno per gli stati maggiori. I generali radunarono il loro genio. Bisognava trovare un modo nuovo di uccidere, sconosciuto e per questo all’inizio letale.

Tutto, anche l’orrore chimico, gli alambicchi letali di una alchimia della morte di massa diventavano indispensabili e quindi leciti. Il rischio è lo stesso anche ora, in questa guerra: una offensiva che si incaglia, il conflitto da lampo diventa infinito, eppure bisogna uscirne vincitori se non si vuole essere spazzati via dalla Storia. Allora anche i gas…

Perché dal quell’inizio di secolo nessuno ha rinunciato a questi arsenali. L’eterno meccanismo della deterrenza: gli altri li hanno, non possiamo restare indifesi… nessuno è riuscito finora a spezzarlo. Perché non c’è, in fondo, la scelta tra una guerra criminale, fuori dalle regole e una guerra pulita. È la guerra stessa che è un crimine.

Eppure Hitler non osò, i tedeschi non impiegarono i gas nella Seconda guerra mondiale, neppure sul fronte orientale dove l’ideologia nazista regrediva il nemico a sotto uomini, selvaggi contro cui le regole della guerra da gentiluomini non avevano valore. Non osò forse perché aveva provato i gas nelle trincee della Prima guerra mondiale. Altri dittatori, nel nostro tempo non hanno avuto lo stesso timore.

Saddam Hussein li ha usati nella guerra contro l’Iran e per punire i curdi. Non gli sembravano abbastanza decisi nel lottare contro le truppe di Khomeini, affidò la punizione a un tecnico della morte chimica, Ali Hassan al Majid: furono cinquemila morti, uomini donne bambini, irrigiditi in orrende pose da oranti. Il luogo Halabia 16 marzo 1988. Non c’erano maschere, protezioni. Non suonarono sirene. Nessuno sapeva, nessuno immaginava.

Il nome è scritto nella vergogna infinita del Novecento. E poi fu Bashar e il nome è Goutha. La sua guerra andava male, la rivoluzione sembrava inarrestabile nonostante disponesse di pochi mezzi, usò il quartiere ribelle per dare una lezione, per mostrare che non aveva scrupoli e nulla poteva fermarlo.

Anche qui abbiamo visto: bocche contratte nella supplica della tremenda agonia, l’anima sputata fuori in un grumo di bava e di sangue. La morte aveva modellato quella maschera, una sintesi perfetta della guerra. Dovremo guardare ancora? E il teatro di Dubrovka a Mosca, era il 2002, i terroristi ceceni e gli ottocento ostaggi russi? Un inutile assedio di due giorni, gli specnaz di Putin sembravano impotenti. Iniettarono un gas nel sistema di aerazione. Morirono anche 129 ostaggi. Chi diede l’ordine?

41 replies

  1. Esiste anche la possibilità che un attacco chimico venga effettuato per poi poterne addossarne la colpa a Putin?
    Lo so, è una ipotesi assai remota, anche perché gli usa hanno un curriculum di tutto rispetto, sostanzialmente immacolato. E zelensky trasmette la solida impressione che una eventuale porcata del genere non la autorizzerebbe mai, ammesso ne venisse messo preventivamente a conoscenza dal suo puparo stellestrisce.

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    • Tu pensi alle bombe al fosforo sul Vietnam di tanti anni fa e trascuri quelle putiniane che cadono ora.

      Effetti del putinismo.

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      • Ricordare i comportamenti criminali del passato non è benaltrismo: si tratta di capire quali sono le regole e chi ha titolo per puntare il dito per farle rispettare. Esiste una data valida per ricordare? E quale sarebbe?

        “La storia è la memoria di un popolo e un uomo privo di memoria decade al rango di animale inferiore”
        (Malcolm X)

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      • Ex ex spiegaci, secondo il tuo punto di vista il perché i russi dovrebbero utilizzare armi chimiche dal momento che tutto il banderastan è circondato e ridotto ad una frattaglia di groppuscoli di ucronazi imbottiti di droga senza possibilità di riunirsi ne di rifornirsi sia che esse siano armi sia che essi siano gasolio e viveri, e ai russi basta aspettare 2/3 settimane e si saranno tutti arreso,
        Per quanto riguarda le armi al fosforo devi rivolgerti ai tuoi amici.

