Andrea Scanzi : “Il grado zero del giornalismo”

(Andrea Scanzi) – “L’ipocrisia è un compito ventiquattr’ore su ventiquattro”, scriveva William Somerset Maugham, e certo non sapeva di riassumere in una frase (anche) la carriera di Massimo Giletti. La sua spettacolarizzazione della guerra in Ucraina, andata in onda domenica sera nella puntata in diretta di “Non è Salvini ma la Meloni” su La7, rappresenta per distacco uno dei momenti più bassi, finti, mesti, caricaturali, cinici e imbarazzanti nella storia del “giornalismo” italiano. E più in generale nella storia dell’uomo. Giletti ha deliberatamente toccato un nuovo livello di sputtanamento giornalistico, esasperando quella sua continua voglia di inabissare etica e morale.

Anchor-man cinico e calcolatore come nessuno, disposto a tutto pur di fare ascolti e generare polemiche, Giletti – tornato con la coda tra le gambe alla consueta domenica sera dopo il mezzo flop di inizio stagione al mercoledì – è sempre stato questa roba giornalistica qua. Molti lo chiamano “Barbaro D’Urso”, che peraltro per lui è pure un complimento (se non altro estetico). “Riccioli di Truciolo” è da anni un obiettivo facile della satira. Qualche battuta tratta da Lercio: “Ricoverato per overdose di luoghi comuni: grave Massimo Giletti”. “Richiesta di Giletti a La7: “Serve uno studio più ampio per contenere tutte le cazzate che spariamo”. “”Non è l’Arena”, Massimo Giletti si commuove per essersi commosso”. “Giletti vince il Pulitzer per lo sguardo da vero giornalista”. “Non è l’Arena: Massimo Giletti si finge prostituta minorenne e si autointervista”. E via così. La decenza non lo ha mai intaccato; volutamente! Bravissimo ad avere torto anche quando ha ragione (per esempio quando perorava l’importanza del vaccino invitando dei casi umani novax, e ad osservare lo scontro veniva quasi voglia di tifare per i secondi). Furbissimo nel fingere di sclerare quando sa di essere nel giusto e ha appena portato all’esasperazione dialettica il solito imbecille di turno (che invita per metterlo poi facilmente alla berlina). Scaltro nel trattare i potenti con riverenza e i deboli (o gli scomodi) con la falce fienaia. Coraggioso mai, se non nello scegliere come opioniste fisse delle carneadi che nemmeno Tele Fagiolo Morto avrebbe il coraggio di pagare.

Giletti – che nel suo genere è un maestro con 12 lauree – è un abilissimo interprete del trash travestito da quasi-giornalismo, e il fatto che sia ancora a piede libero dopo avere invitato Povia in veste di esperto di geo-politica la dice lunga sullo stato terminale del sistema giudiziario italico.

La sua presenza ad Odessa, che certo denota un ardimento fisico non comune, è (per ora) l’ultimo step della sua orgogliosa discesa negli Inferi della morale. Convinto d’essere un po’ la Fallaci e un po’ Santoro, e dunque ignaro di apparire al massimo un malinconico Scaramacai in trincea, Giletti è arrivato in Ucraina con sadismo raro, perché in tutta onestà pareva – e pare – che il popolo ucraino abbia già i suoi troppi guai. “Accordo tra Putin e Zelensky sull’inutilità di Giletti in Ucraina”, ha genialmente chiosato la pagina Sinapsi Satiriche.

Giornalisticamente, e anche questa non è una novità, l’Uomo che Sussurrava ai Potenti non ha aggiunto nulla alla narrazione della tragedia ucraina (peraltro già ben raccontata, 24 ore su 24 o quasi, da La7). In compenso, nell’evidente “speranza” di poter commentare in diretta un dramma bellico in piena regola (e il rischio c’è stato, quando sono pericolosamente aumentati gli spari in lontananza), Giletti ha intinto il microfono nel morboso più spinto.

Prima il giornalista preferito da (quel che resta di) Salvini ha teatralmente raccolto una bandiera ucraina tra le macerie di un palazzo, chiedendo al suo cameraman di stringere l’inquadratura per mostrare “la polvere proveniente dal campo di battaglia”. Poi ha colpevolmente mostrato il corpo dilaniato di una ragazza soldatessa uccisa, sottolineando pure “l’odore acre della morte”.

Due commenti tra i mille possibili. “Non aveva nemmeno avvisato sulle immagini forti. È raccapricciante, a dir poco, l’uso che fa di un tale dramma. Il suo sciacallaggio è rinomato…” (Marianna Massa). “Una vergogna inutile, nessun approfondimento, nessuna inchiesta, solo lo scoop della morte in diretta per fomentare contrapposizioni sterili e imbarazzanti in studio…un pessimo gioco stile Giletti,in onda su La7 con lo psicodramma autocelebrativo di Massimo Giletti” (Enrico Balletto). Nient’altro da aggiungere.

Che pena, che imbarazzo, che tristezza.

9 replies

  1. Gilletti chi ?.qualcuno lo guarda ?la 7 é decisamente piena di conduttori trovati al mercato dell usato ! E adesso ci stanno marciando di brutto ! Come le condutrici che si intervistano da sole ! Fanno una domanda e si rispondono da sole e da vere ” sole ” vanno avanti verso la loro gloriosa carriera di giornalismo alla Barbara d urso !

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  2. Io non vedo Giletti. Però queste invettive di Scanzi mi fanno sorgere un dubbio: avrà, per caso dato la parola a qualcuno non in linea con le veline del “ministero della verità” trasmesse urbi et orbi dal canale unico televisivo?

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  3. No vabbé, non condivido le posizioni di Scanzi sulla guerra, ma questo articolo è un ritratto perfetto, i titoli di Lercio sono esilaranti… e finalmente scopro perché Povia (!?) compariva in vari commenti.🤦🏻‍♀️

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    • L’hai detto, Cesare!
      Cencio che dice male di straccio (specie quando uno dice dell’altro: “Scaltro nel trattare i potenti con riverenza e i deboli (o gli scomodi) con la falce fienaia.”)

      Ha parlato Screnzie, il finto giornalista sportivo autoritenèntesi (bella questa!) un mezzo filosofo che di Pulitzer ha pieno il salotto, che si atteggia al paraculissimo de noantri del nuovo millennio, capirai!
      Mi vien da ridere. Anzi, no: da piangere.

      “Nient’altro da aggiungere.
      Che pena, che imbarazzo, che tristezza.”

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  4. Che si tratti di Salvini, della Meloni, di Renzi, di Giletti o di tutti i semisconosciuti che flagella ogni giorno sulla sua pagina FB, Scanzi, per criticare i loro atti o i loro pensieri, non è in grado di fare altro che utilizzare sistematicamente la fallacia logica dell’argomento ad hominem, dato che non ha minimamente le qualità per contestare nessuno sul piano dell’argomentazione. L’unico, patetico, tentativo che fa costantemente è quello di fare riferimento ad una “etica” e ad una “morale” del tutto evanescenti (infatti non spiega mai quali sarebbero i termini e i principi di tale etica o di tale morale) di cui lui si suppone il detentore e delle quali, ovviamente, tutti quelli che critica sono privi. Non vi è niente di peggio di un moralista senza morale.

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