Da quando Donatella Di Cesare ha utilizzato il termine “nuovo maccartismo” per denunciare il clima di intimidazione che si respira contro chi sta sostenendo idee in controtendenza sulla guerra della Russia all’Ucraina, nel circolo ristretto […]

(DI SALVATORE CANNAVÒ – Il Fatto Quotidiano) – Da quando Donatella Di Cesare ha utilizzato il termine “nuovo maccartismo” per denunciare il clima di intimidazione che si respira contro chi sta sostenendo idee in controtendenza sulla guerra della Russia all’Ucraina, nel circolo ristretto, ma influente, del dibattito mediatico è tutto un darsi di gomito a suon di sghignazzate sulla stupidità della denuncia stessa.
Tutti nei talk. Si prenda questo pezzo del Foglio, a opera di una delle firme più “contundenti”: “Da quando c’è la guerra – scrive Maurizio Crippa – è pieno in giro di persone che più si sentono censurate e minacciate dal nuovo maccartismo e più sono in televisione a parlare. Così ad esempio anche la prof. Di Cesare, che sui social denuncia ‘insulti’, ‘odio’, ‘livore’ e ‘disprezzo’, ma non pare che qualcuno le impedisca di comparsare nei talk”. Come è buono lei, verrebbe da dire. E questa abile constatazione dà poi la stura a una serie di indignate osservazioni, sulla stampa o sui social, ché questi sono ormai i luoghi del dibattito pubblico, su quanto stanno guadagnando questi professori à la carte, spuntati dal nulla a impartire lezioni di geopolitica.
Si prenda ancora il Foglio che ieri ha messo in croce il professor Alessandro Orsini , “diventato famoso per le sue posizioni per così dire non ostili al regime russo di Vladimir Putin” per il contratto siglato con la Rai che sembra prevedere un compenso per le sue ospitate di 2 mila euro a puntata. La trasmissione è Cartabianca di Bianca Berlinguer (vero obiettivo dell’attacco) che deve ricordare non solo che esiste “un mercato degli opinionisti” ma anche che “l’alternativa a questo sarebbe un dibattito univoco, omologato e conformista che non porterebbe alcun contributo a una vera discussione pubblica. Com’è tra le finalità del servizio pubblico”. Incredibile che si debba precisarlo, ma il clima da “caccia alle streghe”, messo alla berlina con l’obiettivo di mimetizzarlo, in realtà viene esaltato dagli stessi autori. Donatella Di Cesare, infatti, non va in tv a esprimere un’opinione, ma “a comparsare”. Orsini non ha un punto di vista, giusto o sbagliato che sia, ma è semplicemente espressione di una “posizione non ostile al regime russo”, per così dire.
Agli autori di queste note sfugge che il maccartismo, che imperversò negli Stati Uniti nei primi anni 50, sull’onda delle denunce e poi delle vere e proprie inchieste promosse dal senatore Joseph McCarthy, puntava proprio ad accusare le prestazioni del libero pensiero, anche le più innocenti, tacciate di “slealtà” agli Stati Uniti perché provenienti dal Partito comunista e quindi dalla Russia.
Il New York Times, nel 1955, passata la febbre della “paura rossa” la definì “una specie di malattia durante la quale la paura di una tirannide straniera ci ha reso timorosi della libertà in Patria”.
Il punto torna di attualità, oggi dubitare della strategia occidentale, cogliere la “complessità” – termine deriso e tacciato di complicità con il nemico – è di nuovo bollato come posizione “divergente” e quindi tale da essere confinata ai margini. Figurarsi se può “comparsare in tv”.
Le liste di proscrizione. Talmente ai margini da meritare di essere espulsa. Non si parla certo, o forse non ancora, di espellere dall’amministrazione pubblica i “filo-putiniani” (anche se il professor Orsini ha dovuto subire una forte pressione da parte della università in cui insegna). Ma sono già scattate le liste di proscrizione. Il primo a redigerle – anche se poi si lamenta di esserne vittima – le ha compilate su Repubblica uno dei principali giornalisti mainstream, Gianni Riotta, che ha stilato un elenco di nomi, molti dei quali autorevoli e liberi pensanti, messi nel calderone della galassia “putiniana”. L’invito, velato, è di mettere al bando i dissonanti, pur senza arrivare alle affermazioni perentorie di Libero dove Pietro Senaldi consiglia ai pacifisti “ad andare a sfilare in Ucraina” (cosa che poi fanno anche, si ricordi Sarajevo).