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      • Le bombe al fosforo sono state utilizzate anche a Falluja (Iraq) nel 2004. È abbastanza recente per te o è sempre “putinismo” (uno dei termini più idioti che si possa concepire, complimenti)

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      • Ed il fatto che ora cadano in Ucraina e non a Falluja per te è un dettaglio?

        Parlare di tutto pur di non parlare di Ucraina, geopolitici un tanto al kg?

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  2. Non mi pare uno degli articoli di Quirico più riuscito.

    Mi sembra più interessante questo di MT.

    “Dire che in Italia c’è un ‘filoputinismo impressionante’ come ha fatto Enrico Letta è una scemenza totale. C’è una caccia alle streghe che tenta di appiccicare l’etichetta di “putiniano” a chiunque tenti di fare un ragionamento o di dire una cosa”. Così Marco Travaglio nel suo intervento ad ‘Accordi&Disaccordi’, il talk politico in onda su Nove, ha commentato le dichiarazioni del segretario dem sul filoputinismo italiano, a suo dire iniziato solo da qualche anno. “C’è stato con l’alleato di Letta, Berlusconi, in due governi. Noi eravamo le cheerleader di Putin, facevamo ridere tutto il mondo – ha detto il direttore de Il Fatto Quotidiano – Ma non era solo folclore, perché la nostra dipendenza dal gas nasce in quegli anni. Le politiche dell’Eni di dipendenza dal gas russo nascono negli anni in cui c’erano gli amici di Berlusconi e di Dell’Utri. Noi abbiamo pubblicato stralci dei cablo rivelati da Wikileaks nei quali l’amministrazione americana, ai tempi di Berlusconi a capo del governo, diceva: ‘Ma l’Eni lavora per l’Italia o lavora per la Russia?’. Questo è successo. Poi c’è il folklore di Salvini, che è la mosca cocchiera, nel senso che manco lo conosce Putin. Ha cercato di farlo, ma non ci è riuscito”, ha concluso il giornalista.””

    Marco Travaglio in un intervento ad Accordi &Disaccordi su Nove il 25 marzo 22

    Chissà cosa ne pensa la Magna perita Tocci.

    Gianni

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  3. Hitler, da vero gentiluomo secondo Quirico, non usò i gas in battaglia. Si limitò a gassare qualche milione di civili, uomini, donne, bambini, che avevano il solo difetto di essere ebrei o di non appartenere alla sua razza. Mi sembra che il livello di vergogna di questi sedicenti giornalisti stia scendendo verso numeri negativi,

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  4. “Ricordare i comportamenti criminali del passato non è benaltrismo: si tratta di capire quali sono le regole e chi ha titolo per puntare il dito per farle rispettare. Esiste una data valida per ricordare? E quale sarebbe?” Scrive giansenio. E io rispondo, sì, giusto ricordare, con nomi e date dei responsabili, senza discriminazioni e/o assoluzioni solo per gli uni e condanne solo per gli altri ( e su queste pagine si preferisce ricordare solo gli americani sporchi, brutti e cattivi.. .). Invece, quanto all’uso di gas e/o sostanze chimiche in guerra, Quirico si è permesso di ricordare alcuni casi che molti vorrebbero oggi ignorare: il caso del gas nervino, o Fentanyl, che gli Specnaz agli ordini Putin spararono nell’impianto di aerazione di un teatro di Mosca nel 2002, facendo morire soffocati 39 militanti ceceni e 129 degli 850 incolpevoli ostaggi russi che i ribelli ceceni (allora in guerra di rivolta contro la Russia) avevano sequestrato. E il caso ancor più recente, del 2013. a Goutha, sobborgo di Damasco, quando Bashar al Assad usò il gas Sarin per vincere la resistenza degli insorti. E Assad godeva , e gode, della protezione e sostegno di Putin e Iran per restare al potere. Precedenti che possono giustificare qualche timore quando all’orizzonte compare l’immagine di Putin.

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    • Signora Magda,
      ho avuto modo di seguire Cacciari da Giletti stasera e, pur nutrendo poca simpatia per entrambi, devo dire che la discussione riguardo la situazione ucraina è stata di una limpidezza esemplare: ho apprezzato domande, risposte e ragionamenti. Se ha seguito anche lei avrà capito di cosa sto parlando; in caso contrario la invito a cercare la puntata appena sarà disponibile e valutarne il contenuto .
      Saluti.