L’effetto è la ridicolizzazione delle idee dissonanti che non ricevono alcuna sostanziata replica, al di là di un generico “ma come si fa a sostenere posizioni simili?”. Si legga il tono con cui sul Corriere della Sera Massimo Gramellini liquida lo storico Luciano Canfora, colpevole di aver sostenuto che l’invasione dell’Ucraina è “colpa soltanto dell’Ucraina” o la professoressa Di Cesare secondo la quale accusare Putin “sarebbe una semplificazione”: ascoltare queste affermazioni “significa che non può esserci dibattito” chiosa Gramellini. Meglio non farli parlare.
Fuori gli incompetenti. Il gioco diventa più sottile quando si sostiene che certe posizioni, scomode non sono ascoltabili semplicemente perché non competenti. Da giorni, su Twitter, la politologa Sofia Ventura e il collega Luca Telese polemizzano aspramente a proposito della presenza in tv dell’attivista Jasmine Cristallo ospitata nella trasmissione Otto e mezzo su La7 (con tanto di inviti al direttore della tv di intervenire). “Basta questa storia delle “opinioni diverse” scrive Ventura: ” Viene dato spazio ogni giorno a opinioni strampalate, prive di logica e fondamento empirico. E qualcuno più offre opinioni strampalate e infondate, più trova spazio. In una guerra vorremmo buona informazione, questa non lo è”. In realtà, replica Telese, “l’opinione di cui stiamo parlando, che cerchi di rimuovere con l’impersonale, era la voce di una pacifista. Meno male che gli inviti li fa Gruber”.
Su questo filo di pensiero, non con battute da social, ma con un lungo ragionamento su La Stampa, interviene anche una new entry del talk, Nathalie Tocci, esperta di politica internazionale e membro del Consiglio di amministrazione dell’Eni. La tesi è semplice: “In che modo le valutazioni di un teorico della fisica, di un filologo o di un sociologo del terrorismo aiutano a formare una posizione informata sulla guerra in Ucraina?”. Il riferimento è sempre a posizioni critiche come quella di Carlo Rovelli, di Luciano Canfora e Alessandro Orsini. “Il paradosso – continua Tocci – è quando nel nome della libertà di opinione, e quindi della democrazia, si dà spazio alla opinione slegata dalla competenza, aprendo – consciamente o inconsciamente – alla disinformazione e alla propaganda. E infliggendo un colpo letale alla democrazia stessa”. Dal che se ne deduce che la democrazia si difende escludendo i dissenzienti, perché incompetenti, così la propaganda la può fare una voce sola. Un bel vantaggio, a Putin piacerebbe.
Ma che brava la CDA Eni Tocci.!!!
Come mai, se è tanto brava e competente, non ha fatto lei la previsione, rivelatasi esatta, fatta da Orsini nel 2018 ?
Forse perché è un po’ supponente e poco sapiente.
Ecco un documentato articolo di Marco Lillo.
“Salvate il soldato Orsini. Il professore (collaboratore del Fatto) contrario all’invio delle armi in Ucraina è diventato il bersaglio preferito degli opinionisti che sostengono le scelte della Nato e del governo Draghi. Nei talk, giornalisti come Paolo Mieli, Mario Calabresi e David Parenzo, e i direttori dei think tank, come Paolo Magri dell’ISPI o Nathalie Tocci dello IAI, lo trattano come una quinta colonna di Putin.
Nathalie Tocci su La Stampa lo squalifica così (senza nominarlo) dopo un duello a Piazzapulita: “Ci sono competenze che sono poco attinenti alla questione. In che modo le valutazioni di un teorico della fisica (Carlo Rovelli?, ndr), di un filologo (Luciano Canfora?, ndr) o di un sociologo del terrorismo (Orsini?, ndr) aiutano a formare una posizione informata sulla guerra in Ucraina?”. E ancora: “Nel nome della libertà di opinione, e quindi della democrazia, si dà spazio alla opinione slegata dalla competenza, aprendo – consciamente o inconsciamente – alla disinformazione e alla propaganda. E infliggendo un colpo letale alla democrazia stessa”. Bum.