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    • @ Magda
      Quando ero piccolo all’osteria del mio paese c’erano partigiani e spartigiani reduci dalla guerra in Grecia e Iugoslavia alcuni, pochi, erano passati dalla parte di Tito, gente tosta e giocavano a carte e chi perdeva pagava il quartino. Baruffe mai viste però mi ricordo bene che se qualcuno diceva fesserie lo mandavano: A CA.ARE SULL’AGLIO!
      Quello era un mondo ancora bio.

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  5. ok Putin e’ un criminale anti democratico e guerrafondaio (questo lo dico io), è peggio di un animale ( Di Maio), è un macellaio ( Biden … ps: da che pulpito!!) invadere e distruggere un paese sovrano è un crimine ed un errore storico…. ma qualcuno mi sa dire se è normale che in Europa, nel 2022 si coltivino e si diffondano in gran parte della popolazione, con appoggi o nell’indifferenza delle cosi dette democrazie nate dalla guerra contro nazifascismo ideologie e che pensavo ormai appartenessero alla pattumiera della storia. Guardate al link https://www.youtube.com/watch?v=NUf9NJ3lhS4

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      • Santo,
        Il tuo documento non allaccia neanche le scarpe a quello di Giorgio Bianchi.

        Solo basato su congetture tese a dimostrare la pazzia del vostro nemico.
        Che non era matto quando andava d’accordo con gli olicarghi nostrani e occidentali ed improvvisamente lo è diventato oggi perché non asseconda i loro desiderata.

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    • @fafb
      Ti ringrazio per il link e mi permetto di postarlo aperto, consigliandone la visione a chi sminuisce la questione e fa paralleli impropri con gli estremisti nostrani.

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      • Questa invece, per chi avesse voglia e tempo di ascoltarla la storia di Putin
        FOLLOW THE MONEY!

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      • Cos’è, una gara? I nazisti spariscono, dopo che vedo il tuo video?
        I bambini che hanno frequentato i campi estivi Azov, smettono di inventare, per i dolcetti della loro scuola, nomi come “SANGUE DI BAMBINI RUSSI”?
        E questo, non da ORA.
        Immaginiamo una qualsiasi scuola di un paese DEMOCRATICO permettere una cosa simile?
        Chiunque segua i reportage di questo ed altri reporter di guerra, vede in quale realtà ROVESCIATA siamo immersi e non può che provare pietà per gente come te e gli altri soldatini, completamente sopraffatti dalle menzogne.
        Purtroppo non sono menzogne innocue. Sono pericolose e vanno nella precisa direzione di fare gli interessi Usa, CONTRO (fossero almeno concomitanti…) i NOSTRI e, soprattutto contro quelli della PACE.
        Maledico chi tutto ciò l’ha causato e chi l’ha permesso, ben prima di oggi.

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      • Giorgio Bianchi è un fotoreporter, documentarista e cineasta italiano nato nel 1973.
        Nella sua fotografia Giorgio ha sempre prestato particolare attenzione alle questioni politiche e antropologiche e ha intrapreso una carriera da freelance per concentrarsi su una combinazione di progetti personali a lungo termine e incarichi dei clienti. Ha coperto storie in Siria, Ucraina, Burkina Faso, Vietnam, Myanmar, Nepal, India e in tutta Europa. Dal 2013 ha effettuato numerosi viaggi in Ucraina, dove ha seguito da vicino la crisi ucraina dalle proteste di Euromaidan fino allo scoppio della guerra tra l’esercito governativo e i separatisti filo-russi. Grazie al suo solido archivio di filmati e immagini sul conflitto di Donbass, sta realizzando un docufilm intitolato “Apocalypse Donbass”.

        Nel 2016 ha iniziato a coprire il conflitto siriano.

        Giorgio ha vinto numerosi premi internazionali e ha ricevuto numerosi riconoscimenti pubblici, e le sue immagini sono regolarmente pubblicate su giornali e riviste, sia su carta che online. Il suo lavoro è stato esposto in numerosi festival internazionali e nazionali. Giorgio Bianchi è attualmente rappresentato da Witness Image.

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      • Grazie Anail,
        Documento importante.
        Peccato solo quel riferimento per me improprio alla pandemia in Italia.
        Io di “fratture insanabili” con chi non ha fatto il vaccino non ne ho viste.
        Semmai solo astio e livore di quattro ultrà delle opposte fazioni.

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      • È vero, sono d’accordo con te. Diciamo che quella è una sua personale valutazione, che non inficia i fatti da lui documentati.

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      • Mi è bastato vedere la presentazione di Zelensky, con tanto di spezzoni della fiction di cui era protagonista, per capire l’andazzo.
        Io ho un altra idea del mestiere di “fotoreporter” e “documentarista”.
        In ogni caso, complimenti a Bianchi per i numerosi premi internazionali.

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      • Santo,
        Il tuo documento non allaccia neanche le scarpe a quello di Giorgio Bianchi.

        Solo basato su congetture tese a dimostrare la pazzia del vostro nemico.
        Che non era matto quando andava d’accordo con gli olicarghi nostrani e occidentali ed improvvisamente lo è diventato oggi perché non asseconda i loro desiderata.

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      • Non leggo mai, cara @Anail, nei tuoi numerosi post la stessa RABBIA e INDIGNAZIONE per un personaggio come Putin. Uno che ha una tale storia di morti ammazzati, corruzione, distorsione di qualunque regola democratica, che se fosse vissuto in Italia sarebbe stato il nemico numero uno di tutti coloro, Travaglio in primis, che spendono le loro energie a bastonare la fragile democrazia ucraina. Siete una vergogna.

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      • Io non leggo mai la stessa rabbia, in voi nei confronti di un paese che non ha fatto che fare guerre in quasi tutti i suoi anni di vita.
        Quelle erano sante, eh?
        Ripeto ciò che ho già detto: su Putin sappiamo di tutto e di PIÙ, mentre i veri criminali di guerra che sparano in faccia ai bambini nelle case, sono coperti e giustificati e osano dare dei criminali ad

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      • … altri, alterando, anzi ROVESCIANDO l’informazione.
        Odio le cose SUBDOLE, le MENZOGNE… tutto qui.
        Putin non mi è mai piaciuto, anzi, ma di Biden mi fidavo, come “democratico”.
        Povera me.
        Come si dice?
        Dagli amici mi guardi Iddio, ché dai nemici mi guardo io!
        Questo è il concetto.
        Preferisco un pericolo evidente ad un inganno, specie se con l’inganno si intende mostrarti il “nemico”, mentre il vero nemico è PROPRIO chi ti altera la realtà.
        Schifo assoluto.. e VERGOGNA ve lo dico io.

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      • @Gsi
        Sull’ipocrisia dell’Occidente la pensiamo allo stesso modo. Come dice Travaglio, Putin è criminale e corrotto da 20 anni, mica dal 24 febbraio 2022. Ma non ha smesso, come dici tu, di assecondare improvvisamente i desiderata degli “oligarchi nostrani”. Ha semplicemente cominciato a lanciare missili contro palazzi e civili di un Paese sovrano. Anche tra corrotti e ipocriti esistono, per fortuna, dei limiti inviolabili.

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      • Il Paese SOVRANO faceva guerra da 8 anni alle sue regioni autonome, riconosciute tali da un trattato usato come carta igienica.
        Come se noi da 8 anni bombardassimo il Trentino Alto Adige, massacrando 15mila persone.
        Una GUERRA IN EUROPA di cui non sapevamo NULLA.
        Nessuna domanda sul perché????
        E chi ARMAVA e ADDESTRAVA gli ucraini e i suoi teneri nazisti?
        Per stessa ammissione di Biden: LORO.

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      • @Anail
        E chi ISTIGAVA e ARMAVA e ADDESTRAVA e FINANZIAVA i ribelli filo russi?
        Chi ha INVASO la penisola Ucraina (ripeto: UCRAINA) di CRIMEA, alimentando le istanze di quei ribelli, che un minuto dopo, FORAGGIATI come detto da Mosca, prendono il controllo di una parte di territorio, ne dichiarano l’indipendenza e ne chiedono la secessione?

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      • Lo estendo, visto che mi ha preso il link generico:

        “Live into the Crimean Limbo

        Sono oramai passati cinque anni dalla consultazione referendaria sull’autodeterminazione della penisola di Crimea (comprendente la Repubblica autonoma di Crimea e la città autonoma di Sebastopoli) tenutosi il 16 marzo 2014.