L’argomento dell’incompetenza, usato come uno sfollagente per escludere dai talk show gli intellettuali scomodi, non ha senso. Se a suggerire il compromesso con Hitler a Chamberlain nel 1938 fosse stato un esperto di geopolitica, quella scelta sarebbe divenuta più previdente? Se a suggerire a Churchill un approccio duro con la Germania fosse stato un sociologo del terrorismo, cosa sarebbe cambiato? Non stiamo parlando di vaccini o ingegneria, ma di guerra. Quel che conta è la capacità di analizzare e prevedere i fenomeni politici e militari con onestà intellettuale e competenza, non il titolo. Orsini sarà pure professore associato di Sociologia (in realtà dirige anche l’Osservatorio di Sicurezza Internazionale della Luiss) ma ha un titolo ‘di fatto’: ci ha messo in guardia su Putin prima di tanti esperti di geopolitica.
Il professore (filo Putin, secondo i critici) nel 2018, in un’audizione al Senato disponibile su Youtube, sosteneva che bisognava mantenere le sanzioni contro la Russia. La cosa più interessante però di quell’intervento non erano le conclusioni, ma l’analisi. Per Orsini la Russia era un animale ferito dalle mosse degli Stati Uniti in Siria, Iraq e Ucraina. Nel 2018 Putin – sempre per Orsini – considerava l’opzione dell’invasione dell’Ucraina, ma non aveva ancora deciso. Stava saggiando la capacità di reazione dell’Occidente e probabilmente in futuro avrebbe potuto decidere di sfondare le linee in Ucraina o sul fronte baltico. Ebbene, non abbiamo trovato in Rete un’analisi così netta e realista da parte dei tanti che oggi lo trattano con sufficienza.
Quel che conta alla fine è la capacità di formulare un’analisi corretta, obiettiva, fredda, magari sgradevole per il governo e l’opinione pubblica, ma utile. L’analista descrive, non prescrive. L’importante è che fornisca, possibilmente in anticipo, gli elementi necessari ai cittadini e ai politici per deliberare. Ecco perché, anche se come ho già scritto condivido le conclusioni di Tocci (sono favorevole alle armi agli ucraini), ritengo interessante l’analisi scomoda di Orsini almeno quanto quelle più ortodosse. Nessuno ha la verità in tasca in una materia così delicata.
Infine c’è un tema che deve essere accennato senza moralismi ma anche senza ipocrisie: i think tank ricevono contributi in varie forme dal governo, dalle amministrazioni pubbliche e dalle società controllate come Leonardo o Eni, società questa della quale Tocci è consigliere.
Certamente lo IAI è un ente autorevole che sforna studi importanti e la direttrice pensa le cose che dice in tv. Però è lecito domandarsi cosa accadrebbe se i vertici di IAI e ISPI decidessero improvvisamente di dare torto in tv alla Nato e a Draghi sulle armi all’Ucraina.
La ‘censura’ di Orsini per le sue idee da parte della Luiss, università autonoma ma fondata da Confindustria, non è un buon segno.”
Men male che c’è il Fatto.
Gianni
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Calabresi e’ un giornalista??? Se lo fosse sarebbe andato in Sudafrica ad intervistare il colonnello dei servizi segreti , scappato in quel paese ,che aveva da rivelare qualcosa sulla interrogazione di Pinelli da parte del padre la notte in cui Pinelli casco’ dalla finestra della questura per chiarire ciò che è ancora oscuro sulla morte di Pinelli
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Gianni
l’ho già pubblicato qui con relativo video
adriano58
24 marzo 2022 alle 17:17
Ora salvate il soldato Orsini dai soldatini Nato-draghiani
Di Marco Lillo
24 Marzo 2022
ecc..
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Ma sbaglio o su questo blog si sosteneva che Lillo pendeva dalla parte di Gomez e non di Travaglio, in riferimento alla questione ucraina?
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si qualcuno l’ha scritto
non ricordo chi fosse
io ho scritto che il FQ online e quello cartaceo divergevano
e divergono ancora
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@Adriano58
👍👍👍
Chiedo scusa, mi era sfuggito.
Gianni
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Argomentazioni singolarmente simili a quelle usate contro i novax, o sbaglio?
Il registro è sempre quello, dire che siamo in democrazia ed esercitare la dittatura al contempo. Distopia modello 1984.
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