        L’affluenza fu pari all’84,2% degli aventi diritto e il risultato fu un plebiscitario 97,32% di voti a favore “del ricongiungimento della Crimea con la Russia come soggetto federale della Federazione Russa”.Al referendum furono presenti 70 osservatori internazionali provenienti da 23 paesi.

        La composizione etnica della repubblica autonoma di Crimea è a maggioranza russa, circa il 58%, secondo gruppo etnico è quello ucraino con il 24% e infine nella penisola è presente anche una forte minoranza tatara (12%). Secondo le stime ufficiali dell’Istituto internazionale di sociologia di Kiev, il 97% degli abitanti usa la lingua russa per comunicare.
        La penisola ha sempre rivestito un fondamentale ruolo strategico per la Russia ed è stata spesso al centro di rilevanti eventi storici.

        Durante la seconda guerra mondiale fu teatro di sanguinosissimi scontri tra le armate naziste e le forze sovietiche che culminarono nell’assedio dell’importante base navale di Sebastopoli, quartier generale della Flotta del Mar Nero.
        Nel 1954 per celebrare i 300 anni di amicizia tra Ucraina e Russia la penisola a maggioranza russofona era stata donata a Kiev dal leader dell’Unione Sovietica Nikita Krusciov. Nell’ambito dell’Unione Sovietica si trattò di un semplice passaggio di giurisdizione amministrativa che non comportò nulla di più se non al massimo il cambio di qualche targa.
        Nel 1992 in seguito alla caduta del blocco sovietico e all’acquisizione dell’indipendenza da parte dell’Ucraina, la Crimea si trovò a far parte di quest’ultima dando vita ad un contenzioso territoriale parzialmente superato nel 1995 con la creazione della Repubblica autonoma di Crimea, dotata di un proprio parlamento e di un proprio governo con sede a Simferopoli.
        Di fatto in questo modo si era consentito alla Crimea di rimanere russa limitando i segni del cambiamento alla sostituzione delle insegne nelle strade. Nel 2010 era stato rinnovato il controllo russo del porto di Sebastopoli fino al 2042 (in cambio della riduzione per 10 anni del prezzo del gas russo all’Ucraina e di un aumento dell’affitto della base navale) garantendo alla Flotta del Mar Nero di poter mantenere un rapido accesso al Mar Mediterraneo.

        Il 23 febbraio del 2014, a seguito della caduta del presidente Viktor Yanukovich dovuta al colpo si stato di Maidan e alla conseguente presa del potere da parte dell’opposizione nazionalista e filo-atlantica, a Sebastopoli, decine di migliaia di persone protestarono contro le nuove autorità e deliberarono di istituire un’amministrazione parallela e squadre di protezione civile realizzate con il sostegno dei bikers russi Night Wolves. Lo stesso accadde il 22 febbraio a Simferopoli, dove circa 5.000 persone si riunirono in gruppi analoghi. I manifestanti sventolarono bandiere russe e cantarono “Putin è il nostro presidente” e sostennero che si sarebbero rifiutati di pagare ulteriori tasse allo Stato.

        Poco dopo, il 26 febbraio, all’aeroporto di Simferopoli fecero la loro comparsa i cosiddetti “omini verdi” (detti anche “persone educate”); si trattava di un gruppo di soldati vestiti con uniformi militari verdi anonime, sprovviste di mostrine e altri simboli che potessero ricondurli ad un corpo d’appartenenza, che iniziarono fin dalla prima apparizione a presidiare i luoghi strategici lungo la penisola. Equipaggiati di tutto punto con armi e dotazioni di ultima generazione, pattugliavano le strade con ritmo lento, ostentando modi gentili e rispondendo alle domande dei passanti.
        Sembravano essere lì più per mostrare la loro presenza piuttosto che per combattere.

        Il 27 febbraio si tenne una sessione di emergenza a porte chiuse del governo della penisola, alla presenza membri delle forze di autodifesa della Crimea.
        Il primo ministro regionale della Crimea, Anatoly Mogilyov, che pochi giorni prima aveva dichiarato pubblicamente di essere contrario alla separazione della Crimea da Kiev, fu estromesso dalla riunione. Con il risultato di 55 voti a favore su 64 Sergey Aksyonov fu eletto Primo Ministro.
        L’11 marzo gli organi di governo della penisola espressero l’intenzione di dichiarare unilateralmente l’indipendenza della Crimea dall’Ucraina, unitamente alla possibilità di entrare nella Russia come soggetto federale. La questione dell’indipendenza venne posta sotto forma di un quesito referendario.

        Oggi la stragrande maggioranza degli abitanti della Crimea ritiene che l’intervento degli “uomini verdi” e la conseguenze soluzione politica della crisi attraverso lo strumento del referendum abbia in qualche modo evitato un escalation militare che avrebbe potuto portare a conseguenze imprevedibili. Nell’opinione pubblica locale questa opzione ha sicuramente scongiurato un bagno di sangue che date le premesse poteva essere di gran lunga più tragico di quello al quale si sta assistendo nei territori del Donbass.

        Ciononostante la Crimea risulta essere “de iure” ucraina e “de facto” parte della Federazione Russa.

        Dal marzo 2014 l’UE ha imposto gradualmente misure restrittive nei confronti della Russia, adottate in risposta all’annessione della Crimea.
        Nei cinque anni intercorsi dal risultato referendario la Federazione Russa ha investito ingenti capitali nella penisola, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione di opere pubbliche e infrastrutture. Tra i progetti spicca sicuramente la realizzazione del Ponte di Crimea, un doppio ponte stradale e ferroviario che unisce la penisola di Taman’ nel Territorio di Krasnodar e la penisola di Kierch. Costato circa 3,1 miliardi di euro, con i suoi quasi 19km risulta essere il più lungo ponte d’Europa e della Russia.

        Vladimir Putin ha inoltre sfruttato il quinto anniversario dell’annessione della Crimea per rilanciare l’orgoglio nazionale e la sua immagine inaugurando due nuove centrali termoelettriche che, secondo il Cremlino, dovrebbero restituire “piena indipendenza energetica alla Crimea”.
        Ovviamente c’è chi sostiene che questo piano di opere faccia parte di una imponente operazione di propaganda volta a non far pentire la popolazione crimeana del cammino intrapreso. Effettivamente potrebbe essere interpretato in tal senso il pacchetto di misure intrapreso a beneficio della minoranza dei tatari di Crimea. La minoranza musulmana della penisola era stata quella a manifestare le maggiori perplessità per l’annessione della Crimea alla Russia. Il 21 aprile 2014 Vladimir Putin ha firmato un decreto per la riabilitazione dei turco-tatari e degli altri popoli repressi in passato nella penisola e successivamente una legge che prevede una procedura semplificata per l’ottenimento del permesso di soggiorno per i cittadini o i loro parenti espulsi illegalmente dalla repubblica autonoma di Crimea. Con la sua firma sono stati eliminati gli ultimi ostacoli per il ritorno nel paese delle persone deportate arbitrariamente dalla loro patria storica.
        Attualmente la lingua tatara di Crimea è riconosciuta come lingua ufficiale assieme al russo e all’ucraino.
        A questo provvedimento simbolico ma comunque significativo si sono aggiunti ingenti investimenti per la realizzazione di nuove unità abitative, nuove istituzioni educative e strutture di culto. A breve nella zona meridionale di Simferopoli sarà realizzata una moschea per l’ inaugurazione della quale sarebbe già stato recapitato un invito al leader turco Erdogan.

        © 2022 Giorgio Bianchi – Photojournalist and Documentarist. All rights reserved”

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      • “Io prendo un bitter analcolico, tu?”
        🤣🤣🤣
        Va bene, lo ammetto. È in gamba Bianchi. Quello che dice sul foto reportage lo condivido in pieno, le sue foto mi piacciono, e ti ringrazio anche di avermelo fatto conoscere.
        Però. Siccome non corrisponde alla realtà l’epopea del santo Putin che si mobilita per liberare la povera popolazione russofona del Donbass dall’oppressione e dalla furia dei “nazisti”, mi limito a dire che le analisi politiche sull’argomento sono un poco più complesse.

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  6. Quirico è di solito puntualissimo nelle analisi ma qui si perde. Nell’ordine:
    1) praticamente tutti i paesi del mondo aderiscono all’OPAC che proibisce il possesso di armi di tipo B e C. Ufficialmente nessuno ha questo tipo d’arma.
    2) Fosgene e Iprite? Magari! Usare simili veleni ha poco senso oggi. Molto peggio i neurotossici moderni (VX, Novičok) o anche solo i primi del gruppo G inventanti, per inciso, dai nazisti, che…
    3) …non li usarono perché non avendo il dominio dell’aria, se li avessero utilizzati sarebbero stati sommersi di tutti gli altri veleni conosciuti dai loro avversari (cloroacetofenone, cloropicrina, difosgene, difenilcloroarsina, etc.)

    Insomma: questo giro è proprio fuori fuoco!

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  7. Le bombe al fosforo sono state utilizzate anche a Falluja (Iraq) nel 2004. 300.000 morti e nascono ancora bambini deformi. (60.000 i morti di Nagasaki e 150.000 quelli di Hiroshima). Ma l’Occidente ha oscurato questo che è stato uno dei peggiori delitti di tutti i tempi. E non c’era un Mentana a farne la maratona per instillare l’odio agli americani.

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  8. naturalmente in tutto ciò evitiamo di ricordare coloro che abbiamo ucciso noi col gas in africa nelle guerre coloniali in etiopia e libia compiute da brave persone come persone come il Generale Badoglio, considerato un criminale di guerra da molti paesi contro cui non si procedette per ragioni di opportunità…

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  9. Pierluigi Piccoli.
    BIDEN, il Presidente degli Usa, insultando pesantemente il suo nemico Putin, non ha fatto un errore colossale in materia di diplomazia, ma ha cercato di difendersi personalmente dal pericolo della pace, perché dalla pace emergerebbero alcune verità di cui lui e la cricca che lo sostiene hanno paura:
    1) che vengano scoperti i traffici inconfessabili di suo figlio, e della sua famiglia in Ucraina;
    2) l’esistenza di laboratori di ricerca biologica esistenti in Ucraina e finanziati dal bilancio federale Usa sotto la voce “difesa della sicurezza del popolo americano”.
    Un laboratorio di ricerca biologico era quello di Wuhan in cui si studiavano i virus per scopi falsamente scientifici, ma prettamente militari: il Covid è uscito, volontariamente o No, da quel laboratorio e si è diffuso in tutto il mondo globalizzato.
    Cosa ci facevano in Ucraina 30 laboratori di ricerca (fonte Cremlino) od anche un laboratorio finanziato o gestito per conto dei finanziatori americani?
    Gli Usa certo non c’è lo dicono e i russi non hanno ancora prove certe e dimostrabili perché, se i laboratori svolgono ricerche segrete ed inconfessabili, hanno certamente meccanismi di autodistruzione che distruggerebbero tutto per non essere scoperti.
    E noi tutti i giorni siamo bersagliati da un’informazione ignobile che ci dice che i russi colpiscono e distruggono ospedali, maternità, teatri, supermercati ed altri obiettivi civili, come se lo scopo della guerra fosse quella di uccidere mamme e bambini?
    Ogni guerra, anche quella in Ucraina, nasconde il vero scopo della guerra che è l’interesse delle loro classi dirigenti, siano esse dittature (Putin) che democrazie (Biden) e non so quali interessi siano più sporchi, ma so che i loro sporchi interessi devono essere tenuti nascosti, costi quello che costi.

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  10. Su Facebook potete rivedere l’intervista di Conte dall’Annunziata
    https://www.facebook.com/search/top?q=giuseppe%20conte

    Conte ha ribadito:
    – il suo atlantismo, cioè la sua fedeltà alla NATO e dunque a Biden
    – la sua avversione a Putin in quanto aggressore
    – il fatto che l’Europa già spende in armi 4 volte più della Russia e dunque non ha bisogno di aumentare le sue armi
    – il suo No a nuovi miliardi spesi spesi dal governo italiano in armamenti, miliardi che sarebbero tolti da spese più utili come il welfare o la sanità
    – la sua decisione comunque di non far cadere il governo se Draghi insisterà nel voler aumentare le spese militari di 13 miliardi
    Circa il fatto che i suoi governi avessero pure aumentato ognuno di un miliardi la spesa militare, ha precisato che si è trattato di spese in aggiornamento,nel digitale e settore aerospaziale
    Tutto giusto ma è facile vedere che nel suo ragionamento ci sono troppe cose che non possono decisamente stare insieme, come l’atlantismo e la pace.

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